sabato, 18 Aprile 2026
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Cashback 2021: importo minimo e rimborso massimo per ogni transazione

Fatta la legge trovato l’inganno, potremmo dire. Viste le regole sull’importo minimo e massimo per ogni transazione legata al cashback 2021, da nord a sud aumentano le segnalazioni dei furbetti che usano vari espedienti per accumulare un maggiore rimborso o un alto numero di operazioni per scalare la classifica del super cashback. Vediamo allora come funziona questa iniziativa e quali sono le regole sulla transazione minima.

Importo minimo perché la transazione sia valida per il cashback 2021

Nessuna transazione minima per il cashback 2021. Se si è iscritti al programma e si è registrata e attivata la propria carta (bancomat, carta di debito, credito e prepagata) sull’app IO, ogni volta che si paga con la moneta elettronica in un negozio fisico è possibile ottenere un rimborso. Esiste un tetto massimo del bonus che si può ottenere in ogni operazione e al termine di ogni periodo della campagna, ma perché una transazione sia valida per il cashback 2021 non è previsto un importo minimo.

Quindi si ottiene il 10% anche su una spesa di pochi centesimi. Servono però almeno 50 transazioni elettroniche in 6 mesi, tra il 1° gennaio e il 30 giugno. L’importo minimo è invece previsto dalla lotteria degli scontrini, che dovrebbe partire a febbraio 2021 parallelamente al cashback: pagando con carte elettroniche nei negozi di fisici si potrà partecipare alle estrazioni di premi in denaro per acquisti superiori a 1 euro.

L’importo massimo per il rimborso del cashback

C’è però un importo massimo per operazione su cui si può ottenere il cashback 2021: il rimborso del 10% è riconosciuto per una spesa massima di 150 euro in un’unica transazione elettronica. Quindi se si superano i 150 euro in un unico scontrino si otterranno sempre 15 euro (il 10% di 150 euro) e non di più.

Inoltre, a differenza dell’extra cashback di Natale, nel 2021 il programma dei rimborsi è semestrale: dal 1° gennaio al 30 giugno il rimborso massimo che si può ottenere è di 150 euro totali (dunque per una spesa massima di 1.500 euro). Stessa cifra anche per i 6 mesi successivi: quindi in tutto il 2021 dal cashback si potrà guadagnare al massimo 300 euro, più l’eventuale premio del super cashback. Il rimborso sarà pagato entro 60 giorni dalla conclusione del periodo di riferimento. Tutte le info sul sito ufficiale di Italia Cashless.

I furbetti del rimborso

Nelle intenzioni dei promotori, questo meccanismo dovrebbe incentivare le transazioni elettroniche anche per piccoli importi di tutti i giorni, per comprare il pane o pagare un caffè al bar. Nei fatti alcuni furbetti del cashback stanno sfruttando queste regole sull’importo minimo e massimo per racimolare più rimborsi e scalare più velocemente la classica del super cashback. Alle casse dei supermercati sono comuni le richieste di dividere il conto in più scontrini, una volta passata quota 150 euro, in modo “recuperare” il 10% di rimborso anche per le spese che superano l’importo massimo consentito.

Le ultime segnalazioni arrivano dai distributori di benzina self service, dove alcuni utenti sono stati “sorpresi” mentre frazionavano in più transazioni il pieno di carburante (ad esempio 5 transazioni da 4 euro circa per 20 euro di rifornimento). Niente di illegale sia ben inteso, ma solo un trucchetto per accumulare un numero più alto di transazioni valide per il super cashback. Questo bonus da 1.500 euro sarà corrisposto infatti dopo il 30 giugno ai 100.000 utenti che avranno effettuato il numero maggiore di transazioni elettroniche.

IED Firenze: open days 2021 per presentare i corsi

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Non un giorno di open day, ma un’intera settimana di open days 2021 targati IED, per scoprire i percorsi di studio e la metodologia didattica dell’Istituto Europeo di Design a Firenze, Milano, Roma, Torino, Cagliari e all’Accademia Aldo Galli di Como. Tutto online. Come successo l’anno scorso, la presentazione dell’offerta formativa, dai corsi triennali ai master fino alla formazione continua, si trasferisce sul web con un programma di incontri pratici per diversi settori: design, moda, arti visive, comunicazione, arte e restauro.

Il calendario degli open days 2021 di IED Firenze

Da lunedì 1° a venerdì 5 febbraio, ogni giorno sarà dedicato a più workshop, sulle singole aree dei corsi triennali, per realizzare un progetto sotto la guida di un docente. Ecco qualche esempio: fashion o jewelry sketch e fashion styling moodboard per l’area moda martedì 2; diario creativo per l’area comunicazione mercoledì 3; graphic design o videogiochi per il cinema per l’area arti visive giovedì 4; strategic design thinking per l’area design venerdì 5.

