martedì, 7 Aprile 2026
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Coronavirus, terzo giorno sotto i 100 casi: le notizie del 23 aprile in Toscana

Continua a scendere, ed è ormai un trend consolidato, il contagio da coronavirus in Toscana: le ultime notizie parlano di 80 nuovi casi rilevati da ieri. È il terzo giorno consecutivo con meno di 100 casi, non accadeva dal 13 marzo. Stabili però i decessi, con altri 18 morti nelle ultime ventiquattro ore.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (23 aprile)

Il totale dei casi rilevati in Toscana dall’inizio dell’epidemia sale a 8.780. Sull abase delle province di segnalazione, 2.795 sono i casi segnalati a Firenze (35 in più rispetto a ieri), 486 a Prato (7 in più), 592 a Pistoia (9 in più), 959 a Massa Carrara (2 in più), 1.225 a Lucca (4 in più), 823 a Pisa (5 in più), 495 a Livorno (1 in più), 597 ad Arezzo (10 in più), 414 a Siena (2 in più), 394 a Grosseto (5 in più). Quanto alla suddivisione per Asl, 51 in più quindi i casi riscontrati oggi nell’Asl centro, 12 nella nord ovest, 17 nella sud est.

La Toscana sale al 10° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 235 casi per 100.000 abitanti (la media italiana è di 300 ogni 100.000, dato di ieri). Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa con 492 casi x100.000 abitanti, Lucca con 316, Firenze con 276, la più bassa Livorno con 148.

Il bollettino sul coronavirus in Toscana del 23 aprile

I 18 nuovi decessi riguardano 12 uomini e 6 donne con un’età media di 81,9 anni. In gran parte nella provincia di Firenze, 15, gli altri 3 in quella di Lucca. Dall’inizio del contagio sono 723 i deceduti: 217 a Firenze 38 a Prato, 72 a Pistoia, 111 a Massa Carrara, 104 a Lucca, 66 a Pisa, 41 a Livorno, 28 ad Arezzo, 25 a Siena, 14 a Grosseto, 7 persone sono decedute in territorio toscano ma erano residenti fuori regione.

La mappa del contagio in Toscana

Il tasso grezzo di mortalità toscano (numero di deceduti/popolazione residente) per Covid-19 è di 19,4 x 100.000 residenti contro il 40 x 100.000 della media italiana (12esima regione).

I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 118.177, 4.077 in più rispetto a ieri. Quelli analizzati nell’ultimo giorno sono 3.300.

Sempre più guariti

Si riducono ulteriormente le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid che oggi sono complessivamente 959 (35 in meno di ieri), di cui 168 in terapia intensiva (-6 rispetto a ieri). È il punto più basso raggiunto dal 18 di marzo 2020 per le terapie intensive ed dal 21 di marzo per i ricoveri totali.

Le persone complessivamente guarite salgono a 1.886 (più 58 rispetto a ieri): 995 persone “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 891 (più 58 persone) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo: questa è la categoria che ha annoverato l’intero ammontare delle guarigioni odierne.

Le persone in isolamento a casa sono 5.212. Si tratta di casi rilevati come positivi con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (39 in più rispetto a ieri). Altre 17.267 (6 in più rispetto a ieri) persone, anch’esse isolate, sono in sorveglianza attiva perché hanno avuto contatti con persone contagiate (Asl centro 8.300, nord ovest 7.750, sud est 1.217).

Le app salta fila al supermercato (o per sapere quanta coda c’è)

Bastano pochi click, o meglio pochi tocchi sulla app, per fare il “biglietto” salta fila, anche per l’ingresso al supermercato: da Coop a Esselunga le grandi catene stanno pensando a come ridurre le attese davanti ai negozi e un’aiuto arriva dalle applicazioni per smartphone e dal web. Salt@lafila, CoD@Casa e Ufirst sono i nomi di questi nuovi sistemi di prenotazione degli accessi, ma negli ultimi tempi sono spuntati anche servizi indipendenti che  permettono di sapere quanta coda c’è davanti ai punto vendita grazie alle segnalazioni degli alti utenti.

Con il coronavirus dovremo abituarci a un nuovo modo di fare la spesa anche nella fase due: quindi, calma, mascherina e smartphone per aspettare il meno possibile dietro il carrello.

Coop, salta la fila al supermercato e fai la coda a casa

Coop è stata una delle prime insegne a sperimentare le “app salta fila”, in modo diverso a seconda della zona d’Italia. Se in Lombardia, in Liguria e nei punti vendita del nord Italia (quelli che fanno capo ad Alleanza 3.0) è attivo il servizio online CoD@Casa, in Toscana Unicoop Firenze ha lanciato l’app Salt@lafila (qui i dettagli) che sarà via via attivata in 60 supermercati, circa la metà dell’intera rete di vendita, in 7 province (Firenze, Prato, Pistoia, Pisa, Lucca, Siena, Arezzo).

