martedì, 7 Aprile 2026
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La Città dei lettori 2020, festival rimandato ad agosto: le nuove date

Niente vacanze, ma un festival letterario nel cuore dell’estate. La terza edizione de La Città dei lettori, kermesse che anche nel 2020 porterà scrittori e appassionati di libri a Villa Bardini, è stata rimandata ufficialmente a fine agosto, per 3 date sempre sulla terrazza scenografica più bella di Firenze.

Le nuove date ad agosto

L’appuntamento, ideato e curato dall’Associazione Culturale Wimbledon con la direzione di Gabriele Ametrano, doveva svolgersi dal 5 al 7 giugno e, nel rispetto delle norme per il contenimento dell’emergenza coronavirus, è stato riprogrammato dal 27 al 30 agosto 2020.

“La Città dei lettori non si ferma – dice il direttore del festival, Gabriele Ametrano – non uno stop, ma un atto di responsabilità con un messaggio positivo. Andiamo avanti, infatti, nonostante i tagli e una delle crisi peggiori di sempre per il comparto culturale ed editoriale. Con grandissimi sforzi e con coraggio abbiamo deciso di mantenere la nostra presenza in città, anche per tutti coloro che nel periodo estivo vi rimarranno. Crediamo infatti che la lettura e la sua promozione siano servizi essenziali alla comunità”.

L’evento è promosso con il contributo della Fondazione CR Firenze e la collaborazione del Comune di Firenze. ”Sosteniamo con convinzione questa giovane manifestazione – dichiarano i presidenti di Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori e di Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron Jacopo Speranza – perché tutti abbiamo potuto sperimentale quanto i libri e la lettura siano stati un prezioso rifugio in queste settimane di paura. Ma le nuove date della rassegna vogliono essere anche un segnale di speranza e di fiducia per tutto il mondo dell’editoria che è stato tra quelli fortemente penalizzati dalla pandemia”.

La Città dei lettori 2020, non solo a Villa Bardini

Proseguono intanto le pubblicazioni online della rivista La Città dei lettori, che anche durante i mesi di lockdown ha avvicinato lettori e autori, proponendo gli inediti di numerosi scrittori italiani e invitando alla lettura in casa. In occasione del festival uscirà il numero cartaceo annuale, gratuito e senza pubblicità, ma è già possibile leggere online i brani di Valerio Aiolli, Ilaria Gaspari, Francesco Musolino, Silvia Bottani, Aisha Cerami, Cristina Marconi, Alberto Schiavone, Susanna Tartaro, Simone Innocenti, Cristiano Governa e molti altri.

Ecobonus al 110 per cento: i nuovi incentivi per le ristrutturazioni 2020

Un ecobonus al 110 per cento per lavori di risparmio energetico in casa che, di fatto, permetterà alle famiglie di far eseguire una ristrutturazione gratis tra il 2020 e il 2021: questa la misura che il governo ha inserito nel decreto rilancio, a breve in gazzetta ufficiale, una misura pensata come sostegno all’edilizia. E il credito d’imposta sarà cedibile a banche, assicurazioni e alle ditte stesse che realizzano i lavori: ecco quelli ammessi, come funziona e cosa rientra nel nuovo ecobonus, dalla caldaia al cappotto termico.

A chi spetta

Il nuovo ecobonus è destinato solo alle spese per l’abitazione principale, non riguarda le seconde case, eccetto che quest’ultime non facciano parte di un condominio. Gli incentivi riguardano condomini o unità abitative indipendenti, non in costruzione, e potranno essere richiesti solo da persone fisiche e non dalle aziende.

