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Toscana verso la zona rossa: rischio cambio di colore dal 22 marzo

Sempre in bilico. Anche per la prossima settimana si ripropone lo stesso copione che va avanti da quando è entrata in arancione: la Toscana rischia di andare verso la zona rossa con un cambio di colore dal 22 marzo, ma i segnali sono discordanti e la Regione spera di evitare la retrocessione almeno la prossima settimana, visto l’indice Rt e l’incidenza dei contagi di 7 giorni fa. Intanto un quarto dei comuni sono già rossi, in molti altri potrebbero scattare nuove zone rosse locali, per effetto delle regole dell’ultimo Dpcm che impone al presidente della Toscana Eugenio Giani di far scattare il lockdown provinciale quando si superano i 250 casi settimanali ogni 100.000 abitanti. Ancora però non è chiaro se questa strategia metterà al riparo la Toscana da uno slittamento verso la zona rossa, da cui si è già salvata nelle ultime settimane per un soffio. Come sempre sarà cruciale l’analisi dei dati da parte degli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità.

Rt da arancione, ma la Toscana rischia di andare verso la zona rossa

L’indice Rt della Toscana è a 1,09, lontano dai valori limite che fanno scattare la zona rossa (1,25) e anche l’incidenza settimanale dei casi registrati tra l’8 e il 14 marzo è poco inferiore alla soglia critica con 246 contagi ogni 100.000 abitanti. Numeri che fanno sperare in una permanenza in zona arancione, discorso diverso se si guardano le cifre di questa settimana, in netto peggioramento.

La Toscana rischia di scivolare verso la zona rossa, già la prossima settimana, dal 22 marzo, per gli altri parametri presi in considerazione, a partire dall’impatto delle varianti del Covid-19 sul sistema sanitario regionale. Le terapie intensive sono occupate al 41%, e quindi si supera il valore di allerta fissato al 30%, mentre negli ospedali la Regione ha disposto la sospensione di tutte le operazioni chirurgiche non urgenti già programmate, per recuperare posti letto Covid. I ricoverati sono 1.700.

Quando si saprà se la Toscana è in zona rossa la prossima settimana (dal 22 marzo)

Per capire se la Toscana andrà verso la zona rossa bisognerà aspettare come di consueto il monitoraggio settimanale del Ministero della Salute, che sarà diffuso nel pomeriggio di oggi venerdì 19 marzo. Successivamente si riunisce la cabina di regia per decidere eventuali cambi di colore in vigore da lunedì 22. Se la Toscana rimarrà arancione, molti comuni passeranno comunque in zona rossa: sempre oggi, in serata, è atteso il summit settimanale in Regione, durante il quale il governatore Eugenio Giani deciderà lockdown locali per le province e le città che superano i 250 casi settimanali ogni 100.000 abitanti. Rischiano Pisa, Grosseto, la Versilia e l’Empolese. Qui la mappa dei comuni rossi in Toscana.

Visto che il monitoraggio del Ministero della Salute prende in considerazione i dati di 7 giorni prima per i cambi di colore, lo stesso scenario si riproporrà presto: nell’ipotesi che la nostra regione rimanga arancione dal 22 al 28 marzo, i dati di questa settimana la farebbero comunque scivolare verso la zona rossa in quella successiva tra fine marzo e Pasqua.

Maneskin in concerto a Firenze: al via la vendita dei biglietti

I Maneskin arrivano a Firenze, pandemia permettendo: il concerto dei vincitori di Sanremo 2021 si terrà al Mandela Forum e alcuni fan stanno già comprando i biglietti su TicketOne con largo anticipo. Le prime date annunciate dalla giovane formazione rock, quelle di Roma e Milano a dicembre, sono andate sold out in poco tempo e sono state seguite dall’annuncio di nuove tappe del tour “Maneskin live 2021-2022”.

I biglietti per il concerto dei Maneskin a Firenze: data e prezzi

Per vedere arrivare al Mandela Forum la band romana bisognerà pazientare ancora un po’. La vendita dei biglietti è in corso, ma i Maneskin saranno in concerto a Firenze tra un anno, il 31 marzo 2022, quando si spera che buona parte dell’emergenza sanitaria sia alle spalle con la ripartenza degli eventi live. “Non vediamo l’ora di rivedere i nostri fan“, hanno detto Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio.

I biglietti per il concerto a Firenze dei Maneskin partono da poco più di 34 euro del parterre in piedi per arrivare a sfiorare i 58 euro del primo settore, ecco i prezzi in dettaglio:

  • Parterre in piedi 34,50 euro
  • Terzo Settore numerato 40,25 euro
  • Secondo settore numerato 51,75
  • Primo settore numerato 57,50

L’ultimo concerto dei Maneskin a Firenze risale a 3 anni fa, quando la prima data fece registrare il tutto esaurito.

Il tour 2021-2022 dei Maneskin

La tournée prende il via dal Palazzetto dello Sport di Roma il 14 e 15 dicembre 2021, due date per cui sono stati già venduti tutti i biglietti, per concludersi in grande stile all’Arena di Verona nella primavera 2022. Ecco il calendario dettagliato:

  • Roma, Palazzetto dello Sport 14-15 dicembre 2021 (sold out)
  • Milano, Forum di Assago 18-19 dicembre 2021 (sold out)
  • Bologna, Unipol Arena Casalecchio di Reno 20 marzo 2022
  • Milano, Forum di Assago 22 marzo 2022
  • Napoli, Palapartenope 26 marzo 2022
  • Firenze, Maneskin in concerto al Mandela Forum il 31 marzo 2022 (qui i biglietti acquistabili su TicketOne)
  • Torino, Pala Alpitour 3 aprile 2022
  • Bari, PalaFlorio 8 aprile 2022
  • Arena di Verona 23 aprile 2022
I biglietti sono disponibili dal 23 marzo 2021 anche nelle prevendite e nei Box Office.

