sabato, 4 Aprile 2026
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Coronavirus, tre nuovi casi in Toscana. Ricoverati ai minimi, ne restano 55

Il giorno zero continua a non arrivare, ma i numeri del contagio da coronavirus in Toscana restano sotto controllo: tre nuovi casi e un decesso nelle ultime 24 ore. Queste le notizie del bollettino regionale sul Covid in Toscana di oggi, mercoledì 10 giugno.

Dei 10.148 casi registrati dall’inizio dell’epidemia in Toscana, ne restano 539 attualmente attivi. I tre nuovi casi da ieri sono stati registrati in provincia di Firenze, Lucca e Prato. Così la mappa del contagio da coronavirus in Toscana segna oggi 3.487 casi complessivi in provincia di Firenze, 569 a Prato, 678 a Pistoia, 1.050 a Massa, 1.365 a Lucca, 896 a Pisa, 557 a Livorno, 678 ad Arezzo, 441 a Siena, 427 a Grosseto.

Coronavirus, ultime notizie in Toscana (10 giugno)

La Toscana si conferma al 10° posto in Italia per numerosità di casi, circa 272 ogni 100.000 abitanti. Contro una media italiana di circa 390 (dato aggiornato a ieri). Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 539 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 352, Firenze con 345: La più bassa Siena con 165.

Restano 484 persone in isolamento a casa, positive ma con sintomi lievi o asintomatiche (-81 rispetto a ieri). È il dato più basso dal 16 marzo scorso. Ci sono poi 3.458 (-155) persone isolate dopo aver avuto contatti con soggetti positivi.

Solo 55 ricoverati negli ospedali toscani

Negli ospedali toscani restano 55 pazienti ricoverati per Covid-19, 8 in meno di ieri. Di questi, 15 sono in terapia intensiva (-2). È il dato più basso dal 6 marzo per i ricoveri e dal 9 marzo per le terapie intensive.

I guariti aumentano di 91 unità, portando il totale a 8.531. Di questi, sono 787 le persone “clinicamente guarite”, cioè che non presentano più i sintomi, e 7.744 le guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

L’unico decesso registrato da ieri è quello di un uomo di 72 anni in provincia di Massa Carrara. I morti totali per le conseguenze del coronavirus in Toscana salgono a 1.078, così ripartiti per provincia: 394 a Firenze, 48 a Prato, 80 a Pistoia, 162 a Massa Carrara, 136 a Lucca, 89 a Pisa, 61 a Livorno, 46 ad Arezzo, 31 a Siena, 23 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

La Toscana resta l’11° regione italiana per tasso grezzo di mortalità, ovvero il numero di decessi sulla popolazione residente. È di 28,9 ogni 100.000 abitanti, contro il 56,4 della media italiana. Massa Carrara (83,1), Firenze (39) e Lucca (35) sono le province più colpite. Il dato più basso a Grosseto (10,4).

I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 280.491. Da ieri ne sono stati eseguiti 3.399 e analizzati  4.193.

Sono i dati aggiornati alle ore 12 di oggi, mercoledì 10 giugno, elaborati dall’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi Coronavirus per il bollettino quotidiano della Regione Toscana.

Vacanze anti assembramento: al mare in Toscana nelle isole dell’arcipelago

C’è qualcuno – anche in Toscana – che della serrata totale che ha investito il mondo intero non se ne è quasi accorto. Sono gli abitanti di alcune delle isole dell’arcipelago toscano, popolate da così poche persone in inverno da non essersi quasi accorte dell’incubo coronavirus e da conoscere appena il significato della parola assembramento.

Ora, con l’arrivo di un’estate che si preannuncia tutta da passare nei luoghi di villeggiatura di casa nostra e con la voglia di vacanze che cresce, si comincia a pensare alle mete più tranquille dove trascorrerle. Quelle, insomma, dove il pericolo “sovraffollamento” sia il meno presente possibile. E quindi anche il rischio di un contagio da Covid.

Di luoghi da visitare la regione Toscana è piena, ma se è il mare quello che si preferisce e se la costa continentale e le sue località non rientrano tra le alternative prescelte, si può optare per il bellissimo arcipelago e le sue isole.

Montecristo la meno “assembrata”: ripartono le visite

Facendo una classifica in ordine inverso, dalla meno “assembrata” alla più densamente popolata, l’isola anti-assembramento per eccellenza è certamente Montecristo, vero e proprio santuario della natura. Celebre per la sua bellezza selvaggia e per il romanzo “Il conte di Montecristo” che Alexandre Dumas vi ambientò nell’Ottocento, l’isola è una Riserva naturale statale dove è vietata la balneazione e la pesca e gli accessi sono severamente regolamentati e contingentati.

Montecristo è disabitata, priva di servizi e presidi medici e può essere visitata da 2mila persone l’anno che, in gruppi di 75 persone alla volta, partecipano a delle visite guidate all’insegna del trekking. Il costume dunque può essere anche lasciato a casa, perché a Montecristo il mare si ammira solo a distanza di sicurezza. Dopo il lockdown le visite sono ripartite e seguono il calendario disponibile sul sito del Parco nazionale dell’arcipelago toscano dove sono descritte nel dettaglio tutte le informazioni per prepararsi alla visita, ma attenzione, per la stagione in arrivo i posti sono già praticamente esauriti.