Il funzionamento delle due piattaforme è simile. Durante l’orario di apertura del supermercato alcuni posti vengono riservati a chi prenota l’ingresso via app: basta registrarsi sul web, scegliere il momento della giornata in cui si preferisce fare la spesa e una volta ricevuta la mail di conferma sarà possibile presentarsi all’ingresso all’ora indicata mostrando da smartphone la propria prenotazione “salta fila”.

Fase 2, posso fare la spesa in un supermercato fuori dal mio Comune?

Esselunga: l’app Ufirst che taglia la coda

Anche Esselunga si è subito mossa per studiare progetti per diminuire l’attesa davanti al supermercato e ha lanciato l’app Ufirst (ve ne abbiamo parlato qui). Si tratta di una piattaforma che è stata messa a disposizione della grande distribuzione nell’ambito della Solidarietà digitale, iniziativa promossa dal Ministero dell’Innovazione durante l’emergenza coronavirus.

In questo caso l’applicazione, una volta registrati, fornisce un numero di ingresso digitale ed è possibile seguire direttamente da casa l’andamento della coda (virtuale): il sistema invia alcune notifiche sullo smartphone del cliente quando è il momento di andare a fare la spesa. L’app Ufirst copre al momento una quarantina di negozi Esselunga in tutta Italia: in Toscana è disponibile a Firenze (Novoli e via Masaccio), Sesto Fiorentino e Prato (via Fiorentina) ma la lista viene aggiornata periodicamente.

Supermercati e spesa senza aspettare: le app controlla coda

Ci sono poi i servizi web che grazie alla geolocalizzazione e alle segnalazioni degli stessi utenti in coda riescono a stimare quanta fila c’è davanti al supermercato e quindi permettono ai clienti di scegliere il negozio dove c’è meno da aspettare prima di entrare a fare la spesa.

Qui vi abbiamo parlato di Dovefila e Filaindiana, che funzionano in modo analogo:  si accede a una mappa ed è possibile controllare i tempi di attesa nei negozi vicino casa semplicemente scorrendo sulla cartina. Quandospesa invece è una app per Android e Apple da scaricare sul cellulare, che consiglia i periodi di minor affluenza di pubblico nel  supermercato prescelto.

I negozi aperti (e quelli chiusi) il 25 aprile e il 1 maggio in Toscana

Chiunque venda cibo da asporto, edicole, farmacie e parafarmacie. Sono questi i soli negozi autorizzati a restare aperti il 25 aprile e il 1 maggio 2020 secondo quanto deciso dalla Regione Toscana: chiusi tutti gli altri. Compresi i centri commerciali, anche se potranno fare consegna a domicilio.

L’ordinanza 41 della Regione Toscana, firmata ieri, ha dato il via libera al cibo take away dei ristoranti e di tutti i negozi alimentari che preparano cibo da asporto. Già oggi possono quindi riaprire rosticcerie, piadinerie, friggitorie, gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio e tutte le attività alimentari artigianali. Oltre, naturalmente, ai ristoranti, compresi quelli degli alberghi con ristorante, se abilitati alla somministrazione al pubblico.

Cibo da asporto con limitazioni: solo su ordinazione (online o telefonica), un cliente per volta all’orario fissato, niente bevande ma solo cibo. Il testo completo dell’ordinanza 41.

I negozi aperti il 25 aprile e il 1 maggio

Ristoranti e negozi alimentari potranno lavorare anche nei prossimi giorni festivi. Oltre a loro, il 25 aprile e il 1 maggio potranno rimanere aperte tutte le edicole e le rivendite di giornali della Toscana, le farmacie e le parafarmacie.

I negozi chiusi il 25 aprile e il 1 maggio

Tutti gli altri negozi saranno obbligati a restare chiusi sia il 25 aprile che il 1 maggio. Un divieto che vale per tutti, dai negozi di vicinato ai grandi supermercati e centri commerciali. Con una sola concessione: potranno effettuare consegna a domicilio.

Coronavirus, la tabella del rischio e i codici Ateco per le riaperture

La fase 2 inizierà presto, forse già dal 27 aprile: ma in modo graduale, seguendo le indicazioni della tabella del rischio inclusa nel “piano Colao” che individua una classe di rischio da coronavirus per ogni codice Ateco delle attività.

