martedì, 7 Luglio 2026
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Nuova mostra al Museo Novecento dedicata a Georg Baselitz

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La nuova mostra al Museo Novecento di Firenze è dedicata a Georg Baselitz, uno dei protagonisti assoluti dell’arte contemporanea, realizzata in collaborazione con lo studio dell’artista.

Con Baselitz. Avanti! il Museo Novecento ospita per la prima volta in Italia un progetto di grande respiro che pone al centro una dimensione fondamentale, ma meno indagata, della sua pratica: la grafica.

L’esposizione, che sarà visitabile fino al 13 settembre 2026, segna un ritorno particolarmente significativo dell’artista a Firenze, città con cui intrattiene da decenni un rapporto intenso e personale. Curata da Sergio Risaliti in collaborazione con Daniel Blau, riunisce oltre centosettanta opere tra lavori su carta, dipinti e sculture, costruendo un percorso articolato che attraversa più di sessant’anni di attività e restituisce una lettura approfondita della sua ricerca.

La grafica per Baselitz

Nel lavoro di Georg Baselitz la grafica non rappresenta un ambito secondario rispetto alla pittura o alla scultura, ma un terreno autonomo di sperimentazione in cui l’artista ha continuamente verificato, sviluppato e talvolta ridefinito le proprie immagini e i propri temi. Fin dagli anni Sessanta incisione, xilografia e linoleografia costituiscono per lui uno spazio di libertà e di rigore tecnico insieme, un luogo in cui l’immagine può essere scomposta, analizzata e ricostruita attraverso processi tanto lenti e complessi quanto “aggressivi” e “inediti”. Le prime sperimentazioni incisorie risalgono al 1964, quando Baselitz lavorò nel laboratorio di stampa del castello di Wolfsburg in Bassa Sassonia, esperienza che segnò l’inizio di un interesse destinato a diventare una componente permanente della sua pratica. In questo percorso Firenze ebbe un ruolo decisivo: durante il suo soggiorno in città negli anni Sessanta l’artista entrò in contatto diretto con la tradizione grafica rinascimentale e manierista, scoprendo le incisioni di maestri come Parmigianino e approfondendo tecniche calcografiche sviluppate già nel rinascimento. Da quel momento Baselitz non ha mai smesso di tornare allo studio di stampa, utilizzando la grafica come uno strumento privilegiato per riflettere sulle proprie immagini e sui propri processi creativi.

Chi è Georg Baselitz

Nato nel 1938 a Deutschbaselitz, in Sassonia, Baselitz cresce nella Germania devastata dalla guerra e segnata dalle profonde fratture politiche e morali del dopoguerra. Questo contesto storico ha esercitato un’influenza duratura sulla sua visione artistica, contribuendo a formare uno sguardo inquieto e critico nei confronti della storia, dell’identità e delle immagini della tradizione. Fin dagli esordi l’artista rifiuta l’adesione a movimenti, gruppi o correnti, scegliendo una posizione autonoma rispetto alle tendenze dominanti dell’arte contemporanea. In un periodo in cui l’astrazione sembrava aver definitivamente soppiantato la figurazione, Baselitz intraprende una personale ricostruzione dell’immagine a partire dalle sue macerie, sviluppando un linguaggio figurativo potente e volutamente destabilizzante. Le sue opere mettono al centro il corpo umano, spesso rappresentato in forme frammentate, deformate o isolate dal contesto narrativo.

Uno dei gesti più noti e radicali introdotti dall’artista è il capovolgimento delle figure, che a partire dal 1969 diventa un principio strutturale del suo lavoro. Presentando le immagini “sottosopra”, Baselitz sottrae il soggetto alla lettura immediata e alla funzione descrittiva, obbligando lo spettatore a confrontarsi con l’opera in modo diverso e più consapevole. Il rovesciamento non è un semplice espediente provocatorio, ma un dispositivo concettuale attraverso il quale mette in discussione le convenzioni percettive e culturali della rappresentazione. L’immagine, privata del suo orientamento abituale, si trasforma in un campo in cui emergono con maggiore evidenza il gesto pittorico, la relazione tra colore e superficie, la struttura compositiva e la tensione tra figura e spazio.

Il percorso espositivo

Il percorso espositivo si sviluppa sui tre piani del museo, attraversando diverse fasi della produzione dell’artista e restituendo una visione ampia della sua ricerca, oltre alla pluralità delle tecniche che la caratterizzano.

Fin dall’ingresso il pubblico è introdotto nel mondo figurativo di Baselitz attraverso una serie di grandi linoleografie realizzate tra la fine degli anni Settanta e gli anni Duemila, in cui compaiono alcuni dei motivi più ricorrenti della sua iconografia, tra cui il corpo umano isolato o in coppia, figure frammentate e soggetti legati alla dimensione dell’eros, potentissimo è l’uso del nero dei segni incisori che definiscono le figure.

Nella cappella dell’ex-Leopoldine è presentato un nucleo di opere che mette in dialogo grafica e scultura, includendo Pace Piece (2004), una scultura originariamente realizzata per una mostra (Forme per il David. 2004 Baselitz, Fabro, Kounellis, Morris, Struth) dedicata al David di Michelangelo Buonarroti presso la Galleria dell’Accademia, e una serie di acquatinte alla maniera dello zucchero, immagini di piedi e mani che possono evocare in questo contesto icone e reliquie di sante e santi come si trovano negli edifici di culto.

A partire dagli anni Ottanta Georg Baselitz affianca stabilmente la scultura alla pittura e alla grafica, aprendo un ulteriore campo di sperimentazione all’interno della sua pratica. La sua prima apparizione pubblica come scultore avviene nel 1980 alla Biennale di Venezia, dove presenta un grande corpo in legno parzialmente dipinto che emerge da un blocco non lavorato. L’opera, Modell für eine Skulptur (Modello per una scultura, 1979-80) suscitò immediatamente un acceso dibattito sui media per la sua ambiguità iconografica e per le implicazioni storiche e politiche che molti vi lessero, rivelando la capacità dell’artista di affrontare temi complessi attraverso immagini volutamente instabili e contraddittorie. Nella scultura Baselitz trova un mezzo particolarmente diretto, meno mediato dall’ “artificio” della pittura e quindi più vicino alla dimensione fisica e concreta della materia. Il legno, materiale privilegiato di queste opere, viene lavorato con strumenti come motoseghe, asce e scalpelli, che incidono la superficie lasciando tracce evidenti del processo di lavorazione.