Per quanto riguarda le regole Covid, valgono le direttive governative: mascherina, gel igienizzante e distanziamento di un metro anche durante il trekking. Distanza di sicurezza assicurata anche sulle imbarcazioni, che sono abbastanza capienti da poter assicurare uno spazio adeguato per ciascun viaggiatore.

Gorgona chiusa, a Pianosa 250 persone al giorno

Stesse regole (ferree) e stesso discorso per altre due perle del parco dell’arcipelago: Gorgona (che ospita un carcere di massima sicurezza) e Pianosa. Ma se per Gorgona non è ancora arrivato il via libera per la ripresa delle visite (e chi ha già prenotato verrà ricollocato nelle prime date disponibili), per Pianosa sono stati riattivati i collegamenti dalla terraferma due giorni la settimana, il sabato e la domenica.

Anche a Pianosa gli accessi sono contingentati anche se le regole sono un po’ meno rigide di Montecristo – 250 persone al giorno – e le visite fuori dall’abitato vengono fatte solamente accompagnati da una guida che si assicura dell’adeguatezza dell’attrezzatura e dell’abbigliamento dei visitatori. Al contrario di Montecristo, sull’isola più pianeggiante dell’arcipelago (da qui il nome), si può fare anche una nuotata nelle acque cristalline e due passi in paese per un massimo di sei ore, prima di tornare sulla terraferma.

Giannutri e Capraia: al mare in Toscana nelle isole dell’arcipelago

Anche verso Giannutri, punto più a sud della regione Toscana con una manciata di residenti (fa parte del Comune dell’Isola del Giglio) hanno ripreso a viaggiare i traghetti che arrivano da Porto Santo Stefano e che permettono di fare visita a questa piccola perla pressoché deserta sulla quale non esistono alberghi, ma alcuni privati affittano degli appartamenti.

Più grande, ma sempre molto poco “assembrata”, Capraia è il comune italiano meno popolato tra quelli con sbocco sul mare. Più organizzata dal punto di vista della ricezione turistica, sull’isola ci sono alcuni (pochi) alberghi, delle case vacanze, ed ha ripreso ad essere collegata quotidianamente con Livorno.

Elba e Giglio, (quasi) Covid free

Le uniche due eccezioni in quanto a popolazione (e popolarità) sono Elba e Giglio, da sempre le due destinazioni più gettonate dell’arcipelago, anche per via della loro dimensione e del numero di strutture ricettive presenti. In estate solitamente entrambe le isole vengono letteralmente prese d’assalto, ma quest’anno si stanno attrezzando per garantire ai turisti una vacanza in sicurezza.

E se è esagerato parlare di isole “Covid free”, bisogna riconoscere che ad oggi, il numero di persone risultate positive al Coronavirus è stato molto contenuto, solo 12 casi accertati all’Elba e 1 al Giglio.

Coronavirus, un solo nuovo caso in Toscana: le notizie del 9 giugno

Un solo nuovo caso, 91 guarigioni e 3 decessi: queste le ultime notizie sul coronavirus in Toscana riportate dal bollettino regionale di oggi, martedì 9 giugno. I casi attualmente attivi in regione scendono così a 628, il minimo dal 15 marzo scorso.

L’unico nuovo caso rilevato nelle ultime ventiquattro ore si registra in provincia di Firenze, che resta la più colpita in termini assoluti nella mappa del contagio da coronavirus in Toscana con 3.486 casi. Per il resto, si contano 568 casi a Prato, 678 a Pistoia, 1.050 a Massa Carrara, 1.364 a Lucca, 896 a Pisa, 557 a Livorno, 678 ad Arezzo, 441 a Siena, 427 a Grosseto.

Coronavirus, ultime notizie in Toscana (9 giugno)

Il tasso di numerosità dei casi in Toscana resta così di circa 272 positivi ogni 100 mila residenti, al 10° posto tra le regioni italiane. La media nazionale è di circa 390. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 539, Lucca con 352, Firenze con 345. La più bassa Siena con 165.

Gran parte dei casi attualmente positivi, 565 persone, si trovano in isolamento a casa poiché presentano sintomi lievi o sono asintomatiche. Sono 86 in meno rispetto a ieri. Altre 3.613 persone (-446) sono isolate dopo aver avuto contatti con persone contagiate.

I ricoverati in ospedale scendono al punto più basso dal 7 marzo scorso. Sono infatti 63 (7 in meno di ieri) i pazienti nei posti letto Covid, di cui 17 in terapia intensiva (3 in meno). È il minimo di terapie intensive dal 9 marzo.

Si registrano poi, complessivamente, 91 nuove guarigioni. Il numero delle persone che hanno superato il coronavirus in Toscana sale così a 8.440. Si tratta di 769 persone dichiarate  “clinicamente guarite” (+9 da ieri) e 7.671 (+82) guarite a tutti gli effetti, con doppio tampone negativo.

Ancora tre decessi

I tre decessi sono quelli di altrettante donne dall’età media di 89,3 anni, due in provincia di Firenze e una di Siena. I morti dall’inizio dell’epidemia salgono a 1.077, così ripartiti per provincia: 394 a Firenze, 48 a Prato, 80 a Pistoia, 161 a Massa Carrara, 136 a Lucca, 89 a Pisa, 61 a Livorno, 46 ad Arezzo, 31 a Siena, 23 a Grosseto. Ci sono poi 8 persone decedute sul suolo toscano ma  residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità, ovvero il numero di deceduti sulla popolazione residente, in Toscana è di 28,9 ogni 100.000 residenti. La Toscana è l’11° regione più colpita in Italia, la media nazionale è di 56,3. Massa Carrara è la provincia con il tasso più alto (82,6), seguita da Firenze (39,0) e Lucca (35,1). Il più basso a Grosseto (10,4).