Piano Colao, la tabella del rischio coronavirus

L’idea è che si può – e si deve, per evitare danni economici irrecuperabili – lavorare anche con il coronavirus. Prendendo, ovviamente, tutte le precauzioni possibili. Anche a seconda del tipo di attività che si svolge. La tabella del rischio del cosiddetto “piano Colao” per la ripartenza classifica ogni codice Ateco in base a due parametri.

Il primo è la classe di aggregazione sociale, che valuta la probabilità di assembramenti nel luogo di lavoro. Quanto è possibile, insomma, mantenere il distanziamento sociale. Il punteggio va da un minimo di 1 a un massimo di 4. Se il lavoro di ufficio e nelle fabbriche, con i dovuti accorgimenti, è valutato un 1, le attività sportive, di intrattenimento e divertimento – una partita allo stadio o un concerto, ad esempio – sono un 4.

Fase 2, calendario della riapertura: bar, negozi e l’anticipo del 27 aprile

L’altro parametro è la classe di rischio integrato, quanto cioè l’attività di per sé espone i lavoratori al contagio. È valutata secondo una scala “basso – medio – alto”, con valori intermedi (“medio-basso” e “medio-alto”). Se la maggior parte del lavoro in fabbrica è “basso”, l’assistenza sanitaria e sociale è “alto”.

La combinazione dei due valori in tabella dà un indice di rischio complessivo per ciascuna attività (dunque per ciascun codice Ateco) al momento in cui potrà riprendere il lavoro dopo la fase acuta dell’epidemia da coronavirus in Italia. Alcune lo hanno già fatto, altre si aggiungeranno nelle prossime settimane.

Il piano Colao per la fase 2

L’ordine da seguire per la ripresa delle attività nella fase 2 è quello del minor rischio: così, la task force presieduta da Colao ha indicato che i primi a tornare a lavorare siano i lavoratori delle imprese con codice Ateco B, C, F, G, L, M, N. In altre parole, la manifattura, le costruzioni, il commercio e il mondo dei servizi (con qualche eccezione).

Fase 2 e spostamenti tra Comuni: il 4 maggio si potrà uscire liberamente?

Tra le attività più a rischio ci sono il trasporto aereo, le professioni sanitarie, tutto il mondo delle scommesse e del gioco d’azzardo, le attività sportive, l’intrattenimento e il divertimento.

Rientro a lavoro, i 60enni restano a casa

Tra le proposte del piano Colao per la fase 2 c’è quella di lasciare a casa la fascia demografica dei lavoratori più a rischio, gli ultra 60enni. Per loro, smart working se possibile, altrimenti esonero completo dal lavoro.

Solo un’ipotesi, sulla quale il governo sta riflettendo e che non è detto venga accolta. Anzi, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il premier Conte sembra piuttosto contrario all’idea di non far tornare i 60enni al lavoro. Si tratterebbe, secondo una prima stima, di circa 900 mila lavoratori in Italia di cui il sistema produttivo faticherebbe a fare a meno.

La tabella di rischio per codice Ateco in formato pdf e Word

Diffusa nei giorni scorsi, la tabella delle classi di rischio per la ripartenza delle attività nella fase 2, in base al loro codice Ateco, è disponibile qui di seguito in formato pdf e Word.

Cosa piantare nell’orto sul balcone (o nel giardino di casa)

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Se vi state chiedendo cosa piantare nell’orto che avete creato sul balcone o nel piccolo giardino di casa, la primavera è il momento giusto per mettersi all’opera: tra aprile e maggio la stagione è matura per coltivare frutti e ortaggi, anche in vaso, dalle fragole al basilico, fino ai pomodori. “Questo è il periodo migliore, sono passate le gelate e qualunque seme mettiamo nella terra è pronto per crescere”, spiega Giacomo Salizzoni, architetto che nel cuore di Firenze ha ideato in un’ex pista di atletica il community garden degli Orti Dipinti, un po’ campo urbano, un po’ luogo di aggregazione e di didattica.

Adesso questo giardino collettivo è chiuso, Giacomo se ne prende cura per quando l’emergenza coronavirus sarà cessata, ma intanto dispensa consigli a chi vuole trasformare il terrazzo di casa in un campo a misura di città. Gli abbiamo chiesto l’ABC dell’orto sul balcone.

