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Apertura delle scuole in Toscana: guida alle regole anti-Covid per il rientro

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Alcuni istituti sono partiti in anticipo, per i corsi di recupero o perché privati, ma l’apertura ufficiale delle scuole in Toscana è fissata lunedì 14 settembre 2020 con il rientro in aula dopo il lungo stop imposto dall’emergenza Covid, secondo le regole definite a livello nazionale: niente termoscanner a scuola ma misurazione della febbre a casa, sì invece alle mascherine chirurgiche per i bambini sopra i 6 anni, quarantena obbligatoria per tutta la classe se ci sarà un positivo al coronavirus, sono alcune delle indicazioni contenute nella guida del Ministero dell’Istruzione per la riapertura, in base alle raccomandazioni del Cts, il comitato tecnico-scientifico.

A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, anche in Toscana si è registrata già qualche chiusura di scuola, in via preventiva, per i positivi rilevati tra i lavoratori grazie ai test sierologici per insegnanti e personale non docente, offerti gratuitamente dalla Regione. Ci sono state anche le prime classi finite in isolamento domiciliare, per alunni dei corsi di recupero risultati positivi al coronavirus.

L’inizio della scuola in Toscana e il calendario 2020/2021

Quest’anno quindi la riapertura delle scuole in Toscana avverrà con un giorno di anticipo rispetto alla norma: di solito la data del rientro in aula è fissa, il 15 settembre, ma per il 2020 la Regione ha fatto uno strappo alla regola, adeguandosi alle decisioni del governo nazionale che ha indicato il 14 settembre come momento dell’apertura delle lezioni.

Restano ferme le regole per le festività, le vacanze natalizie e pasquali previste dal normale calendario scolastico toscano (qui le date dettagliate per il 2020/2021), mentre una chiusura è in vista già a cavallo del weekend del 20 settembre, con lo stop alle attività nelle scuole dove saranno allestiti i seggi per le votazioni (referendum, elezioni regionali e, in 9 città della Toscana, anche le comunali).

Il rientro a scuola in Toscana, con le mascherine chirurgiche anti-Covid

Per i piccoli sotto i 6 anni non è obbligatoria, quindi niente mascherina negli asili nido e alla materna. Sì invece alle mascherine per i bambini e i ragazzi della primaria, delle medie e delle superiori all’entrata e all’uscita dalla scuola, ma anche durante gli spostamenti all’interno dell’edificio e della propria classe e quando non si può rispettare il distanziamento. Si potranno togliere al banco, se i tavoli degli alunni saranno distanziati di almeno un metro tra loro e se sarà rispettata la distanza di 2 metri dall’insegnante. Via il dispositivo di protezione anche quando si mangia la merenda e il pranzo, che per andranno consumati al posto, sempre con una distanza di un metro dagli altri, o in mensa (sempre distanziati) in base a diversi turni per evitare affollamenti.

Secondo le linee guida del Cts, il comitato tecnico scientifico sul coronavirus, a scuola sono da preferire le mascherine chirurgiche e non quelle di comunità (ossia di stoffa o fai da te): ma chi le fornisce e saranno gratis? Il governo ha annunciato, che è in arrivo una fornitura di mascherine che saranno consegnate gratuitamente agli alunni. La Regione Toscana, in vista dell’apertura delle scuole, ha anche realizzato un video per spiegare ai bambini delle elementari l’importanza dell’uso di questi dispositivi di protezione.

Il protocollo Covid per la scuola: misurazione delle febbre (a casa, niente termoscanner in aula)

Se un bambino ha la febbre sopra i 37,5° o sintomi simili all’influenza non può andare a scuola: il protocollo di sicurezza Covid prevede che le famiglie misurino la temperatura dei figli a casa, ogni mattina, prima di uscire, in modo da evitare – se il bambino fosse malato – la diffusione del contagio durante il tragitto tra l’abitazione e l’istituto, per esempio sugli scuolabus. Non è prevista la misurazione della temperatura corporea con termoscanner all’entrata degli istituti né per gli studenti, né per il personale della scuola.

Cosa succede se un bambino ha la febbre a scuola? Anche in Toscana, come nel resto d’Italia, le regole per la riapertura delle scuole in questa seconda parte del 2020 prevedono che un alunno con febbre e sintomi simil-influenzali venga portato in una “stanza Covid” per essere isolato dagli altri studenti, poi saranno contattati i genitori che dovranno andare a prendere il figlio e accompagnarlo a casa. Mamma e papà chiameranno il pediatra o il medico di base e starà al dottore decidere se procedere con il tampone per il coronavirus.

L’apertura delle scuole in Toscana e i bambini in quarantena Covid: quando l’isolamento per tutta la classe

Con il rientro in aula, c’è il problema della gestione degli eventuali contagi che potrebbero avvenire anche nelle scuole della Toscana: nel caso un alunno risultasse positivo al Covid scatterà l’indagine epidemiologica dell’Asl per individuare i contatti stretti del bambino o del ragazzo nelle 48 ore precedenti e in base a queste considerazioni le autorità sanitarie decideranno l’eventuale quarantena di 14 giorni per l’intera classe e anche per i docenti che abbiano avuto contatti con i contagiati.