Da ieri sono stati eseguiti 3.386 tamponi e analizzati 3.095. Il totale dei test effettuati in Toscana dall’inizio dell’epidemia è di 277.092. Questi i dati aggiornati alle ore 12 di oggi trasmessi dalla Regione con il bollettino quotidiano sul coronavirus.

Mercatini e fiere in Toscana: le regole dell’ordinanza regionale 63

Mercati e mercatini hanno già riaperto, per le grandi fiere (anche al chiuso) si aspetta l’ultimo via libera che in Toscana potrebbe arrivare già il 14 giugno, ma intanto il governatore Enrico Rossi ha firmato l’ordinanza regionale numero 63/2020 con le linee guida per questa tipologia di eventi.

La regola generale è sempre quella della distanza di sicurezza da mantenere sempre dalle altre persone, tra i commercianti e anche tra i clienti: a livello nazionale è di un metro, in Toscana si raccomanda di stare lontani almeno 1 metro e 80 centimetri.

Mascherina obbligatoria anche nei mercati all’aperto

Secondo l’ordinanza regionale 63/2020 solo i clienti con indosso la mascherina, che copre sia la bocca sia il naso, possono accedere alle aree dei mercati, anche se all’aperto. E’ obbligatorio indossare i guanti per toccare frutta, verdura, alimenti o abbigliamento, mentre negli altri casi è necessario mettere i guanti oppure in alternativa disinfettarsi le mani prima e dopo aver toccato la merce.

Mercatini e fiere in Toscana: cosa dice l’ordinanza regionale 63/2020

Gli operatori dei mercatini e delle fiere devono sempre indossare la mascherina, soprattutto quando interagiscono con i clienti e anche durante lo scarico e carico merci, quando è necessario anche indossare guanti o igienizzarsi spesso le mani. Ecco poi cosa prevedono in particolare le linee guida stabilite dall’ordinanza regionale toscana numero 63/2020 per mercatini all’aperto o coperti, mercati dell’antiquariato e per le fiere:

  1. Evitare assembramenti davanti al banco – l’area di vendita deve essere organizzata in modo da garantire la distanza di sicurezza
  2. Informazioni – fornire chiarimenti ai clienti per garantire il distanziamento anche quando sono in fila
  3. Dispenser con gel disinfettante per le mani e guanti monouso a disposizione dei clienti
  4. Clienti con la mascherina – avere rapporti di vendita solo con chi indossa i sistemi di protezione che coprono sia naso che bocca
  5. Acquisti di fronte al banco, se possibile, per evitare assembramenti ai lati della postazione
  6. Pulizia e disinfezione se si vende merce usata, vestiti e calzature prima che siano messi in vendita;

A chi fa somministrazione di alimenti si applicano le regole previste dalla Conferenza Stato – Regioni per i ristoranti e i bar. Si raccomanda poi di installare pannelli di separazione sui banchi e alla cassa, oltre a favorire i pagamenti con carte di credito e bancomat (disinfettando il pos dopo l’acquisto).

A questo link è possibile consultare l’ordinanza 63 del presidente della Regione Toscana e l’allegato 1 con tutte le regole e le linee guida per i mercati, i mercatini e le fiere organizzate sul territorio regionale.

Piano Colao: smart working, scuola, turismo. Il testo pdf del rapporto in download

Un’Italia più forte, resiliente ed equa, costruita su rivoluzione verde, parità di genere e inclusione, digitalizzazione e innovazione. Questo l’ambizioso obiettivo delle Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022” compilato dal Comitato di esperti in materia economica e sociale incaricato dal governo. O, per dirla in breve, il Piano Colao, dal nome di Vittorio Colao, il manager chiamato a presiedere il Comitato: 102 iniziative per la riapertura e la ripartenza dell’Italia dopo l’emergenza coronavirus, dallo smart working al turismo, dalla scuola alla famiglia, ecco cosa prevede il rapporto, qui disponibile per il download in formato pdf.

Il Piano Colao per la riapertura

La strategia del rapporto Colao è suddivisa in sei aree principali di intervento, per ciascuna delle quali sono state elaborate misure più specifiche. Le sei aree sono:

  • Impresa e lavoro
  • Infrastrutture e ambiente
  • Turismo, arte e cultura
  • Pubblica amministrazione
  • Istruzione, ricerca e competenze
  • Individui e famiglie

Per ciascuna delle 102 iniziative proposte vengono indicate in calce anche le logiche e le fonti di funding (principalmente pubblico, principalmente privato o no funding) e i tempi di lancio (attuare subito, finalizzare, strutturare).

Impresa e lavoro

Punto numero uno: escludere il contagio da Covid 19 dalla responsabilità penale del datore di lavoro e ridurre il costo di turnazione, straordinari e degli altri strumenti organizzativi che possono aiutare le imprese a recuperare la produzione perduta in questi mesi.