Come iniziare, il “kit” per l’orto sul balcone

Partiamo dalle basi. Per realizzare un orto sul balcone, la prima cosa da fare non è piantare subito ortaggi e aromatiche, ma guardare il sole: il terrazzo deve avere una buona esposizione. “Sono necessarie almeno 6 o 8 ore di luce solare diretta ogni giorno perché le piante crescano rigogliose – spiega Salizzoni – nel caso non avessimo tutta questa luce, possiamo concentrarci più su lattuga o cicoria, che soffrirebbero se troppo esposte al sole, soprattutto tra maggio e luglio, mentre nella penombra possono trovare giovamento. Per di più l’insalata ha  bisogno di relativamente poca terra”.

Eccoci arrivati al secondo passo per il “contadino pensile”: la quantità di terra e i contenitori da mettere sul balcone per l’orto mignon. “Dalla mia esperienza ho notato che le persone più inesperte tendono a sovraccaricare piccoli vasi con tante piante, mentre conviene metterne un po’ meno, ma in grandi contenitori – osserva – in questi modo siamo sicuri che la pianta cresca forte, grande e rigogliosa, producendo molti più frutti”. Quindi la regola generale è meglio poche piante in un vaso, ma buone, perché hanno bisogno di molta terra.

L’orto in vaso, quale contenitore è il migliore per il terrazzo: cassetta o fioriera?

Via libera alle cassette e alle “vasche” di terra, se sono abbastanza alte, no invece ai normali vasi per fiori, bassi e tozzi. Per il terrazzo sono consigliati contenitori stretti e lunghi, in modo tale che il volume della terra si sviluppi in verticale e le radici possano andare in profondità. Per quanto riguarda l’acqua, prima di iniziare a piantare possiamo pensare a un sistema di irrigazione “sotterraneo”, fatto in casa, per il nostro orto sul balcone.

“Dare l’acqua dall’alto, ad esempio con un annaffiatoio, è sbagliato perché così sprechiamo molta risorsa idrica e gli elementi nutritivi vengono lavati via – chiarisce l’esperto di orti urbani – la subirrigazione garantisce invece pochi stress idrici a ciò che coltiviamo”. Questo sistema si può creare con delle ampolle di terracotta interrate oppure semplicemente riusando delle bottiglie di plastica (qui sotto il video tutorial girato nel community garden degli Orti Dipinti).

Cosa piantare nell’orto sul balcone (e in giardino) tra aprile e maggio

Per chi è alle prime armi, il consiglio è di comprare nei vivai o al supermercato non tanto i semi ma le piantine già pronte per essere travasate. Costano pochi euro e nel giro di un mese e mezzo avremo già qualcosa da mangiare, una filiera a “metro zero” che va dalla terrazza alla tavola. Cosa piantare nell’orto? Tra aprile e maggio è il momento migliore per coltivare pomodori, peperoni, peperoncini, zucchine, melanzane, cicoria, fragole, basilico in vaso o nel piccolo giardino di casa.

Un occhio di riguardo va dato agli abbinamenti, non tutto sta bene con tutto. La salvia ad esempio va d’accordo con pochi “colleghi”, che siano ortaggi o piante aromatiche, e deve essere tenuta lontano altrimenti rischia di far seccare in poco tempo il nostro orto sul balcone. “Basilico e pomodoro stanno bene insieme. Piante che occupano poco spazio come l’aglio possono essere inoltre messe sotto il pomodoro: oltre a lavorare in modo sinergico offrono una barriera naturale dai parassiti”. Per capire cosa piantare insieme ci sono le tabelle di consociazione degli ortaggi, ecco quella degli Orti Dipinti.

orto terrazzo cosa piantare insieme consociazione ortaggi

Tra le specie consigliate ai contadini urbani c’è pure un colorato fiore che si mangia, il nasturzio, perfetto per l’orto sul balcone biologico, dice chi se ne intende: “i semi sono facili da comprare anche online, con un costo ridotto – osserva il fondatore degli Orti Dipinti – . È una pianta bella e resistente, da una parte attrae insetti utili, che evitano l’uso di antiparassitari, dall’altra i fiori possono essere mangiati. Hanno un sapore leggermente pepato e sono ottimi se aggiunti all’insalata”.

Date da mangiare alle piante, non solo da bere: il concime fai date

Chiudiamo questa guida per realizzare sul balcone un rigoglioso orto con il capitolo fertilizzante: in media ogni mese la terra ha bisogno che sia ristabilito un buon equilibrio di nutrienti e minerali come fosforo, potassio e magnesio. La soluzione green è un concime anti-spreco, da fare in casa con fondi di caffè, gusci di uova tritati fino a ottenere una polvere e, quando disponibile, un “pizzico” di bucce di banana per arricchire il terreno.

