martedì, 7 Aprile 2026
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Test sierologico, in Toscana può richiederlo il medico di famiglia

Più test a più persone, secondo la regola delle tre “T”: testare, trattare, tracciare. Per questo la Regione Toscana ha incluso nuove categorie di lavoratori tra quelli che potranno sottoporsi gratuitamente al test sierologico. E anche il medico di famiglia potrà richiederlo per i propri pazienti. Questo il contenuto della nuova ordinanza sullo screening di massa in Toscana.

Test sierologico, chi può farlo: le nuove categorie di lavoratori

Il test sierologico sarà offerto gratuitamente a nuove categorie di lavoratori, oltre a quelle già previste nelle due ordinanze precedenti. Potranno richiederlo:

  • Le persone che hanno avuto contatti stretti con casi positivi
  • Gli studenti universitari delle facoltà sanitarie che abbiano accesso all’interno di strutture sanitarie e socio-sanitarie
  • I medici ed infermieri operanti come libero professionisti
  • Gli odontoiatri libero professionisti
  • I lavoratori delle tabaccherie
  • I magistrati ed il personale amministrativo delle giurisdizioni ordinaria, amministrativa e contabile che hanno rapporti con il pubblico
  • Gli operatori ed ospiti delle strutture di accoglienza per migranti
  • I maestri, gli insegnanti e il personale delle scuole di ogni ordine e grado e il personale afferente agli asili nido e campi estivi al momento della ripresa delle attività.

Test sierologico, la richiesta la fa il medico di famiglia

Anche i medici e i pediatri di famiglia potranno richiedere il test sierologico per i pazienti per i quali lo riterranno necessario. Ad esempio per i pazienti paucisintomatici, per quelli che abbiano avuto una sintomatologia simil-influenzale nelle settimane precedenti o per quelli che vivono in ambienti comuni con soggetti risultati positivi al tampone.

I test sierologici verranno effettuati nei 41 laboratori convenzionati con la Regione Toscana. L’elenco completo dei laboratori convenzionati.

Tampone subito ai positivi

Se il test sierologico dovesse risultare positivo o dubbio, ci si dovrà sottoporre quanto prima al tampone. Il cittadino che risultasse positivo dovrà chiamare il numero verde 800 55 60 60 e verrà indirizzato alla sede più vicina dove effettuare il tampone. Con la garanzia di ottenere la risposta entro 24 ore, così da non costringerlo ad attendere troppo a lungo in isolamento.

4 province a contagio zero: la mappa del coronavirus in Toscana

Screening di massa, in Toscana positivo lo 0,5%

Nel corso della conferenza stampa sono stati poi diffusi i primi risultati della campagna di screening avviata dalla Regione. Dopo 140 mila test sierologici effettuati sulle categorie ritenute a maggior rischio di esposizione al contagio gli attualmente positivi sono risultati lo 0,5 per cento. Mentre circa il 3% risulta positivo al sierologico, cioè presenta gli anticorpi, segno di una possibile infezione superata.

Se la proporzione si mantenesse costante, uno screening esteso a tutta la popolazione permetterebbe di individuare 15 mila casi attualmente positivi e asintomatici.

Le tre “T”

“Avevamo promesso di fare screening di massa”, ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. “Questa terza ordinanza estende il test sierologico ad altre categorie a rischio, e prevede che possano prescriverlo anche i medici e pediatri di famiglia. In Toscana seguiamo la regola delle tre T: testare, trattare, tracciare. Per riuscire a evitare ritorni di contagi, ed eventualmente contenere e spegnere i focolai, l’unica strada è questa. Che poi è la stessa linea che ha preso anche il governo nazionale. Un lavoro cruciale, importantissimo, che ha una valenza sanitaria, ma anche economica e sociale”.

“È fondamentale guadagnare tempo, anche perché in caso di test positivo, la persona deve stare in isolamento e non può andare al lavoro”, ha aggiunto l’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi. “Il numero verde regionale indirizzerà la persona nel luogo più vicino per fare il tampone, per esempio in uno dei drive-thru attivi sul territorio regionale”.

Test sierologico a pagamento per i privati

Anche i lavoratori e gli operatori, liberi professionisti e non, che non abbiano mai interrotto l’attività, o che l’abbiano ripresa dal 4 maggio e che abbiano contatto con il pubblico, possono effettuare il test sierologico a proprie spese. I privati cittadini potranno effettuare il test nei laboratori che si sono già dichiarati disponibili e in quelli che vorranno aderire in futuro. La Regione Toscana definirà tariffe calmierate, per consentire un’equità di accesso alle prestazioni.