Al secondo punto del Piano Colao si parla di smart working, un fenomeno che la pandemia ha per forza di cose accelerato. Il Piano propone una disciplina legislativa dello Smart Working per tutti i settori, le attività e i ruoli compatibili, sia nella pubblica amministrazione che nel privato. Al punto di ipotizzare un accesso preferenziale allo smart working per i genitori di figli fino a 14 anni.

Tra le altre misure proposte, il rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza, in deroga al Decreto dignità, il rinvio del pagamento delle imposte, misure di accesso alla liquidità per le imprese. Si parla poi di incentivi agli aumenti di capitale, rendendo l’Ace più attrattiva e introducendo una “Super Ace” per le imprese che investono in tecnologia green.

Ci sono proposte di misure per l’emersione del lavoro nero e del contante che ne deriva, oltre che per il rientro di capitali esteri. E nuovi strumenti per promuovere le aggregazioni tra imprese, soprattutto di piccole dimensioni, defiscalizzando alcune delle procedure.

Decreto rilancio, cosa prevede: tutti i bonus e il testo pdf

Infrastrutture

La principale novità proposta nel Piano Colao è quella di un regime ad hoc per le infrastrutture considerate di interesse strategico. Che, tra le altre cose, risponderebbero a leggi e procedure nazionali non opponibili da parte degli enti locali. Ci sono poi piani per la semplificazione della Pubblica amministrazione, mentre un lungo capitolo è dedicato a misure per il recupero del digital divide. E quindi, un piano nazionale per la rete in fibra ottica che coinvolga in primis tutti gli edifici della Pubblica amministrazione, lo sviluppo della rete 5G, voucher per l’accesso alla banda larga delle fasce meno abbienti. Infine, la promozione del trasporto sostenibile a partire dai mezzi pubblici e incentivi per la conversione verso i biocarburanti.

Turismo, arte e cultura: cosa prevede il Piano Colao

Un Presidio turismo Italia che lavori a livello governativo per il recupero e il rilancio del settore nei prossimi tre anni e che lavori a un Piano turismo Italia per sviluppare l’offerta turistica nel paese attraverso l’analisi dei dati e il miglioramento di qualità, sicurezza e competitività. Oltre a una serie di misure e incentivi per il sistema ricettivo e dei prodotti turistici.

Bonus bici, ecco come richiederlo (con l’app web del Ministero)

Pubblica amministrazione

Nel Piano Colao viene proposta una riforma della responsabilità dirigenziale, da legare esclusivamente ai risultati della gestione e che nei casi di danno erariale (dove non c’è dolo) a pagare sia l’amministrazione di appartenenza. Inoltre, ampliare l’applicabilità della autocertificazione e dei meccanismi di silenzio assenso. L’ultima parte del capitolo è per un piano di Digital health nazionale, un ecosistema digitale della salute che connetta tutti i soggetti della filiera supportato da un sistema di monitoraggio in tempo reale. Uno strumento utile anche per la rilevazione, il controllo e la risposta ad eventuali nuove pandemie.

Piano Colao, scuola e ricerca

La modernizzazione del sistema della ricerca deve guardare agli standard internazionali, a partire dalle scuole di dottorato. Le università dovrebbero differenziarsi per poli di eccellenza, con un sistema che premi i risultati di eccellenza in un campo anziché risultati medi in tutti i campi della ricerca. A livello di scuola superiore, il Piano Colao propone un programma didattico sperimentale sulle competenze digitali, che vedono l’Italia in coda tra i paesi Ue. E poi, programmi per l’orientamento degli studenti e per il riallineamento tra domanda e offerta di competenze, in modo da favorire l’ingresso nel mondo del lavoro.

Bonus 600 euro casse private: da oggi la domanda per aprile, in sospeso quello di maggio

Famiglie

Parola d’ordine: welfare di prossimità, con dei presidi fisici multiservizi nei territori che rispondano alle nuove marginalità emerse con la crisi coronavirus. Proposti anche un piano di inclusione per la disabilità, il sostegno all’occupazione femminile e alla lotta alla disparità di genere. Infine, un piano nazionale per lo sviluppo di nidi con l’obiettivo di raggiungere il 60% dei bambini da 0 a 3 anni.

Chi è Vittorio Colao

Vittorio Colao è uno dei italiani manager di maggior successo degli ultimi anni. Nato a Brescia nel 1961,  ha studiato alla Bocconi di Milano e ottenuto poi un master alla Harvard University. È stato direttore generale di Omnitel dal 1996 e dal 2001 CEO regionale di Vodafone per l’Europa meridionale. In seguito per Europa Meridionale, Medio Oriente e Africa.

Dopo una parentesi come amministratore delegato di Rcs MediaGroup, nel 2006 è tornato in Vodafone. Poco meno di due anni più tardi viene nominato amministratore delegato della stessa Vodafone, salendo al vertice del maggior operatore mondiale di telefonia mobile. Lascia l’incarico nel maggio 2018.

Ad aprile il governo italiano ha nominato Vittorio Colao alla guida della task force di esperti per l’elaborazione di una strategia di ricostruzione e ripartenza economica.

Il Piano Colao in pdf per il download

Ecco le 102 Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022” del Comitato di esperti in materia economica e sociale.