Inoltre lunedì 1° febbraio i corsi triennali saranno presentati in inglese, per chi vuole intraprendere fin da subito un percorso di studio in lingua, e mercoledì 3 ci sarà la presentazione dell’Accademia Aldo Galli di Como per tutti coloro che sono interessati all’Alta Formazione Artistica nei campi della moda, del design, delle arti visive e della conservazione e restauro dei beni culturali.

Non solo workshop

Durante la settimana di Open Days sarà possibile interagire con gli Advisor IED, le figure dello staff (anche della sede di Firenze) pronte ad accompagnare gli studenti nella loro scelta  per chiarire qualsiasi dubbio sui percorsi formativi e sul processo di ammissione e iscrizione. Chi ha già le idee chiare, può prenotare un colloquio motivazionale con il coordinatore del corso e iniziare fin da subito il processo di ammissione. Informazioni sull’open day di IED sul sito ufficiale dell’Istituto Europeo di Design.

Covid Toscana, 27 gennaio: contagi in aumento, i dati del bollettino di oggi

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Continuano le oscillazioni della curva epidemica. I nuovi contagi di Covid in Toscana, aggiornati a oggi 27 gennaio, sono 502, in aumento rispetto a ieri, quando i casi positivi al coronavirus erano stati 346: i dati arrivano dal bollettino della Regione Toscana. In aumento i tamponi molecolari e rapidi effettuati (oltre 10.000 in un giorno), cresce leggermente il tasso di positività, ma rimane molto inferiore ai livelli registrati nei giorni precedenti. Nelle ultime 24 ore quasi 3 persone sottoposte al tampone su 100 sono risultate positive.

Segno meno per i ricoverati negli ospedali, stabile l’occupazione delle terapie intensive, mentre oggi si contano 12 morti in più. Ecco i dati del bollettino Covid della Regione Toscana, aggiornato al 27 gennaio 2021.

Covid Toscana 27 gennaio, i dati sui contagi di oggi

  • Nuovi contagi di Covid in Toscana, 27 gennaio: 502 positivi (ieri 346, 422 nel precedente bollettino)
  • Tamponi molecolari in 24 ore: 10.398 (ieri 7.749)
  • Test antigenici rapidi: 6.582 (ieri 6.035)
  • Totale test in un giorno: 16.980
  • Tasso dei nuovi positivi: 2,96% (ieri 2,5%); 7,3% escludendo di test di controllo
  • Casi che ad oggi sono ancora positivi al Covid: 8.405 (-0,2%)
  • Ricoverati:  779 (-6 ricoverati)
  • di cui 103 in terapia intensiva (stabili)
  • Decessi comunicati oggi: 12 morti (alcuni risalgono ai giorni scorsi)

Coronavirus in Toscana, totale dei casi e vaccino: l’andamento

  • 132.129 casi positivi al Covid in Toscana da febbraio a oggi (27 gennaio)
  • 119.594 guariti totali dall’inizio dell’epidemia
  • 4.130 morti per Covid-19 ad oggi (27 gennaio)
  • 98.753 dosi di vaccino anti-Covid somministrate fino a oggi
  • di cui 76.076 prime dosi e 22.776 vaccinazioni di richiamo

Da Firenze ad Arezzo: i dati dei contagi di Covid nelle province della Toscana

Ecco qui i dati divisi per provincia, riportati nel bollettino Covid del 27 gennaio, diffuso dalla Regione Toscana:

  • 36.720 totali a Firenze dall’inizio dell’emergenza (113 in più rispetto a ieri)
  • 11.180 a Prato (36 in più)
  • 11.219 a Pistoia (51 in più)
  • 8.345 a Massa-Carrara (50 in più)
  • 13.609 a Lucca (46 in più)
  • 17.901 a Pisa (34 in più)
  • 10.154 a Livorno (54 in più)
  • 11.934 ad Arezzo (50 in più)
  • 6.043 a Siena (41 in più)
  • 469 a Grosseto (27 in più)
  • 555 i casi sono stati notificati in Toscana, ma si riferiscono a residenti in altre regioni.

Approfondimenti sul sito dell’Agenzia regionale di Sanità.

Saldi 2021: a Firenze l’inizio (ufficiale) degli sconti invernali. Ma quando finiscono?