Toscana, una app regionale anti coronavirus

La Toscana lancerà inoltre una propria app di tracciamento dei test effettuati e del loro esito, nel rispetto della privacy. “La app – ha chiarito Rossi – rileva dove, come e quando la persona si è contagiata. È una app ideata all’interno del Dipartimento diritto alla salute, ci è stata chiesta da altre Regioni e noi l’abbiamo regalata”. “Un’operazione di prevenzione così estesa su tutto il territorio non si è mai vista – ha concluso Rossi –. Non siamo certo perfetti, ma in questa impostazione c’è del metodo”, ha concluso Rossi

Solo 26 i nuovi casi, R0 allo 0,7: il contagio frena in Toscana

Sono 26 i nuovi casi di coronavirus in Toscana, un nuovo minimo registrato dal 6 marzo scorso. A questi si aggiungono 118 guarigioni. Dieci, invece, i decessi. Queste le ultime notizie e i dati sul contagio da coronavirus in Toscana riportati nel bollettino di oggi, mercoledì 6 maggio.

Diffuso per la prima volta anche l’indice di contagiosità – il cosiddetto valore R0 – della Toscana: calcolato su una media mobile di 7 giorni, è dello 0,7.

Le ultime notizie sul coronavirus in Toscana

Il totale dei casi rilevati in Toscana sale così a 9.657 dall’inizio dell’epidemia. Firenze continua a essere la provincia più colpita in valore assoluto, con 3.257 casi segnalati (15 in più rispetto a ieri). La mappa del contagio segna poi 533 a Prato (2 in più), 647 a Pistoia, 1.020 a Massa Carrara, 1.314 a Lucca (4 in più), 862 a Pisa (2 in più), 529 a Livorno, 654 ad Arezzo (2 in più), 425 a Siena, 416 a Grosseto (1 in più).

La Toscana resta al 10° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 259 positivi rilevati ogni 100.000 abitanti. La media italiana è di circa 354 ogni 100.000. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 523 casi X100.000 abitanti, Lucca con 339, Firenze con 322, la più bassa Livorno con 158.

Ci sono, ad oggi, 4.534 persone in isolamento a casa. Persone risultate positive ma che presentano sintomi lievi o sono asintomatiche (61 in meno rispetto a ieri). Brusco calo delle persone in isolamento e sorveglianza attiva dopo aver avuto contatti con pazienti risultati positivi. Sono 12.801, 2.534 in meno rispetto a ieri.

Scendono ancora i ricoverati nei posti letto Covid: sono 554, 41 in meno di ieri. Di questi, 92 sono in terapia intensiva (meno 19 rispetto a ieri, meno 17% circa). È il punto più basso raggiunto dal 17 di marzo 2020 per i ricoveri totali e dal 14 di marzo per le terapie intensive.

L’aumento dei guariti segna oggi un +118 e porta il totale a 3.670. Si tratta di 1.292 persone “clinicamente guarite” e 2.378 dichiarate guarite a tutti gli effetti con doppio tampone negativo.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (6 maggio)

Dieci, infine, i morti nelle ultime ventiquattro ore: 6 uomini e 4 donne con un’età media di 82,9 anni. Di questi, 5 sono le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Massa Carrara, 3 a Livorno, 1 a Siena.

Il totale dei decessi dall’inizio dell’epidemia in Toscana sale a 899: 314 a Firenze 43 a Prato, 76 a Pistoia, 123 a Massa, 125 a Lucca, 77 a Pisa, 49 a Livorno, 40 ad Arezzo, 28 a Siena, 16 a Grosseto. Otto persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (il rapporto tra numero di deceduti e popolazione residente) per Covid 19 è di 24,1 ogni 100.000 residenti. La media nazionale è di 49,6 e la Toscana è la 12esima regione più colpita. Il tasso di mortalità più alto si riscontra in provincia di Massa-Carrara (63,1X 100.000), seguono Lucca (32,2x 100.000) e Firenze (31,0x 100.000). Il più basso a Grosseto (7,2x 100.000).

Il numero di test eseguiti dal 1° febbraio scorso ha raggiunto quota 161.553, 4.293 in più rispetto a ieri. Quelli analizzati oggi sono 3.807.

Università di Firenze: orientamento online e le biblioteche riaprono

Quale università scegliere e quale corso di laurea? Ai tempi del coronavirus si decide grazie a videolezioni, incontri a distanza, consulenze in videochiamata. Per aiutare le future matricole, l’Università di Firenze lancia un pacchetto di iniziative online dedicato all’orientamento a distanza. Intanto con la fase 2 per gli studenti dell’ateneo riaprono le biblioteche universitarie fiorentine, ma solo in parte: sarà attivo esclusivamente il servizio di prestito, su prenotazione.