Ogni colpo diventa così un segno che trasforma la massa in immagine e rende visibile la tensione tra forma e materia. A partire dagli inizi degli anni duemila, Baselitz inizia a fondere le sculture lignee in bronzo, in modo da conservare fedelmente tanto le venature, quanto le tracce della lavorazione, trasferendo nel metallo la memoria del materiale originario. Alla policromia iniziale subentra una patinatura nera uniforme che accentua la compattezza e la forza plastica delle figure, come testimonia 1965 (2024) la grande scultura bronzea che occupa il centro del chiostro del Museo. Insieme ad essa e alla monumentale Pace Piece (2004) in prestito dalla Galleria dell’Accademia, in mostra sono presenti altre opere significative Dresdner Frauen – Elke (Donne di Dresda – Elke , 1989/2003), Römischer Gruß (Saluto Romano 2004/2025), and Gelbes Bein (Gamba Gialla, 1993/2021).

Le sale del primo piano del museo ospitano una selezione di xilografie e linoleografie di diversi formati, affiancate da alcuni dipinti che permettono di cogliere le relazioni tra i diversi linguaggi utilizzati dall’artista. In questo contesto compaiono alcuni dei temi più noti della sua produzione, tra cui i lavori legati al ciclo degli Eroi, realizzato a Berlino tra il 1965 e il 1966, in cui figure monumentali e isolate emergono da paesaggi devastati come simboli di un mondo ferito e moralmente instabile. Questi personaggi, spesso raffigurati con uniformi lacere o in pose goffe e vulnerabili, incarnano la condizione di sconfitta e disorientamento che caratterizzava l’Europa del dopoguerra. Accanto a queste opere compaiono altri motivi ricorrenti dell’immaginario di Georg Baselitz, come le teste e i profili isolati, i celebri Orangenesser (Mangiatori di Arance) dei primi anni ’80 e le figure capovolte che diventeranno uno dei segni distintivi della sua produzione.

Un intero ambiente è dedicato alla serie dei cosiddetti Remix, avviata a partire dal 2005, in cui Baselitz torna a confrontarsi con alcune delle proprie opere storiche reinterpretandole con uno stile spesso più libero, sintetico e immediato. Questo processo di revisione e rielaborazione testimonia il rapporto complesso che l’artista intrattiene con la propria storia visiva, concepita non come un archivio statico ma come un repertorio di immagini continuamente aperto a nuove trasformazioni.

La grande galleria al secondo piano del museo presenta infine una selezione di opere legate alla produzione grafica più recente di Baselitz, tra cui alcuni lavori realizzati nel 2025 e esposti per la prima volta in questa esposizione. Tra questi figurano nuove acquatinte, che sembrano delicati disegni a inchiostro e stampati, su fondo dorato che testimoniano la continua sperimentazione tecnica dell’artista e la sua capacità di rinnovare linguaggi tradizionali. In queste sale trovano spazio anche diversi cicli di opere sviluppati negli ultimi anni, come quelli legati alla serie Avignon del 2014, presentata nel 2015 alla Biennale di Venezia, in cui figure nude e invecchiate appaiono sospese nello spazio come presenze fragili e quasi scheletriche. Il titolo del ciclo rimanda all’ultima grande mostra di Pablo Picasso al Palais des Papes di Avignone nel 1970, evento accolto con freddezza dalla critica ma destinato a diventare una testimonianza potente della vitalità creativa dell’artista ormai anziano.

Altri motivi ricorrenti presenti nelle opere esposte includono il frammento di gambe tratto dal ciclo Spaziergang ohne Stock (2004), che nelle opere più recenti assume un valore autobiografico e si trasforma in una sorta di autoritratto simbolico, e l’immagine dell’aquila, animale araldico della tradizione tedesca, rappresentato da Baselitz come in caduta anziché trionfante, è al tempo stesso l’animale nella sua forza naturale. Questa scelta riflette la posizione critica dell’artista nei confronti della storia e dell’identità nazionale tedesca, affrontata spesso attraverso immagini volutamente ambigue o destabilizzanti. In alcune serie emergono inoltre elementi autobiografici più intimi, come i numerosi ritratti della moglie Elke, figura centrale nella vita e nell’opera dell’artista, indagata nel corso degli anni attraverso profili, nudi e figure che ne seguono il passare del tempo.

Ricordiamo che al Museo Novecento è attualmente in corso anche la mostra “Ottone Rosai. Poeta innanzitutto”, l’esposizione che rende omaggio all’artista fiorentino, tra le figure più significative della pittura italiana del Novecento.

Luci d’alta quota: nuova mostra alla Manifattura Tabacchi

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Luci d’alta quota è la nuova mostra alla Manifattura Tabacchi di Firenze. La mostra personale è dedicata al fotografo Zhang Chaoyin, figura di riferimento della fotografia paesaggistica e documentaria contemporanea in Asia, e sarà visitabile fino al 15 maggio 2026 presso l’Edificio B12.

La mostra stabilisce un ideale asse culturale tra le Alpi e l’Himalaya, tra Europa e Asia, proponendo un’esperienza che intreccia rigore documentario e profonda sensibilità poetica.

Realizzata con il supporto di Manifattura Tabacchi e in collaborazione con Aria Art Gallery, che ne ha sostenuto la produzione e il coordinamento curatoriale, è coordinata da Massimo Listri e curata da Guoyin Jiang.

Luci d’alta quota: il percorso espositivo

Luci d’alta quota. Lettera di un amore di quarant’anni su pellicola riunisce circa 60 opere realizzate nel corso di quattro decenni di esplorazioni tra altopiani, ghiacciai, formazioni geologiche e comunità umane.

Il percorso espositivo si sviluppa come un dialogo tra uomo e paesaggio, tempo e memoria, luce e materia, offrendo al pubblico una riflessione sul tempo profondo e sulla fragilità degli ecosistemi d’alta quota.

Accanto al nucleo principale dedicato a Zhang Chaoyin, alcune opere di Zhang Yuxiao introducono uno sguardo generazionale complementare, ampliando la riflessione tra esperienza e contemporaneità. Padre e figlio, entrambi attivi presso Chinese National Geography, condividono un percorso professionale e umano che si riflette nelle rispettive ricerche visive. Il confronto tra le due pratiche restituisce la complessità del paesaggio himalayano come spazio fisico e simbolico.