L’auto, una scelta sempre più difficile e importante

Tutti noi, chi per esigenze lavorative e chi per motivi personali, ci ritroviamo ad aver bisogno di una buona automobile in grado di aiutarci nella vita di tutti i giorni. Potremmo sicuramente fare affidamento ai mezzi pubblici, ma incappando nelle problematiche legate all’emergenza coronavirus: meno posti a bordo di bus e pullman (e il rischio di restare a piedi e di dover aspettare la corsa successiva), e regole stringenti anti-contagio.

Affidarsi ai professionisti del settore

A questo punto della situazione, la scelta più saggia da fare è quella di comprare un’auto di proprietà, o al massimo noleggiarne una, ma a chi possiamo affidarci con sicurezza, senza il rischio di venire truffati o raggirati nel peggiore dei modi?

Facendo alcune indagini sul web, siamo venuti a conoscenza del servizio di Ugolini Motors, molto di più di un semplice concessionario, una specie di azienda tuttofare del settore automobilistico, che mette a disposizione dei propri clienti molti vantaggi e servizi utili; andiamo a scoprire meglio di cosa si tratta, e se può rappresentare davvero una valida alternativa per chi è alla ricerca di un veicolo.

Ugolini Motors, la concessionaria “amica”

Quando abbiamo dato per la prima volta un’occhiata ad Ugolini Motors, il primo termine che ci è venuto in mente di associarle è stato “amica”. Perché mai una semplice concessionaria dovrebbe essere definita amica? Innanzitutto perché mette a disposizione del conducente un vasto catalogo di vetture da cui è possibile scegliere, partendo da jeep per le vacanze in famiglia, fino a prodotti a km0 e vetture aziendali.

Qualora non siate pronti ad effettuare l’acquisto, potete sempre optare per il noleggio, disponibile sia per breve che per lungo termine. Fortunatamente le sorprese non finiscono qui, Ugolini è contemporaneamente anche un’officina. Che abbiate bisogno di ricaricare il clima, fare il tagliando o igienizzare gli interni, Ugolini Motors sarà continuamente al vostro fianco.

Dobbiamo ammettere che sono davvero poche le concessionarie che possono vantare un servizio di compravendita e assistenza così forte e ben organizzato, che non si impegni solo durante il momento dell’acquisto, ma anche quando si tratta di fare della semplice manutenzione al veicolo, senza mai lasciare solo il cliente.

Qualora vogliate una prova concreta di ciò che vi abbiamo appena raccontato, potete sempre far visita alla sede ufficiale in Via Pietro Caiani 54, a Borgo San Lorenzo (Firenze).

Acquistare un’auto oggi, vale la pena?

Comprare un’automobile significa impegnare diverse migliaia di euro dei propri risparmi o del proprio stipendio mensile, non è sicuramente una scelta da prendere alla leggera. Sicuramente se abitate a pochi minuti dal posto di lavoro, in una città con servizi pubblici ben organizzati e gestiti, potrebbe non sembrarvi necessaria, tuttavia le situazioni di bisogno si verificheranno sicuramente.

Una delle più comuni è proprio l’estate, periodo in il prezzo di biglietti aerei e treni, aumenta considerevolmente a causa del grande afflusso di clienti. In questo caso poter viaggiare in automobile si rivelerà un lusso che vi farà risparmiare diverse centinaia di euro. Anche se abitate lontani dalla vostra famiglia, magari in una regione diversa, potreste dover aver bisogno di tornare da loro per una situazione d’emergenza, e l’auto sicuramente accorcerà i tempi.

Qualora non vogliate cimentarvi in un investimento di questa portata, potete sempre scegliere il noleggio, disponibile sia per breve che per lungo periodo. Così facendo potrete ugualmente usufruire di un’automobile, e avere inclusi diversi servizi a poco prezzo.

A cura di Web Agency Prime

Coronavirus, le regole in spiaggia (e in acqua): è sicuro andare al mare?

Stessa spiaggia stesso mare? Sì, ma ai tempi del coronavirus anche i più abitudinari dovranno fare i conti con una serie di regole e con i possibili rischi che si possono correre frequentando la spiaggia a cui si è più affezionati e allora come andare al mare e fare il bagno in acqua senza pericolo? La parola d’ordine è sempre “distanziamento”, che secondo gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità rappresenta la principale arma per contenere il contagio. Ma è bene prestare attenzione e non sottovalutare nessuna variabile, soprattutto quando si lascia l’ombrellone e ci si sposta tra bagnasciuga e aree condivise.

Per ridurre al minimo questa possibilità l’ISS ha pubblicato il “Rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2” redatto del gruppo di lavoro ambiente-rifiuti Covid-19 in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Inail, il Coordinamento di prevenzione della Conferenza Stato Regioni, gli esperti delle Arpa e altre istituzioni, con l’obiettivo di alzare il livello di sicurezza nelle spiagge, libere e gestite da stabilimenti.

Il rapporto fornisce delle raccomandazioni utili a tenere sotto controllo i rischi sanitari, e va ad integrare le linee guida che la Conferenza Stato regioni aveva già diffuso.

Andare al mare: quali sono i rischi per il coronavirus?

Il rischio più importante per chi non vuole rinunciare al mare è sempre lo stesso, quello da “assembramento”. Considerato il fatto che l’Italia conta oltre 7 mila chilometri di costa (con un quarto delle aree di balneazione dell’intero continente europeo) abitate da circa 17 milioni di persone che possono raddoppiare nei momenti di picco dell’alta stagione, e che quest’anno l’invito è quello di trascorrere le vacanze nelle località di villeggiatura di casa nostra (decisione grazie alla quale si può usufruire di un bonus vacanze di 500 euro), la possibilità di trovarsi su una spiaggia affollata esiste e come.