A casa in isolamento, per 14 giorni, finiranno inoltre mamma e papà: il decreto legge su trasporti e scuola, entrato in vigore il 9 settembre, prevede che nel caso un bambino con meno di 14 anni sia in isolamento domiciliare per coronavirus, i genitori (che vivono sotto lo stesso tetto del minore) possano continuare a lavorare in smart working o, se il lavoro agile non sarà possibile, chiedere un congedo parentale straordinario per Covid. Qui i dettagli su cosa cambia per lo smart working a settembre.

Sul sito dell’Agenzia regionale di Sanità toscana un approfondimento sulle indicazioni per il rientro e l’apertura delle scuole, mentre sul portale del Ministero dell’Istruzione ci sono le risposte alle domande comuni (FAQ).

Referendum 2020: ragioni del sì e del no al taglio parlamentari

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Pro o contro? In vista dell’election day, i partiti sono divisi sul tema del referendum costituzionale 2020 per il taglio dei parlamentari: in tanti dunque si chiedono perché (e per cosa) andare a votare il 20 e 21 settembre, è utile quindi riassumere le ragioni del sì e quelle dei comitati del no al quesito referendario.

La tornata elettorale, che doveva svolgersi lo scorso 29 marzo, è stata fatta slittare all’ultimo weekend d’estate a causa dell’emergenza coronavirus: nelle stesse due date si vota anche per le elezioni regionali in 7 regioni, tra cui la Toscana, per le comunali in oltre 1.000 città e per i seggi vacanti al Senato in due collegi del Veneto e della Sardegna.

Perché andare a votare per il referendum 2020: le ragioni

Come vi abbiamo spiegato nella guida al referendum di settembre sul taglio dei parlamentari, per questa consultazione popolare non è previsto il quorum, quindi non andare ai seggi non significherà votare “no”: si tratta infatti di un referendum costituzionale confermativo, per approvare o meno una riforma della Carta fondamentale dello Stato, e non di una consultazione referendaria abrogativa, per bocciare una “normale” legge.

In questo caso, dice la stessa Costituzione, non è necessario raggiungere il 50% più uno degli aventi diritto: l’esito del voto del 20 e 21 settembre 2020 sarà valido indipendentemente dall’affluenza alle urne per il referendum (resta comunque la facoltà di rifiutare la scheda). Ecco quindi perché è importante andare a votare al referendum 2020, sia se si è convinti delle ragioni del sì, sia se si vuole respingere la riforma votando no.

Il quesito: cosa dice la riforma costituzionale

La scheda, su cui sarà riportato il testo del quesito referendario, sarà di colare verde chiaro. La riforma costituzionale degli articoli 56, 57 e 59, approvata l’anno scorso dal Parlamento e ora interessata dal referendum, prevede la riduzione del numero dei parlamentari dall’attuale totale di 945 (più i senatori a vita) a 600 in tutto (a cui aggiungere al massimo 5 senatori a vita): il taglio, se approvato con il sì, abbasserà i deputati da 630 a quota 400 e i senatori da 315 a 200.

Se vincesse il “sì”, i senatori a vita non potranno essere più di 5, mentre al momento sono 5 i senatori a vita che ogni presidente della Repubblica può nominare (non è previsto un numero massimo di senatori a vita che siedono in Palazzo Madama). Scenderanno inoltre i parlamentari eletti dagli italiani all’estero: gli attuali 12 deputati della circoscrizione estero passeranno a 8, i senatori da 6 a 4.

Referendum 2020: tutti i dati sull’affluenza

Pro: le ragioni del sì al referendum sul taglio dei parlamentari

Il taglio dei parlamentari è una riforma simbolo del Movimento 5 Stelle, che – a differenza di altri partiti – è nettamente schierato a favore al referendum costituzionale di settembre 2020: tra le ragioni del sì la riduzione dei costi della macchina politica e del Parlamento, la maggiore efficienza delle due Camere e un allineamento dei numeri del parlamento italiano a quelli degli altri paesi europei.

Perché votare sì, secondo i comitati pro referendum? Perché il taglio dei parlamentari porterà a un risparmio di 100 milioni di euro l’anno, per un totale di mezzo miliardo a legislatura, prendendo in considerazione indennità e rimborsi. Secondo i favorevoli alla riforma, i quasi mille parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato sono troppi per l’Italia: chi è pro referendum evidenzia anche che il taglio renderà più efficiente il lavoro dei due rami del Parlamento, ora a rischio di dibattiti infiniti e di eccessiva frammentazione all’interno dei partiti. Inoltre i comitati del sì sostengono che il referendum 2020 è un’occasione unica per cambiare le cose e iniziare a riformare il Parlamento, le cui regole, in caso contrario, verrebbero modificate difficilmente dalla politica.

Contro: perché votare no al referendum di settembre 2020, le ragioni del no

I comitati per il no al referendum 2020 evidenziano invece la necessità di una riforma costituzionale più ampia in cui inserire il taglio dei parlamentari, perché la semplice riduzione numerica – senza essere accompagnata da altri correttivi – mette a rischio la rappresentatività e non inciderà sull’efficienza di Camera e Senato, prevedendo solo una modifica quantitativa.