E se abbiamo abbastanza spazio sul balcone, accanto all’orto possiamo installare una vermi-compostiera, grande come il cesto della biancheria sporca, ma più utile (e meno puzzolente). “Se ne trovano facilmente sul mercato, anche su Amazon con un prezzo piuttosto contenuto, non producono cattivi odori e permettono di ridurre il volume dei nostri rifiuti organici domestici ottenendo compost per le piante”. Non vi bastano questi consigli? Giacomo Salizzoni ha raccolto questi e altri suggerimenti nella green library gratuita degli Orti dipinti. Per diventare contadini urbani basta un click.

Cibo da asporto, via libera alla vendita per tutti i ristoranti in Toscana

Via libera alla vendita di cibo da asporto per tutti i locali e i ristoranti della Toscana, ma solo su ordinazione online o per telefono: lo stabilisce l’ordinanza 41 firmata oggi dal presidente della Regione Enrico Rossi.

Take away (ma solo su prenotazione) in Toscana

I ristoranti e i locali, anche artigianali, potranno vendere cibo da asporto, a patto di raccogliere prima la prenotazione e dare ai clienti un appuntamento, in modo da evitare gli assembramenti sia all’interno che all’esterno. Si potrà prenotare il cibo sia online che per telefono.

L’ordinanza del presidente della Regione Toscana dispone inoltre che i clienti dovranno restare all’interno dei locali solo il tempo strettamente necessario alla consegna del cibo take away da asporto e al pagamento. Dovranno poi uscire subito dopo. Resta vietata ogni forma di consumo sul posto.

L’ordinanza 41 della Regione Toscana

Tra gli altri contenuti dell’ordinanza 41 c’è la conferma della possibilità di vendere di semi, piante, fiori ornamentali e piante in vaso. Una disposizione già stabilita da un precedente atto e che vale anche per gli esercizi commerciali specializzati.

Confermata anche la possibilità di vendere calzature per bambini, sia nei negozi specializzati solo in calzature per l’infanzia che in quelli di abbigliamento per bambini.

L’ordinanza ribadisce poi che i distributori di benzina e carburante potranno continuare a funzionare con la presenza del gestore, che potrà determinare liberamente l’orario del servizio.

Negozi chiusi il 25 aprile e il 1° maggio

Si conferma anche che il 25 aprile e il 1 maggio tutti i negozi resteranno chiusi come previsto dall’ordinanza 37.

Con l’unica eccezione proprio dei negozi di alimentari e dei ristoranti, che potranno restare aperti per preparare cibo da asporto. Oltre a questi, saranno aperte edicole, farmacie e parafarmacie.

I negozi aperti (e quelli chiusi) il 25 aprile e il 1 maggio in Toscana

Asporto e take away in Toscana, il testo dell’ordinanza 41 (formato pdf e Word)

Il testo completo dell’ordinanza 41 firmata dal presidente della Regione Toscana è disponibile qui in formato pdf e Word.

Coronavirus, boom di guariti in Toscana: le notizie del 22 aprile

Un vero e proprio boom di guarigioni, 533 in un giorno. Sono buone le ultime notizie del bollettino regionale di oggi, mercoledì 22 aprile, sul contagio da coronavirus in Toscana. I nuovi casi sono 97, i decessi 19.

Coronavirus, il bollettino del 22 aprile in Toscana

I 97 nuovi casi tratteggiano un primo trend, tutto da confermare, di una forte diminuzione del contagio dopo i 96 casi rilevati ieri. Due giornate consecutive al di sotto dei 100 nuovi casi non si registravano dal 12 marzo scorso.

Il totale dei contagiati da coronavirus in Toscana dall’inizio dell’epidemia raggiunge la cifra tonda, 8.700. Sono 2.760 i casi segnalati nella provincia di Firenze (56 in più rispetto a ieri), 479 a Prato (6 in più), 583 a Pistoia (8 in più), 957 a Massa Carrara (1 in più), 1.221 a Lucca (6 in più), 818 a Pisa (7 in più), 494 a Livorno (2 in più), 587 ad Arezzo (7 in più), 412 a Siena (1 in più), 389 a Grosseto (3 in più).

La Toscana si conferma all’11° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 233 casi ogni 100.000 abitanti. La media italiana è di 305. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa con 491 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 315, Firenze con 273. La più bassa Livorno con 148.