A guardar bene i primi saldi del 2021, a Firenze come in Toscana, sono iniziati già all’inizio di gennaio con la possibilità per i negozi di fare sconti anticipati, ma ora arrivano le svendite invernali ufficiali. E se molte boutique e grandi catene di abbigliamento avevano già “tagliato” i cartellini, adesso i consumatori attendono nuovi ribassi, anche fino al 70%, per dare la caccia all’occasione perfetta, tra giacche, scarpe e accessori.

Inizio dei saldi invernali 2021 a Firenze: la data

Secondo il calendario stilato dalla Regione Toscana, l’inizio ufficiale dei saldi invernali 2021 – anche a Firenze – è fissato per sabato 30 gennaio 2021: la partenza è stata posticipata di 3 settimane rispetto al normale, per effetto della zona rossa natalizia e dall’emergenza Covid. Fin dal 1° gennaio però i negozi hanno avuto la possibilità di  fare promozioni e sconti, con una sorta di anticipo dei saldi. Così in molte vetrine sono comparsi ormai da settimane cartelli con riduzioni di prezzo allettanti per chi deve rinnovare il guardaroba.

Secondo Confesercenti Firenze, quest’anno l’inizio dei saldi non porterà grandi affari per i negozi: i fiorentini spenderanno più della media italiana (115 euro a testa contro i 110 delle stime nazionali), ma meno rispetto all’anno scorso quando il budget per gli sconti invernali era stato di 160 euro. Gli articoli più ricercati per i saldi invernali 2021 a Firenze sono giacche pesanti, piumini, scarpe di marca.

Sconti fino al 70%, ma i negozi dei centri commerciali e degli outlet non sono sempre aperti

Da Zara a Intimissimi, da Benetton a Guess, fino ai piccoli negozi di abbigliamento, da sabato 30 gennaio le percentuali di sconto saranno alte fin da subito, dal 40% in su, in alcuni casi anche fino al 70%. In molti approfitteranno poi del 10% di “sconto extra” del cashback, per chi paga con le carte elettroniche. Discorso diverso per l’assortimento: viste le promozioni delle ultime settimane, la scelta si è via via ristretta, quindi è meglio sbrigarsi per trovare ancora delle occasioni.

Non bisogna poi dimenticare che anche nella zona gialla Toscana i negozi dentro i centri commerciali sono aperti dal lunedì al venerdì, mentre devono stare chiusi il sabato e la domenica (ad eccezione dei punti vendita di beni essenziali, come i supermercati): questo vale anche per i parchi commerciali, come l’outlet di Barberino e The Mall, chiusi nel fine settimana. Via libera invece all’apertura durante il weekend dei negozi del centro storico di Firenze e per quelli in periferia, sempre che non facciano parte di centri commerciali, come quello di San Donato a Novoli che è chiuso sabato e domenica. Insomma, tra Dpcm, limiti su quante persone possono entrare in un negozio e regole anti-Covid, quest’anno lo shopping per il saldi invernali assomiglia più a una caccia al tesoro.

Saldi 2021 a Firenze: quanto durano e quando finiscono

Quest’anno diminuisce anche il tempo a disposizione per i saldi invernali (ufficiali) a Firenze: gli sconti finiscono a febbraio, perché nel 2021 durano solo 30 giorni (normalmente continuano per 60 giorni). Dunque, secondo le date ufficializzate dalla Regione, i saldi invernali iniziano il 30 gennaio e durano fino al 28 febbraio 2021.

Come funzionano le elezioni in Italia: cosa succede in caso di voto

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Quale sarà l’esito della crisi di governo in corso è al momento impossibile saperlo. Un terzo incarico a Giuseppe Conte con una maggioranza allargata, un nuovo premier, un governo tecnico, un governo di unità nazionale. Altrimenti resterà solo il ritorno alle urne: nel caso, ecco come funzionano le elezioni in Italia e quali sarebbero le differenze rispetto alle ultime elezioni politiche del 2018.

Cosa dice la Costituzione

Prima di tutto, l’Italia è una Repubblica parlamentare. Ciò significa che i cittadini eleggono i loro rappresentanti nei due rami del Parlamento: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. Il Parlamento ha il potere di nomina del Presidente della Repubblica e il potere di concessione della fiducia al governo.

Quella del Presidente del consiglio e dei ministri membri del governo non è una carica elettiva: non sono cioè i cittadini a nominarli con delle elezioni. Diverse parti politiche negli ultimi anni hanno denunciato un capo del governo a loro inviso come “Presidente non eletto dal popolo”, ma è una frase che di fatto non ha fondamento giuridico in Italia.