Perché votare no al taglio dei parlamentari? Tra le ragioni del no al referendum la principale è il calo della rappresentatività, con collegi sempre più grandi ed estesi: se vincesse il “sì” al referendum – dicono i contrari – si andrebbe a intaccare il rapporto tra il numero di parlamentari e la popolazione italiana. In questo modo un singolo parlamentare rappresenterebbe una fetta di popolazione maggiore e le minoranze sarebbero meno rappresentate. Al Senato alcune Regioni più piccole verrebbero poi penalizzate per numero di rappresentanti. C’è infine il capitolo di “quanto costa il Parlamento”: secondo chi voterà no al quesito referendario, il risparmio per il taglio dei parlamentari sarà di gran lunga inferiore ai 100 milioni di euro stimati dai comitati per il sì.

Scrutatori 2020, il compenso per referendum e regionali

I partiti per il sì e chi vota no al referendum: pro e contro

Le ragioni del sì e del no al referendum di settembre non dividono solo gli elettori, ma scuotono anche i partiti e i parlamentari: molte formazioni sono spaccate tra chi è pro e chi è contro il taglio. Posizione piuttosto granitica quella del Movimento 5 Stelle, promotore della riforma, che si schiera in blocco per il sì al quesito referendario. Nettamente schierata per il no invece +Europa.

La direzione nazionale Pd, nonostante le voci dissonanti all’interno del Partito Democratico, ha deciso di orientare la maggiore formazione politica di sinistra per il sì al referendum sul taglio ai parlamentari, promuovendo la linea del segretario Nicola Zingaretti, che però chiede una riforma elettorale. Critico sulla consultazione, il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che ufficialmente ha lasciato libertà di voto, non risparmiando però qualche stoccata verso i promotori del referendum 2020, definito “uno spot”, “inutile” poiché serve una riforma complessiva e anche “una barzelletta, perché ridurre il numero dei parlamentari e lasciare il bicameralismo perfetto fa ridere”. Fuori dal parlamento il movimento delle Sardine invece si è schierato per il no alla riforma.

A destra Forza Italia è divisa sul tema: la capogruppo alla Camera si è dichiarata a favore del sì, ma altre anime del partito non sono concordi e lo stesso Silvio Berlusconi è per il no, perché, ha detto, si tratta di “un atto demagogico che limita la rappresentanza”, lasciando però libertà di voto. Sul fronte della Lega, un gruppo di parlamentari del Carroccio dice sì al referendum 2020, invocando una nuova legge elettorale, a favore del sì anche il leader Matteo Salvini, ma anche qui ci sono dei dissidenti interni. Linea pro referendum inoltre per Fratelli d’Italia, confermata da Giorgia Meloni.

Coronavirus in Toscana 9 settembre: più contagi, morti e terapie intensive

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Segno più per i tamponi e i nuovi contagi, aumentano le persone ricoverate in terapia intensiva e anche i morti con Covid-19 (2 nelle ultime 24 ore): sono queste le news del 9 settembre 2020 sul coronavirus in Toscana, in base ai dati contenuti nel bollettino che la Regione ha trasmesso alla protezione civile nazionale.

I nuovi contagi di coronavirus in Toscana, i dati del 9 settembre 2020

I nuovi positivi in Toscana sono 88 (ieri erano 59): di questi 11 casi sono legati a rientri dall’estero (uno per motivi di vacanza, dalla Spagna), uno ad arrivi dalla Sardegna, mentre due contagi da coronavirus sono stati individuati durante i controlli nei porti e nelle stazioni attivati dalla Regione Toscana con un’ordinanza ad hoc. Il 44% è collegato a un precedente caso, già individuato.

L’età media dei casi di oggi è di 39 anni, il 69% è asintomatico, il 24% pauci-sintomatico, ossia con sintomi lievi. Ecco dove sono stati rilevati i nuovi contagi di coronavirus tra l’8 e il 9 settembre sul territorio toscano: 19 in più ad Arezzo, 16 a Prato, 14 a Firenze, 13 a Massa Carrara, 12 a Pisa, 6 a Livorno, 4 a Siena, uno in più a Pistoia, Lucca e Grosseto. Un caso riguarda un residente fuori regione. 7.137 i tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore.

Covid, la situazione negli ospedali della Toscana

Il 9 settembre, in Toscana 2.141 persone sono attualmente positive al coronavirus (+3% rispetto alle news di ieri): la stragrande maggioranza, 2.061, sono in isolamento a casa, perché non necessitano di cure negli ospedali (65 in più rispetto a ieri, + 3,3%),  80 sono ricoverate nei posti letto Covid (3 in meno rispetto a ieri, -3,6%). Aumentano però di due unità i pazienti in terapia intensiva, che oggi raggiungono quota 11 (+22,2%).

24 le persone guarite nell’ultima giornata, mentre si registrano due nuovi morti, un uomo e una donna, a Massa Carrara e Livorno, per un’età media di circa 87 anni. 4.064 soggetti sono poi in isolamento, in sorveglianza attiva, perché hanno avuto contatti con contagiati (4 in più rispetto a ieri, +0,1%).