Per quanto riguarda i decessi, sono 19 quelli registrati nelle ultime ventiquattro ore, 11 uomini e 8 donne con un’età media di 83,3 anni. Distribuiti così sul territorio: 9 le persone decedute nella provincia di Firenze, 2 a Prato, 1 a Pistoia, 1 a Massa Carrara, 2 a Lucca, 1 a Pisa, 2 a Livorno, e 1 ad Arezzo.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (22 aprile)

Il totale dal 1° febbraio scorso sale così a 705 morti: 202 a Firenze 38 a Prato, 72 a Pistoia, 111 a Massa, 101 a Lucca, 66 a Pisa, 41 a Livorno, 28 ad Arezzo, 25 a Siena, 14 a Grosseto. Oltre a questi, 7 persone decedute in Toscana ma residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (il rapporto tra deceduti e popolazione residente) per Covid-19 è di 18,9 ogni 100.000 residenti, contro il quasi 41 ogni 100.000 della media italiana. La Toscana è la 12esima regione per mortalità. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa (57 ogni 100.000), Lucca (26 x100.000) e Pistoia (24,6 x100.000), il più basso a Grosseto (6,3 x100.000).

Record di guariti, 533 in un giorno

La notizia di giornata è l’alto numero di nuovi guariti, 533. Il totale sale così a 1.828. Di questi, 995 persone “clinicamente guarite” (+55%), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione. Altre 833 (+27,6%) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Continuano a diminuire anche le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid. Oggi sono 994 (10 in meno di ieri), di cui 174 in terapia intensiva (3 in più rispetto a ieri).

Altre 5.173 persone sono in isolamento a casa (-445 rispetto a ieri) con sintomi lievi o asintomatici. Sono 17.261 (meno 645 rispetto a ieri le persone, anch’esse isolate, in sorveglianza attiva perché hanno avuto contatti con persone contagiate (Asl centro 8.259, nord ovest 7.773, sud est 1.229).

I tamponi eseguiti raggiungono quota 114.100. Sono 4.175 in più quelli effettuati rispetto a ieri, mentre quelli analizzati oggi sono 3.477.

Coronavirus, la fase 3 in Italia: quando inizia e cosa prevede

Non c’è due senza tre, verrebbe da dire. Se la fase 2 dell’emergenza coronavirus in Italia è ormai alle porte, è tempo anche di cominciare a interrogarsi su quando inizia e cosa prevede la fase 3, quella di un graduale ritorno alla normalità.

Cosa si prevede per la fase 3 del coronavirus in Italia

Normalità per modo di dire. Mascherine e distanziamento sociale continueranno a essere la regola fin quando non sarà diffuso un vaccino che ancora non esiste. Lo ha detto ieri il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la sua informativa al Senato. In cosa consiste dunque la fase 3 dell’emergenza coronavirus in Italia?

Se per fase 2 si intende la graduale riapertura dei negozi, pur con delle eccezioni e le massime misure di sicurezza per convivere con il virus, la fase 3 sarà quella della ripresa della vita una volta che il Covid 19 sarà in qualche modo tenuto sotto controllo.

Fase 3, il programma delle riaperture

Non si ripartirà tutti insieme. Il criterio che si continuerà a seguire è lo stesso elaborato dalla task force di esperti presieduta da Vittorio Colao per la fase 2 dell’emergenza coronavirus, quello della tabella del rischio. A ciascuna attività – identificata anche in questo caso dal suo codice Ateco – vengono associati due punteggi. Il primo è la classe di rischio, il secondo quella di aggregazione sociale. Le imprese che nella tabella hanno l’indice complessivo di rischio più basso, saranno le prime a ripartire nella fase 2.

Coronavirus, la tabella di rischio per le riaperture

Così, ad esempio, l’industria alimentare che ha basso indice di rischio e bassa classe di aggregazione sarebbe tra le prime a ripartire. Al contrario, il trasporto aereo (alto rischio e alta aggregazione) dovrà aspettare.

Con la possibilità di far scattare dei lockdown locali nelle aree in cui il rischio dovesse innalzarsi di nuovo. A seconda di tre parametri, monitorati costantemente: l’andamento dei contagi, la disponibilità di posti letto negli ospedali Covid e la reperibilità di mascherine e altri dispositivi di protezione.

Scuola, riapertura a settembre?

Il settore in cui l’inizio della fase 3 sarà il più inequivocabile è quello della scuola, per il momento orfana di una strategia che vada oltre il “chiudere tutto”. Se oggi siamo alla didattica e agli esami a distanza, la fase 3 sarà quella della riapertura della scuola e del ritorno degli studenti.

Ci saranno lacune da colmare e misure di sicurezza straordinarie da poter adottare. Perché sia tutto pronto per settembre, all’inizio del prossimo anno scolastico, serve un gigantesco investimento in strutture e in soluzioni strategiche.

Fase 2 e spostamenti tra Comuni: il 4 maggio si potrà uscire liberamente?