Cosa rientra nell’ecobonus 2020: i lavori ammessi, dalla caldaia al cappotto termico

La detrazione al 110 per cento comprende lavori per il risparmio energetico, l’installazione di pannelli fotovoltaici e interventi di adeguamento antisismico. Il governo, con il decreto rilancio, ha fatto rientrare nel super ecobonus al 110% soltanto gli interventi di grande entità e non i piccoli interventi di ristrutturazione. Tra i lavori ammessi per l’ecobonus 2020, ci sono:

  • caldaia centralizzata a condensazione, impianti ibridi e geotermici purché di classe energetica, per un tetto massimo di 30 mila euro a unità abitativa (quindi in un condominio questa cifra va moltiplicata per il numero di appartamenti);
  • Impianti termici con pompa di calore per gli edifici unifamiliari;
  • isolamento termico (il cosiddetto “capotto termico”) per superfici esterne dell’edificio superiori al 25%, per un massimo di 60 mila euro a unità abitativa;
  • pannelli solari (impianti fotovoltaici e accumulatori), per un massimo di 48 mila euro;
  • interventi antisismici sugli edifici (quelli previsti nel decreto legge 63/2013);
  • installazione di colonnine elettriche per la ricarica di auto e veicoli elettrici.

Il superbonus al 110 per cento invece non vale per alcuni degli interventi previsti nel “vecchio” ecobonus 2020 per i quali restano le precedenti agevolazioni (credito d’imposta tra il 50 e il 65%), ad esempio per la sostituzione di finestre comprensive di infissi o per l’acquisto di nuovi condizionatori d’aria.

Quando parte l’ecobonus al 110 per cento

L’incentivo scatterà dal 1 luglio 2020 e il nuovo ecobonus coprirà le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021.

Ecobonus al 110: come funziona l’incentivo del decreto rilancio

È un credito d’imposta pari al 110% della spesa sostenuta per uno degli interventi ammessi: con l’ecobonus si ha diritto quindi a una riduzione delle imposte dovute allo Stato pari al valore percentuale dell’incentivo. La nuova versione dell’incentivo ha una grande novità rispetto ai vari ecobonus che si sono succeduti dal 1998: un bonus al 110 per cento non si era mai visto. Significa che il credito d’imposta, e dunque la cifra che verrà restituita al cittadino, sarà superiore a quella spesa.

L’ecobonus 2020 – 2021 funziona in due modi, secondo quanto previsto dal decreto rilancio:

  • con la detrazione che permette di recuperare le spese fatte tra il 2020 e il 2021 nella dichiarazione dei redditi, spalmate su 5 rate, una ogni anno, dello stesso importo;
  • con uno sconto immediato in fattura, da parte di chi fa i lavori. Di fatto si pagherà zero. Il fornitore potrà poi recuperare la somma sotto forma di credito di imposta o cedere il tax credit ad altri, anche alle banche.

Qui gli altri bonus previsti dal decreto rilancio.

Autocertificazione addio, dal 18 maggio solo per andare fuori regione

Dopo più di due mesi e cinque diverse versioni, è vicino il momento dell’addio. Da lunedì 18 maggio l’autocertificazione servirà solo per andare fuori regione e non per gli spostamenti interni. Con la riapertura della maggior parte dei negozi e delle attività, le ragioni per uscire di casa saranno infatti sufficienti per consentire una maggiore circolazione, pur con tutte le misure di sicurezza necessarie.

Niente più autocertificazione

La riapertura di centri commerciali, bar, ristoranti, estetisti e parrucchieri – anche se in modo diverso da regione a regione – segna infatti il pieno ingresso nella fase 2. Così si potrà uscire senza preoccuparsi di compilare il modulo. L’autocertificazione resterà necessaria solo per gli spostamenti al di fuori della propria regione di residenza. Anche questi dovranno sottostare a una delle ormai ben note quattro ragioni che li giustificano:

  • comprovate esigenze lavorative, e le forze dell’ordine possono anche contattare il datore di lavoro per averne conferma
  • assoluta urgenza
  • situazioni di necessità
  • motivi di salute

Decreto rilancio, verso la pubblicazione in Gazzetta ufficiale

Autocertificazione, dal 18 maggio solo per andare fuori regione

Solo per gli spostamenti fuori regione, dal 18 maggio si continuerà a usare l’autocertificazione nella sua ultima versione, quella diffusa il 4 maggio all’inizio della fase 2.

  • Il modello di autocertificazione in formato pdf editabile: scarica qui.
  • Il nuovo modello di autocertificazione in formato docx di Word: scarica qui.