Come funzionano le elezioni in Italia

Si vota a suffragio universale: tutti i cittadini che abbiano superato i 18 anni di età votano per la Camera, tutti quelli che abbiano superato i 25 anni di età votano anche per il Senato. Il voto si svolge lo stesso giorno per entrambi i rami del Parlamento, su schede elettorali diverse.

È la legge elettorale che stabilisce come funzionano le elezioni politiche in Italia. Ad oggi il sistema elettorale per le elezioni politiche è il cosiddetto “Rosatellum bis”, in vigore dal 2017 (qui il testo completo della legge elettorale).

Prevede lo stesso sistema sia per la Camera che per il Senato. Un sistema “misto”, che assegna il 61% dei seggi disponibili con un meccanismo proporzionale e il 37% con meccanismo maggioritario uninominale a turno unico.

Il maggioritario uninominale a turno unico prevede in pratica che il territorio nazionale sia diviso in un certo numero di collegi elettorali. Per ciascun collegio viene eletto il solo candidato che risulta più votato degli altri. Il sistema proporzionale assegna invece i seggi disponibili alle liste in gara in modo, appunto, proporzionale al totale dei voti che hanno raccolto. La quota proporzionale del Rosatellum prevede uno sbarramento del 3% delle preferenze: chi non lo supera, resta fuori dal Parlamento. In questo sistema non è prevista la possibilità di esprimere preferenze per un candidato.

Il Parlamento così eletto resta in carica per cinque anni, a meno che le Camere non vengano sciolte a seguito di una crisi politica o di qualche altra ragione. Un’eventualità che in Italia, in epoca repubblicana, si è verificata in 9 delle 17 legislature precedenti a quella in corso.

La legge elettorale e il Parlamento in Italia

Ad oggi il Parlamento italiano conta 630 seggi alla Camera e 315 al Senato. A questi si aggiungono poi 12 deputati e 6 senatori eletti dai cittadini italiani residenti all’estero e sei senatori a vita.

Dalla prossima legislatura, ovvero dalla prossima volta che si terranno elezioni politiche in Italia, il numero dei parlamentari sarà ridotti a 600 in totale: 400 alla Camera e 315 al Senato, più un massimo di 5 senatori a vita. È l’effetto del taglio dei parlamentari votato nel corso di questa legislatura e confermato poi dal referendum costituzionale del settembre 2020.

Si è parlato spesso, soprattutto negli ultimi giorni, della possibilità di riformare il sistema elettorale italiano in senso totalmente proporzionale. Nel caso in cui la crisi di governo in corso portasse allo scioglimento anticipato delle Camere, si tornerebbe però al voto con il Rosatellum, il sistema attualmente in vigore.

Le ultime elezioni politiche del 2018

Si è votato per le ultime elezioni politiche in Italia nel 2018. Il risultato vide la netta affermazione del Movimento 5 stelle, con una percentuale di voti raccolti superiore al 32% sia alla Camera che al Senato. A seguire, il Partito democratico con il 19% circa, poi la Lega sopra al 17%. Forza Italia al 14%, Fratelli d’Italia al 4%, Liberi e uguali al 3%, + Europa sopra al 2%. La composizione dei seggi ha riflettuto i risultati delle urne.

Da Firenze a Mauthausen: una storia da non dimenticare

È successo qui, lungo le strade di Firenze: il tempo ne ha lavato via i segni ma per riscoprirne la memoria basta arrampicarsi appena un ramo più in alto sull’albero genealogico. Laura Piccioli, fiorentina, 35 anni, collaboratrice di lunga data de Il Reporter, si è fatta carico di questa eredità. A ottobre è stata eletta presidente della sezione di Firenze dell’Aned, l’associazione nazionale degli ex deportati, per continuare a testimoniare la storia dello zio Mario.

“Era il 7 marzo del 1944”, racconta.  “Aveva 17 anni, abitava con i genitori e il fratello a San Frediano, lavorava in una pizzicheria del quartiere. La sera prima sua madre non era tornata a casa. C’era stato uno sciopero alla Cartiera Cini dove lei lavorava e girava voce che gli operai erano detenuti alle Scuole Leopoldine. Lui esce di casa per cercarla. All’ingresso trova due carabinieri che non lo fanno entrare, viene allontanato ma poco dopo un fascista in borghese lo raggiunge e gli dice di seguirlo all’interno delle Scuole. Lì vede la mamma: ancora non sa che potrà vederla di nuovo solo 15 mesi dopo”.