L’Università di Firenze si presenta online, orientamento a distanza

Tra le proposte per le future matricole le videolezioni di Smart Unifi, realizzate dai docenti dell’ateneo: dai big data ai cambiamenti climatici, dalla biodiversità al perché comunichiamo, con queste classi virtuali è possibile avvicinarsi alle materie di studio. Nel mese di maggio, sempre per quanto riguarda l’orientamento, proseguono gli Info meet, incontri a distanza dedicati alla presentazione dell’offerta formativa delle singole scuole (piattaforma Gsuite con l’applicativo Meet).

E per chi ha già le idee chiare e si prepara ad accedere ai corsi di studio dell’Università di Firenze, online sono disponibili anche una serie di compendi, anche in versione interattiva, con quiz ed esercizi da risolvere ad esempio di logica e di matematica. Infine il telesportello, con videochiamate su prenotazione, permette di svolgere colloqui di orientamento e ricevere informazioni sui principali servizi dedicati alle informazioni sui singoli corsi di studio. Qui tutti i dettagli sull’orientamento a distanza.

Riapertura delle biblioteche dell’ateneo fiorentino, solo per il prestito

Da giovedì 7 maggio è prevista la riapertura del servizio di prestito delle biblioteche dell’Univesità di Firenze: è possibile chiedere libri, ma solo su appuntamento. Basterà collegarsi al catalogo dei titoli del servizio bibliotecario di ateneo, autenticarsi,  fare la richiesta online e quando il libro sarà disponibile lo studente riceverà una mail con le istruzioni per prenotare la fascia oraria del ritiro. Restano chiuse le sale studio, i cui libri, in larga parte, saranno disponibili per il prestito.

L’Università di Firenze, già all’inizio dell’emergenza coronavirus, ha attivato per i propri studenti lezioni e servizi online.

Festa della mamma 2020: l’azalea Airc lascia le piazze, è su Amazon

Non c’è un elenco delle piazze dove trovare questo “regalo” che si prende cura della ricerca. Il coronavirus ha cambiato le nostre abitudini e così per la festa della mamma 2020 l’azalea dell’Airc sbarca su Amazon: si potrà comprare solo online. Per la prima volta in 36 anni di storia la pianta simbolo della ricerca sui tumori che colpiscono le donne non sarà distribuita in piazza dai volontari della Fondazione. Sarà invece consegnata a domicilio, con un semplice click.

Una scelta doverosa per tutelare la salute di volontari e dei nostri sostenitori dai rischi dell’emergenza Covid-19”, spiega la Fondazione Airc che quest’anno ha coinvolto il colosso dell’e-commerce come partner dell’iniziativa benefica.

L’azalea Airc 2020 su Amazon: quanto costa

Su Amazon è possibile prenotare una delle azalee della ricerca, 100% italiane e firmate da Airc, a fronte di una donazione di 15 euro. Verrà poi consegnata a domicilio all’indirizzo specificato durante l’ordine, in una confezione che preserva l’integrità della pianta. Non è possibile indicare il colore dei fiori preferiti, saranno infatti scelti in modo casuale tra quelli disponibili (bianchi, rosa, rossi o screziati).

Un regalo, non solo per la festa della mamma

Sono tante le richiesta arrivate su Amazon (questo il link diretto) e al momento la consegna non è garantita entro il 10 maggio 2020, giorno della festa della mamma, ma la Fondazione Airc invita comunque ad acquistare l’azalea, perché tutte le piante vendute si trasformano in un regalo per la ricerca. I proventi vanno infatti alla lotta contro i tumori che colpiscono le donne, come il tumore al seno, quello al colon retto e  all’utero.

In trentasei anni, grazie all’azalea della ricerca, Airc ha raccolto oltre 270 milioni di euro. I fondi hanno contribuito allo sviluppo di diagnosi sempre più precoci e terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate. “Un impegno eccezionale – spiega la Fondazione – che non può permettersi battute d’arresto, per contrastare tutti i tipi di cancro che, solamente lo scorso anno, in Italia hanno colpito circa 175 mila donne”.

Come fare donazioni all’Airc

Oltre all’acquisto dell’azalea della ricerca, per l’ormai tradizionale raccolta di fondi lanciata per la festa della mamma, è possibile aiutare Airc facendo donazioni in diversi modi:

  • con tutte le carte di credito su airc.it o chiamando il numero verde 800 350 350 (attivo dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle 19.30)
  • chiamando il 45521 da telefono fisso per donare 5 o 10 euro
  • inviando al 45521 uno o più SMS del valore di 2 euro (fino al 31 agosto per Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali)
  • facendo un bonifico – sul conto di Airc, presso Banco BPM, Iban IT63R0503401633000000007226
  • donando il 5×1000 ad Airc, quando si compila il 730 o la dichiarazione dei redditi (codice fiscale 80051890152)

Correre con o senza mascherina? Serve l’autocertificazione?