Treni, bus e trasporti: cosa cambia con il coronavirus

Ripartono le scuole, ripartono le aziende, ripartiranno con loro anche gli spostamenti. Anche per il trasporto pubblico, nella fase 3, serviranno misure straordinarie per quanto riguarda la sanificazione dei mezzi e la gestione del flusso di utenti. Mascherine e altri dispositivi di protezione continueranno a essere obbligatori, ma difficilmente sarà possibile rispettare le norme di distanziamento sociale.

Secondo le stime dell’associazione dei trasporti Asstra, mantenere il metro quadro di spazio riservato a ciascun passeggero comporterebbe una riduzione tra il 50 e il 70% della capacità di carico di bus e treni. Troppo per poter garantire un’offerta sufficiente e troppo anche per poter sostenere i costi. È possibile quindi che il trasporto pubblico opererà in deroga.

In molte città si sta discutendo della possibilità di sospendere le Ztl e la sosta a pagamento, visto il probabile boom dell’uso di mezzi privati.

Una delle proposte in esame è quella di differenziare gli orari di ingresso e uscita di aziende e scuole, in modo da non concentrare nelle stesse fasce orarie il traffico e l’afflusso sui mezzi pubblici.

Dallo sport al cinema

La fase 3 sarà anche quella della ripresa di cinema, teatri, concerti ed eventi sportivi. Anche in questo caso è troppo presto per ipotizzare una data. Non accadrà prima del prossimo autunno, nel migliore dei casi. Ma l’attesa di un grande festival o di una partita allo stadio potrebbe prolungarsi anche di molti mesi.

Quando inizia la fase 3 in Italia

Prevederlo oggi è poco più che un auspicio. Ma la fase 3 in Italia potrebbe avere inizio a settembre, quando inizia il nuovo anno scolastico, il primo del dopo coronavirus. Con la riapertura della scuola e la ripresa graduale di tutto il tessuto produttivo si potrà legittimamente iniziare a parlare di fase 3.

Cig, quando chiedere l’anticipo della cassa integrazione e a quali banche

Dalla cassa integrazione ordinaria a quella in deroga fino agli altri ammortizzatori sociali, in Toscana non c’è bisogno di aspettare il pagamento da parte dell’Inps, ma il lavoratore può fare richiesta dell’anticipo direttamente alle banche che hanno firmato l’accordo con la Regione. In pratica si tratta di un’apertura di credito fino a 1.400 euro, a interessi zero, nel caso di integrazioni del reddito attivate dalle aziende in crisi a seguito dell’emergenza coronavirus e in particolare: Cigo (cassa integrazione ordinaria), Fis (Fondo d’Integrazione Salariale), Cig in deroga e Cisoa (operatori agricoli).

I lavoratori dovranno aprire un conto corrente ad hoc nella propria banca (o un nuovo conto corrente se il proprio istituto di credito non è tra quelli convenzionati) e vedranno arrivare quanto dovuto, in poco tempo, senza dover attendere le procedure dell’Inps per l’erogazione dell’assegno. L’anticipo è possibile grazie all’intesa siglato a metà aprile dalla Regione Toscana con i principali istituti di credito.

Pagamento della cassa integrazione, quando e come fare richiesta dell’anticipo

Per ottenere l’anticipo basta che l’azienda abbia presentato domanda di cassa integrazione o di integrazione salariale con pagamento diretto da parte dell’Inps. Non c’è bisogno di aspettare: il lavoratore si può rivolgere subito in banca, compilare una richiesta online allegando la dichiarazione dell’azienda, con indicato l’importo spettante in modo che possa essere calcolata la cifra da anticipare.

“La richiesta del lavoratore potrà avvenire immediatamente – spiega l’assessore al lavoro della Toscana, Cristina Grieco – e l’istituto procederà all’erogazione dell’anticipo senza dover aspettare l’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione del trattamento delle Cig”. Non c’è da attendere né il via libera della Regione né la presentazione dei modelli SR41 all’Inps, precisano gli uffici della giunta.