La conferma è arrivata oggi dal viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto alla trasmissione televisiva Mattino Cinque. “Aspettiamo i dati di oggi che saranno resi noti del primo monitoraggio”, ha detto Sileri. “Se saranno buoni, da lunedì ci potranno essere più movimenti all’interno della stessa regione e poi fra regioni. Credo che l’autocertificazione non debba essere necessaria“.

Non solo. Il viceministro ha ipotizzato che dal 1 giugno, giorno in cui si potrebbe tornare a spostarsi liberamente anche fuori regione, l’autocertificazione non serva più, in nessun caso. “L’Italia deve ricominciare a vivere in maniere completa – ha detto – ma non dimentichiamo che il virus c’è”.

Le linee guida Inail per la riapertura dei parrucchieri

Taglio di capelli , ma a macchia di leopardo. Mentre si attende il nuovo decreto del premier Conte sul 18 maggio, anche la riapertura dei parrucchieri è appesa a un filo e sarà con tutta probabilità decisa autonomamente dalle singole Regioni, intanto però arrivano le linee guida dell’Inail per i saloni di acconciatura, per i barbieri e per i centri estetici, un documento in base al quale sarà stilato un protocollo di sicurezza. Gli esperti dell’Inail, insieme a quelli dell’Istituto Superiore di Sanità, hanno definito delle regole generali per la prevenzione del coronavirus in questi luoghi di lavoro, indicazioni di massima che ora dovranno essere tradotte in norme specifiche dagli enti competenti.

Non si tratta quindi di disposizioni vincolanti, ma soltanto di un punto di partenza su cui lavoreranno adesso i politici, insieme ai sindacati e alle associazioni di categoria, per definire un quadro preciso di regole, come sta succedendo per gli stabilimenti balneari e per i bar e i ristoranti. La strada per la riapertura dei parrucchieri sembra però tracciata, ecco le prime proposte dell’Inail, approvate dal Comitato tecnico scientifico sul coronavirus.

Fase 2: il taglio di capelli ai tempi del coronavirus

Aperti per più tempo, sale di attesa all’esterno, prenotazione obbligatoria, distanza di sicurezza tra le postazioni di almeno due metri: sono questi alcuni dei suggerimenti avanzati dall’Inail per il mondo dei parrucchieri e dei centri estetici. Per evitare affollamenti e diluire la clientela su più tempo, l’Inail propone deroghe ai giorni di chiusura e l’estensione degli orari di apertura, oltre alla possibilità di creare sale d’attesa open air con l’occupazione gratuita del suolo pubblico.

Dal coiffeur si andrà da soli e si resterà nel negozio solo il tempo necessario per la tinta, il taglio dei capelli o il trattamento. Essenziale poi, secondo gli esperti, la prenotazione dei vari servizi per ottimizzare i tempi ed evitare attese dei clienti. L’abitudine di fare due chiacchiere mentre si aspetta il proprio turno dal parrucchiere è destinata a tramontare, come anche quella di leggere riviste o consultare cataloghi per scegliere il taglio preferito: l’Inail suggerisce infatti di togliere questi supporti cartacei dai negozi, perché possibile veicolo di germi e quindi anche del coronavirus .

Le indicazioni dell’Inal per la riapertura dei parrucchieri: mascherina, asciugamani e sanificazione

All’interno dei saloni estetici e in quelli dei parrucchieri sarà obbligatoria la mascherina, come succede già negli altri negozi, ad eccezione – ovviamente  – dei trattamenti per cui è impossibile, come il taglio della barba o la pulizia del viso. In questi casi si potranno togliere i dispositivi di sicurezza, ma solo per il tempo strettamente necessario.

L’Inail consiglia ai parrucchieri di lavorare preferibilmente con le porte aperte per garantire il ricambio dell’aria, di stare per quanto possibile alle spalle dei clienti e di usare grembiuli e asciugamani monouso. Se invece si impiega biancheria riutilizzabile, questa va lavata almeno a 60 gradi per 30 minuti. E poi sanificazione della postazione e degli strumenti di lavoro come pettini e forbici dopo ogni trattamento, pulizia giornaliera degli spogliatoi, uso di prodotti disinfettanti sulle superfici più toccate come maniglie, banconi, porte e tastiera del bancomat.