Il ritorno dei runner sulla strada. Dal 4 maggio, con l’arrivo della fase 2, si può correre anche lontano dalla propria abitazione: il circuito di allenamento diventa più grande, ma in molti hanno ancora dubbi sulle disposizioni anti-coronavirus ad esempio se sia possibile fare jogging senza la mascherina o se serva l’autocertificazione o ancora se sia concesso prendere l’auto per andare ad allenarsi ad esempio in campagna o al mare. Abbiamo stilato una breve guida per correre in sicurezza, ai tempi del Covid-19.

Prima di tutto una precisazione: ogni Regione può introdurre norme più restrittive, rispetto al decreto del presidente del Consiglio. Meglio quindi controllare sempre i siti ufficiali delle istituzioni regionali per tenersi aggiornati sulle regole.

Si può correre senza mascherina?

La corsa, anche quella amatoriale, viene considerata un’attività sportiva a tutti gli effetti e quindi il decreto sulla fase 2, entrato in vigore il 4 maggio, impone durante la pratica di mantenere una distanza di sicurezza doppia dalle altre persone: 2 metri e non un metro, come succede normalmente. Se si resta lontani almeno due metri dagli altri è possibile correre senza mascherina, perché con questa distanza viene impedita l’eventuale trasmissione del coronavirus, anche all’aria aperta.

Ci sono poi regole locali, come in Lombardia, dove la mascherina va messa prima e dopo l’allenamento, ma durante la corsa non è obbligatorio indossarla, sempre se viene rispettata la distanza interpersonale.

Fare jogging con la mascherina fa male?

A detta di molti esperti compiere attività fisica molto aerobica indossando  questo tipo di dispositivi può essere controproducente per la salute: il corpo ha necessità di respirare in modo corretto e, per esempio nel caso della corsa, tra la mascherina e il volto si crea una micro-atmosfera ricca di anidride carbonica (qui un articolo in materia sul sito Medical Facts di Roberto Burioni).

Dal 4 maggio serve l’autocertificazione per andare a correre?

No. Per quanto riguarda l’attività motoria, per quella sportiva (come la corsa) ma anche per spostamenti legati a motivi di lavoro, dal 4 maggio non è necessario più compilare l’autocertificazione. L’autodichiarazione rimane invece obbligatoria, in caso di controlli, se ci si muove per motivi di salute, per necessità (ad esempio per andare a fare la spesa) e per fare visita ai parenti e fidanzati. Qui il nuovo modulo di autocertificazione, che viene fornito anche dalle forze dell’ordine.

Fase 2: si può andare a correre in due?

Dipende. A livello generale l’attività sportiva e quella motoria sono permesse esclusivamente se fatte da soli. Ci sono 3 eccezioni:

  • le persone conviventi possono andare a correre o a camminare insieme
  • i minorenni, come bambini e ragazzi, possono essere accompagnati nella corsa da un adulto (uno soltanto)
  • le persone non completamente autosufficienti possono essere accompagnate da una sola persona, ad esempio per delle camminate

In ogni caso restano vietati gli assembramenti di persone, quindi no alle corse o agli allenamenti di gruppo.

Posso prendere l’auto per andare a correre?

Dal 4 maggio è possibile uscire dal proprio Comune anche per fare sport e il dpcm sulla fase 2 permette a chi fa questo tipo di attività, da solo, di prendere l’auto, la moto, il bus o qualunque altro mezzo privato o pubblico per raggiungere il luogo dove allenarsi, ad esempio al mare o in campagna. L’aspetto è chiarito anche dalle faq del governo.

Le regole però cambiano nelle diverse Regioni: in Toscana un’ordinanza del governatore Rossi permette solo a chi fa sport la possibilità di usare mezzi privati per raggiungere il luogo dell’allenamento, con rientro alla propria abitazione entro la giornata. Per chi fa semplice attività motoria (è il caso della semplice camminata) non è consentito usare altri mezzi, ad eccezione della bici.

Per chi vuole andare a correre al mare, le regole nazionali non permettono di fermarsi a prendere il sole. In più ci sono le ordinanze locali: alcuni sindaci ad esempio hanno chiuso le spiagge e i lungomare.