L’andamento dei casi di coronavirus in Toscana aggiornati al 9 settembre 2020

Dall’inizio dell’epidemia a oggi, 9 settembre, in Toscana si contano 12.646 i casi complessivi di coronavirus, di questi 9.358 sono guariti (ossia il 74% dei positivi totali), mentre i deceduti sono 1.147, per 601.979 tamponi eseguiti in tutto: questi i dati riportati dall’ultimo bollettino Covid della Regione.

La Toscana rimane al decimo posto in Italia per numerosità di casi, con circa 339 positivi ogni 100.000 abitanti, contro la media italiana di 464. Secondo i dati dell’Agenzia regionale di Sanità il tasso grezzo di mortalità toscano per Covid-19 è di 30,8 deceduti ogni 100.000 residenti contro il 58,9 della media nazionale (siamo l’undicesima regione a livello nazionale).

Per quanto riguarda le province, il tasso di notifica più alto si registra a Massa Carrara (695 casi x 100.000 abitanti), Lucca (411) e Firenze (380), il più basso Livorno (179). Sul fronte del tasso di mortalità, i dati maggiori riguardano Massa Carrara (90,3 deceduti ogni 100.000 residenti), Firenze (41,3) e Lucca (38,2), i più bassi a Grosseto (11,3).

Bonus per chi paga con carta di credito e bancomat, come funziona

Muove i primi passi Italia cashless, il progetto del governo che prevede un bonus per chi paga con la carta di credito o il bancomat, che potrebbe partire entro la fine 2020: in pratica funziona come un disincentivo all’uso dei contanti, grazie a un piano di cashback che riconosce ai consumatori il rimborso di una parte di quanto speso con i pagamenti elettronici, prevedendo una cifra limite e un tetto minimo di operazioni per richiederlo.

Sul tema sta lavorando il premier Giuseppe Conte, dopo aver incontrato i big che gestiscono in Italia le transazioni elettroniche da Postepay a Intesa Sanpaolo fino a Satispay. Ecco quindi i primi dettagli su come funziona il bonus per chi paga con bancomat (le cosiddette carte di debito) e con le carte carte di credito.

Piano cashless, da quando: già nel 2020?

Il piano per disincentivare l’uso dei contanti (e limitare così l’evasione fiscale) era stato inizialmente annunciato per il 2021, ma ora il governo sta accelerando e l’intenzione è quella di far scattare il cashback per chi paga con carta di credito e bancomat fin dal 1° dicembre 2020, mentre per i negozianti è in cantiere uno sconto sulle tasse con  un credito di imposta legato alle commissioni pagate per i Pos, detrazioni fiscali che varrebbero in modo retroattivo dal 1° luglio 2020. Sono queste le attuali ipotesi di lavoro.

Le misure in favore della moneta elettronica si legano a un’altra novità già entrata in vigore: il limite per il pagamento in contanti dal 1° luglio 2020 è calato da 3.000 a 2.000 euro (1.999 euro per l’esattezza), ma l’esecutivo sta pensando di portare questa asticella ancora più in basso dal 1° gennaio 2022, a 1.000 euro.

Bonus per chi paga con carta di credito e bancomat, come funziona il piano cashback e come richiederlo

I tecnici stanno definendo i dettagli di come funzionerà il rimborso per chi salderà il conto con carte di credito e bancomat: l’idea è quella di un bonus del 10% di quanto speso da riconoscere sui pagamenti elettronici eseguiti fino a un totale di 3.000 euro l’anno (quindi in 12 mesi si riavranno indietro al massimo 300 euro), ma per richiederlo le spese dovranno essere documentate.

Oltre a questa soglia, si sta studiando un numero minimo di operazioni elettroniche per far scattare il rimborso, in modo che i cittadini siano incentivati nel pagare con carta di credito e bancomat anche durante lo shopping quotidiano, fatto di piccoli acquisti.

Bonus e carta di credito: i prossimi passi per il 2020

In questa marcia del piano cashless 2020 ci sono però degli ostacoli: prima di tutto la rendicontazione dei pagamenti elettronici con le informazioni che dovranno arrivare dai gestori dei circuiti all’Agenzia delle Entrate per calcolare il cashback, il secondo scoglio è il via libera del Garante della Privacy, senza dimenticare il nulla osta della Corte dei Conti.

Il Maggio Musicale Fiorentino riparte con il Rinaldo di Händel

Lunedì 7 Settembre il Teatro del Maggio musicale fiorentino, primo tra i teatri italiani, ha rialzato il sipario dopo la chiusura forzata dovuta all’emergenza Covid, mettendo in scena il Rinaldo di Händel e dando ufficialmente il via alla stagione lirica e sinfonica 2020/2021. Si replica il 9 e 13 settembre 2020.

Il Rinaldo è l’opera del debutto, fortunatissimo, del compositore tedesco a Londra, dove  fu rappresentato per la prima volta nel 1711. L’azione è ambienta durante la prima crociata  e il libretto di Giacomo Rossi, liberamente tratto dalla “Gerusalemme liberata” del Tasso, racconta, nei sui tre atti, delle peripezie che l’eroe Rinaldo e la sua amata Almirena – figlia di Goffredo di Buglione – devono affrontare per sconfiggere il re saraceno Argante e la sua amante, la maga Armida.