In zona rossa e arancione si può fare attività fisica: le regole del Dpcm

Sì all’attività fisica individuale all’aperto, sia essa motoria o sportiva, in zona rossa e arancione: si può fare sport e movimento ma rispettando precise regole anti-Covid, confermate anche dal nuovo Dpcm di marzo 2021. La riapertura delle palestre è ancora un miraggio, gli sport di contatto come il calcetto sono vietati, ma chi vuole mantenersi in forma nonostante le restrizioni per l’emergenza sanitaria può farlo, seguendo qualche accortezza. Le passeggiate si possono fare in zona rossa, ma con limiti molto più stringenti rispetto allo sport. Vediamo i dettagli.

In zona rossa si può fare attività fisica, motoria e sportiva individuale. E fuori comune?

Nelle regioni e nei comuni rossi valgono le norme stabilite dal nuovo Dpcm per le aree a maggiore rischio per l’epidemia di Covid-19. Si può uscire di casa, tra le ore 5.00 e le 22.00, per fare attività sportiva individuale (ossia senza contatto con altre persone): dunque in zona rossa si può andare a correre e pedalare su una bicicletta sportiva anche lontano da casa, ma dentro il proprio comune. Se si fa sport, la mascherina non è obbligatoria, se si mantiene la distanza di sicurezza di almeno 2 metri dalle altre persone.

In zona rossa si può uscire fuori dal proprio comune quando si è impegnati in questo tipo di attività fisica intensa, se lo spostamento è funzionale unicamente “all’attività sportiva stessa e la destinazione finale coincida con il Comune di partenza”, si spiega nelle FAQ pubblicate sul sito del governo. Questo vuol dire ad esempio che la corsa può partire da casa, sconfinare in un altro comune (senza soste attività o abitazione private) ma l’allenamento deve concludersi necessariamente nel proprio comune.

Stesse regole del Dpcm anche in zona arancione: si può fare attività fisica sportiva a livello individuale all’aperto. Per quanto riguarda l’attività fisica nei parchi, secondo le FAQ del Dipartimento dello Sport si può fare attività sportiva anche amatoriale all’aperto e in forma individuale presso aree attrezzate e parchi pubblici, rispettando la distanza di sicurezza di 2 metri dalle altre persone. Attenzione però alle eventuali ordinanze più restrittive previste a livello locale da comuni o regioni.

Attività motoria: si può fare una passeggiata in zona rossa?

C’è quindi una differenza tra attività motoria e sportiva: la seconda è definita come un’attività fisica strutturata, pianificata e svolta regolarmente, mentre nella prima categoria ricade la semplice camminata o passeggiata. In zona rossa si può passeggiare (ossia fare attività motoria) ma solo individualmente e nei pressi della propria abitazione, è obbligatorio rispettare sempre la distanza di almeno 1 metro dalle altre persone e indossare la mascherina.

Le FAQ del governo sull’attività fisica in zona rossa non specificano però la distanza massima da casa che si può percorrere durante le passeggiate, ma parlano genericamente di camminate “in prossimità della propria abitazione”. Ovviamente sempre fuori dagli orari del coprifuoco.

Gli allenamenti in zona rossa e arancione

In zona rossa l’attività fisica motoria e lo sport di base all’aperto nei centri e circoli sportivi sono sospesi, mentre sono permessi in zona arancione, se si rispettano i protocolli anti-Covid. Stop per gli sport di contatto, come il calcetto, ma in zona rossa e arancione si possono svolgere allenamenti all’aperto, in forma individuale e rispettando la distanza di sicurezza, se si pratica una delle attività sportive indicate nell’allegato 1 del decreto del ministro dello Sport del 13 ottobre 2020 (questo il link alla Gazzetta Ufficiale).

Firenze è la città giusta per mobilità sostenibile: 7 idee green

E pensare che le caratteristiche sarebbero (quasi) perfette. “Firenze è una città che, strutturalmente, si presta tantissimo alla mobilità sostenibile”. A dirlo è il professor Francesco Alberti, docente di Urbanistica all’Università di Firenze, tra i massimi esperti di progettazione dei servizi della mobilità. Il Reporter lo ha intervistato.

Perché Firenze sarebbe la città giusta per la mobilità sostenibile?

Perché ha dimensioni contenute e spostamenti medi piuttosto ridotti. Già a livello europeo si calcola che il 50% degli spostamenti quotidiani è inferiore ai 5 chilometri. Un raggio che si può assolutamente coprire con modalità alternative all’automobile. A Malmö, in Svezia, una città che ha dimensioni simili a quelle di Firenze, per anni si è combattuta con successo una battaglia culturale all’insegna dello slogan Inga löjliga bilresor, basta con gli spostamenti in auto ridicoli, classificando come tali tutti quelli al di sotto dei 5 chilometri.

Essere predisposti, però, non basta.

Bisogna lavorare affinché gli spazi siano organizzati in modo da favorire l’uso di mezzi alternativi. Io mi muovo in bicicletta e francamente non trovo che Firenze nel suo insieme sia una città così amichevole per il ciclista. Non è una critica assoluta, ci sono anzi molte piste ciclabili in più rispetto ad altre realtà italiane. Manca però la garanzia di continuità, sicurezza e qualità dei percorsi. Se io so che sul mio tragitto c’è un attraversamento difficile o un tratto pericoloso, anche se il 90% del percorso è buono basta quel 10% per scoraggiarti dal cambiare mezzo.