Riduzione orario di lavoro, stesso stipendio: l’ipotesi nel decreto maggio

Prende forma ora dopo ora il nuovo provvedimento del governo per la crisi economica scatenata dal coronavirus, ossia quello che doveva essere il “decreto aprile”, ma che ormai è diventato il “decreto maggio”. Tra le ipotesi allo studio anche la riduzione dell’orario di lavoro, senza però un taglio dello stipendio: per garantire lo stesso livello di salario lo Stato introdurrebbe dei sostegni economici . E nelle ore “perse” i dipendenti potranno partecipare a corsi di formazione.

La proposta arriva dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Questa norma temporanea è allo studio in particolare per dare risposta ai problemi concreti che  si verificheranno nelle imprese per le misure si distanziamento interpersonale e per il protocollo di sicurezza anti-Covid: i turni andranno riorganizzati, meno dipendenti potranno lavorare nello stesso momento. Quindi un’alternativa alla cassa integrazione potrebbe essere proprio il taglio dell’orario di lavoro per mantenere gli stessi livelli occupazionali.

Riduzione dell’orario di lavoro, no al taglio dello stipendio

Secondo l’’ipotesi messa sul tavolo dalla ministra Catalfo i contratti collettivi aziendali e territoriali potranno prevedere temporaneamente una rimodulazione e una riduzione dell’orario di lavoro, a seguito dell’emergenza coronavirus, ma con lo stesso salario. La parte di ore che non saranno effettivamente lavorate dai dipendenti potranno essere convertite in percorsi di formazione finanziati da un fondo apposito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Sulla sua pagina Facebook la ministra ha infatti anticipato che è allo studio “una nuova misura di politica attiva, che permetterà ai lavoratori dipendenti di settori colpiti dalla crisi di potenziare le rispettive competenze partecipando a corsi di formazione durante l’orario di lavoro”.

Oggi ho partecipato ad una videoconferenza informale dei Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’Unione…

Gepostet von Nunzia Catalfo am Dienstag, 5. Mai 2020

Quello di maggio sarà un maxi decreto che comprenderà interventi su diversi settori dell’economia, dalle imprese al sostegno delle famiglie, fino al bonus per la mobilità sostenibile (bici e mezzi elettrici). Sul fronte dell’occupazione, saranno confermate e potenziate le misure già in vigore, conferma Catalfo, ma “ci sarà anche un reddito di emergenza per tutti coloro i quali vivono in condizioni di estrema difficoltà”.

Parcheggio: a Firenze abbonamento da 20 euro per le strisce blu

Il Comune di Firenze taglia il costo del parcheggio: arriva l’abbonamento per lasciare l’auto nelle strisce blu delle zcs tutta la città (quelle della cosiddetta sosta promiscua) pagando 20 euro al mese, anche per chi non è residente. Il tagliando fa parte delle novità annunciate da Palazzo Vecchio nel piano dei trasporti per la fase 2 dell’emergenza coronavirus.

Dopo il via libera della giunta comunale, la vendita del contrassegno è partita da oggi, 5 maggio.

Come funziona il tagliando scontato per la sosta, anche per chi non è residente

L’abbonamento per la sosta può essere richiesto sia dai residenti nel Comune di Firenze sia da chi arriva da fuori città ed è stato pensato per le persone che si devono necessariamente spostare in auto per raggiungere il posto di lavoro. Il tagliando dura 30 giorni dal momento del rilascio e al costo di 20 euro consente di parcheggiare l’auto in tutte le zcs (zona controllo sosta) promiscue della città, ossia le strisce blu in cui la tariffa oraria è sempre la stessa. Sono escluse quelle a  rotazione veloce dove il prezzo aumenta dalla seconda ora in poi.

Parcheggio a Firenze, dove si acquista l’abbonamento per le strisce blu

Finora il tagliando mensile costava 50 euro per la zcs 1, quella vicino al centro di Firenze (dove rimane attiva la ztl anche durante la fase 2), e 40 euro nelle altre. È possibile fare questo abbonamento per il parcheggio, associato a una sola targa, esclusivamente online sul sito di SAS, la Società di Servizi alla Strada del Comune di Firenze, oppure con l’App tap&park che permette anche di pagare la sosta nelle strisce blu.

“Rinnoviamo l’invito a usare i mezzi pubblici, che al momento non registrano criticità o momenti di affollamento, rispettando le regole e la mobilità alternativa come la bicicletta – dice l’assessore alla Mobilità Stefano Giorgetti – abbiamo voluto comunque venire incontro alle esigenze di chi necessariamente, per esigenze lavorative o per raggiungere il luogo di lavoro, deve spostarsi con l’auto”.