Da Firenze a Mauthausen, la storia di Mario Piccioli

L’8 marzo Mario viene caricato su un convoglio in partenza dalla stazione di Santa Maria Novella. “Un carro bestiame chiuso col filo spinato. Non aveva idea di cosa stesse succedendo, ma tutto sommato era tranquillo, sapeva di non aver fatto niente di male”. Arriva a Mauthausen dopo un viaggio da incubo durato quattro giorni, chiusi nel vagone senza un bagno, senza mangiare. Dalla stazione al campo di concentramento sono cinque chilometri.

“Attraversano a piedi la cittadina, che a mio zio rimane impressa: un paese fantasma,
spettrale, nessuno per le strade, nessuno alla finestra. Eppure era abitato”. Arrivato al campo viene spogliato, rasato e disinfettato “da tre delinguenti: li ha sempre chiamati così, con la «g». Gli danno un paio di mutande e una camicia usata. Gli indicano una montagna di zoccoli di legno, i deportati dovevano prenderne un paio il più in fretta possibile. Senza provarli, quindi era facile ritrovarsi con due scarpe destre o due numeri diversi. Per lui fu il primo forte trauma”.

I mesi nei campi di concentramento

Poi la divisa col triangolo rosso dei deportati politici e un numero, 57344. Dovrà presto imparare a conoscerlo. “Venivano fatti appelli infiniti in tedesco, due o tre volte al giorno. Le SS chiamavano il tuo numero, se non rispondevi venivi massacrato di botte. Mi diceva «non so come ho fatto a impararlo» ma poi non lo ha più dimenticato, continuando a pronunciarlo in un modo che era anche buffo da sentire”. Qualche tempo dopo Mario viene
trasferito ad Ebensee, un sottocampo di Mauthausen all’epoca ancora in costruzione.

“Gli chiedevo sempre: «come hai fatto a salvarti?». La sua risposta è sempre stata la stessa: «ho avuto fortuna»”. La fortuna, ad Ebensee, ha le sembianze di una malattia
“falsificata” che ti concede qualche giorno di isolamento in infermeria. O quelle di un
nazista – si fa per dire – compassionevole: “Una volta doveva spingere una carriola
carica. Un ufficiale delle SS gli urlava di fare in fretta. Lui si gira e fa segno di non farcela, di essere esausto. I militari avevano con sé dei cani addestrati a fare due cose. La prima, afferrarti alla caviglia e trascinarti a terra. La seconda, mordere alla gola per uccidere. Il nazista glielo aizza contro, il cane prende mio zio alla caviglia e lo getta a terra. Poco dopo però il soldato richiama il cane in un atto inatteso di pietà che, di fatto, lo risparmiò”.

L’anno della Liberazione e lungo viaggio di ritorno

Viene liberato il 5 maggio del 1945 dagli americani. La solita fortuna, o l’istinto di sopravvivenza, lo riportano a Firenze, prima con un viaggio in treno, sempre in un vagone per il bestiame ma in direzione contraria, stavolta senza filo spinato. Scende a Bolzano,
da lì prosegue su un camion fino a Forlì e poi in autostop. Arriva a Firenze quasi un
mese dopo. Mario era un ragazzo alto più di un metro e ottanta. Quando arriva pesa
31 chili.

“Torna a casa e racconta cosa gli è successo, ma nessuno gli crede. Erano storie oltre l’immaginabile, talmente disumane da risultare incredibili”. Lui, come molti altri deportati, si chiude nel silenzio e per molti anni dovrà sopportare da solo anche la condanna del ricordo. Fino agli anni Sessanta, quando con le fotografie e i filmati degli americani comincia una presa di coscienza collettiva su cosa siano stati i campi di sterminio. “È allora che inizia anche il suo percorso all’interno dell’Aned, gli incontri nelle scuole e come accompagnatore degli studenti nei viaggi della memoria ai campi di concentramento. Ha portato la sua testimonianza fin quando ha potuto, poco prima della morte”.

Firenze e la memoria della deportazione: “La radice del male esiste ancora oggi”

Ora tocca a chi resta. “È un problema che mi pongo. Mio zio è morto nell’agosto 2010, io sono entrata nell’associazione a settembre. L’ho fatto anche per un senso di dovere. La mia è l’ultima generazione che ha avuto una relazione diretta con queste storie, i ragazzi di oggi non ce l’hanno. Quando vado nelle scuole a parlare della deportazione
ne restano turbati. Gli studenti che partecipano ai viaggi della memoria cambiano. Ma, nonostante tutto, lo sentono come un qualcosa di estremamente lontano da loro.