Deve essere la pianificazione del territorio, e dunque anche la politica, a guidare la transizione?

Assolutamente sì. Io mi occupo di mobilità da urbanista e nella mia disciplina, così come ormai in molti atti di indirizzo europeo, è un fatto consolidato: il modo in cui sono organizzate le città e il dove sono localizzate le funzioni è fondamentale. Il primo passo verso una mobilità sostenibile è quello di azzerare gli spostamenti obbligati che si è costretti a fare perché i servizi urbani sono collocati male rispetto a dove stanno le persone. Se ci sono delle aree urbane sguarnite di servizi primari, questo obbliga a spostarsi per qualsiasi necessità. È un tema tornato d’attualità con il Covid, quello del decentramento, della “città in 15 minuti”. Dovremmo approfittare di questa situazione. La digitalizzazione forzata di molti servizi che abbiamo visto negli ultimi mesi aiuterà a ridurre la necessità di spostarsi. E di farlo usando l’automobile.

La pandemia ha aumentato la diffidenza per il trasporto pubblico. Pensa che abbia frenato il passaggio verso la mobilità sostenibile anche a Firenze?

Il trasporto pubblico oggi è l’elemento più a rischio perché è percepito, comprensibilmente, come un fattore di estremo rischio. Attenzione però: micromobilità non vuol dire spostarsi di 10 metri. Se la maggior parte degli spostamenti è inferiore ai 5 chilometri e addirittura il 30% è sotto ai 3, già creare le condizioni perché questa quota sia effettuata a piedi, in bicicletta o con i nuovi mezzi elettrici sarebbe una rivoluzione. Si libererebbe una quantità di spazio enorme. Ma bisogna rendere le città percorribili, mettere in rete gli spazi pubblici. Avere un percorso che attraversa un parco è molto meglio che una pista ciclabile a lato di uno stradone trafficato. Si deve creare un nuovo layer in cui ci si può muovere liberamente, è un ragionamento di riqualificazione complessiva della città. Poi c’è un altro aspetto importante messo in luce dalla pandemia.

Quale?

Qual è l’elemento che mette in crisi il trasporto pubblico? La concentrazione di persone in spazi limitati. Le ore di punta, insomma. Allora oltre che gli spazi si dovranno pianificare i tempi della città. Le scuole sono rimaste chiuse per tutti questi mesi perché non si è stati capaci di riorganizzare i tempi del trasporto. Questo ci deve pure insegnare qualcosa. Che senso ha che tutto cominci esattamente alla stessa ora? Una quota parte del lavoro di ufficio, anche in prospettiva, continuerà a distanza. Già questo potrebbe ridurre la domanda di mobilità per motivi di lavoro del 15-20% ogni giorno. Se in più riusciamo a distribuire le attività nell’arco della giornata, abbiamo risolto il problema delle ore di punta. E anche il trasporto pubblico non sarà più così preoccupante.

Ancora oggi la scelta della tramvia non convince tutti. Lei che ne pensa?

Prima che arrivasse la pandemia il sistema tramviario stava ottenendo notevoli risultati. È vero, c’è chi sostiene che il mezzo sia superato, ma in realtà sono tante le città che investono ancora in tramvia. È anche giusto che una città continui a puntare sul mezzo che ha già in funzione per creare una rete, non si può mica cambiare ogni 10 anni la tipologia di trasporto pubblico. Semmai, secondo me, non tutte le linee in programmazione hanno lo stesso livello di strategicità. Convince poco l’idea di una linea verso Campi Bisenzio che non passa per l’Osmannoro. Non mi pare che sia la soluzione più adatta. Ma su questo ci sono scuole di pensiero e valutazioni costi- benefici diverse.

Firenze e mobilità sostenibile. Gli incentivi pubblici per il ricambio del parco mezzi funzionano?

Dipende dagli incentivi. L’incentivo per comprare una nuova auto non mi sembra una grande pensata. È vero che si sostituisce una macchina con delle prestazioni ambientali pessime con una con prestazioni ambientali molto migliori. Però noi abbiamo proprio il problema di un numero eccessivo di automobili rispetto alla popolazione. L’obiettivo non deve essere quello del cambio alla pari, dobbiamo puntare a ridurre il numero complessivo delle automobili. Lo capisco, è un’operazione che paga, anche dal punto di vista del consenso, chi ha un vecchio diesel è ben contento se riceve un aiuto per cambiarlo. Quanto meno, gli incentivi del Comune di Firenze non avrebbero dovuto riguardare le automobili a benzina. C’è un obiettivo europeo al 2030 che ci chiede di avere almeno metà dei mezzi circolanti nelle città con una motorizzazione diversa dalla benzina. Ovviamente le auto che compriamo oggi dureranno altri dieci anni, così nel 2030 avremo ancora in circolazione auto a benzina che per quel tempo saranno già obsolete. Se non altro questo l’avrei assolutamente evitato. 

Quello del trasporto a emissioni zero resterà un mito?

Dipende dal modo in cui viene prodotta l’energia con la quale si alimentano i sistemi elettrici. Ma questo è l’ultimo elemento. Il principio della mobilità sostenibile si basa su tre obiettivi fondamentali, riassunti nella formula avoid, shift, improve. Eliminare gli spostamenti non necessari. Spostare quelli che si devono comunque effettuare dal mezzo privato ai mezzi sostenibili, anche privati. Infine, migliorare le prestazioni. Ma è l’ultimo livello. Prima di tutto bisogna puntare a ridurre gli spostamenti. Attenzione, non intendo la mobilità come espressione di libertà, ma come espressione di dipendenza. Muoversi non è oggi negli anni Cinquanta, con la Lambretta e le Vacanze romane.