Parrucchieri: linee guida dell’Inail (pdf)

Dal sito dell’Inail è possibile scaricare il pdf del “Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici”. Come detto si tratta di indicazioni di massima e non di disposizioni vincolanti.

“Spetterà alle autorità politiche e alle parti sociali trovare il giusto contemperamento tra gli interessi in gioco, con la flessibilità che le situazioni territoriali possono richiedere – ha spiegato il presidente dell’Inail, Franco Bettoni – se, sulla base del trend epidemiologico e dell’analisi dei dati di monitoraggio regionale, si dovesse verificare un miglioramento degli indici di contagio, il Comitato tecnico scientifico potrà richiedere la  revisione del quadro delle raccomandazioni”.

Il sierologico trova altri 7 positivi, 30 nuovi casi in Toscana

Si torna a quota 30 dopo cinque giorni durante i quali i nuovi casi di coronavirus in Toscana si erano mantenuti al di sotto. Un lieve aumento determinato anche dai 7 casi emersi grazie ai test sierologici. Queste le ultime notizie sul contagio da coronavirus in Toscana secondo il bollettino della Regione di oggi, giovedì 14 maggio.

Coronavirus in Toscana, le ultime notizie

Il totale dei casi rilevati in Toscana dall’inizio dell’epidemia tocca i 9.859. Nella mappa del contagio, Firenze è la provincia più colpita con 3.353 casi (13 in più rispetto a ieri). Nelle altre province toscane si contano 546 casi a Prato (3 in più), 655 a Pistoia (1 in più), 1.037 a Massa Carrara (4 in più), 1.335 a Lucca (4 in più), 876 a Pisa (1 in più), 539 a Livorno (1 in più), 668 ad Arezzo (1 in più), 429 a Siena (2 in più), 421 a Grosseto.

Dati che confermano la Toscana al 10° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 264 casi ogni 100.000 abitanti. La media italiana, aggiornata a ieri, è di circa 368 ogni 100.000 abitanti. Resta Massa Carrara la provincia con il tasso più alto con 532 casi per 100.000 abitanti. Seguono Lucca con 344 e Firenze con 332. Le più basse Siena e Livorno con 161.

I nuovi decessi riportati da ieri sono 9, 4 uomini e 5 donne con un’età media di 73,7 anni. Tre le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Pistoia, 1 a Massa Carrara,1 a Lucca, 3 a Pisa. Il totale dei morti per le conseguenze del coronavirus in Toscana dal 1° febbraio scorso è 973. Decessi che sono così ripartiti: 350 a Firenze 44 a Prato, 77 a Pistoia, 139 a Massa Carrara, 130 a Lucca, 81 a Pisa, 53 a Livorno, 44 ad Arezzo, 28 a Siena, 19 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Ultime notizie sul coronavirus in Toscana: i dati del 14 maggio

Quanto al tasso grezzo di mortalità – il numero di deceduti sulla popolazione residente – la Toscana si attesta al 12° posto in Italia con 26,1 morti ogni 100.000 residenti. La media italiana è di 51,5. Massa Carrara è anche in questo caso la provincia più colpita, con un tasso di mortalità di 71,3 ogni 100.000 abitanti. Seguono Firenze (34,6) e Lucca (33,5). Il più basso a Grosseto, 8,6.

Complessivamente, 3.051 persone sono in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi (meno 156 rispetto a ieri, meno 4,9%). Sono 9.353 (meno 236 rispetto a ieri, meno 2,5%) le persone, anch’esse isolate, in sorveglianza attiva, perché hanno avuto contatti con persone contagiate (Asl centro 4.317, Nord Ovest 4.486, Sud Est 550).