Questo è il punto: far capire da cosa è nato, che la radice del male è la stessa ed esiste
ancora oggi. Le immagini che arrivano dalla Bosnia, dai campi di Lipa, con ragazzi
che camminano in ciabatte sulla neve, in qualche modo mi hanno riportato ai racconti
dello zio con i suoi zoccoli sulla neve. Sono circostanze diverse ma non dobbiamo
ignorarle”. Né dimenticare che il male, ottant’anni fa, era sul portone di casa nostra.

I progetti di Aned Firenze per la memoria

“Stiamo lavorando alla creazione di alcuni percorsi della memoria in giro per Firenze. Degli itinerari guidati, in collaborazione con altre associazioni, per raccontare la storia della deportazione direttamente nei luoghi in cui è nata. La casa dove abitava l’ex deportato, il posto in cui è stato preso. Ce ne sono tanti. Un conto è dire che c’è stata la deportazione. Un altro dire che è successa a questa persona, proprio davanti a casa tua”.

Quante persone possono entrare in un negozio: come calcolare il numero massimo

Nei negozi il numero massimo di clienti ammessi deve essere riportato su un cartello all’ingresso, come dal Dpcm anti-Covid del 16 gennaio 2021. Va detto subito che per calcolare quante persone possono entrare in un negozio o in un bar per metro quadro vanno presi in considerazione diversi fattori: bisogna valutare le caratteristiche della singola attività commerciale, se si tratta di vendita al dettaglio oppure se c’è anche consumo di alimenti al tavolo, come succede in bar, caffetterie e ristoranti, senza dimenticare la grandezza dei locali e la presenza di scaffali, banconi, espositori e via dicendo.

L’accesso deve essere contingentato in base alle indicazioni delle linee guida e l’obbligo del “numero chiuso” vale sia per le piccole botteghe sia per i grandi supermercati affinché siano evitati assembramenti.

Covid, obbligatorio il cartello sulla capienza massima

Come già successo a novembre e dicembre, anche il Dpcm del 16 gennaio 2021 in vigore fino al  marzo obbliga a esporre fuori dall’entrata del negozio un cartello che indichi la capienza massima del locale perché possano essere seguite le regole anti-contagio sul distanziamento fisico. Ecco cosa dice il nuovo decreto della Presidenza del Consiglio al 6° comma del primo articolo:

È fatto obbligo nei locali pubblici e aperti al pubblico, nonché in tutti gli esercizi commerciali di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti.

Quante persone possono entrare in un negozio o in un bar secondo il Dpcm? L’allegato 9

Facile a dirsi, un po’ più difficile a farsi. L’allegato 9 al Dpcm riporta i protocolli di sicurezza per le attività di commercio al dettaglio, ma le singole Regioni o i Comuni possono adottare misure locali con maggiori restrizioni rispetto al quadro nazionale. Succede ad esempio in Toscana, dove un’ordinanza regionale ha stabilito un tetto più basso per il contingentamento delle persone e norme stringenti sui controlli di sicurezza.

Ecco però la regola generale nazionale su quante persone possono entrare in un negozio, riportata nelle linee guida: il numero massimo ammesso deve permettere ai clienti di mantenere la distanza di almeno un metro, “in modo da evitare assembramenti”, si legge nella scheda dell’allegato 9, dedicato al commercio al dettaglio.

Come calcolare quante persone possono entrare in un negozio: il calcolo per metro quadro

Fatti due calcoli quindi per rispettare la distanza di sicurezza servono almeno 4 mq per cliente (1 metro a destra, un altro metro a sinistra, uno davanti e l’altro dietro), ma per calcolare quante persone al massimo possono stare in un negozio bisogna tenere conto di quali sono le superfici effettivamente calpestabili: dal computo vanno tolti ad esempio banconi, tavoli, scaffali, le zone dietro la cassa accessibili solo agli addetti, ecc.

Inoltre per i negozi più piccoli (meno di 40 metri quadrati) viene raccomandato di far entrare al massimo una persona per volta e di prevedere la presenza di non più di 2 addetti alle vendite, mentre nei locali più grandi come quelli dei supermercati l’accesso regolamentato e scaglionato deve essere fatto “in proporzione alla relativa superficie aperta al pubblico”. Come detto però vanno controllati i protocolli regionali e le regole comunali. In Toscana la Regione ha stabilito un parametro diverso per calcolare il numero massimo di persone ammesse: 1 cliente ogni 10 metri quadri di superficie di vendita (una persona per volta nei negozi più piccoli di 40 metri quadrati).

Al bar e al ristorante: quante persone possono entrare in negozio e stare al tavolo?