A quali banche può essere fatta domanda

L’accordo con la Regione Toscana per l’anticipo della cassa integrazione (cig ordinaria e in deroga) e le altre integrazioni salariali è stato firmato dalle principali banche del territorio. Altre potranno aggiungersi nei prossimi giorni. Ecco l’elenco:

  • Cassa Risparmio di Volterra
  • Banca Popolare di Lajatico
  •  Monte dei Paschi di Siena
  • Unicredit
  • Banca Cambiano
  • Intesa Sanpaolo
  • Banca Alta Toscana Credito Cooperativo
  • Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo
  • Banca Centro – Credito Cooperativo Toscana-Umbria
  • Banco Fiorentino – Mugello Impruneta Signa – Credito Cooperativo
  • ChiantiBanca Credito Cooperativo
  • Banca dell’Elba Credito Cooperativo
  • Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo
  • Banca di Pisa e Fornacette Credito Cooperativo
  • Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve
  • Banca Tema Terre Etrusche e di Maremma – Credito Cooperativo
  • Banca del Valdarno Credito Cooperativo
  • Credito Cooperativo Valdarno Fiorentino Banca di Cascia
  • Banca Valdichiana – Credito Cooperativo di Chiusi e Montepulciano
  • Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana Credito Cooperativo
  •  ViVal banca – Banca di Credito Cooperativo di Montecatini Terme Bientina e S. Pietro in Vincio.

Il modulo per l’anticipo della cassa integrazione in deroga e ordinaria

Sul sito della Regione Toscana sono disponibili i moduli per richiedere l’anticipo del pagamento della cassa integrazione. L’intesa prevede una tripla garanzia: quella del lavoratore chiamato ad estinguere il debito residuo che eventualmente rimanesse dopo il versamento dell’assegno da parte dell’Inps, quella dell’azienda che potrà rimborsare la banca con i successivi stipendi e quella, in ultima istanza, del fondo di garanzia che sarà attivato dalla Regione Toscana.

Coronavirus, nuovi casi al minimo in Toscana: il bollettino del 21 aprile

Sono 96 i nuovi casi di positività al coronavirus in Toscana, l’aumento giornaliero minimo registrato dal 16 marzo scorso. Ci sono però anche 19 decessi: queste le ultime notizie dal bollettino regionale di oggi, martedì 21 aprile, sul contagio da coronavirus in Toscana.

La mappa del contagio

Il totale dei casi rilevati dall’inizio dell’epidemia raggiunge quota 8.603. Sono distribuiti così a livello di province di segnalazione: 2.704 casi a Firenze (51 in più rispetto a ieri), 473 a Prato (1 in più), 575 a Pistoia (7 in più), 956 a Massa Carrara (7 in più), 1.215 a Lucca (2 in più), 811 a Pisa (7 in più), 492 a Livorno (1 in più), 580 ad Arezzo (13 in più), 411 a Siena (4 in più), 386 a Grosseto (3 in più). 59 in più quindi i casi riscontrati oggi nell’Asl centro, 17 nella nord ovest, 20 nella sud est.

Coronavirus, il bollettino del 21 aprile in Toscana

La Toscana resta all’11° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 231 casi ogni 100.000 abitanti (la media italiana è di 300, dato di ieri). Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa con 491 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 313, Firenze con 267. La più bassa Livorno con 147.

Scende ancora il numero di ricoverati nei posti letto dedicati ai pazienti Covid: sono 1.004, 28 in meno di ieri. Di questi, 171 sono in terapia intensiva (complessivamente -11 rispetto a ieri). È il dato più basso raggiunto dal 18 di marzo 2020 per le terapie intensive.

I guariti salgono a 1.295 (più 23 rispetto a ieri): 642 persone “clinicamente guarite” (-18 persone), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 653 (+41 persone) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (21 aprile)

I 19 decessi registrati da ieri riguardano 12 uomini e 7 donne con un’età media di 85,8 anni. Relativamente alla provincia di notifica del decesso, 8 le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Prato, 2 a Massa, 2 a Lucca, 2 a Pisa, 3 ad Arezzo ed 1 a Siena.

Sono 686 i deceduti dall’inizio dell’epidemia, così ripartiti sui territori: 193 a Firenze 36 a Prato, 71 a Pistoia, 110 a Massa, 99 a Lucca, 65 a Pisa, 39 a Livorno, 27 ad Arezzo, 25 a Siena, 14 a Grosseto, 7 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (il numero dei deceduti sul totale della popolazione residente) per Covid-19 è di 18,4 ogni 100.000 residenti. Meno della metà del 40 ogni 100.000 della media italiana (12° regione per mortalità). Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa (56,4 x 100.000), Lucca (25,5 x 100.000) e Pistoia (24,3 x 100.000), il più basso a Grosseto (6,3 x 100.000).

Complessivamente, 5.618 persone sono in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (82 in più rispetto a ieri).

Sono 17.906 (meno 283 rispetto a ieri) le persone, anch’esse isolate, in sorveglianza attiva perché hanno avuto contatti con persone contagiate (Asl centro 8.214, nord ovest 8.365, sud est 1.327).

I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 109.925, 4.068 in più rispetto a ieri. Quelli analizzati oggi sono 3.903.