Ci dobbiamo muovere molto, anche quando potrebbe non servire. Oggi muoversi è più spesso una condanna che una libertà. Una volta ridotta questa schiavitù della mobilità potremo passare a una transizione verso veicoli con prestazioni ambientali migliori. Quanto al migliorare le prestazioni, se riuscissimo ad avere batterie che funzionano partendo dal solare è chiaro che l’impatto sarebbe differente. La ricerca va avanti, ci sono programmi per il trasporto all’idrogeno e si spera che molto velocemente si arrivi a delle alternative anche all’elettrico. Abbiamo davanti un ventennio di grandi sperimentazioni: dobbiamo puntare su tutte le alternative possibili al combustibile tradizionale.

da Il Reporter di marzo 2021

Da quando scattano nuove zone rosse locali in Toscana: i comuni a rischio

Una zona rossa a macchia di leopardo che da Empoli arriva fino a Grosseto, per interessare anche una parte della provincia di Pisa. Si delineano i confini delle nuove zone rosse locali in Toscana, sempre che il governo non decida la retrocessione per tutte e 10 le province. Ma da quando e dove scattano le nuove zone rosse in Toscana?  Il giorno decisivo resta sempre il venerdì, momento di un doppio verdetto.

Toscana in arancione, ma con molti comuni rossi

La prima decisione sarà quella della cabina di regia nazionale, prevista nella serata di venerdì, dopo il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità atteso nel pomeriggio. Anche la prossima settimana la Toscana potrebbe salvarsi per un soffio dalla zona rossa: dal 22 marzo “può pensare, ragionevolmente, di rimanere in zona arancione” ha detto ai giornalisti il governatore Eugenio Giani. L’ultima parola spetta al Ministero della Salute: i dati sull’indice Rt e sull’incidenza dei casi tra l’8 e il 14 marzo sono da fascia arancio, ma a penalizzare la nostra regione potrebbe essere l’occupazione dei posti letto in ospedale, sopra i livelli di guardia.

Nel caso di una permanenza in arancione, ci sarà una seconda decisione da prendere e questa volta negli uffici di Firenze. Il presidente della Toscana dovrà decidere in quali comuni arriveranno le nuove zone rosse locali: da quando è entrato in vigore il nuovo Dpcm il passaggio in rossa è automatico per quei territori che superano i 250 casi ogni 100.000 abitanti, con tutte le scuole chiuse e limitazioni agli spostamenti.

Quali comuni a rischio e da quando entrano in vigore le nuove zone rosse in Toscana?

Quali sono i comuni a rischio per le nuove zone rosse in Toscana e quando scattano i mini-lockdown? Certa la conferma delle restrizioni nelle province di Prato e Pistoia e nei 5 comuni del comprensorio del cuoio tra Firenze e Pisa già interessati dall’ordinanza (Castelfranco di Sotto, Montopoli, San Miniato, Santa Croce sull’Arno, Fucecchio). Per la provincia di Arezzo la situazione sarà valutata nelle prossime ore, ma metà dei comuni potrebbero restare rossi.

Tra i territori a rischio zona rossa ci sono Empoli e i comuni vicini, Grosseto e tutta la Versilia, dove già Viareggio e Seravezza sono in lockdown. Per la provincia di Pisa al momento Giani esclude la zona rossa provinciale, ma è “preoccupante la situazione che si sta determinando nella bassa Valdera, con alti livelli a Pontedera, Ponsacco e Calcinaia”. Lunedì 22 marzo: ecco da quando entreranno in vigore le nuove zone rosse in Toscana. Il governatore analizzerà la situazione nella serata di venerdì e avrà tempo fino a sabato per firmare l’ordinanza che sarà valida da lunedì.

Oltre il Bargello, il futuro dei musei dopo la pandemia

A certe cose non ci si abitua. Il 14 febbraio la Toscana tornava in zona arancione e i musei chiudevano le loro porte. Nel giro di un anno, era la terza volta. “Certamente la più difficile da digerire. Mi auguro che questo sia l’ultimo sforzo”. Paola D’Agostino, una carriera tra i maggiori musei d’arte di Londra e degli Stati Uniti e dal 2015 direttrice del Museo nazionale del Bargello di Firenze, guarda avanti, al futuro del suo museo e degli altri quattro riuniti nello stesso gruppo: Cappelle medicee, Orsanmichele, Casa Martelli, Palazzo Davanzati. L’abbiamo intervistata.

Cosa ne pensa della chiusura dei musei?

Essendo stati i primi nel mondo a dover fronteggiare la pandemia, siamo stati anche i primi ad attuare l’esercizio di apertura e chiusura. Parlo abbastanza frequentemente con i colleghi in Inghilterra, Francia e Germania dove, messo tutto insieme, i musei sono rimasti aperti forse ancora meno tempo che da noi. In Italia si è cercato di ristabilire quanto prima, con tutte le precauzioni di sorta, un minimo di quotidianità. La differenza rispetto a tanti musei europei e nel mondo è che lì chi ha riaperto non ha più chiuso. Noi siamo alla terza chiusura. Necessaria, a fronte del proliferare delle varianti: non oso mettere bocca su cose che non conosco a fondo e mi attengo a quello che stabiliscono il Comitato tecnico scientifico e il governo. Mi auguro però che quando si deciderà di riaprire lo si farà tutti insieme. Con i musei in prima fila, perché ormai siamo diventati un po’ le cavie della cultura, ma spero che con noi possano riaprire anche i cinema e i teatri”.