Una sezione della mostra è dedicata alla serie Primavera, Estate, Autunno, Inverno, opere stampate su seta cinese che evocano il ciclo naturale come metafora della continuità della vita, creando un ponte tra tradizione orientale e cultura visiva occidentale. Nel corso della mostra sarà, inoltre, proiettato un video in cui Zhang Chaoyin illustra il processo di realizzazione della stampa al platino-palladio e ripercorre quarant’anni di esplorazioni e riprese nell’area himalayana, offrendo al pubblico uno sguardo diretto sul metodo e sull’esperienza che hanno dato forma alla sua ricerca.

Fulcro della ricerca di Zhang Chaoyin è il monumentale volume Himalaya, pubblicato da Chinese National Geography: un’opera enciclopedica che raccoglie oltre 3.000 immagini e 85.000 parole di approfondimento scientifico. Con un peso superiore ai dieci chilogrammi, il volume rappresenta un progetto editoriale di carattere geo-umanistico senza precedenti. L’edizione originale del libro è presentata in mostra come parte integrante del percorso espositivo.

 

Al via le quali all’ITF Under 18 Città di Firenze. Tra i nomi da seguire Mattia Pescosolido e Vito Darderi

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Tutto pronto al Circolo del Tennis Firenze 1898 per la 49esima edizione del Torneo Internazionale Giovanile Città di Firenze. Lunedi 30 e martedì 31 marzo con inizio degli incontri alle 9 (ingresso libero) scenderanno in campo le giovani promesse delle qualificazioni per conquistare quattro posti nel maschile e altrettanti nel femminile del tabellone principale che invece avrà il suo 1° turno mercoledi 1 aprile mentre le finali si terranno come tradizione il giorno di Pasquetta (lunedì 6 aprile).

Il “Città di Firenze” ha la caratteristica di lanciare i campioni del futuro  Infatti Ziga Sesko vincitore nel 2025 si è aggiudicato quest’anno gli Australian Open junior prima prova del grande slam under 18, raggiungendo la 4° posizione mondiale. Lo stesso successe a Lorenzo Musetti nel 2018-2019, Ana Konjuh 2012-2013 e Clara Tauson 2018-2019.

Una kermesse che accanto al Torneo Internazionale Under 18 vedrà in campo gli atleti del tennis in carrozzina con il 1° International Junior Wheelchair che inizierà venerdi 4 aprile e terminerà lunedi 6 aprile.

Il direttore del torneo è Giovanni Del Panta mentre il referee il confermato Daniele Morossi.

E proprio il direttore del torneo presenta le atlete e gli atleti a cui è stata assegnata una wild card nelle qualificazioni e quella in tabellone.

“Come circolo abbiamo premiato due nostre ragazze under 16 che lo scorso anno hanno conquistato il terzo posto nell’under 14 a squadre: Eleonora Mauro (2011 campionessa toscana under 13 2024 in singolo e doppio) e Francesca Berretti (2011 vice campionessa toscana singolo under 13 nel 2024, campionessa toscana di 3* cat 2025)  che insieme a Sofia Ferraris (2010) e Ludovica Casalino (2010 campionessa under 15) giocheranno in tabellone mentre  è andata ad Alice Soprani la card del Ct Firenze per le qualificazioni dopo un torneo di pre quali. Le altre giocatrici che vedremo in campo tra lunedi e martedi saranno Althea Cieno (2011, campionessa italiana under 13 2024, nazionale winter e summer cup), Virginia Comi 2011 Victoria Lanteri Monaco 2011, Elisa Pieri (2011, campionessa Italiana under 14) e Beatrice Gatti (2009, camp. Ita under 16). Nel maschile direttamente in tabellone Marco Meacci (semifinalista campionati italiani individuali under 16 2025), Francesco Pansecchi, Mattia Lo Grippo (campione italiano under 16 2025) e Lorenzo Rocco (finalista campionati italiani under 16 2025). Nomi prestigiosi nelle quali con Vito Darderi  (fratello minore di Luciano), Santiago Rocca, allenato da Fabrizio Fanucci), Mattia Cona (semifinalista italiani under 16 2025), Zeno Roveri e Giorgio Ghia entrambi 2010 e Mattia Pescosolido figlio di Stefano”.

Trofeo “Rhoda De Bellegarde di Saint Lèry”

Alla vincitrice del torneo femminile verrà assegnato il 6° Trofeo “Rhoda De Bellegarde di Saint Lèry”. Il riconoscimento è stato istituito nel 2019 poiché Rhoda De Bellegarde è stata giocatrice del Circolo del Tennis Firenze e prima campionessa italiana per due anni consecutivi. Il suo impegno maggiore è stato quello sociale, che l’ha vista volontaria, come crocerossina, in prima linea durante il primo conflitto mondiale. Successivamente, destinata all’ospedale di Stigliano dove contrasse la terribile influenza “spagnola”, muore giovanissima a soli 28 anni. Per il suo impegno durante la Grande Guerra viene insignita della medaglia d’Argento al Valor Militare.

TROFEO DELLA STAMPA

Venerdi 3 aprile dalle 14 si giocherà il Trofeo della Stampa (torneo di padel) con il patrocinio dell’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana), durante gli ottavi di finale del Città di Firenze. Il team dei giornalisti sfiderà in un challenge i soci del Ct Firenze. Un’occasione per i giornalisti di sfida e soprattutto di incontro per conoscere e giocare la disciplina che sta riscuotendo tanto successo e vede l’aumento di strutture dedicate. Il Ct Firenze può contare su due campi accanto allo sferisterio.

PARTNERSHIP SOLIDALE

Anche quest’anno il Torneo internazionale Giovanile conferma la collaborazione importante nel segno della solidarietà, della prevenzione e della promozione della pratica sportiva con la Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Anna Meyer.
Per tutta la durata del Torneo, infatti, la Fondazione Meyer sarà presente con un proprio stand presso il Circolo del Tennis Firenze dove si potranno avere informazioni sulle attività del Meyer e fare delle donazioni. Il gazebo della Fondazione Meyer sarà presidiato dai volontari dell’Associazione “Amici del Meyer”.

PATROCINIO 2026

La manifestazione è patrocinata dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze.