Intanto è stata rinviata la rivoluzione della sosta: il piano per rendere gratuito per i residenti il parcheggio delle auto nelle strisce blu di tutta Firenze, inizialmente previsto per il 30 marzo, è slittato in avanti a seguito dell’emergenza coronavirus.

Si può andare al cimitero in un altro Comune. Fase 2 anche per i funerali

Passata la fase acuta dell’emergenza coronavirus anche i cimiteri riaprono le porte, per dare la possibilità di rendere omaggio ai defunti. Via libera anche ai funerali, ma con regole rigorose. Dal 4 maggio, si può infatti andare al cimitero, anche se con orari ridotti e diversi da Comune a Comune e sempre rispettando le regole anti-contagio. Stesso discorso per le esequie che riprendono in forma strettamente privata, secondo le limitazioni previste dal decreto del presidente del Consiglio sulla fase 2.

Si può andare in un cimitero fuori Comune?

Tra le motivazioni valide per gli spostamenti in questa seconda fase c’è anche quella che consente di andare al cimitero: è possibile farlo anche in un altro Comune rispetto alla città dove si abita, purché non si vada fuori dai confini regionali. All’esterno e all’interno del camposanto poi è necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza di almeno un metro dalle altre persone ed evitare assembramenti. Se questo non fosse possibile il sindaco può decidere la chiusura dei cimiteri.

È quanto specificato anche nelle FAQ sulla fase 2 (le risposte alle domande più frequenti) pubblicate sul sito del governo.

Coronavirus, ok ai funerali dal 4 maggio: le regole

Con la fase 2 riprendono anche le cerimonie funebri ma le nuove disposizioni per limitare la diffusione del coronavirus sono molto stringenti: è possibile andare ai funerali – da svolgere per quanto possibile in spazi aperti o nelle aree dei cimiteri – ma possono partecipare al massimo 15 persone, i parenti più stretti del defunto. I fedeli poi devono stare distanti almeno un metro l’uno dall’altro e il sacerdote deve indossare la mascherina.

Non sono più previsti, come annunciato inizialmente, i termoscanner per rilevare la temperatura corporea dei partecipanti all’ingresso della chiesa o del cimitero, ma chi ha più di 37,5° o chi è stato a contatto con persone positive al coronavirus deve restare a casa.

Coronavirus, contagio ai minimi negli ultimi due mesi in Toscana

Trenta nuovi casi di positività rilevati da ieri in Toscana: per trovare un aumento giornaliero più basso bisogna andare indietro di due mesi, al 6 marzo scorso. Ci sono 8 decessi, mentre continuano ad aumentare i guariti e a diminuire i ricoverati. Queste le ultime notizie e i dati sul contagio da coronavirus in Toscana riportati nel bollettino di oggi, martedì 5 maggio.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (5 maggio)

Il totale dei contagiati in Toscana dall’inizio dell’epidemia di coronavirus sale a 9.631. nelle ultime settimane si è evidenziata una tendenza incoraggiante, ovvero che la maggior parte dei nuovi positivi rilevati sono di tipo asintomatico, paucisintomatico e in condizioni lievi.

Ordinanza 50 della Regione Toscana: cosa si può fare e cosa no

La mappa del contagio vede in testa la provincia di Firenze con 3.242 casi (18 in più rispetto a ieri). Questo il quadro della altre province: 531 a Prato, 647 a Pistoia, 1.020 a Massa Carrara (2 in più), 1.310 a Lucca (2 in più), 860 a Pisa (2 in più), 529 a Livorno (3 in più), 652 ad Arezzo (1 in più), 425 a Siena, 415 a Grosseto (2 in più). Sono 18 in più quindi i casi riscontrati oggi nell’Asl centro, 9 nella nord ovest, 3 nella sud est.

Numeri che confermano la Toscana al 10° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 258 casi per 100.000 abitanti. La media nazionale, a ieri, era di 351,1 ogni 100.000. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 523 casi x 100.000 abitanti, Lucca con 338, Firenze con 321, la più bassa Livorno con 158.

Continua il calo dei pazienti ricoverati in ospedale, 24 in meno da ieri. Attualmente nei posti letto dedicati ai pazienti Covid ci sono oggi 595 pazienti in Toscana. Di questi, 111 sono in terapia intensiva (più 4 rispetto a ieri). È il punto più basso raggiunto dal 18 di marzo 2020 per i ricoveri totali.

Le ultime notizie sul coronavirus in Toscana

Altre 4.595 persone sono in isolamento a casa, poiché positive ma con sintomi lievi o prive di sintomi. Sono 65 in meno rispetto a ieri. Le persone isolate dopo aver avuto contatti con pazienti risultati positivi sono 15.335, 22 in più rispetto a ieri.