Il coronavirus si trasmette anche in acqua e che effetto ha il caldo?

Secondo il rapporto dell’ISS, è meno rilevante il rischio di una potenziale contaminazione da Covid dell’acqua da parte di scarichi che sversano in mare o di imbarcazioni di passaggio. Oltre alle misure di controllo e monitoraggio a carattere ambientale e sanitario normalmente applicate in base alla normativa vigente, non ci sono infatti prove scientifiche che il coronavirus possa sopravvivere in acqua.

Per quanto riguarda il caldo e il sole battente, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità precisano che il coronavirus risulta suscettibile a fattori ambientali come le temperatura elevate e l’irraggiamento solare: mentre è stabile a valori bassi (4 gradi), la sua presenza diminuisce esponenzialmente con la crescita della colonnina di mercurio. In alcuni esperimenti, riportati nel rapporto dell’ISS, è stato osservato inoltre che il coronavirus resiste per minor tempo negli ambienti esterni a causa della luce del sole: in situazioni simili a quelle di un’assolata giornata estiva in spiaggia ricreate in laboratorio, è stato rilevato che il 90% del virus viene inattivato nel giro di 7 minuti.

Spiagge libere 2020 e coronavirus: il “regolamento” per andare al mare

Le regole anti-coronavirus al mare: niente feste in spiaggia

Alla luce di questi “pericoli”, le regole per poter vivere tranquillamente le proprie vacanze in costume sono varie ma tutte mirate a tenerci per quanto possibile lontani gli uni dagli altri. Rimane l’obbligo di distanziamento di almeno un metro e di utilizzo della mascherina quando non è possibile rispettarlo, l’invito a igienizzarsi spesso e bene le mani, a starnutire nel gomito o in fazzoletto e a vigilare sul distanziamento dei bambini.

A queste principi basici si aggiungono le dieci raccomandazioni per i gestori degli stabilimenti:

  • facilitare la prenotazione per l’accesso agli stabilimenti e registrare gli utenti, mantenendo l’elenco delle presenze per un periodo di almeno 14 giorni, nel rispetto della normativa sulla privacy
  • utilizzare cartellonistica con regole comportamentali comprensibili anche per utenti stranieri
  • garantire distanziamento anche durante la balneazione
  • controllare la temperatura, ove possibile, del personale e dei bagnanti con interdizione di accesso se questa risulta superiore ai 37,5°C
  • vietare qualsiasi forma di aggregazione tra cui attività di ballo, feste, eventi e degustazioni a buffet
  • interdire gli eventi musicali con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento
  • pulire, con regolarità almeno giornaliera, le varie superfici, gli arredi di cabine e le aree comuni e sanificare in modo regolare e frequente attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare la disinfezione tra un utilizzo e l’altro
  • non trattare in alcun caso spiagge, terreni, arenili o ambienti naturali con prodotti biocidi
  • evitare l’uso promiscuo di qualsiasi attrezzatura da spiaggia
  • dotare i bagnanti di disinfettanti per l’igiene delle mani

Bonus 600 euro casse private: da oggi la domanda per aprile, in sospeso quello di maggio

Da oggi i professionisti delle casse private possono domanda per il bonus da 600 euro del mese di aprile. A meno che non abbiano già ricevuto quello di marzo, nel qual caso il bonus di aprile sarà confermato in automatico. Dubbi non ce n’erano, ma la firma del decreto interministeriale Lavoro ed Economia ha dato l’ufficialità. I dubbi restano invece sul bonus 600 euro del mese di maggio, per il quale si fanno nuove ipotesi.

Professionisti, confermati i 600 euro per aprile

Come previsto dal Decreto rilancio, il bonus da 600 euro di aprile spetta in automatico a tutti lavoratori che avevano già ricevuto quello di marzo. Risolta anche la contraddizione tra le due norme del Decreto che sembrava poter bloccare l’erogazione del bonus. Si trattava solo di una svista.

Ci sono poi novità per quanto riguarda la platea dei beneficiari. Il decreto interministeriale ha infatti rimosso l’obbligo di essere iscritti in via esclusiva a una delle casse private per poter ottenere il bonus da 600 euro: ciò vuol dire che spetterà anche ai professionisti che, oltre alla libera professione, sono titolari di un contratto da dipendente. Non tutti però: deve trattarsi di contratto a tempo determinato o di collaborazione e devono comunque essere rispettati i requisiti reddituali.

Requisiti che restano gli stessi: reddito 2018 non superiore ai 35 mila euro, oppure compreso tra 35 mila e 50 mila euro nel caso di professionisti che abbiano cessato o ridotto la propria attività durante l’emergenza coronavirus. Nel dettaglio, cessato fra il 23 marzo e il 30 aprile, oppure ridotto di almeno il 33% nel primo trimestre 2020 rispetto al 2019.

Tra i nuovi beneficiari ci sono poi i neoiscritti alle casse private, vale a dire quei professionisti che si sono iscritti tra il 1° gennaio 2019 e il 23 febbraio 2020. Per loro, il tetto reddituale è di 50 mila euro, senza necessità di dover dimostrare il calo del reddito.