Savino Del Bene Volley: i play off terminano a Milano. Sconfitta 3-1 in Gara-4 di Semifinale

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La Savino Del Bene Volley vede interrompere la sua corsa nei Play Off Scudetto Serie A1 Tigotà al termine di una combattuta Gara-4 di semifinale, contro una Numia Vero Volley Milano, uscita vincitrice per 3-1 (28-26, 19-25, 25-21, 25-22) e qualificata alla finale tricolore contro La Prosecco DOC A. Carraro Imoco Volley Conegliano.
La Savino Del Bene Volley ha lottato sin dalle prime azioni: nel primo set la partita è stata punto a punto con una Milano che ha avuto la meglio ai vantaggi per 28-26. Nel secondo la formazione di coach Gaspari ha reagito con forza, prendendo il largo nel finale per impattare il conto dei set (19-25). Nel terzo parziale Milano ha preso il comando e mantenuto un vantaggio stabile fino alla chiusura (25-21), mentre nel quarto set le toscane hanno tenuto il ritmo fino alla fase decisiva, ma poi si sono arrese per 25-22.
A livello individuale, spicca la prestazione di Ekaterina Antropova, top scorer della Savino Del Bene Volley con 26 punti. Hanno contribuito significativamente anche Avery Skinner con 17 punti e Linda Nwakalor con 14 punti al loro attivo.
Dall’altra parte della rete incontenibile Paola Egonu, autrice di addirittura 35 punti, supportata da una Lanier da 15 e da una Piva da 12. In doppia cifra anche Danesi con 11 punti, di cui sette prodotti a muro.
Dal punto di vista dei dati di squadra, la Savino Del Bene Volley ha espresso ottime percentuali di ricezione (63% positività), realizzando 10 muri vincenti, gli stessi di Milano, e ha vinto la battaglia dai 9 metri con 3 ace realizzati, a fronte di un singolo punto su battuta prodotto da Milano. La formazione meneghina ha invece attacco meglio chiudendo con il 47%, sette punti percentuali in più rispetto a quanto prodotto da Ognjenovic e compagne.
Nonostante l’eliminazione nei play off, il percorso stagionale della Savino Del Bene Volley prosegue: la squadra tornerà subito in palestra per preparare con determinazione le Final Four della CEV Women’s Champions League, in programma il 2 e 3 maggio a Istanbul, con l’obiettivo di continuare a competere ad altissimo livello in campo internazionale.

La cronaca

La Numia Vero Volley Milano scende in campo con la diagonale Bosio-Egonu, in posto 4 la coppia Piva e Lanier mentre al centro Danesi e Kurtagic. Il libero è Fersino.
Coach Gaspari schiera il sestetto composto da Ognjenovic al palleggio e Antropova come opposta, la coppia Bosetti e Skinner come schiacciatrici con al centro il duo Weitzel-Nwakalor. Il libero è Castillo.
1° Set
L’avvio è equilibrato fino al 4-4, poi Scandicci prova a scappare grazie agli attacchi di Antropova, ai muri di Nwakalor e ad alcune soluzioni intelligenti di Skinner, portandosi sul +4 (5-9 e poi 7-11). Milano reagisce con decisione guidata da Egonu, che trascina la rimonta fino all’11-11. Le padrone di casa trovano anche due lunghezze di vantaggio (17-15), ma la Savino Del Bene Volley torna avanti con sul 18-19. Inizia una sfida punto a punto, nella quale Milano trova punti importanti con Egonu, Lanier e i primi tempi di Danesi, mentre Scandicci risponde con Antropova e Nwakalor. Nel finale Milano torna avanti e la Savino Del Bene Volley annulla tre set point rivali, ma la formazione di Lavarini riesce comunque a conquistare il set alla quarta occasione buona, con il 28-26 firmato da Egonu.
2° Set
La Numia Vero Volley Milano parte meglio e si porta subito sul 4-1 grazie agli attacchi di Egonu e al muro di Danesi. Scandicci reagisce rapidamente con Antropova, che guida la rimonta fino alla parità (5-5). Il set prosegue in grande equilibrio, ma nel finale è Scandicci a trovare il break decisivo: gli attacchi di Skinner e i primi tempi di Nwakalor portano le ospiti avanti (19-23). Castillo in palleggio realizza il 19-24, mentre il muro finale di Antropova chiude il set 19-25, ristabilendo la parità nel conto dei set.
3° Set
Milano parte fortissimo con un parziale di 4-0 guidato da Lanier e Egonu. La Savino Del Bene Volley prova a rientrare e si porta fino al -1 (18-17), ma Milano rimane sempre in vantaggio grazie agli attacchi di Lanier (9 punti nel set per lei) e ai pallonetti di Egonu (16-12). Nel finale le padrone di casa controllano il margine e chiudono il set 25-21 con l’attacco decisivo di Egonu.
4° Set
La gara resta equilibrata nelle prime fasi, con continui sorpassi e controsorpassi. Dopo l’11-12 Scandicci prova ad allungare, ma Milano reagisce con i muri di Danesi e gli attacchi di Egonu e Piva. Nel finale Milano prende il controllo del set, allungando sul +3 e chiudendo 25-22 con il punto decisivo di Pietrini, conquistando così la vittoria della partita e la serie di Semifinale.
Coach Gaspari post-partita: “È stata una partita abbastanza simile a Gara-2: nel primo set, tolto un piccolo gap iniziale positivo, siamo stati punto a punto. Non abbiamo avuto la capacità di toccare una palla in più su Egonu, che ha chiuso con 12 su 18, per grande merito suo ovviamente. Su qualche pallone dovevamo essere un pochino più aggressivi a muro e in difesa per cercare di fermarla, perché quando un opposto in un set fa 12 su 18 diventa difficile giocare a pallavolo. Peccato per il primo set. Siamo stati bravissimi a reagire nel secondo, ma abbiamo sempre iniziato i set con dei gap negativi dipesi da noi. Questo è il rammarico di oggi, perché loro hanno messo tanta qualità e hanno meritato la finale. Noi siamo arrivati nel momento decisivo con qualche situazione e gestione dei colpi non positiva e, nonostante tutto, siamo riusciti a rientrare anche nel quarto set. Questo ci deve servire, perché loro sono state molto abili e scaltre a usare il nostro muro, mentre noi, quando la situazione non era perfetta, giocavamo comodi: a questi livelli non funziona così. Quindi merito a Milano. È un grande dispiacere e dirlo dopo una semifinale persa non è facilissimo, ma io sono molto orgoglioso di questo gruppo, perché ha fatto una stagione incredibile e non ha mai trovato mezzo alibi. Abbiamo avuto tantissimi problemi, come tutte le squadre, ma siamo sempre tornati in palestra cercando soluzioni. Avremmo voluto giocarcela meglio, però anche con tutte le difficoltà la squadra, tolta gara-1, ha sempre giocato. È stata una stagione incredibile che per noi non è finita: una stagione di grande continuità, da grande squadra. Dobbiamo lavorare in questi giorni perché vogliamo raggiungere un’altra finale. Adesso però c’è la delusione, ed è giusto che ci sia: deve servirci per tornare in palestra cariche e motivate, per provare a fare un’altra grande impresa.”
Numia Vero Volley Milano – Savino Del Bene Volley: 3-1 (28-26, 19-25, 25-21, 25-22)
Numia Vero Volley Milano: Miner, Gelin n.e., Bosio, Modesti (L2), Pietrini 3, Sartori, Danesi 11, Kurtagic 5, Cagnin n.e., Lanier 15, Egonu 35, Akimova, Piva 12, Fersino (L1). All: Lavarini.
Savino Del Bene Volley: Traballi n.e., Bechis, Skinner 17, Castillo (L1), Ruddins 2, Franklin 2, Ribechi (L2) n.e., Bosetti 4, Ognjenovic 4, Mancini n.e., Graziani 2, Nwakalor 14, Antropova 26, Weitzel. All.: Gaspari.
Arbitri: Zanussi – Cavalieri – Venturi
Durata: 1 h 56′ (28′, 23′, 27′, 28′)
Attacco Pt%: 47% – 40%
Ricezione Pos% (Prf%): 58% (38%) – 63% (36%)
Muri Vincenti: 10-10
Ace: 1-3
MVP: Egonu
Spettatori: 4262