La rappresentazione fiorentina di Rinaldo al Teatro del Maggio

Questa rappresentazione del teatro del Maggio è di fatto un recupero del calendario della scorsa stagione sospesa a causa del lockdown: il Rinaldo era infatti previsto come ultimo titolo della scorsa stagione lirica. La direzione del teatro ha deciso di riproporlo adesso, quando è già partito il programma dell stagione 2020/2021, e bene ha fatto: sarebbe stato davvero un peccato perdersi uno spettacolo come quello che è in scena in questi giorni sul palcoscenico del teatro fiorentino.

L’allestimento di Pier Luigi Pizzi, ricostruzione dell’allestimento del Teatro Valli di Reggio Emilia in coproduzione fra i Teatri di Reggio Emilia, Maggio Musicale Fiorentino e Teatro La Fenice di Venezia, ideato 35 anni fa è, di fatto, la ciliegina sulla torta di una rappresentazione riuscita sotto ogni punto di vista artistico.

Pizzi, a cui si devono regia, scene e costumi, mette in scena il teatro delle meraviglie barocco. I cantanti non toccano mai il palcoscenico e si muovono sopra dei carri spostati  da mimi. I carri a volte sono semplici cubi altre volte sono troni, cavalli, vascelli o cocchi trainati da draghi. E poi ci sono furie, sirene, mari in tempesta. I protagonisti indossano meravigliosi e colorati costumi corredati da ampissimi mantelli di seta che, una volta mossi sempre dai mimi, e con l’uso sapiente delle luci di Massimo Gasparon, danno allo spettatore l’illusione ora delle fiamme degli inferi, ora del cielo azzurro.

Rinaldo al Teatro del Maggio musicale fiorentino: gli artisti

Il cast vocale è tutto all’altezza della situazione. Le parti principali sono state interpretate da Leonardo Cortellazzi  (Goffredo), Carmela Remigio (Armida), Andrea Patucelli (Argante), Francesca Aspromonte (Almirena); quelle secondarie da William Corrò (Mago Cristiano),  Shuxin Li (Araldo), Marilena Ruta e Valentina Corò (Donna/Due Sirene). Il ruolo del protagonista Rinaldo, scritto per un castrato e di prassi assegnato ad un contralto, è invece stato affidato al controtenore, Raffaele Pe, 33 anni, artista che nel suo repertorio, oltre al barocco vanta anche Benjamin Britten e Arvo Pärt. Pe non tradisce la sua fama e offre al pubblico fiorentino un’ottima prova sia del punto di vista dell’intonazione che da quello stilistico.

Il maestro concertatore e direttore della serata era Federico Maria Sardelli, che alla guida dell’organico compatto dell’orchestra del maggio musicale, è riuscito a mantenere una costante tensione durante tutta l’esecuzione dell’opera di Händel sottolineando i diversi momenti presenti nella partitura con accentuati chiaroscuri. Durante la sinfonia introduttiva all’aria di Almirena, Augelletti, che cantate, Sardelli si è anche aggiunto all’orchestra come flautista.

Le reazioni del pubblico

Il pubblico del Maggio musicale fiorentino aspettava con trepidazione questo Rinaldo, per molteplici ragioni. Ovviamente c’era la voglia di tornare a teatro dopo la lunga pausa imposta dalla pandemia ma c’era anche la curiosità. Curiosità di capire come il teatro avrebbe gestito le nuove norme di sicurezza e curiosità di avere un assaggio della nuova stagione che sulla carta, per titoli proposti e qualità degli interpreti, si preannuncia molto allettante.

Se dal punto di vista organizzativo c’è ancora da oliare qualche ingranaggio, nessuno sapeva dove sedersi per rispettare il distanziamento, dal punto di vista artistico le aspettative sono state sicuramente superate. E, per la prima volta in diverse stagioni, all’uscita non ho sentito nessuna lamentala ma solo commenti positivi da parte degli abbonati storici della galleria.

Si replica il 9 e il 10 settembre alle ore 20.00 e il 13 settembre alle 15.30.

Coppa Italia 2020/2021: la Fiorentina dalla parte di Inter, Milan e Juve

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Dopo il calendario di serie A la Lega Calcio ha reso nota la “griglia” della Coppa Italia 2020/2021, uscita dal sorteggio: la Fiorentina scenderà in campo nel terzo turno preliminare, mentre le teste di serie sono le prime otto dello scorso campionato ed entreranno in scena a partire dagli ottavi di finale. .

Le possibili avversarie della Fiorentina in Coppa Italia

La Fiorentina dovrà aspettare per conoscere la prima avversaria. Il 23 settembre si giocherà il primo turno tra Padova e Breno, la vincente sfiderà il Frosinone nel secondo turno il 30 settembre. La vincente di questa partita, secondo il tabellone della Coppa Italia 2020/2021, giocherà contro i viola il 28 ottobre. In caso di successo la squadra di Iachini giocherà, presumibilmente, contro l’Udinese nei sedicesimi di finale. I friulani sono, infatti, l’altra squadra di serie A posta nella parte dei viola.