Bonus 600 euro per le casse private: chi deve fare domanda

I professionisti iscritti alle casse private che hanno ricevuto il bonus da 600 euro del mese di marzo avranno in automatico anche quello di aprile, senza dover presentare la domanda.

I nuovi ammessi al bonus, invece, dovranno fare domanda alla loro cassa previdenziale tra l’8 giugno e l’8 luglio, secondo le modalità stabilite dai vari enti.

Bonus maggio per professionisti, ancora tutto da decidere

Resta tutto in sospeso invece per il mese di maggio. Per i lavoratori autonomi Inps il Decreto stabilisce che il bonus passi da 600 a 1000 euro nel mese di maggio 2020, a condizione che si certifichi un calo del reddito del 33% nel secondo bimestre dell’anno. Il decreto interministeriale disciplina il bonus per i professionisti delle casse private solo per il mese di aprile. L’idea è quella di adeguare l’indennità di maggio degli iscritti agli Ordini a quella delle partite Iva Inps. Ma non è detto che i 650 milioni di euro stanziati bastino per tutti. Sarà un successivo decreto a far chiarezza.

Coronavirus, casi in lieve rialzo: i dati dell’8 giugno in Toscana

Nove nuovi casi di coronavirus in Toscana, un aumento lieve ma comunque il numero più alto registrato in un solo giorno dal 2 giugno scorso, per di più con un numero molto contenuto di tamponi rispetto alle medie abituali. Queste le ultime notizie sul contagio da coronavirus in Toscana riportate dal bollettino regionale di oggi, lunedì 8 giugno.

Uno dei 9 nuovi casi è stato scoperto grazie alla campagna di test sierologici che la Regione sta portando avanti da fine aprile. Il totale dei positivi rilevati dall’inizio dell’epidemia sale così a 10.144, di cui solo 721 ancora attivi.

È a Siena, sin qui la seconda provincia meno colpita in termini assoluti, che si registra oggi l’aumento più consistente con tre nuovi casi. La mappa del coronavirus in Toscana segna così 3.485 casi complessivi in provincia di Firenze (2 in più rispetto a ieri), 568 a Prato (1 in più), 678 a Pistoia (1 in più), 1.050 a Massa Carrara, 1.364 a Lucca, 896 a Pisa, 557 a Livorno, 678 ad Arezzo (1 in più), 441 a Siena (3 in più), 427 a Grosseto (1 in più).

Coronavirus, i dati del contagio in Toscana (8 giugno)

La Toscana resta al 10° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 272 casi ogni 100.000 abitanti. La media nazionale, a ieri, era di circa 389. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 539, Lucca con 352, Firenze con 345. La più bassa, nonostante l’aumento odierno, Siena con 165.

Le persone in isolamento a casa scendono a 651 (27 in meno di ieri). Si tratta di positivi ma con sintomi lievi o asintomatici. Altre 4.059 persone (meno 202 rispetto a ieri) sono isolate dopo aver avuto contatti.

Continuano a diminuire i ricoveri

Con i ricoverati che si riducono di altre due unità, il totale dei pazienti nei posti letto Covid scende a 70, di cui 20 in terapia intensiva (stabili rispetto a ieri). È il punto più basso raggiunto dal 7 marzo 2020 per i ricoveri totali e dal 9 marzo per le terapie intensive.

I guariti aumentano di 34 e raggiungono così quota 8.349. Si tratta di 760 persone “clinicamente guarite” (-30 rispetto a ieri) e 7.589 (+64 rispetto a ieri) dichiarate guarite a tutti gli effetti, con doppio tampone negativo.

Si registrano poi 4 nuovi decessi, due uomini e due donne con un’età media di 79 anni. Due in provincia di Firenze e altri due a Pisa. Il numero dei morti per coronavirus in Toscana sale a 1.074 dall’inizio dell’epidemia, così ripartiti per provincia: 392 a Firenze, 48 a Prato, 80 a Pistoia, 161 a Massa Carrara, 136 a Lucca, 89 a Pisa, 61 a Livorno, 46 ad Arezzo, 30 a Siena, 23 a Grosseto. Ci sono poi 8 persone decedute sul suolo toscano ma che erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano, ovvero il numero di deceduti sulla popolazione residente, è di 28,8 per 100.000 residenti, contro il 56,2 della media italiana. La Toscana è l’11° regione più colpita. Il tasso più alto è in provincia di Massa Carrara (82,6 x100.000), seguono Firenze (38,8 x100.000) e Lucca (35,1 x100.000). Il più basso a Grosseto (10,4 x100.000).

Infine i test che, come ogni lunedì, risentono della chiusura domenicale di alcuni dei laboratori di analisi attivi in Toscana. Sono infatti 1.600 quelli eseguiti dalle 12 di ieri, 1.463 quelli analizzati. Per un totale di 273.706 tamponi eseguiti dal 1° febbraio scorso.

Sono i dati aggiornati alle ore 12 di oggi ed elaborati dall’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi coronavirus per il bollettino regionale sul contagio da coronavirus in Toscana.

Bonus affitti per le imprese, come funziona e come utilizzarlo

L’articolo 28 del Decreto rilancio ha introdotto il cosiddetto bonus affitti per le imprese, un credito di imposta destinato a chi ha subito maggiormente gli effetti dell’emergenza coronavirus. Con la la circolare 14 l’Agenzia delle entrate ha definito come funziona, quando fare domanda e come utilizzare il bonus affitti per le imprese.