Le persone verranno?

La riapertura di gennaio ha sfatato il mito secondo il quale i musei riaperti senza turismo sarebbero rimasti vuoti. Non intendo dire che abbiamo avuto frotte di visitatori o file all’ingresso, per fortuna. Ma pur negli orari singolari che abbiamo dovuto osservare, abbiamo comunque registrato l’affluenza di persone che hanno scelto di lasciare la propria casa e venire a visitare un museo perché l’hanno sentito come un ambiente controllato e sicuro. Penso che si debba fare un discorso diverso: in quest’ultimo anno abbiamo tutti patito l’isolamento sociale. Uscendo da uno stato psicologico anche molto faticoso, chi si è recato nei musei ha potuto avere quel ritorno al mondo in tranquillità, in raccoglimento. Una delle sensazioni più piacevoli di queste riaperture.

Ma un calo della domanda non rischia di penalizzare i musei piccoli?

C’è un problema di sostenibilità economica e uno di accessibilità. Anche i musei che hanno le spalle molto grosse hanno sofferto, molti grandi musei nel mondo per prima cosa hanno eliminato quello che ritenevano superfluo nel personale. Cosa che qui non è accaduta, neanche nei musei non statali. In questo momento è fondamentale far capire che non esistono musei maggiori o minori. Il Bargello è un luogo straordinario, quando sono arrivata tutti quelli che lo visitavano mi dicevano che in qualunque altra parte del mondo che non fosse Firenze sarebbe stato il museo più visitato della città. Per troppo tempo in Italia, quando si diceva che “con la cultura non si mangia”, si è puntato esclusivamente sul consumo turistico. E questo alla fine ha impoverito tutto il sistema.

La battaglia sul lungo termine è quella di far conoscere il patrimonio e saperlo offrire in maniera diversa, fare in modo che i visitatori diventino – per usare un termine brutale – consumatori di cultura ogni giorno. Riteniamo ancora i musei luoghi da visitare una volta nella vita per la loro bellezza estetica e per turismo, mentre invece sono luoghi, oltre che di ricerca, dove si raccontano delle belle storie e si può appassionare qualcuno, come è stato fatto con me, al patrimonio artistico, alla nostra storia civile, politica, di coscienza.

Sono stati anche i mesi in cui i musei si sono spostati sul digitale. Lei cosa ha imparato?

Una delle cose che mi ha colpito di più, non sempre in senso positivo, è stata la quantità di seminari, webinar, pubblicazioni e confronti che si sono fatti sul ruolo del museo. Come se improvvisamente non sapessimo più qual è la nostra natura. Ho visto prodotti digitali di altissima qualità, altri invece si sono fatti prendere dall’angoscia dell’“oddio, ci dimenticano”, trovando modi non sempre adeguati. Certo è che anche noi, che di contenuti digitali ne abbiamo pochissimi, in un anno abbiamo triplicato i follower su Instagram e abbiamo visto crescere la pagina Facebook aperta proprio il giorno della seconda chiusura. Credo che sia importante arricchire i contenuti sul sito istituzionale e che il digitale possa essere un ausilio indispensabile per incuriosire prima della visita o per un approfondimento dopo. Ma la pandemia ci ha insegnato che poi si vuole venire a visitare the real thing. Si va ancora a vedere Donatello e Michelangelo dal vivo.

Però oggi persino l’arte digitale è una realtà, tutto il settore si deve confrontare con certi strumenti. In che modo?

Se lei cerca contenuti su Michelangelo trova tutti gli approfondimenti possibili, su piattaforme digitali e non. Il digitale può essere un ausilio enorme per un’operazione di inclusione. Pensiamo alle persone con disabilità, che hanno la possibilità di toccare, sentire, ascoltare le opere e goderne in modi che altrimenti non potrebbero. C’è un potenziale enorme per lo studio, ad esempio nelle riproduzioni ad altissima risoluzione che permettono di studiare le opere e le tecniche con dettagli esponenziali. Questo potrà mai sostituire la visita in presenza? Credo di no.

Il premier Draghi presentando il suo programma al Senato ha parlato di “transizione culturale”.

C’è un luogo che adoro, in cui andavo spesso a studiare: l’Istituto centrale per la documentazione del catalogo. Dovrebbe essere l’ente che raccoglie il patrimonio italiano, lo cataloga e lo rende fruibile a tutti. Faccia un sondaggio e veda quanti musei italiani hanno le loro collezioni digitalizzate, facilmente accessibili e consultabili. In Inghilterra, dove da questo punto di vista c’è una storia di coscienza del pubblico molto avanzata, già negli anni Novanta erano partiti progetti di catalogazione massiccia delle collezioni. Lo stesso modello si è sviluppato negli Stati Uniti. Soprattutto per noi che siamo musei statali, credo l’obiettivo dei prossimi tre anni di un sistema museale nazionale si debba estrinsecare anche in questo: avere cataloghi accessibili online, dare a tutti la possibilità di studiare e capire. Lo dico con dolore, purtroppo siamo un paese diviso in tre, lo si è visto con questa fantomatica Dad. Non ci sono infrastrutture che consentano parità di accesso. Questo creerà delle fratture enormi nella capacità di comprensione tra regioni più o meno avanzate da questo punto di vista. Io mi auguro che si riesca a fare questo salto di qualità, che l’Italia renda il suo patrimonio accessibile in un linguaggio rinnovato. Il problema è che abbiamo numeri talmente alti che servirebbe una task force che lavorasse solo a questo.