Pallanuoto femminile, serie A2: Florentia, pari di carattere

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Nell’undicesima giornata della regular season di serie A2 femminile, girone Sud, le Rari Girls di Lucia Giannetti tornano a Firenze con un punto prezioso in chiave salvezza, conquistato nella vasca dei Castelli Romani al termine di una sfida intensa, equilibrata e chiusa sul 7-7.

Un pareggio che conferma compattezza, tenuta e capacità di risposta della formazione biancorossa in uno scontro diretto tutt’altro che semplice.

Match equilibrato e combattuto fin dalle prime battute, come confermano i parziali di 1-1, 3-2, 1-3 e 2-1. Dopo un primo tempo chiuso in parità e un secondo quarto favorevole alle padrone di casa, la Florentia ha reagito con carattere nel terzo parziale, ribaltando l’inerzia del confronto grazie alla frazione migliore della propria partita. Nel finale il Castelli Romani ha trovato le reti per riequilibrare il punteggio, fissando il definitivo 7-7 al termine di una sfida giocata punto a punto.

Per la Florentia doppiette di Cresci e Marzapeni, a cui si aggiungono le reti di Lepore, Ataman e Landi. Dall’altra parte, decisive per le padrone di casa le tre marcature di Attenni, la doppietta di Ducci e i gol di De Romanis e Cristea.

Adesso l’attenzione si sposta già sul prossimo impegno, in programma domenica 12 aprile alle ore 15:00 alla piscina Nannini di Firenze, dove le ragazze di Giannetti affronteranno il Volturno in una sfida di grande importanza per la corsa salvezza.

CASTELLI ROMANI Frezza, De Romanis 1, Pompili, Ducci 2, Bassotti, Attenni 3, Cristea 1, De Marchi, Tommasini, Ronzisvalle, Spaghetti, Montesano ALL Mauretti

RN FLORENTIA: Zanoni, Cresci 2, Lepore 1, Ataman 1, Tavani, Gabelli, Pantani, Mazzei, Spanò, Rossi, Landi 1, Marzapeni 2, Pellegrino, Bandinelli, ALL Giannetti

ARBITRO: Baretta

PARZIALI: 1-1, 3-2, 1-3, 2-1

Half Marathon Firenze 2026, vincono Ekidor e Lucaci

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Grande festa di colori e di sorrisi per le vie del centro di Firenze per l’edizione 2026 dell’Half Marathon Firenze con il serpentone dei 6011 podisti in rappresentanza di 82 nazioni che si è mosso da Lungarno della Zecca per arrivare in Piazza Santa Croce dopo i classici 21 km e 97 metri (o dopo poco più di 11 km per i circa 1500 che hanno scelto la non competitiva). In tantissimi hanno corso con dipinti sul viso i colori della bandiera della pace, grazie a un kit messo a disposizione dagli organizzatori. La manifestazione, organizzata da Uisp Firenze e ha i patrocini di Comune di Firenze, Città Metropolitana di Firenze, Regione Toscana, Coni Toscana, Sport e Salute Toscana, ha mantenuto le attese, in una giornata di sole che si è via via scaldata col passare delle ore. Sono stati oltre 550 sono i volontari a supporto dell’evento, grazie al contributo delle società podistiche fiorentine affiliate all’Uisp che da mesi collaborano alla preparazione dell’evento. La due giorni era cominciata già il sabato, col Villaggio in piazza Santa Croce con le sue tante opportunità per visitatori e atleti, le coreografie e i balli che hanno coinvolto tutti, in questo caso grazie al supporto del settore danza di Uisp Firenze. Il via è stato dato alle 9 da Lungarno della Zecca Vecchia dall’assessora allo sport del Comune di Firenze Letizia Perini, sotto il gonfiabile Mizuno, anche quest’anno sponsor tecnico dell’evento. Con lei il coordinatore del Comitato organizzatore Marco Ceccantini e la presidente di Uisp Firenze Gabriella Bruschi. Per le premiazioni presenti anche Simone Cardullo, presidente del Coni regionale, e Marco Burgassi, presidente Commissione sport e cultura del Comune di Firenze. Tra i partecipanti anche circa 500 (di cui 89 per la competitiva) Allievi e Allieve della scuola sottufficiali Carabinieri “Maritano” (che ha sede a Firenze in località Castello), col doppio scopo di mettere in bacheca una bella giornata di allenamento e contemporaneamente testimoniare una presenza nella città che li ospita, guidati dal Comandante della scuola, il Generale di Divisione Carlo Cerina.