Ricoveri e guariti: i dati migliori da due mesi

Si riducono ancora le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid, che oggi sono complessivamente 337; 19 in meno di ieri (meno 5,3%) di cui 68 in terapia intensiva (meno 4 rispetto a ieri). È il punto più basso raggiunto dal 16 di marzo 2020 per i ricoveri totali, dal 12 marzo 2020 per le terapie intensive.

Le persone complessivamente guarite salgono a 5.498 (più 196 rispetto a ieri, il 3,7% in più): 1.433 persone “clinicamente guarite” (88 persone in più rispetto a ieri, più 6,5%), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 4.065 (+108 persone, più 2,7%) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 193.182, 4.156 effettuati in più rispetto a ieri. Quelli analizzati oggi sono 4.186. Questi i dati – accertati alle ore 12 di oggi – trasmessi nel bollettino della Regione Toscana.

Reddito e bonus: si può sapere a quanto corrisponde il calcolo dell’Isee?

È quel numerino magico che serve per richiedere agevolazioni e incentivi, anche molti di quelli previsti dal decreto rilancio, dal reddito di emergenza al bonus vacanze. Ma come avviene il calcolo dell’Isee e soprattutto a quanto corrisponde effettivamente? Non è facile dirlo perché per definire questo “indicatore di reddito” vengono presi in considerazione diversi parametri e sono necessari vari documenti. Facciamo allora un po’ di chiarezza.

Reddito: cos’è l’Isee, a cosa serve e come funziona

Redito e Isee sono due cose diverse: questa sigla sta per “Indicatore della Situazione Economica Equivalente”. In pratica l’Isee è  una sorta di “redditometro” che consente di misurare la ricchezza effettiva di tutti i componenti di un nucleo familiare, perché non prende solo in considerazione la busta paga ma anche altri fattori, come le proprietà immobiliari, le auto e i conti in banca e via dicendo. Per fotografare la condizione economica di una famiglia che abita sotto lo stesso tetto (e che fa parte dello stesso Stato di famiglia) vengono considerate poi altre variabili che “abbassano” il valore Isee, ad esempio la presenza di figli a carico o il muto per la prima casa.

L’Isee serve per richiedere agevolazioni, sussidi, prestiti sociali, come ad esempio sconti sulle bollette, taglio del canone Rai, tariffe ridotte per i servizi comunali e anche alcuni contributi previsti dal decreto rilancio come il bonus vacanze 2020 (qui i dettagli) o il sussidio del reddito di emergenza.

Isee come viene fatto il calcolo e a quanto corrisponde?

L’Isee non è una cosa da poter fare a casa da soli, con la calcolatrice alla mano, perché il calcolo prevede tante variabili matematiche diverse, anche piuttosto complicate, che cambiano a seconda del tipo di Isee richiesto, da quello standard a quelli per esigenze particolari come sanità, università o servizi per minorenni.

Difficile quindi anche stabilire a priori a quanto corrisponde effettivamente, ad esempio, un Isee pari a 40.000 euro (il limite per il bonus vacanze) o uno sotto i 15.000 euro (il tetto previsto per il reddito di emergenza). A livello generale si può affermare che il primo valore corrisponde a un reddito medio e il secondo a un reddito più basso, ma come già detto su questo calcolo influiscono tanti fattori diversi. Ad esempio si potrebbe guadagnare molto, ma avere tanti figli a carico e le rate del mutuo sulla prima casa, oppure avere una busta paga molto leggera ma con tante proprietà immobiliari e molti investimenti finanziari, dai buoni postali alle azioni.

Per farsi un’idea qui trovate qualche dettaglio sulla cosiddetta “scala di equivalenza”, uno dei fattori con cui viene calcolato l’Isee.

Online, sul sito di Inps o al Caf: come fare l’Isee

Quindi non resta che fare l’Isee, compilando la Dichiarazione Sostituiva Unica (DSU) ossia un modulo che contiene i dati anagrafici e di reddito di un nucleo familiare, valido fino al 31 dicembre dello stesso anno in cui viene presentato. Alcune informazioni sono autocertificate (e si rischiano conseguenze penali se si dichiara il falso), altre vengono recuperate dai database dell’Inps e dell’Agenzie delle Entrate.