Il suo mandato scade fra 3 anni. C’è un progetto che vorrebbe vedere concluso prima di allora?

Molti progetti. Sono iniziati i lavori straordinari di riallestimento al Museo nazionale del Bargello di Firenze. Siamo partiti con gli avori, la Cappella, le oreficerie, poi toccherà alla sala delle maioliche e alla collezione di arte islamica. Vorrei vedere completati anche la sala barocca e il medagliere, che purtroppo abbiamo posticipato per motivi economici. L’allestimento è un momento fondamentale di conoscenza. Il Bargello ha una collezione di medaglie, sigilli, monete, bronzetti, unica al mondo. Non solo in termini di numeri ma in termini di prestigio e varietà. Ma se vengono messi in mostra in modo che non si vede qual è l’oggetto importante, se non c’è una didascalia in doppia lingua, alla fine questi manufatti straordinari restano muti e invisibili, persi nel mare magnum delle tante cose.

Un altro progetto che vorrei vedere finito, o almeno avviato, è la Chiesa di San Procolo, perché è stata un’operazione fatta con il soprintendente Pessina che ha aggiunto un’enorme potenzialità e ha reso quell’edificio di nuovo un bene pubblico che vorrei venisse fruito. E infine vorrei vedere Orsanmichele aperta tuti i giorni, con i visitatori che possano accedere a quello che è il pantheon della scultura rinascimentale. Orsanmichele resta una spina nel cuore di Firenze.

Il Museo del Bargello di Firenze come celebrerà l’anno dantesco?

Con due mostre. Non è immediato associare il più importante museo della scultura italiana alla figura di Dante Alighieri, ma tra tutti i luoghi fiorentini il Bargello è il luogo dantesco per eccellenza. Il Palazzo del Podestà già esisteva, Dante l’ha frequentato e soprattutto è tra queste mura che è stato mandato in esilio e condannato a morte. Il più antico ritratto del poeta si trova qui. Cominceremo in primavera con una mostra sulla primissima ricezione della Commedia a Firenze subito dopo la morte di Dante.

Il titolo è “Onorevole e antico cittadino di Firenze”, racconta di come Firenze si è riappropriata del suo poeta, di come la città lo rifà fiorentino grazie a un proliferare di manoscritti e riedizioni della Commedia. È un progetto realizzato in collaborazione con l’Università di Firenze, i curatori sono tre il professore Luca Azzetta, Sonia Chiodo e Teresa De Robertis che hanno messo insieme un ricchissimo racconto sul modo in cui la Commedia cominciò a diffondersi a Firenze. È una storia che per troppo tempo è rimasta confinata nei diversi specialismi e che invece va fatta conoscere al grande pubblico.

Il secondo progetto è per i mesi autunnali, si intitola “La mirabile visione. Dante e la Commedia nell’immaginario simbolista” ed è curato da Carlo Sisi. È una mostra sulla seconda vita del Bargello, diventato il primo museo nazionale del Regno d’Italia proprio grazie alla scoperta del ritratto dantesco, negli anni Quaranta dell’Ottocento, quando il Bargello era ancora un carcere. Senza quel ritratto avrebbe avuto una sorte tutta diversa. Con Dante, con tutto quello che il poeta significava in quel momento storico e politico, il Bargello è risorto. Iniziò un imponente lavoro di restauro, uno dei primissimi restauri conservativi in Italia, fatto con un impegno civico encomiabile e nel 1865 aprirono le porte del museo nazionale. Con una mostra dedicata, guarda caso, proprio a Dante Alighieri, nel sesto centenario della nascita.

da Il Reporter di marzo 2021

Reddito di emergenza 2021: chi può richiederlo e quando fare domanda all’Inps

Con il decreto sostegno del governo Draghi arriva la proroga del reddito di emergenza con il pagamento delle prime 3 mensilità del 2021 (gennaio, febbraio e marzo): si attendono ora i dettagli sui requisiti di chi può richiederlo all’Inps e quando è possibile fare domanda del pagamento del sussidio. Proprio in queste ore sono in corso gli ultimi ritocchi al dl sostegno (l’ex decreto ristori 5), che prevede anche il rifinanziamento del reddito di cittadinanza. L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri è prevista per venerdì 19 marzo, dunque il testo uscirà in Gazzetta Ufficiale questo weekend.

La proroga del reddito di emergenza per il 2021: i requisiti per richiederlo all’Inps

La viceministra all’Economia Laura Castelli ha annunciato che nel decreto sostegno 2021 saranno stanziati 10 miliardi di euro per le misure a favore di famiglie e lavoratori, tra cui il reddito di emergenza e quello di cittadinanza, i bonus per i lavoratori stagionali e per i collaboratori sportivi, la proroga della cassa integrazione e della Naspi. Conferme arrivano anche dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando: il reddito di emergenza 2021 deciso con il decreto sostegno coprirà 3 mensilità (gennaio, febbraio, marzo) e ci saranno novità sui requisiti da indicare quando si fa domanda all’Inps.

A chi spetta il reddito di emergenza 2021? Sarà stabilito un limite Isee (fino a ora era 15.000 euro) e del sussidio potranno fare domanda anche ai disoccupati che hanno terminato la Naspi o l’indennità di disoccupazione per i lavoratori cococo (Dis-coll) tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio scorso e che non godono di altri sostegni al reddito. Chi invece ha i requisiti per il Reddito di cittadinanza non perderà diritto al sostegno in caso di lavori temporanei: l’assegno sarà sospeso solo durante il periodo dell’impiego. Questa una delle ipotesi per il nuovo decreto.