Salgono i guariti: sono 3.552, 111 in più da ieri ieri (il 3,2% in più). Si dividono in 1.292 persone “clinicamente guarite” (+6 persone) e 2.260 (+105 persone, più 4,9%) dichiarate guarite a tutti gli effetti, con doppio tampone negativo.

Ci sono poi 8 nuovi decessi: 4 uomini e 4 donne con un’età media di 82,9 anni. Tre persone sono decedute nella provincia di Firenze, 2 a Lucca, 1 a Pisa,1 ad Arezzo e 1 a Siena. Il totale dei deceduti dall’inizio dell’epidemia in Toscana sale a 889. I decessi sono così ripartiti per provincia: 309 a Firenze 43 a Prato, 76 a Pistoia, 122 a Massa Carrara, 125 a Lucca, 77 a Pisa, 46 a Livorno, 40 ad Arezzo, 27 a Siena, 16 a Grosseto, 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Bonus partite Iva, a maggio sarà di 1000 euro: confermati i 600 per aprile

Toscana, frena il contagio

Il tasso grezzo di mortalità toscano, cioè il rapporto tra i deceduti e la popolazione residente, è di 23,8 ogni 100.000 residenti. La media italiana è di 48,2 e la Toscana è la 12° regione in Italia per mortalità.

Il tasso più alto si registra sempre nella provincia di Massa (62,6 x 100.000), seguono Lucca (32,2 x 100.000) e Firenze (30,6 x 100.000). Il più basso a Grosseto (7,2 x 100.000).

Da ieri sono stati eseguiti 4.813 in più e analizzati 3.977. Il totale dei tamponi effettuati dal 1° febbraio scorso in Toscana sale a 157.260.

Cosa si può fare dal 4 maggio e cosa no

Spostamenti, visite ai parenti, attività motoria e sportiva, matrimoni, funerali. Con l’inizio della fase 2 dell’emergenza coronavirus entrano in vigore le nuove regole che allargano il campo di cosa si può fare e cosa no dal 4 maggio 2020.

Spostamenti in regione: cosa cambia nella fase 2

Cominciamo da quella che è forse la più grande novità della fase 2: dal 4 maggio 2020 si possono compiere spostamenti all’interno di tutta la regione, non più solo nel comune di residenza.

Non è tuttavia un “liberi tutti”. Gli spostamenti devono sempre essere giustificati da una delle quattro motivazioni previste dalla normativa:

  • comprovate esigenze lavorative (in questo caso le forze dell’ordine possono anche controllare chiamando il datore di lavoro)
  • assoluta urgenza, per trasferimenti in un Comune diverso
  • situazioni di necessità all’interno del proprio Comune (come fare la spesa)
  • motivi di salute, ad esempio per il ritiro di medicinali in farmacia o per una visita medica

Posso fare la spesa in un supermercato fuori dal mio comune? Sì, perché fare la spesa è una situazione di necessità e dunque autorizza gli spostamenti all’interno della propria regione.

Bonus partite Iva, a maggio sarà di 1000 euro: confermati i 600 per aprile

Visite a parenti, congiunti e fidanzati: tutte le regole

La grande novità della fase 2 è che tra le situazioni di necessità saranno incluse anche le visite ai congiunti. Chi sono i congiunti?  Come spiegato nelle Faq pubblicate dal governo, per congiunti si intendono: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge).

Gli spostamenti per incontrare i congiunti sono ammessi però soltanto all’interno dalla regione di residenza.

I fidanzati sono congiunti? Sì, perché sono persone legate da uno stabile legame affettivo. Gli amici sono congiunti? No, il governo lo ha precisato molto chiaramente.

Durante gli incontri tra congiunti si dovranno comunque adottare tutte le misure di sicurezza: mascherina obbligatoria, distanziamento sociale di almeno un metro e divieto di assembramento.

Spostamenti, si può andare fuori regione?

In certe situazioni è consentito compiere spostamenti anche al di fuori della propria regione. In particolare, si può andare in un’altra regione per comprovate esigenze lavorative, per ragioni di assoluta urgenza oppure per motivi di salute (nel caso, ad esempio, di una visita medica o un ricovero).

È inoltre consentito il rientro presso il proprio domicilio, la propria abitazione o la propria residenza. Chi si fosse trovato bloccato in un’altra regione al momento del lockdown può insomma fare ritorno a casa sua. Una volta rientrato non saranno però consentiti altri spostamenti al di fuori della regione, se non per uno dei motivi legittimi di spostamento.

E nel caso di una seconda casa, è possibile spostarsi? Qui dipende: ciascuna regione ha deciso in modo autonomo. Così in Sicilia, ad esempio, ci si può trasferire nella seconda casa. In Toscana invece lo spostamento è ammesso solo per lavori di manutenzione e per riparazioni, con l’obbligo di tornare alla residenza principale entro la giornata.