Per quanto riguarda i servizi di ristorazione ci sono poi delle restrizioni in più da tenere a mente, che complicano il conteggio. Per il calcolo del numero massimo di clienti per mq, da riportare sul cartello da esporre all’entrata, bisogna considerare anche quante persone possono stare sedute al tavolo (al massimo 4 se non sono conviventi, dice anche l’ultimo Dpcm) mantenendo tra loro la distanza di 1 metro.

Tra i clienti seduti e la zona di passaggio dei camerieri deve poi rimanere sempre un metro. E così anche per la consumazione in piedi al bancone: tra gli avventori e il personale deve essere rispettato il distanziamento interpersonale di un metro. Per aiutare la clientela nell’osservanza delle regole è bene attaccare a terra degli adesivi che indichino dove posizionarsi in modo da rispettare le distanze.

Non solo il limite massimo delle persone: le altre regole

Restano in vigore tutte le altre disposizioni per limitare la diffusione del coronavirus nelle attività economiche e commerciali: mascherina obbligatoria nei luoghi chiusi e anche nelle porzioni all’aperto (ad esempio ai tavolini fuori dai bar, quando non si consuma), dispenser di gel disinfettanti per le mani a disposizione dei clienti e igiene degli ambienti almeno due volte al giorno e in funzione dell’orario di apertura. Sul sito del governo è possibile consultare in pdf gli allegati al Dpcm di gennaio-febbraio con tutti i protocolli di sicurezza anti-Covid.

Zona rosso scuro: cosa significa per chi vuole viaggiare in Europa e Italia

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Tra le mille sfumature cromatiche dell’emergenza sanitaria per il Covid-19, adesso arriva un nuovo colore. Accanto alla zona gialla, arancione e rossa che abbiamo imparato a conoscere in Italia, si aggiunge la “zona rosso scuro”, decisa dall’Europa: ecco cosa significa, cosa cambia per chi vuole viaggiare e cosa si può fare.

Cosa significa zona rosso scuro UE: cos’è

La Commissione europea ha appoggiato l’idea lanciata la scorsa settimana dal Consiglio dei leader UE di prevedere una “zona rosso scuro” per le aree dei Paesi del Vecchio continente ad alto rischio per il Covid: diventare zone rosso scuro significa quindi avere sul proprio territorio una circolazione rilevante del virus. Questa classificazione si andrà ad aggiungere ai colori già presenti nella mappa del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECD – European Centre for Disease Prevention and Control) ossia zona verde, gialla, arancione, rossa e grigia.

Attenzione però non bisogna confondere questo “termometro UE della pandemia”, che misura la gravità del contagio nei diversi territori, con la classificazione in colori Covid presente in Italia e che comporta restrizioni diverse a seconda della zona (gialla, arancione e rossa). Si tratta di due cose distinte: ci sono le zone italiane Covid in base a cui sono previste specifiche norme nelle diverse regioni e poi la zona rosso scuro europea che – secondo la proposta della Commissione – potrà prevedere limitazioni per chi vuole viaggiare all’estero in Europa da questi territori a rischio.

I parametri per le diverse zone

Ecco i parametri per le zone colorate europee previste dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie:

  • Verde – tasso di notifica degli ultimi 14 giorni sotto i 25 casi ogni 100.000 abitanti e il tasso di positività sotto il 4%
  • Arancione – tasso di notifica degli ultimi 14 giorni sotto 50 casi ogni 100.000 abitanti ma il tasso di positività pari o superiore al 4%
  • Rosso – tasso di notifica degli ultimi 14 giorni pari o sopra 50 casi ogni 100.000 abitanti e il tasso di positività pari o superiore al 4%
  • Grigio – non ci sono sufficienti informazioni sul tasso di notifica

A queste 4 aree si pensa ora di aggiungere un nuovo colore per i Paesi (o singole regioni all’interno degli Stati comunitari) ad alto rischio: essere in zona rosso scuro vuol dire che nelle ultime 2 settimane l’incidenza del Covid supera i 500 casi ogni 100.000 abitanti.

Quali regioni d’Italia sono in zona rosso scuro e cosa succede: si può viaggiare o no?

La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen sta pensando a misure comuni, in tutta Europa, per fronteggiare l’emergenza Covid-19, anche prevedendo una zona rosso scuro, ma evitando la chiusura delle frontiere. Prima di tutto la commissione scoraggia tutti gli spostamenti non essenziali tra i paesi dell’UE: si può ancora viaggiare, ma è in arrivo una stretta.