Per chi ha già fatto questa dichiarazione e ha avuto però grosse variazioni di reddito negli ultimi mesi è possibile presentare la “DSU Isee corrente” che permette di fare una fotografia della situazione più aggiornata, calcolando l’indicatore su un periodo di tempo più vicino. È il caso di questi mesi di emergenza coronavirus, durante i quali molti hanno perso il lavoro o hanno visto crollare il loro reddito.

Dove si fa la dichiarazione sostitutiva per il calcolo dell’Isee? Ci sono tre vie. La prima è il caf, il centro di assistenza fiscale, che offre questo servizio gratuitamente grazie a una convenzione con lo Stato. La seconda è il commercialista, per le persone che si appoggiano a questi professionisti. È possibile fare anche l’Isee da soli e da casa, collegandosi al sito dell’Inps con il pin rilasciato dallo stesso Istituto di previdenza oppure con le credenziali Spid (quelle che danno accesso a tutti i portali di servizi online pubblici) o ancora con la carta d’identità elettronica  e l’app per smarphone CIE ID, se non si possiede un lettore di schede da collegare al computer.

Elezioni regionali 2020 in Toscana: Rossi, rinvio a settembre-ottobre

Quando votare? Il dibattito è in corso. Il rinvio in autunno è già stato deciso dal governo, ma ancora manca una data certa per le elezioni regionali 2020: dalla Toscana, il governatore uscente Enrico Rossi lancia la proposta di votare subito dopo l’estate, a settembre o al massimo nella prima settimana di ottobre. Lo ha detto durante un’intervista su Radio 24.

“Lascio la decisione al governo nazionale”, ha chiarito Rossi aggiungendo però che in Toscana sarebbe opportuno andare a “settembre, prima settimana di ottobre, non oltre”. Il governo, nell’ultimo decreto legge in materia ha spostato da maggio a dopo l’estate le elezioni regionali 2020, che riguardano oltre alla Toscana, anche  Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia. La finestra temporale indicata dall’esecutivo va dal 15 settembre al 15 dicembre, ma c’è chi preme per anticipare il ritorno alle urne già in estate.

Elezioni regionali in Toscana, quando si vota? Meglio a settembre e ottobre

Non si deve aspettare troppo perché l’esercizio democratico è una cosa seria, e poi perché i virologi e gli epidemiologi parlano di una possibile recrudescenza del coronavirus proprio nel periodo autunnale”, ha detto Rossi. Sull’ipotesi di votare per le regionali 2020 a luglio, che circola in queste settimane, il governatore della Toscana non si dice convinto: per garantire l’eventuale turno di ballottaggio, 2 settimane dopo la prima tornata elettorale, la data del voto andrebbe fissata il 12 luglio, osserva. “Mi sembra si sia troppo vicini – ha spiegato sempre a Radio 24 – ora la gente ha altre cose in testa, a fare campagna elettorale la politica rischia di avere la testa rivolta ad altro e di dare una brutta impressione. Rischieremmo di avere poche persone al voto”.

Bonus bici da 500 euro: incentivi dalla bicicletta elettrica ai monopattini

Il governo Conte ha messo a punto un piano di incentivi verdi, anche con un bonus bici fino a 500 euro da spendere per l’acquisto di una bicicletta elettrica o di monopattini elettrici: i requisiti e i dettagli su come richiederlo sono contenuti nel testo definitivo del decreto rilancio con le ulteriori misure straordinarie per l’emergenza coronavirus.

Salire su un mezzo del trasporto pubblico, pur con tutte le misure di sicurezza, infatti non lascia certo tranquilli in questi giorni. Se però cominciamo tutti a spostarci con la nostra auto finirà che il traffico e gli ingorghi saranno anche peggio di prima. La soluzione? Biciclette e mezzi elettrici, appunto. Ufficialmente questa misura prende il nome di “Programma sperimentale buono mobilità” ed è riservata in particolare alle aree urbane.