Lo stesso vale per camper, roulotte e barche ormeggiate. Sempre meglio consultare la normativa regionale.

Non è consentito invece incontrare i congiunti che abitano in un’altra regione, in nessun caso.

Seconde case in Toscana, spostamento solo per manutenzione

La nuova autocertificazione aggiornata al 4 maggio

Per tutti gli spostamenti ammessi serve comunque l’autocertificazione: il ministero dell’intero ha diffuso un nuovo modulo di autocertificazione valido per la fase 2, dal 4 maggio. È di fatto del tutto simile al modello precedente, quello del 26 marzo. In quello nuovo sono state però rimosse le voci non più attuali, quelle che facevano riferimento al limite del proprio comune per lo spostamento.

Il modulo di autocertificazione per gli spostamenti da utilizzare a partire dal 4 maggio può essere scaricato in formato pdf e Word da questa pagina.

Attività motoria, attività sportiva, passeggiate e jogging:

La fase 2 è anche quella della ripresa, seppur ancora con forti limiti, dell’attività sportiva all’aperto. Il decreto del 26 aprile distingue tra attività motoria e attività sportiva, consentendole comunque entrambe in forma individuale. Cade il vincolo della prossimità alla propria casa.

Ci si può allontanare e si può anche andare fuori dal proprio Comune. L’unico limite resta quello di restare all’interno della propria regione.

Non solo: per svolgere l’attività motoria o sportiva è consentito anche utilizzare i propri mezzi o i mezzi pubblici per raggiungere il luogo nel quale si intende svolgere queste attività, pur restando all’interno della regione.

In poche parole si può:

  • fare passeggiate e camminate
  • fare jogging e correre
  • svolgere un qualsiasi tipo di allenamento individuale negli spazi aperti

Resta l’obbligo di indossare la mascherina e di mantenere il distanziamento interpersonale. È consentito anche fare trekking, ad esempio in montagna, e fare il bagno in mare rispettando le regole di sicurezza e restando all’interno della propria regione.

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Con l’inizio della fase 2 sono riaperti anche i parchi, i giardini e le aree verdi. Non si possono utilizzare le aree gioco e le attrezzature sportive, ma al loro interno si può comunque passeggiare e allenarsi.

Gli allenamenti di squadra riprenderanno invece il 18 maggio. Per tutti, dalla Serie A del calcio ai dilettanti di qualsiasi sport. Prima di allora sarà consentito allenarsi nelle strutture dei centri sportivi solo agli atleti professionisti e a quelli riconosciuti di interesse nazionale dalle proprie federazioni.

Coronavirus, si torna a celebrare i funerali dal 4 maggio

Con l’inizio della fase 2 riprendono, anche se con forti limitazioni, alcune cerimonie laiche e religiose: in particolare, funerali e matrimoni.

Una delle conseguenze più tristi della fase acuta dell’epidemia è stata l’impossibilità di offrire un rito funebre ai tanti defunti, sia che fossero morti per il virus che per altre cause. Nella fase 2 dell’emergenza coronavirus si torna a poter celebrare i funerali dal 4 maggio, sebbene con regole stringenti: su tutte, il limite rigido di un massimo di 15 persone consentite alla cerimonia. Sarà dunque un momento di raccoglimento solo per familiari e amici stretti. Ed è consentito il solo rito funebre: niente cortei verso il cimitero o il tempio crematorio, niente veglia funebre.

Durante il funerale si dovrà indossare la mascherina, mantenere il distanziamento interpersonale e saranno vietate le strette di mano. Si era parlato anche della possibilità di prevedere anche la misurazione della temperatura ai convitati prima dell’ingresso alla cerimonia, ipotesi poi tramontata per l’oggettiva difficoltà di organizzare le chiese e i luoghi di culto con gli strumenti adatti.

Matrimoni e coronavirus, cosa cambia nella fase 2

Uno dei settori più colpiti dalla crisi determinata dal coronavirus è poi quello dei matrimoni. Nella fase 2, dopo che tutto era stato sospeso, si potrà tornare a sposarsi. Ma niente banchetti, feste e tavoli con gli invitati. I matrimoni si possono celebrare solo con gli sposi, il sacerdote o l’ufficiale di Stato, i testimoni e i parenti più stretti. Fermo restando l’obbligo di mascherine e il distanziamento interpersonale. Per queste funzioni, come per le messe (che riprendono il 18 maggio), un protocollo Cei-governo ha stabilito le regole anti-coronavirus.