La zona rosso scuro significa anche questo: prevedere per chi parte dai territori ad alto rischio Covid il tampone 72 ore prima della partenza e la quarantena di 14 giorni all’arrivo in un altro Paese europeo con le eccezione dei lavoratori transfrontalieri e di chi lavora nel settore dei trasporti. Secondo una prima simulazione, in Italia finirebbero nella zona rosso scuro 3 regioni e una provincia autonoma: Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Provincia autonoma di Bolzano.

Covid in Toscana: contagi in calo il 25 gennaio, l’aggiornamento dei dati

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Secondo i dati del bollettino di oggi, 25 gennaio, i casi di Covid in Toscana diminuisco, a fronte però un numero molto inferiore di tamponi effettuati per individuare i nuovi contagi, come succede generalmente dopo il weekend. Stando all’aggiornamento dei dati, nelle ultime 24 ore 422 persone sono risultate positive al coronavirus (ieri erano state 526), grazie a 5.913 tamponi molecolari e 1.009 test rapidi (il giorno prima erano stati fatti 9.406 tamponi molecolari e 3.133 tamponi antigenici rapidi).

Cresce il tasso di positività: il 6,10% delle persone sottoposte al test è risultato contagiato dal Covid-19. Un giorno fa questa percentuale era al 4,2%. Aumentano i ricoverati negli ospedali e nelle terapie intensive, 14 i morti. I dati positivi sui contagi delle ultime settimane sono valsi alla Toscana la permanenza in zona gialla: ecco i numeri dal bollettino aggiornato a oggi (25 gennaio).

Quanti contagi di Covid in Toscana il 25 gennaio: i dati del bollettino della Regione,l’aggiornamento

  • Nuovi contagi di Covid in Toscana, 25 gennaio: 422 positivi (526 nel precedente bollettino)
  • Tamponi molecolari in 24 ore: 5.913 (ieri 9.406)
  • Test antigenici rapidi: 1.009 (ieri 3.133)
  • Totale test in un giorno: 6.922
  • Tasso dei nuovi positivi: 6,7% (ieri 4,2%)
  • Persone attualmente positivi al Covid-19: 8.460 (+0,5%)
  • Ricoverati nei posti letto Covid della Toscana: 770 (+28 ricoverati)
  • di cui 109 in terapia intensiva (+3)
  • Morti comunicati oggi: 14

Coronavirus in Toscana, totale dei casi e vaccino: l’andamento

  • 131.281 casi positivi al Covid in Toscana da febbraio a oggi (25 gennaio)
  • Guariti totali dall’inizio dell’emergenza: 118.712
  • Decessi totali: 4.109

Questa la situazione dei positivi provincia per provincia: 36.551 contagi complessivi ad oggi a Firenze (131 in più rispetto a ieri), 11.100 a Prato (24 in più), 11.149 a Pistoia (21 in più), 8.272 a Massa (30 in più), 13.535 a Lucca (41 in più), 17.835 a Pisa (30 in più), 10.052 a Livorno (52 in più), 11.854 ad Arezzo (57 in più), 5.966 a Siena (29 in più), 4.412 a Grosseto (7 in più).

Questi i dati sulla campagna vaccinale anti-Covid in Toscana, alle ore 14.00 di oggi, 25 gennaio.

  • 75.5785 persone sottoposte al vaccino in Toscana
  • di cui 12.678 hanno ricevuto il richiamo
  • 88.256 dosi totali somministrate dall’inizio della campagna vaccinale.

Nel pomeriggio di oggi si saprà anche quanti contagiati ci sono in Italia.

Dove vedere Torino Fiorentina in tv: Sky o Dazn?

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Boccata d’ossigeno per la Fiorentina che torna alla vittoria superando 2-1 il Crotone. Il prossimo incontro, vedrà i viola impegnati contro il Torino venerdì 29 gennaio alle 20.45 allo Stadio Olimpico Grande Torino: ma dove vederla in tv, su Sky o Dazn?

Dove vedere Torino Fiorentina in tv: sky o dazn?

La partita sarà trasmessa in diretta e in esclusiva dai canali satellitari Sky: Sky Sport  (numero 252 del satellite) anche in 4K HDR per i clienti Sky Q. 

Dove vedere Torino Fiorentina in streaming

Gli abbonati Sky potranno seguire la partita anche su Sky Go, l’app di streaming in diretta per seguire i programmi del proprio pacchetto Sky anche su pc, tablet e smartphone.
Torino Fiorentina sarà trasmessa inoltre anche su NowTv, la piattaforma di streaming a pagamento.
La radiocronaca in diretta sarà trasmessa da RadioRai.

Torino Fiorentina in chiaro? 

Non ci sono opzioni per vedere Torino Fiorentina in chiaro.