500 euro di incentivi per acquistare una bicicletta: i requisiti, a chi spetta

Il decreto rilancio stabilisce che il bonus bici spetta a chi ha più di 18 anni e risiede in capoluoghi di Regione, Città metropolitane, capoluoghi di Provincia e nei Comuni  con più di 50 mila abitanti. L’idea di questi incentivi per l’acquisto è arrivata dal Ministero dei Trasporti e da quello dell’Ambiente con il fine di promuovere forme di mobilità alternative e di micromobilità elettrica.

Ecco come funzionerà. Il bonus bici 2020, introdotto dal decreto rilancio, copre il 60% della spesa sostenuta che comunque non deve superare i 500 euro, per l’acquisto della bicicletta, del monopattino elettrico o del mezzo “green” che rispetti i requisiti. Per ricevere il buono mobilità “pieno” da 500 euro si dovrà quindi spendere almeno 833 euro.

Decreto rilancio e mobilità: bonus bici da 500 euro, come richiederlo

Il voucher non verrà calcolato per soglie di reddito, ma sarà erogato a tutti quelli che faranno domanda. Potrà essere richiesto solo una volta e usato per acquisti fatti dal 4 maggio al 31 dicembre 2020.

Nei prossimi giorni usciranno le modalità dettagliate per usufruirne, le ipotesi sono quelle di un rimborso da richiedere online dopo l’acquisto o uno sconto immediato da ottenere direttamente nei negozi. Il governo Conte ha stanziato per il bonus mobilità di quest’anno 50 milioni di euro.

Cosa si può comprare con il bonus, dalla bicicletta elettrica ai monopattini

Ecco a titolo esemplificativo i mezzi di mobilità verde per cui si può richiedere il bonus bici 2020:

  • Bicicletta;
  • Bicicletta elettrica a pedalata assistita;
  • veicoli per la mobilità personale prevalentemente elettrici, come segwayhoverboard, monopattini e monowhee;
  • utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale (per esempio bike sharing) esclusi quelli auto (come i car sharing).

Il decreto prevede che il buono sarà riconosciuto per la rottamazione di auto e moto altamente inquinanti, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020.

Bonus baby sitter, come funziona il voucher previsto dal Decreto rilancio

Importo raddoppiato e possibilità di spenderlo anche per l’iscrizione ai centri estivi: sono queste le due principali novità del bonus baby sitter previsto nel Decreto rilancio, che dispone il rinnovo del bonus e del congedo parentale straordinario introdotti dal precedente decreto Cura Italia. Ecco come richiedere il bonus baby sitter attraverso il portale Inps.

Bonus baby sitter, come funziona

Il valore del bonus baby sitter sale dunque a 1200 euro per famiglia, contro i 600 della precedente versione. Un incentivo che potrà essere utilizzato per il pagamento dei servizi “di assistenza e sorveglianza del minore”. In pratica, una tata che resti con i bambini mentre i genitori sono al lavoro.

Il bonus viene erogato ai genitori di bambini fino a 12 anni. Il limite di età non vale in caso di figli con disabilità. È rivolto a tutti i genitori lavoratori, che siano dipendenti pubblici, privati, liberi professionisti o autonomi. L’unico vincolo è che entrambi i genitori devono essere lavoratori e non essere titolari di sostegni al reddito per la sospensione del rapporto di lavoro (Naspi, Cassa integrazione e simili).

Il voucher è aumentato a 2000 euro per i lavoratori della sanità – medici, infermieri, tecnici – e per il personale delle forze dell’ordine e del soccorso pubblico. Anche in questo caso il bonus è stato raddoppiato dai mille euro previsti nel Cura Italia per queste categorie di lavoratori.

Come richiedere il bonus baby sitter: il portale Inps

Per richiedere il bonus baby sitter ci si deve autenticare sul portale Inps con il proprio codice fiscale, lo Spid o il Pin personale. Da lì, basterà inserire i dati anagrafici dei genitori e del figlio e seguire la procedura.

In alternativa, si può richiedere il bonus baby sitter tramite i patronati oppure contattando il Contact center dell’Inps al numero 803.164 da rete fissa (gratuito) oppure al numero 06.164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai gestori).