Il proseguimento del torneo

Solo allora, se superato l’ostacolo Udinese, la Fiorentina giocherà contro l’Inter negli ottavi di finale. Andata il 13 e ritorno il 20 gennaio 2021. Sempre in quella parte della “griglia” c’è il Milan mentre, nella parte di sotto, ci sono Sassuolo e Juventus.

Fiorentina Coppa Italia 2020 2021 tabellone griglia Lega Calcio

Il Reporter settembre 2020

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Idee per domani

L’onda si è ingrossata in fretta all’orizzonte ed è bastato poco per capire che si sarebbe infranta con forza. Quando la pandemia si è presa l’Italia, alla paura per l’emergenza sanitaria in corso si è aggiunta quella per la crisi economica in arrivo. Senza poterci far niente, se non lanciare un tardivo e inutile “correte ai ripari”.

Micidiale per tutte le economie del mondo, a Firenze il virus ha forse trovato l’organismo perfetto da infettare, azzerando in un colpo solo la domanda di merci in uscita e i flussi di persone in entrata in una città che si regge (o si reggeva) sulle esportazioni e sul turismo. La fine del “modello Firenze”? Nel volgere di poche settimane il bisogno di riflettere sui limiti del sistema produttivo ed economico della città – un bisogno che è reale, supportato dai fatti, e resterà – è sembrato diventare un’urgenza a cui rimediare in modo drastico e svelto: rifondare, più che ripensare. Proclami? Tutti i giorni. Appelli a “scelte coraggiose”? A non finire. Soluzioni concrete? Ben poche, com’è logico, perché ciò che accade oggi è il frutto di decisioni impostate da venti o trent’anni, i cui effetti stagionavano da ben prima che la pandemia, cruenta, li mettesse a nudo.

Cambiare sistema non è come cambiarsi d’abito. Le città sono organismi vivi: evolvono, prosperano, declinano, mutano insieme ai contesti competitivi e culturali nei quali insistono. Se si vogliono dare a Firenze – al centro storico, ma non solo – funzioni produttive nuove e sensate per i tempi che verranno, si cominci impostando un dibattito più pacato nei toni e analitico nei modi sulle vocazioni naturali di questo territorio. Altrimenti nulla cambierà, tornerà il turismo con identici pregi e difetti di quando se n’è andato e un’occasione storica non produrrà niente più che il solito bisticcio tra chi rimpiangerà la Firenze delle botteghe e chi, tutto sommato, potrà ancora dirsi contento così.

Post scriptum: son stati mesi duri anche per Il Reporter, costretto per la prima volta a sospendere le pubblicazioni. Se oggi torniamo, con l’idea di restare, è grazie alla tenacia e all’impegno di tutti i collaboratori. A loro va la nostra massima gratitudine.
Andrea Tani

il reporter settembre 2020

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Coronavirus in Toscana a Firenze: i dati dell’8 settembre 2020

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59 casi in più nel giro di 24 ore, di cui 20 riguardano persone residenti nella Città metropolitana di Firenze, e un nuovo morto a Lucca: sono queste le news sulla diffusione del coronavirus in Toscana e a Firenze contenute nel nuovo bollettino della Regione, aggiornato alle ore 12.00 di oggi, 8 settembre. Nell’ultima giornata sono stati effettuati 5.824 tamponi per rilevare l’eventuale positività al Covid.

I nuovi casi di coronavirus in Toscana e a Firenze (8 settembre)

Dei nuovi casi di oggi il 66% risulta asintomatico, il 32% pauci-sintomatico, il 2% lieve, mentre l’età media è di 40 anni circa. 6 contagi sono legati a rientri dall’estero uno ad arrivi da altre regioni italiane (dalla Sicilia), mentre 2 positivi sono stati individuati grazie ai controlli attivati dalla Regione Toscana in porti e stazioni.

Per quanto riguarda la situazione del coronavirus a Firenze, fa sapere l’Usl Toscana centro, dei 20 nuovi casi registrati oggi (8 settembre) 6 riguardano persone residenti nel Comune di Firenze, 4 nell’empolese (1 a Castelfiorentino e 3 a Fucecchio), 3 a Borgo San Lorenzo, 2 a Barberino Tavarnelle, uno rispettivamente a Calenzano, San Casciano Val di Pesa, Scandicci, Sesto Fiorentino e Signa.

Covid, la situazione attuale in Toscana

Ad oggi, 8 settembre, le persone attualmente positive al coronavirus in Toscana sono 2.079 (+0,4% rispetto al bollettino Covid di ieri): di queste 1.996 sono in isolamento a casa, poiché asintomatiche o perché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere (12 in più rispetto a ieri, +0,6%), 83 sono ricoverate nei posti letto Covid (3 in meno rispetto a ieri, -3,5%), di cui 9 in terapia intensiva (stabili rispetto a ieri).

Oggi si registra un nuovo morto, una donna di 86 anni di Lucca, mentre i guariti sono 49 in più. 4.060 (73 in meno rispetto a ieri, -1,8%) le persone isolate, in sorveglianza attiva, perché hanno avuto contatti con contagiati.

I dati del coronavirus in Toscana dall’inizio dell’epidemia (aggiornamento dell’8 settembre)

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, in Toscana si contano 12.558 casi complessivi, 1.145 morti totali e 9.334 persone guarite (196 persone clinicamente guarite e 9.138 guarigioni virali, con doppio tampone negativo). I tamponi eseguiti sono in tutto 594.842.