Il bonus affitti è un credito d’imposta pari al 60% (o al 30%) dell’affitto mensile delle imprese. Più, precisamente, è calcolato come una percentuale dell’ammontare mensile del canone di locazione, di leasing o di concessione di immobili ad uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività industriale, commerciale, artigianale, agricola, di interesse turistico o all’esercizio abituale e professionale dell’attività di lavoro autonomo.

A quanto ammonta il bonus affitti?

Il bonus affitti per le imprese è pari:

  • al 60% del canone locazione degli immobili ad uso non abitativo
  • al 30% del canone nei casi contratti di affitto d’azienda

Viene calcolato prendendo come riferimento l’importo versato nel periodo d’imposta 2020 in ciascuno dei mesi di marzo, aprile e maggio. È però obbligatorio aver già pagato l’affitto di questi mesi, altrimenti l’erogazione del bonus resterà in sospeso fino a pagamento avvenuto.

I requisiti

Esistono sostanzialmente due soli requisiti per avere accesso al bonus affitti per le imprese. Il primo è aver avuto ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, ovvero nel 2019.

Il secondo è aver registrato una diminuzione del fatturato pari almeno al 50% nei mesi di marzo, aprile e maggio 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019. Secondo quando ribadito dalla circolare dell’Agenzia delle entrate, il bonus affitti verrà riconosciuto per ciascuno dei mesi in cui si è registrato il dimezzamento del volume d’affari. Potrebbe quindi essere corrisposto per tutti e tre i mesi o per uno o due soltanto.

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A chi spetta

Il bonus affitti spetta a tutte le imprese che pagano un canone di locazione. Possono infatti richiederlo:

  • i soggetti esercenti attività d’impresa
  • gli esercenti attività di arte o professione: artisti, professionisti dello sport e dello spettacolo, professionisti intellettuali come avvocati, notai, medici e commercialisti
  • gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Anche nel caso in cui nell’immobile venga svolta attività commerciale, purché non sia prevalente rispetto a quella istituzionale.
  • i lavoratori in regime forfetario
  • gli imprenditori e le imprese agricole

Bonus affitti per le imprese del turismo: alberghi, bed and breakfast, agriturismi

Il Decreto prevede condizioni agevolate per l’accesso al bonus affitti da parte delle imprese ricettive, considerato che quello del turismo è un settore particolarmente colpito dall’emergenza coronavirus.

Per alberghi, agriturismi, bed and breakfast, affittacamere e simili non si considerano i ricavi o i compensi registrati nell’anno d’imposta precedente. Pertanto il credito d’imposta può essere fruito a prescindere dal volume d’affari registrato nel 2019. La misura vale in linea di massima per tutte le imprese turistiche che rientrano nella sezione 55 dei codici Ateco.

Per le attività alberghiere o agrituristiche stagionali i valori da prendere a riferimento sono quelli relativi al pagamento dei canoni di aprile, maggio e giugno.

Il bonus affitti, come ricorda la circolare dell’Agenzia delle entrate, non spetta alle imprese di chi svolge attività alberghiera o agrituristica non esercitata abitualmente, producendo conseguentemente redditi diversi. Lo stesso vale per il lavoro autonomi non esercitato abitualmente.

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Come usare il credito d’imposta

Il bonus affitti verrà erogato nella forma di credito d’imposta alle imprese. Ma come utilizzare questo credito? Esistono due modi: in compensazione, ovvero per pagare le cartelle relative a imposte erariali. Oppure, inserendolo nella prossima dichiarazione dei redditi.

Il credito d’imposta potrà anche essere ceduto. Lo si può cedere al locatore o al concedente dell’immobile, che lo potrà utilizzare a sua volta in uno dei due modi di cui sopra. Oppure ad altri soggetti, compresi banche, istituti di credito e intermediari finanziari, i quali avranno poi la possibilità di cederlo a loro volta.

Bonus affitti, come richiederlo: bisogna fare domanda?

Essendo un credito d’imposta, per ottenere il bonus affitti per le imprese non c’è bisogno di fare domanda: spetta a chi rispetta i requisiti e può richiederlo a seconda dell’uso che intende farne.

Chi ha diritto al bonus affitti per le imprese e intende utilizzarlo in compensazione, potrà farlo attraverso un modello F24, indicando il codice tributo “6920”. Un codice denominato “Credito d’imposta canoni di locazione, leasing, concessione o affitto d’azienda”. Il modello F24 potrà però essere presentato esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate.

Quelli che invece lo inseriranno in dichiarazione dei redditi lo faranno nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la spesa per il canone è stata sostenuta, quindi quella 2020. È necessario che l’affitto risulti pagato nel 2020. Il credito d’imposta andrà a ridurre il totale delle imposte sui redditi che si devono pagare.

Se il bonus affitti viene ceduto dalle imprese al locatario, sarà quest’ultimo a indicare il credito d’imposta nel quadro RU della sua dichiarazione dei redditi, specificando sia la quota utilizzata in dichiarazione sia la quota compensata tramite modello F24. L’eventuale residuo sarà riportabile nei periodi d’imposta successivi e non potrà essere richiesto a rimborso.

La circolare 14 dell’Agenzia delle entrate che chiarisce come funziona il bonus affitti per le imprese è disponibile in formato pdf a questo indirizzo.