L’Inps ha predisposto una guida su come richiedere il bonus baby sitter attraverso il proprio sito, scaricabile da qui.

Il bonus può essere emesso anche direttamente sul Libretto famiglia, lo strumento dell’Inps per retribuire prestazioni lavorative occasionali dei lavoratori domestici. Anche in questo caso basta seguire la procedura sul portale dell’Istituto.

Bonus baby sitter e centri estivi

L’altra grande novità introdotta dal Decreto rilancio è che il bonus baby sitter potrà essere speso anche per l’iscrizione dei figli ai centri estivi e a tutti i servizi educativi per l’infanzia e la prima infanzia.

Rientrano nella categoria, secondo il testo del Decreto, i servizi integrativi per l’infanzia, i servizi socio-educativi territoriali, i centri con funzione educativa e ricreativa, i servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia.

L’alternativa: 30 giorni di congedo parentale

In alternativa al bonus baby sitter, i genitori di figli di età non superiore ai 12 anni potranno usufruire di un congedo parentale straordinario dal lavoro. Il congedo verrà pagato al 50% della normale retribuzione e avrà una durata massima di 30 giorni, consecutivi o frazionati.

Complessivamente, il Decreto rilancio ha disposto coperture per 700 milioni di euro per i congedi parentali e i bonus baby sitter.

In Toscana ripartono visite e libera professione (intramoenia)

Dall’ospedale fiorentino di Careggi a Pisa, da  Prato ad Arezzo. La sanità toscana dal 18 maggio farà gli “straordinari” per recuperare le  lista di attesa che si sono create dopo due mesi di blocco per l’emergenza coronavirus: orari più lunghi per visite e prestazioni negli ambulatori già prenotate ai cup, mentre la libera professione dei medici negli ospedali, la cosiddetta intramoenia, riprenderà a metà giugno.

È quanto prevede un accordo tra Regione e sindacati dei medici ospedalieri. I professionisti saranno “chiamati a mettere in campo un ulteriore, straordinario sforzo”, si legge in un comunicato ufficiale, perché la ripresa delle attività cliniche ambulatoriali durante la fase 2 richiederà molto impegno. Tra marzo e aprile, per la situazione creata dal Covid-19, tutte le attività programmate sono saltate. Ora che la pressione sul sistema sanitario è diminuita, si ragiona su come rimettersi al passo e anche su come organizzare la sanità nella fase 2, quella di convivenza con il coronavirus.

Visite mediche e ambulatori: fase 2 in Toscana

Ogni Asl della Toscana dal 18 maggio dovrà garantire almeno il 60% delle prestazioni svolte di norma fuori dall’emergenza, allungando i consueti orari, ad esempio al pomeriggio o di sabato. Si partirà dal ripulire le liste di attesa, ricontattando tutti i pazienti che hanno prenotato tramite cup o direttamente negli ambulatori, per verificare se il servizio sia stato già erogato dal sistema sanitario regionale o se sia necessario fissare un nuovo appuntamento.

Per quanto riguarda le visite di controllo e di follow up, l’accordo prevede che le Asl dovranno definire un programma per rimettersi in pari, sempre con orari aggiuntivi oppure con televisite, grazie a consulti medici online. Secondo le stime, per smaltire le liste di attesa che si sono create con lo stop dei servizi per la crisi coronavirus, sarà necessario quasi un mese, in particolare dai 21 ai 28 giorni.

Libera professione: le regole per la fase 2 dell’intramoenia in Toscana

L’intesa tra sindacati e Regione Toscana prevede che la libera professione (intramoenia) riprenderà il 15 giugno. Anche in questo caso i pazienti che hanno già prenotato una prestazione saranno richiamati per prendere un nuovo appuntamento.

In ogni caso a fine maggio sarà fatto un primo punto della situazione, per capire se la tabella di marcia sia stata rispettata e per decidere, eventualmente, delle soluzioni. Aggiornamenti sul portale della Regione Toscana.