La Toscana si conferma così, anche l’8 settembre, la decima regione in Italia per incidenza di casi di coronavirus, con circa 337 positivi ogni 100.000 abitanti, contro la media nazionale di 462, mentre il tasso grezzo di mortalità toscano per Covid-19 (ossia il rapporto tra numero di deceduti e popolazione residente) è di 30,7 deceduti su 100.000 residenti (la media nazionale è del 58,9 x 100.000).

Coronavirus a Firenze, le news di oggi

Dall’inizio dell’epidemia a oggi (8 settembre), si contano 3.833 casi totali di coronavirus a Firenze, con una media di 379 positivi ogni 100.000 residenti (la terza provincia in Toscana per incidenza) e un tasso di mortalità che vede 41,3 deceduti con Covid ogni 100.000 abitanti (seconda provincia nella regione).

Istituto Miller: la famosa scuola di psicoterapia anche a Firenze

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L’Istituto Miller, scuola di specializzazione in psicoterapia ad orientamento cognitivo-comportamentale, è nato nel 1977 a Genova e dal 2003 ha aperto una sede anche a Firenze, importante punto di riferimento per la formazione post universitaria di psicologi e medici con master, corsi e workshop. Da sempre il Miller realizza e promuove molteplici iniziative formative e interventi in ambito clinico sanitario, scolastico, sociale e del lavoro.

È formato da un gruppo di psicologi, docenti universitari e professionisti che si sono riuniti per promuovere in Italia la Behaviuor Therapy e, in seguito, l’approccio cognitivo comportamentale, fino ad arrivare alla più attuale terza generazione della CBT. Possiamo affermare quindi che Il Miller cresce su radici solide fondate su un terreno fertile dato da un approccio teorico Evidence Based.

Istituto Miller di Firenze: la scuola di psicoterapia e gli standard di qualità EABCT e AIAMC

Nel novembre 2019 l’Istituto Miller cambia identità sociale. A prenderne le redini sono la dott.ssa Susanna Pizzo in qualità di rappresentante legale e direttrice didattica e la dott.ssa Paola Pagano, amministratore delegato e coordinatrice didattica. Il direttore scientifico della scuola di specializzazione si conferma il prof. Emilio Franceschina.

La mission e politica è la qualità. L’erogazione della formazione e di tutti gli altri servizi offerti dall’Istituto Miller, a  Genova come a Firenze, è finalizzata a soddisfare tre dimensioni essenziali: la qualità professionale tramite l’insegnamento di tecniche supportate da evidenze scientifiche; la qualità organizzativa, costantemente monitorata da due sistemi di qualità; la qualità percepita dai clienti con somministrazione di appositi questionari.

Il Miller Susanna Pizzo
La dottoressa Susanna Pizzo, direttrice didattica dell’Istituto Miller

Il mantenimento di un sistema di qualità efficace si ispira alle linee guida dell’European Association for Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT), dell’Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva (AIAMC), e della Consulta delle scuole di psicoterapia cognitive e comportamentali. Tali standard connotano da sempre la qualità della formazione, riconosciuta sia a livello nazionale dal MIUR, sia a livello europeo dall’EABCT. In altre parole, chi è formato da una scuola afferente all’AIAMC, con il conseguimento della specializzazione, può richiedere anche l’attestato di accreditamento EABCT.

Inoltre, dal 2017 l’AIAMC è diventata Associate Chapter di ABA International, l’associazione internazionale di Applied Behavior Analysis. Questo ulteriore riconoscimento aggiunge ai corsisti del Miller un elemento distintivo dal punto di vista formativo e curricolare.

Il Miller: la tradizione incontra l’innovazione

Pur avendo una lunga tradizione, non si può dire che Il Miller sia “tradizionalista”, al contrario, l’Istituto è molto attento agli aspetti di innovazione e per realizzare al meglio tale obiettivo, si avvale della collaborazione, delle proposte e delle fresche idee dei più giovani, a partire dai tirocinanti post lauream.

Il Miller contribuisce alla crescita dei propri allievi anche nella complessa fase di avviamento alla professione. Gli specializzandi o gli ex corsisti, durante il periodo della supervisione e di avviamento della professione, hanno la possibilità di condurre i propri colloqui all’interno dei locali dell’Istituto Miller di Firenze.

Inoltre, una volta ultimata la formazione, sulla base delle attitudini e delle aree di interesse del neo-psicoterapeuta, viene data loro l’opportunità di iniziare a collaborare in vario modo con l’Istituto o di partecipare ad un evento quale relatore, al fine di iniziare a sviluppare, a sua volta, le abilità di formatore. Inoltre, Il Miller, attraverso due sue strutture interne, denominate rispettivamente Miller Lab e Miller Work, coinvolge corsisti e professionisti ex-corsisti in attività di studio, ricerca e pubblicistica e nello sviluppo di programmi di valutazione ed intervento nel settore del lavoro e delle organizzazioni.