Quando fare domanda per richiedere il reddito di emergenza

Novità inoltre sull’ammontare del reddito di emergenza 2021: finora la cifra di questo aiuto economico andava dai 400 agli 840 euro. Il ministro del Lavoro Orlando ha anticipato che il governo Draghi ha intenzione di prevedere l‘innalzamento del beneficio massimo per chi vive in affitto. I dettagli sulla somma esatta e su come si potrà fare domanda per il reddito di emergenza si conosceranno quando uscirà il decreto sostegno e quando arriverà la relativa circolare dell’Inps.

Come già successo in passato la procedura di richiesta del reddito di emergenza sarà tutta online, sul sito dell’Inps, a cui si può accedere o con il PIN (ma solo per chi ne è già in possesso, perché l’Istituto di previdenza non rilascia più PIN), oppure con il codice Spid, la carta di identità elettronica (CIE) o la carta nazionale dei servizi (ad esempio la tessera sanitaria attivata per i servizi digitali).

Come funziona il sussidio

Il reddito di emergenza è nato nel maggio dell’anno scorso per effetto del decreto rilancio ed è stato riconosciuto alle famiglie in difficoltà economica che non beneficiano di altri aiuti economici: non si tratta di un sussidio personale, ma viene pagato per l’intero nucleo familiare. La cifra finora è stata calcolata in base ai componenti della famiglia e dei figli e dei non autosufficienti a carico. Questi i requisiti per fare domanda (che saranno rivisti per reddito di emergenza 2021):

  • Isee del nucleo familiare inferiore a 15.000 euro
  • patrimonio immobiliare inferiore a 10.000 euro (limite aumentato per ogni componente della famiglia e in caso di presenza di non autosufficienti)
  • residenza in Italia
  • non percepire altri sostegni al reddito (bonus Covid, reddito di cittadinanza) o pensione

Un libro e un progetto in memoria di Lorenzo Orsetti

Un volume a due anni dalla morte di “Orso”. È appena uscito il libro che raccoglie gli scritti di Lorenzo Orsetti, da quando il giovane fiorentino partì per sostenere il progetto di liberazione e autodeterminazione del popolo curdo nel nord-est della Siria, al 18 marzo 2019, giorno della sua morte a Baguz. Il progetto, promosso dall’associazione “Lorenzo Orsetti Orso Tekoser”, è sostenuto anche da Legacoop Toscana che ha acquistato 1.000 copie del libroORSOScritti dalla Siria del Nord Est, edito da Red Star Press, in collaborazione con Blackcandy Produzioni.

Il libro di Lorenzo Orsetti e il progetto di solidarietà nel nord della Siria

I proventi della vendita del volumi serviranno per realizzare un ambulatorio pediatrico, che darà assistenza ai bambini dell’Alan’s Rainbow, un grande orfanotrofio situato a Kobane. L’ambulatorio pediatrico verrà intitolato a Lorenzo Orsetti. Legacoop Toscana si impegnerà a donare le copie del libro, anche grazie alla rete costituita dalle cooperative aderenti, a scuole, biblioteche e altri istituti della Toscana che lo vorranno ricevere.
“Quella di Lorenzo Orsetti è una storia che ci ricorda di non dare per scontata la libertà – spiega il presidente di Legacoop Toscana Roberto Negrini – Abbiamo scelto di dare il nostro sostegno al progetto in memoria di Lorenzo, un partigiano dei nostri tempi, partito per liberare un popolo lontano e per portare la democrazia dove non c’è, impegnandoci a tenere viva e diffondere la sua testimonianza nella nostra regione. Il nostro modo per ringraziarlo per il messaggio che ci ha lasciato”.

In memoria di “Orso”

“Come familiari sentiamo l’importanza di mantenere la memoria di Lorenzo Orso Tekoser, caduto a Baguz combattendo insieme ai curdi contro l’Isis – dice Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo – Pensiamo che diffondere il libro che raccoglie gli scritti di Orso possa stimolare la riscoperta di quei valori come la libertà, la democrazia reale, la solidarietà, l’uguaglianza, valori che sono il fondamento del nostro vivere insieme e che possa anche sostenere il popolo curdo in questa lotta così difficile“.
L’acquisto delle copie del libro “OrsoScritti dalla Siria del Nord Est” è la seconda iniziativa intrapresa da Legacoop Toscana a sostegno del progetto in memoria di Lorenzo Orsetti. Già in occasione delle ultime festività natalizie, la lega delle cooperative aveva acquistato 100 copie del cd “HER DEM AMADE ME- Siamo sempre pronte, siamo sempre pronti”, che raccoglie alcuni brani musicali dedicati a Lorenzo, prodotto dall’etichetta fiorentina Blackcandy Produzioni, e 100 copie del fumetto Macelli realizzato da Zerocalcare, con il supporto di Arci Firenze e Bao Publishing.

Fino a quando dura il cashback: possibile la sospensione nel 2021

Sospensione del cashback 2021, stop all’estrazione del super premio e addio all’intero programma di rimborsi di Stato per chi utilizza carte di pagamento e l’app IO. È l’ipotesi in discussione all’interno del governo Draghi, per recuperare risorse da destinare a povertà e categorie economiche colpite dalla crisi. Una risposta a chi si chiede fino a quando dura ed è valido il cashback 2021 potrebbe arrivare proprio con l’approvazione del nuovo decreto sostegno di marzo che prevede ristori per famiglie, lavoratori e imprese.

Una delle “bandiere” del governo Conte rischia così di essere cancellata con un colpo di spugna. A pesare sulla decisione, le azioni dei furbetti del super cashback, che pur di accaparrarsi il premio da 1.500 euro frazionano in piccolissime cifre gli acquisti in uno stesso negozio. E poi c’è la posizione dell’Europa. La Banca centrale europea in una lettera all’esecutivo Conte, in occasione della partenza del cashback di Stato, aveva criticato la misura per il rischio di compromettere “un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili”.

La possibile sospensione del cashback nel 2021

Nelle scorse settimane si era ipotizzata l’introduzione di un particolare algoritmo per stanare i furbetti che scalano la classifica del super cashback dividendo la spesa per un singolo bene (ad esempio la benzina ai distributori automatici) in tranche da pochi euro. Al momento la strada intrapresa dal governo Draghi sembra essere un’alta: nonostante gli attriti interni all’esecutivo, l’ipotesi è quella di una sospensione del cashback 2021 in modo tale da recuperare fondi da destinare al decreto sostegno (ex ristori 5) che sta per uscire.

Non bastano infatti i 32 miliardi di euro per cui il Parlamento ha già dato l’ok allo scostamento di bilancio. Servono altre risorse per bonus, reddito di emergenza e di cittadinanza, aiuti per le aziende e questo potrebbe giocare a sfavore del cashback, verso il quale avrebbe una posizione critica – secondo indiscrezioni di stampa – lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi.

Fino a quando dura il cashback 2021, quello in corso resta valido?

Una data certa c’è. 30 giugno 2021, ecco fino a quando dura ed è sicuramente valido il cashback di Stato: quel giorno si chiude il primo periodo per accumulare il rimborso del 10% di quanto speso con le carte elettroniche di pagamento a fronte di almeno 50 transazioni valide in questo primo semestre. Come già successo per l’extra cashback di dicembre il rimborso arriverà via bonifico dopo due mesi dalla chiusura del periodo, quindi tra agosto e settembre.

Dal 1° luglio 2021, il cashback di Stato rischia la sospensione. Nei progetti del governo Conte questa campagna per incentivare i pagamenti elettronici e combattere l’evasione fiscale sarebbe dovuta durare fino a quando non si fosse esaurito il terzo semestre di rimborsi, quello tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2022.

Il destino Lotteria degli scontrini

Fino a quando durerà la lotteria degli scontrini, un progetto che va di pari passo al cashback? Dopo la prima estrazione dei premi mensili, si sono levate critiche da più parti. Le associazioni di categoria dei commercianti hanno parlato di un flop, mentre il Codacons ha chiesto il blocco immediato della lotteria degli scontrini per mettere tutti i consumatori nelle stesse condizioni di vincere. Mentre lo stop del cashback sembra ormai probabile, per questa riffa di Stato non ci sono ancora novità.

Vaccino AstraZeneca, Toscana: cosa succede ora che è stato sospeso

Stop all’immunizzazione di insegnanti e forze dell’ordine. L’effetto sulla campagna di somministrazione è immediato, anche in Toscana, dopo che l’Aifa ha sospeso il vaccino anti-Covid di AstraZeneca. Si tratta di uno stop precauzionale deciso dall’agenzia del farmaco, in attesa delle decisioni dell’Ema (l’autorità europea per i medicinali) che sta esaminando i dati legati ad alcune morti per embolia e trombosi. La Regione Toscana ha fatto sapere che in seguito alla sospensione del vaccino di AstraZeneca sarà bloccata la somministrazione di 34.000 iniezioni già prenotate.

Sospeso il vaccino AstraZeneca anche in Toscana: a chi era destinato e cosa succede alle prenotazioni

Stop alle prime dosi e richiamo a rischio. Si ferma così una buona parte della macchina vaccinale Toscana: per oggi, 16 marzo, sono state annullate 5.500 somministrazioni del vaccino anti-Covid di AstraZeneca, altrettante sono sospese il giorno successivo per un totale di 34.000 dosi che non verranno inoculate fino a domenica 21 marzo. Si attende quindi la decisione dell’Ema, mentre l’Aifa ha comunicato che nelle prossime ore chiarirà le disposizioni per chi deve fare il richiamo con AstraZeneca, previsto almeno 12 settimane dopo la prima dose.

Questa tipologia di vaccino era destinata alle categorie individuate dal piano vaccinale: gli insegnati e il personale della scuola, le forze dell’ordine, gli over 70 (era in corso la vaccinazione di chi ha tra i 76 e i 79 anni). Al momento “in Toscana non è segnalato alcun effetto collaterale rispetto ai vaccini AstraZeneca somministrati”, ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani subito dopo la notizia della sospensione, chiedendo chiarezza e trasparenza sulla decisione del ritiro. “Non si interrompe certo la campagna vaccinale –  ha aggiunto il governatore – siamo abituati a operare in emergenza, quindi opereremo con i vaccini che possono essere somministrati, Pfizer e Moderna”.

Per chi continua la vaccinazione

Va avanti quindi la somministrazione del vaccino per chi era prevista l’immunizzazione con un prodotto diverso da quello di AstraZeneca e quindi personale sanitario, Rsa, over 80, a cui vanno le dosi di Pfizer e Moderna. Anche alle persone fragili estremamente vulnerabili e i disabili gravi, per cui è partita la registrazione sul portale prenotavaccino.sanita.toscana.it sono destinati i vaccini Pfizer e Moderna. Nelle prossime ore si valuterà se estendere la somministrazione di questi prodotti anche alle altre categorie, rispettando comunque le priorità del piano vaccinale.