COSI’ ALL’ARRIVO

A vincere, in solitaria, è stato il keniano dell’Atletica Potenza Picena, Simon Dudi Ekidor, classe 1997, che ha chiuso in 1 ora 02’ 18”. Al secondo posto il burundiano Louis Intunzinzi (classe 2000), tesserato per il G.P. Parco Alpi Apuane, reduce dal secondo posto alla maratonina di Pistoia. L’Europa completa il podio: dalla Germania Tobias Ulbrich ha chiuso in 1:04’47” migliorando per due secondi il proprio primato personale che aveva stabilito nel 2024 alla mezza di Amburgo .All’arrivo ha ringraziato la spinta del pubblico lungo le strade fiorentine che ha contribuito alla sua performance. Al quarto posto l’Italia e la Toscana con Emanuel Daniel Ghergut, 30 anni compiuti lo scorso 16 marzo, tesserato per l’Atletica Calenzano, che ha corso in 1:07’02” migliorando il crono con cui era arrivato terzo lo scorso anno. Dopo di lui Ayoub Bouras marocchino dell’Atletica Signa, che ha chiuso in 1:07’03”:anche per lui primato personale, migliorando il crono della maratonina di Cremona. Sesto in 1:09”18 Lorenzo Castrro, filippino del GS Maiano, quinto l’anno scorso. Tra le donne l’assenza dell’ultimo minuto dell’attesa Mukasakindi ha riaperto la gara e la vittoria è andata alla rumena tesserata per l’Atletica Vinci, Andreea Lucaci, 71esima assoluta, in 1:21’37” davanti alla francese Marie Auger (1:24’55”). Poi Elisa Parrini della Polisportiva Ellera in 1:25’35; Quarta Elena Cerfeda della Silvano Fedi Pistoia (che è anche la prima della categoria Veterane) in 1:26’22. Seguono Giuditta Bottaci del Quarto Stormo Grosseto (1:26’52) e sesta la sorella gemella della vincitrice, Iana Lucaci, anche lei dell’AtleticA Vinci (1:26’59”). SOCIETA’ Le società per numero di iscritti Trofeo Mauro Pieroni nell’ordine sono state: Polisportiva Ellera (prima come lo scorso anno), Passo Capponi, G.S. Il Fiorino, La Fontantina e La Nave. Le prime cinque società a punteggio invece sono state nell’ordine: Ellera, Il Fiorino, Passo Capponi, Panche Castelquarto, Isolotto.

MEDAGLIA SPECIALE

A tutti i finisher subito dopo l’arrivo in Piazza Santa Croce è stata messa al collo dai volontari di Firenze in Rosa Onlus la medaglia ufficiale dell’evento, la prima di cinque medaglie che completeranno la collezione nei prossimi cinque anni e che si possono incastrare l’una con l’altra, rappresentano ciascuna un monumento di Firenze legato anche alla vita di Dantge Alighieri, cinque pezzi da conquistare uno dopo l’altro, fino all’edizione 2030.

QUI il link alla classifica: https://www.endu.net/it/events/half-marathon-firenze/results FOTOGALERY HIGHLIGHTS: https://www.facebook.com/photo/?fbid=1524269623033393&set=pcb.1524271566366532

Serie A1 di pallanuoto. Rari Nantes Florentia sconfitta e rimpianti

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Nel ventesimo turno della regular season maschile di serie A1, alla piscina Nannini di Firenze, la Rari Nantes Florentia di Luca Minetti esce sconfitta per 19-16 contro la Pallanuoto Trieste di Maurizio Mirarchi al termine di una sfida intensa, ricca di gol e giocata a viso aperto, che lascia però ai biancorossi zero punti e una classifica sempre più complicata. Nonostante una prova generosa e una produzione offensiva di alto livello, la Florentia resta infatti in fondo alla graduatoria a quota 7, con la salvezza che si allontana ulteriormente.

La squadra di Minetti parte con personalità e resta in partita nel primo tempo grazie ai centri di Milletti, Sordini, Bini e Di Fulvio, ma Trieste si dimostra subito più concreta, soprattutto nelle situazioni di superiorità numerica, chiudendo avanti 7-4 la prima frazione. Nel secondo quarto gli ospiti alzano ulteriormente il ritmo e scavano il solco con Faraglia, Draskovic, Marziali e Cubranic, mentre la Florentia prova a restare agganciata al match con De Mey e Turchini. All’intervallo lungo il punteggio premia la squadra di Mirarchi sul 13-6.

Quando la gara sembra ormai indirizzata, la Florentia trova però energie e orgoglio per riaprirla. Nel terzo tempo i biancorossi tornano a farsi sotto con Di Fulvio, Rouwenhorst e Milletti, restando vivi nonostante le risposte puntuali di Trieste, ancora trascinata da uno straordinario Draskovic. Anche nell’ultimo quarto la Rari ci crede fino in fondo, accorciando con Hofmeijer, Sordini e Bini e riportandosi a contatto, ma nel momento decisivo Trieste ritrova lucidità e tiene a distanza i gigliati con Marziali, Draskovic e Cubranic, rendendo vano anche il gol finale di Chemeri.

Per la Florentia resta così l’amarezza di una prestazione viva, coraggiosa e per lunghi tratti convincente, ma ancora una volta insufficiente per muovere la classifica. Sedici reti segnate contro un’avversaria di alta classifica confermano le qualità offensive della squadra di Minetti, ma il peso della sconfitta, a questo punto della stagione, è enorme: il campionato entra nella sua fase decisiva e per i biancorossi il margine d’errore è ormai ridotto al minimo.

RN FLORENTIA-PN TRIESTE 16-19

RN FLORENTIA: M. Cicali, G. Chemeri 1, J. Rouwenhorst 2, C. Di Fulvio 3, T. De Mey 1, N. Hofmeijer 1, T. Turchini 1, M. Milletti 2, S. Sordini 2, M. Pellegrini, G. Bini 3, D. Borghigiani, G. Bianchi, F. Turchini, U. Visciani. All. L. Minetti

PN TRIESTE: D. Lazovic, D. Podgornik 1, R. Petronio, F. Faraglia 1, P. Faraglia 1, N. Cubranic 3, E. Manzi, M. Mezzarobba, A. Razzi, V. Draskovic 8, F. Fumo, M. Cagalj 1, P. Oliva, L. Marziali 4. All. M. Mirarchi

Arbitri: Alfi e Petraglia

Note

Parziali: 4-6 2-6 6-4 4-3 Usciti per limite di falli: Turchini (F), Borghigiani (F) e P. Faraglia (T) nel terzo tempo, Podgornik (T) e Cagalj (T) nel quarto tempo. Superiorità numeriche: R. N. Florentia 5/13 e Pallanuoto Trieste 6/16 + un rigore. Espulsi Milletti (F) nel terzo tempo e F. Faraglia (T) nel quarto tempo per EDCS art. 9.13.

Artigianato toscano pilastro dell’economia regionale

L’artigianato toscano continua a rappresentare un pilastro dell’economia regionale, pur attraversando una fase di profonda trasformazione. È quanto emerge dal report “Le tendenze strutturali dell’artigianato toscano” realizzato dall’Osservatorio Imprese di EBRET, l’Ente Bilaterale regionale toscano per l’Artigianato che riunisce Cgil, Cisl, Uil, Cna, Confartigianato e Casartigiani.

L’evento per i 35 anni di EBRET

Il report è stato presentato venerdì 27 marzo a Firenze durante l’evento “Saper fare, saper crescere”, organizzato in occasione dei 35 anni di attività dell’Ente. Sono stati illustrati anche i risultati dell’indagine “Artigianato toscano 2026” sullo stato, la percezione sociale e prospettive di sviluppo dell’artigianato regionale.

“Questi 35 anni dimostrano che la bilateralità è un elemento fondamentale per accompagnare il cambiamento – afferma Monica Stelloni, presidente di EBRET -. È il luogo in cui si costruiscono risposte condivise tra imprese e lavoro”.

“L’artigianato toscano sta attraversando una fase di trasformazione, ma resta un riferimento economico e sociale imprescindibile – sottolinea il direttore di EBRET Gianluca Volpi -. La sfida è sostenere questa evoluzione, valorizzando competenze, innovazione e qualità del lavoro”.

Il report “Le tendenze strutturali dell’artigianato toscano”

In Toscana l’artigianato conta oggi quasi 100 mila imprese attive, che occupano oltre 250mila addetti, di cui più di 135mila dipendenti (valori 2024), generando un valore aggiunto superiore ai 10 miliardi di euro. Numeri che confermano il ruolo nell’economia toscana: l’artigianato rappresenta il 29% delle imprese attive sul territorio regionale, il 17% degli addetti e circa il 10% della ricchezza prodotta, valori che collocano la regione ai primi posti fra le regioni italiane.
L’artigianato toscano si caratterizza per un forte radicamento territoriale e sociale: in Toscana si contano circa 30 imprese artigiane e 77 addetti ogni 1.000 abitanti attivi.

Nonostante questo ruolo centrale, il settore è interessato da tempo da una forte selezione imprenditoriale. Dopo il picco del 2008, quando si contavano quasi 119mila imprese, il numero è progressivamente diminuito fino alle attuali 98mila. Fra il 2010 e il 2024 l’artigianato toscano ha perso circa 28 mila addetti. Il report evidenzia tuttavia come questa fase di riduzione sia accompagnata da un progressivo rafforzamento delle strutture imprenditoriali. È cresciuto il lavoro dipendente (+9,5% dal 2013) mentre è calato quello indipendente (-22,4% rispetto al 2010).

Dal punto di vista settoriale, l’artigianato toscano mantiene una forte vocazione manifatturiera. Con oltre 100 mila addetti, il manifatturiero contribuisce per il 41% alla complessiva occupazione artigiana. Edilizia e servizi contano entrambi poco più di 70 mila addetti, per una incidenza di poco inferiore al 30 per cento.
Infine, il report sottolinea come la propensione all’innovazione (tecnologica ma anche organizzativa) e ad operare all’interno di reti collaborative rappresentino due importanti fattori di competitività per le imprese artigiane.

L’indagine “Artigianato toscano 2026” Stato, percezione sociale e prospettive di sviluppo

L’indagine conferma il ruolo centrale dell’artigianato nel tessuto economico e culturale della Toscana. Il settore gode infatti di un elevato riconoscimento sociale ed è fortemente associato a valori quali qualità, tradizione, creatività e professionalità, configurandosi come parte dell’identità culturale regionale. Pur in presenza di un prestigio riconosciuto prevale però una valutazione complessiva di settore “in difficoltà”.
Oltre 4 toscani su 10 dichiarano di aver utilizzato servizi o prodotti artigiani nell’ultimo anno, per manutenzione/riparazioni casa, seguiti da lavorazioni su misura e servizi alla persona, mentre risultano più contenute le quote relative all’artigianato artistico/tradizionale. Tra chi li ha utilizzati, emergono tra i criteri di scelta dell’artigiano la qualità del lavoro e la fiducia personale. Il prezzo, il passaparola, la prossimità e la rapidità contano mentre le recensioni online hanno un peso più contenuto. Chi invece non li ha scelti indica come motivazione il costo, la difficoltà nel trovare disponibilità, i tempi lunghi e difficoltà nel reperire contatti affidabili.
Guardando al futuro, una larga parte degli intervistati consiglierebbe a un giovane di intraprendere un mestiere artigiano. Formazione e apprendistato vengono indicati come leve strategiche per rafforzare ulteriormente il comparto.
Dal lato degli artigiani, si evidenziano stabilità nella clientela e nei carichi di lavoro ma anche la difficoltà nel reperire manodopera qualificata ed una diffusione non omogenea dell’innovazione. Emerge anche l’esigenza di un maggiore supporto da parte delle istituzioni al settore.

Mostra su Laura Orvieto: al Vieusseux “Raccontare il mondo”

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Una mostra su Laura Orvieto prende il via al Gabinetto Viesseux in occasione dei 150 anni dalla nascita di una delle figure più importanti della letteratura per l’infanzia.

La mostra dedicata a Laura Orvieto (Milano, 7 marzo 1876 – Firenze, 9 maggio 1953), scrittrice di alcuni testi cardine della letteratura per ragazzi, si intitola Raccontare il mondo. Donne, letteratura e infanzia al Vieusseux ed è allestita presso l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti”.

L’esposizione nasce con l’obiettivo di valorizzare una produzione letteraria spesso considerata marginale, ma che ha avuto un ruolo fondamentale nella formazione culturale di intere generazioni.

Questa mostra – affermano Riccardo Nencini e Michele Rossi, Presidente e Direttore del Vieussuexnasce in occasione del 150simo compleanno di Laura Orvieto, figura cardine del Gabinetto Scientifico Letterario, non solo per la presenza del vasto Fondo della famiglia Orvieto presso il nostro Archivio contemporaneo, dove sono ricostruite tre stanze dell’appartamento in cui era custodita la biblioteca di Adolfo Orvieto, ma anche per la costituzione nel lontano 1953, anno di morte della scrittrice, del più importante Premio per la letteratura d’infanzia, di cui oggi porta il nome, che ogni due anni si celebra qui al Gabinetto Vieusseux a testimonianza del vivo interesse della nostra Istituzione verso i più giovani e gli adulti dimentichi della meraviglia”.

“Tutto verte sulla parola ‘raccontare’ che diviene sinonimo di ‘conoscere’. Le storie non sono mero intrattenimento, ma uno strumento vivo che insegni la vita con le sue gioie e i suoi pericoli, ma anche il Male nei suoi più svariati aspetti, e che guidi, verso l’ascolto e la visione del Mondo”, afferma la curatrice della mostra Elisa Martini.Non è, infatti, un caso che questi testi – continua la seconda curatrice, Benedetta Gallerinisiano costellati da bellissime illustrazioni, come ad esempio quelle di Ezio Anichini che ha illustrato quasi la totalità dei libri di Laura Orvieto o quelle di Duilio Cambellotti o Aleardo Terzi per i libri di Térésah. Questa mostra è un’occasione unica per scoprire e ri-scoprire il fantastico e il meraviglioso di questa letteratura dimenticata”.

La mostra su Laura Orvieto al Vieusseux

La mostra su Laura Orvieto a Firenze sarà aperta al pubblico dal 26 marzo al 24 luglio presso l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti”.

Accanto alla figura di Laura Orvieto, autrice di libri celeberrimi come Storie della storia del mondo e Leo e Lia, riemergono nomi di scrittrici che, con le loro storie e racconti, hanno ‘fatto gli italiani’. L’intenzione è di valorizzare un universo sommerso che entra nel patrimonio dell’Istituto già con la pubblicazione, fin dal 1836, da parte di Giovan Pietro Vieusseux della «Guida dell’educatore» e con la rubrica dei Books for children ideata da Eugenio Vieusseux negli anni Settanta dell’Ottocento.

Suddivisa in sezioni, Raccontare il mondo. Donne, letteratura e infanzia al Vieusseux presenta una struttura cronologicamente a ritroso. Salendo lo scalone di Palazzo Corsini Suarez, sede dell’archivio Bonsanti, si può incontrare la prima teca (L’eredità) dedicata al «Premio di letteratura per ragazzi Laura Orvieto», nato all’indomani della morte della scrittrice avvenuta nel 1953, e un altro piccolo tassello, denominato Verso il futuro, nel quale la scrittrice recensisce il libro appena uscito di Bambi e ne coglie la valenza filmica.

Si arriva, quindi, al cuore della mostra, pensato dalle curatrici, e di conseguenza allestito, come una tradizionale festa di compleanno borghese dell’inizio del Novecento. Nelle teche centrali appare Laura, la “festeggiata”, con le prime edizioni dei suoi libri e le sue preziose carte manoscritte; attorno, gli “invitati”. Nella teca Gli antenati, oltre alla «Guida dell’Educatore» e alla rubrica Books for Children, le opere di Rudyard Kipling, Louisa May Alcott, Ida Baccini, Emma Perodi, Carlo Lorenzini, che, generazione precedente a quella di Laura, aprono il filone della letteratura infantile e, come la Orvieto, erano stati a loro volta iscritti al Gabinetto Vieusseux. Assieme a loro, Rosa Errera, scrittrice e maestra di Laura. Nelle vetrine Le amiche fiorentine e Le amiche lontane viene dato spazio alle scrittrici e illustratrici contemporanee di Laura: Amelia Pincherle Rosselli, Maria Bianca Viviani della Robbia, Bona Gigliucci, Lina Schwarz, Sonia Naldi de Figner, Paola e Gina Lombroso, Teresa Corinna Ubertis (in arte Térésah), Augusta Rasponi del Sale (Gugù), legate alla famiglia Orvieto, ma anche all’Archivio, che ne conserva le carte.

Gli ultimi spazi sono riservati alle riviste per l’infanzia e soprattutto all’attività della Orvieto come direttrice della «Settimana dei ragazzi», fondata all’inizio del 1945 e che cessò le pubblicazioni nel 1947. Tanti i bozzetti, che recano le firme – tra le altre – di artisti di chiara fama come Fiorenzo Faorzi, Piero Bernardini, Giancarlo Bartolini Salimbeni e Vinicio Berti.

Archivio contemporaneo “Alessandro Bonsanti”
Via Maggio 42, Firenze
Visite guidate ogni giovedì pomeriggio alle ore 15:00, con prenotazione obbligatoria
[email protected]

 

 

L’Auditorium dell’Accademia Musicale di Firenze sarà intitolato al Maestro Giuseppe Fricelli

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L’Auditorium dell’Accademia Musicale di Firenze sarà ufficialmente intitolato al Maestro Giuseppe Fricelli, pianista, compositore e docente, protagonista del panorama musicale italiano e internazionale.

La cerimonia di intitolazione dell’Auditorium, a ingresso libero fino a esaurimento posti, si terrà sabato 28 marzo alle ore 16.30 (in via Adriani 27) e rappresenta un momento di omaggio e riconoscenza nei confronti di una figura che ha segnato profondamente la vita artistica della città e non solo.

Il maestro Giuseppe Fricelli

Nato a Figline Valdarno nel 1948 e scomparso nel 2023, Fricelli ha svolto un’intensa attività concertistica con oltre duemila esibizioni in tutto il mondo, affiancando all’attività di interprete una costante ricerca compositiva e un impegno didattico che lo ha portato a formare generazioni di musicisti.

La cerimonia di intitolazione

Cuore della cerimonia di intitolazione dell’Auditorium dell’Accademia Musicale di Firenze al Maestro Giuseppe Fricelli sarà il concerto commemorativo, che riunisce docenti e giovani interpreti in un programma articolato e significativo, capace di riflettere l’ampiezza degli interessi musicali del Maestro.

Accanto a pagine del grande repertorio, come Bach, Prokofiev, Rachmaninoff e Schubert, trovano spazio alcune composizioni di Giuseppe Fricelli, tra cui Little Song, Elegia, Due letture, Studietto melodico e Triste canto siciliano, restituendo al pubblico un ritratto diretto della sua scrittura musicale.
Il programma si sviluppa attraverso diverse formazioni cameristiche, con protagonisti violino, pianoforte, violoncello, fagotto e chitarra, in un dialogo continuo tra epoche e linguaggi.

Particolarmente significativo è il coinvolgimento di giovani allievi dei corsi di perfezionamento, a testimonianza concreta dell’eredità didattica lasciata da Fricelli e del suo profondo legame con l’Accademia Musicale di Firenze.

L’intitolazione dell’Auditorium vuole così rendere permanente questo legame, celebrando non solo il musicista e il compositore, ma anche il maestro capace di trasmettere passione, rigore e apertura artistica alle nuove generazioni.