A titolo di esempio, da dicembre 2019 l’Istituto Miller ha stipulato una collaborazione con il corpo di Polizia di Firenze, derivante da un ambizioso progetto sullo stress lavoro correlato. È stato istituito, a tal riguardo, uno sportello di ascolto gestito dal dott. Igor Dodig, coordinatore della sede di Firenze dell’Istituto Miller, con la collaborazione di numerosi professionisti formatisi presso Il Miller. Lo sportello è attivo e un professionista è a disposizione, chiamando al numero: 349.311092

Istituto Miller
Sede di Firenze: via Fiume 7
Sede legale: piazza della Vittoria, 15/23 Genova –
Tel. 010. 5707062
Mail [email protected]

In collaborazione con ilmiller.it

Dpcm settembre 2020, testo (pdf): cosa cambia con il nuovo decreto Covid

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Proroga delle misure anti-Covid, cambia poco per mascherine e discoteche, mentre ci sono novità per il ricongiungimento delle coppie binazionali: è quanto previsto dal nuovo dpcm, il decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 settembre 2020, con il testo in versione web e pdf, ed entrato in vigore l’8 settembre.

Con l’ultimo dpcm del governo, valido fino al 7 ottobre 2020, cambia poco per quanto riguarda le regole per limitare la diffusione del coronavirus, dalla mascherina alla distanza di sicurezza, dal tampone obbligatorio per chi rientra da 4 Paesi europei allo stop alla riapertura dei locali da ballo e degli stadi, ma c’è la possibilità per le coppie internazionali, rimaste separate a causa dei limiti agli spostamenti, di rincontrarsi dopo mesi. Vediamo allora cosa prevede il nuovo dpcm di settembre, cosa cambia e cosa no.

Obbligo di indossare la mascherina e distanza di sicurezza

Nulla cambia, secondo il testo dell’ultimo dpcm pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per quanto riguarda i comportamenti anti-Covid: rimane la distanza di sicurezza di un metro, c’è anche la proroga dell’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico (compresi bus e treni) e all’aperto quando non si può rispettare il distanziamento. Su le mascherine inoltre all’aperto, dalle ore 18.00 alle 6.00, nei pressi dei luoghi accessibili al pubblico, come davanti ai locali notturni o nelle vie della movida.

Il dpcm di settembre 2020: no alla riapertura delle discoteche, stadi chiusi

Il “dpcm Covid” entrato in vigore l’8 settembre proroga fino al 7 ottobre la chiusura delle discoteche e dei locali da ballo, senza la possibilità di deroghe da parte delle Regioni, e restano chiusi anche gli stadi: bisognerà quindi ancora aspettare per tornare a ballare o a tifare la propria squadra del cuore “dal vivo”.

Sul fronte dei trasporti pubblici regionali viene consentito il riempimento delle carrozze dei treni, degli autobus, dei tram e delle metrop fino all’80%.

Il nuovo decreto di settembre: le regole per la scuola contenute nel dpcm (pdf)

Nel testo del dpcm entra anche la questione scuola: viene ribadita la ripresa dei servizi educativi e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado anche in base al protocollo di sicurezza dell’Istituto Superiore di Sanità, specificate nell’allegato D – 21 del decreto del presidente del Consiglio del 7 settembre (allegato che si può consultare in pdf sul sito della Gazzetta Ufficiale).

La novità del dpcm del 7 settembre: ricongiungimento per le coppie binazionali e internazionali non sposate

A seguito anche di “Love is not tourism”, l’appello lanciato in tutto il mondo per le coppie binazionali non sposate rimaste bloccate a migliaia di chilometri di distanza per le norme anti-Covid, il nuovo dpcm di settembre dà il nulla osta al ricongiungimento dei partner internazionali che provengono dai 17 Paesi finiti sulla “black list” perché  ad alto rischio per il coronavirus.

Secondo l’ultimo decreto, è necessaria un’autocertificazione in cui si attesti l’esistenza di una relazione stabile e affettiva con il partner che si trova in Italia e il documento varrà anche come comunicazione del rientro all’azienda sanitaria locale: subito dopo l’arrivo sul suolo nazionale scatterà infatti la quarantena obbligatoria di 14 giorni. La misura riguarda il ricongiungimento per le coppie binazionali con uno dei due componenti che arriva dai Paesi per cui è ancora vietato l’ingresso in Italia, in particolare: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Bosnia Erzegovina, Brasile, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana, Kosovo, Montenegro, Serbia, Colombia.

Per quanto riguarda i normali rientri dall’estero non cambia nulla, restano le regole e le ordinanze del Ministero della Salute emesse finora: quarantena obbligatoria per chi arriva da Paesi fuori dall’Unione Europea, extra Schengen e da Romania e Bulgaria, tampone obbligatorio per i rientri da Spagna, Grecia, Croazia e Malta (qui i dettagli su tamponi e quarantena per il rientro dall’estero).

Il dpcm di settembre 2020: il testo completo del nuovo decreto Covid

Sul sito della Gazzetta Ufficiale è possibile consultare e scaricare il testo completo del nuovo dpcm firmato e pubblicato il 7 settembre, con tutti gli allegati al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri che specificano le regole anti-Covid per i diversi settori, dalla scuola al trasporto pubblico agli scuolabus. Ecco i link utili per scaricare i provvedimenti del governo: