lunedì, 13 Aprile 2026
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I numeri della pandemia: intervista a Fabrizia Mealli

Fabrizia Mealli è docente di statistica all’Università di Firenze. Dirige il Florence Center for Data Science, centro di ricerca interdisciplinare che sviluppa metodologie e applicazioni innovative nel campo delle scienze dei dati. Fin dall’inizio della pandemia, insieme alla collega Michela Baccini, si è occupata della creazione di modelli statistici per la previsione dell’andamento e la prevenzione del contagio da coronavirus.

Il bollettino del tardo pomeriggio come un rito irrinunciabile: quanti casi totali, l’incremento giornaliero, la percentuale dei tamponi positivi, l’indice Rt e così via. Mai quanto in questi mesi siamo stati costretti a interessarci di numeri, mai la statistica era stata così al centro del discorso pubblico e di quello quotidiano. I numeri bisogna conoscerli. Servono a chi governa per raccomandare o vietare certi comportamenti, ma servono anche a tutti noi per farci un’idea (gli statistici direbbero una stima) di quanto sia alta probabilità di infettarci. Quando la nostra conoscenza è incompleta– praticamente sempre – è la statistica lo strumento migliore a cui affidarsi per prendere decisioni. C’è un problema. “È vero che si parla tanto di numeri, ma non abbastanza di come quei numeri vengono prodotti, e quindi di come si possono poi utilizzare”. Il punto, secondo Fabrizia Mealli, docente di statistica all’Università di Firenze e direttore del Florence Center for Data Science, è che “c’è la percezione di essere inondati di dati. In realtà sono semplicemente tanti, ma la loro qualità è bassissima”.

Perché bassissima?

Durante un evento di questa portata l’acquisizione di informazioni è fondamentale perché permette da una parte di capire a che punto siamo nella dinamica epidemica, dall’altra di prevedere come evolverà. Tutti gli indicatori che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi – l’Rt, la prevalenza, la letalità – servono a descrivere l’andamento del contagio, non a prevederlo. E anche in questo, che sarebbe un compito relativamente semplice se i dati venissero rilevati in un certo modo, siamo stati assolutamente carenti.

In che senso?

Prendiamo l’indice di trasmissione Rt, uno dei più importanti tra i 21 indicatori della tabella. Ci dice, semplificando, quante sono le persone che ciascun positivo infetta a sua volta, in media. L’Rt calcolato dall’Istituto superiore di sanità si basa sostanzialmente sui casi sintomatici. Ma il numero dei sintomatici che si trovano dipende dalla politica dei tamponi, che è diversa da regione a regione, a volte addirittura tra Asl. Non solo: è una politica che è cambiata più volte nel tempo anche all’interno della stessa regione. Oppure i focolai. Vengono definiti come almeno due casi che l’indagine epidemiologica collega fra loro. Una famiglia di positivi è considerata un focolaio. Se una regione improvvisamente non fa più tamponi perché è satura la sua capacità di farli, l’indicatore scende a zero. Ma non perché i focolai non ci siano! Una regione può riportare tanti focolai proprio perché è più capace di intercettarli.

È mancato un coordinamento?

Sarebbe servita un’azione centralizzata e un sistema di tracciamento nazionale, che ormai è saltato. Sta succedendo lo stesso con i test rapidi: quando il commissario Arcuri acquista 10 milioni di test, il governo secondo me dovrebbe avere l’autorità di poter dire alle Regioni “ve li distribuisco, ma dovete rispettare un piano di screening e di sorveglianza, dicendomi come li utilizzate”. Invece ci si affida all’iniziativa dei sindaci. Abbiamo dati che vengono raccolti quasi a mano, ovunque in modo diverso e su fogli di calcolo che non si parlano. Un sistema di tracciamento non è importante soltanto per isolare gli infetti e contenere la diffusione del virus, ma è fondamentale per capire dove avviene il contagio.

Che avrebbe consentito chiusure mirate invece che orizzontali?

Se ora mi chiede se si è fatto bene a chiudere le scuole, io dico di sì. Perché se guardiamo quando sono ripartiti i contagi, è tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. E non do la colpa alle scuole in sé, ho la sensazione che il contagio non avvenga in classe. Io mi sono sentita sicurissima quando ho fatto lezione in aula. Ma senza raccogliere informazioni su quello che avviene prima e dopo la scuola – gli spostamenti, i mezzi pubblici, i luoghi di incontro – l’unica soluzione che resta sono le misure restrittive uguali per tutti, a prescindere dalle caratteristiche di un territorio. Tuttora si parla solo di tenere la curva sotto controllo, sperando di riaprire a Natale. Succederà che allenteremo le maglie senza avere portato i contagi a zero, con il virus ancora circolante. Per il rientro a scuola a gennaio serve un piano. Nessuno ne parla, nemmeno stavolta, nessuno che colga l’occasione per resettare la macchina e mettere su un sistema di screening e sorveglianza attiva adeguato, magari omogeneo in tutto il territorio nazionale. Non abbiamo imparato nulla.

numeri dati pandemia
La mappa per il tracciamento in tempo reale della Johns Hopkins University – coronavirus.jhu.edu

Voi del Data Science, insieme alla collega Michela Baccini, un metodo lo avevate proposto: che cos’è il pool testing?

Non è un’idea nuova, è una tecnica inventata per diagnosticare la sifilide tra i soldati americani intorno agli anni ’40. Anche allora si doveva analizzare una gran quantità di campioni. Più che lo stick per il prelievo o il reagente, quello che costa è il tempo che serve per analizzare un tampone. Allora l’idea è questa: facciamo il tampone a – supponiamo – 100 persone. Invece che analizzarlo con 100 test individuali, quindi 100 reagenti e 100 unità di tempo per l’analisi, dividiamo il materiale biologico in 10 gruppi e lo analizziamo come se provenisse da un individuo solo. Se il risultato è negativo vuol dire che in quel gruppo c’erano solo persone negative. Se viene positivo dovremo analizzare il materiale, che in parte abbiamo conservato, solo dei 10 tamponi di quel gruppo. Per trovare un positivo fra 100 persone in questo modo abbiamo utilizzato 20 test invece di 100.

Detta così sembra una soluzione magica. Funziona sempre o ci sono condizioni da rispettare?

Il compito di noi statistici è proprio capire in quali situazioni è vantaggioso o svantaggioso. Abbiamo fatto molte simulazioni per capire quanto il test potesse reggere la diluizione, quanto numerosi dovevano essere i gruppi senza perdere in capacità diagnostica. Questa estate, quando il virus circolava prevalentemente tra i giovani, i tamponi erano caratterizzati da una bassa carica virale. In quel caso abbiamo visto che per mantenere la sensibilità del test si dovevano fare gruppi di 4-6 persone, in via cautelativa. Oggi, con una carica virale alta, possiamo spingerci anche a gruppi di 20 persone. Solo che il pool testing ha senso quando la prevalenza, cioè la quantità di infetti nella popolazione, è relativamente bassa. Oggi rischiamo che in ogni gruppo ci sia un infetto e quindi non si risparmia più. Si possono comunque trovare situazioni in cui è utile: penso alle Rsa, che sono comunità chiuse. Oppure proprio per il rientro dei ragazzi a scuola.

Le istituzioni come hanno risposto?

Abbiamo proposto il progetto alla Regione Toscana fin da aprile, quando ancora non si trovava niente sul pool testing per il Covid-19 in letteratura medica. L’interesse c’è, ma durante l’estate, nel momento in cui dovevamo mettere su un piano con progetti pilota da implementare, si sono accumulati i ritardi, il gruppo di lavoro è stato costituito solo alla fine di agosto. A quel punto abbiamo subito scritto un rapporto con piani di sorveglianza e progetti pilota, ma solo per recepirlo ci sono volute altre due settimane. E intanto eravamo di nuovo nel mezzo dell’emergenza. Da allora siamo stati ricontattati a metà novembre. Non manca interesse o volontà, è questione di tempi e di programmazione. E ora non è più la priorità. Ma, in effetti, è anche questa la priorità. Se a gennaio riapriamo tutto con le mascherine e poche altre misure, il contagio ripartirà: perché non dovrebbe, cos’è cambiato?

In un suo recente articolo pubblicato da The Guardian, il fisico Carlo Rovelli parla dell’analfabetismo statistico come di un problema “fatale”, e dice: “la società otterrebbe vantaggi significativi se ai bambini venissero insegnate le idee fondamentali della teoria della probabilità e della statistica”. Quali potrebbero essere?

La cultura statistica serve ad avere coscienza dell’informazione che viene trasmessa. Serve a capire cosa distingue una correlazione da un nesso di causa-effetto. È una distinzione fondamentale, distinguere tra le due cose permette di prendere decisioni adeguate ed efficaci, oltre a dare una valutazione critica delle decisioni prese da altri. Promuovere l’alfabetismo statistico potrebbe anche rendere le persone più propense a fornire l’informazione. Troppi sono ancora reticenti a rispondere a indagini statistiche fatte con tutti i crismi, approvate da comitati etici e con la massima tutela dei dati personali. Poi magari si racconta di tutto sui social network. Eppure raccogliere dati di qualità è essenziale per prendere le decisioni giuste e misurarne l’impatto. E quindi anche per il contenimento di un’epidemia.

Covid Toscana 1° dicembre, contagi ancora in calo. Ma meno tamponi

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Martedì 1° dicembre calano ancora i contagi di Covid in Toscana, ma allo stesso tempo diminuiscono anche i tamponi effettuati per “scovare” nuovi casi di coronavirus: sono queste le ultime notizie che arrivano dal bollettino della Regione, con dati incoraggianti sulla diminuzione di ricoveri, anche in terapia intensiva. Resta alto il numero di morti, 32 quelli comunicati oggi, aumentano però anche i guariti, oltre 2.400 persone.

Nelle ultime 24 ore sono 658 i nuovi casi di Covid registrati in Toscana, a fronte di 9.801 tamponi molecolari (ieri erano stati oltre 10.000) e 3.387 test rapidi effettuati. Cala il rapporto tra positivi e tamponi. “Grazie ai nostri operatori sanitari che non si sono mai fermati prendendosi cura di chi ne ha avuto bisogno – commenta su Facebook il governatore Eugenio Giani – continuiamo a invertire la curva del contagio, sarà il migliore regalo di Natale per tutti”.

Ecco le principali news dal bollettino sul Covid in Toscana, aggiornato al 1° dicembre 2020.

Covid in Toscana oggi, i contagi e i nuovi casi (1 dicembre)

  • Nuovi contagi di Covid-19 in Toscana al 1° dicembre: +658 (ieri i nuovi casi positivi erano stati 893)
  • Tamponi molecolari: 1.578.009 in totale (9.801 tamponi in più rispetto al precedente bollettino, ieri 10.383  tamponi)
  • Ricoverati in ospedale: 1.830 (-32 rispetto all’ultimo aggiornamento)
  • di cui in terapia intensiva  267 (11 persone in meno)
  • 3.387 test antigenici rapidi per il Covid-19 nelle ultime 24 ore
  •  Rapporto positivi – tamponi: 6,7% (ieri 8,6%)
  • Rapporto positivi – tamponi (esclusi i test di controllo): 19,4% (ieri 23,9%)

Coronavirus in Toscana: l’andamento al 1° dicembre 2020

  • Contagi totali di coronavirus in Toscana dall’inizio dell’epidemia a oggi, 1 dicembre 2020: 104.099
  • Guariti: 61.225 da inizio dell’emergenza (+2.451 rispetto a ieri + 4,2%)
  • Morti per coronavirus in Toscana: 2.673 in tutto (+32 nuovi decessi oggi, età media 81 anni)
  • Incidenza, 2.791 contagi di Covid in Toscana ogni 100.000 abitanti (ottava regione in Italia)
  • Tasso di mortalità in Toscana per coronavirus, 71,7 decessi ogni 100.000 residenti (decima regione in Italia per incidenza di decessi)

Covid in Toscana: i dati provincia per provincia

Ecco il dettaglio dei contagi totali e dei nuovi casi di Covid-19 registrati nelle province della Toscana, con i dati aggiornati al 1° dicembre 2020.

  • 29.202 casi totali a Firenze (149 in più rispetto a ieri)
  • 9.133 a Prato (79 in più)
  • 9.098 a Pistoia (56 in più)
  • 6.558 a Massa (42 in più)
  • 10.480 a Lucca (73 in più),
  • 14.396 a Pisa (133 in più)
  • 7.291 a Livorno (59 in più)
  • 9.531 ad Arezzo (39 in più)
  • 4.205 a Siena (9 in più)
  • 3.650 a Grosseto (19 in più)
  • 555 casi positivi sono stati notificati in Toscana, ma riguardano residenti in altre regioni.

Sul sito dell’Agenzia regionale di Sanità si trovano i grafici sull’andamento del Covid-19 che verranno aggiornati alle ore 18.00 di oggi.

Saldi 2021: in Toscana inizio il 30 gennaio, promozioni consentite già da Capodanno

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L’emergenza Covid rinvia anche l’inizio dei saldi in Toscana: la stagione degli sconti partirà il 30 gennaio 2021, e non il 5 come di consueto. In compenso cade però il divieto di ribassare i prezzi nei 30 giorni precedenti, e dunque i negozi potranno lanciare le loro promozioni già dal 1° gennaio. Ufficialmente è un rinvio, di fatto è un anticipo.

L’inizio dei saldi 2021 in Toscana

A deciderlo è stata la giunta regionale che ieri ha approvato la delibera con la quale fissa l’inizio dei saldi in Toscana, appunto, al 30 gennaio 2021. Lo stesso avverrà in tutte le regioni d’Italia, con leggere variazioni sulle date, visto che lo stato di emergenza nazionale durerà proprio fino alla fine del mese di gennaio, salvo ulteriori proroghe (peraltro probabili).

Ci sarà dunque un inizio “ufficiale” dei saldi 2021 il 30 gennaio, ma l’effettiva partenza delle vendite di fine stagione in Toscana viene anticipata di qualche giorno. Negli anni scorsi il divieto di ribassare i prezzi nei 30 giorni precedenti l’inizio dei saldi serviva a proteggere le imprese dalla concorrenza all’inizio della stagione e per tutto il periodo natalizio. Ma la pandemia ha stravolto lo scenario. E dunque, non appena sarà passato il Natale, saldi al via in Toscana.

“Abbiamo ritenuto opportuno – commenta l’assessore al commercio della Toscana, Leonardo Marras – consentire alle attività commerciali la possibilità di gestire con maggiore flessibilità le strategie aziendali per incentivare gli acquisti e commercializzare l’invenduto”.

Coop e il crowdfunding per finanziare la ricerca sul Covid

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È partito in tutti i supermercati Coop il crowdfunding per sostenere la ricerca scientifica sul Covid. Si chiama “Sosteniamo la ricerca oggi per tornare più vicini domani” il progetto promosso da Unicoop Firenze insieme alle altre cooperative di consumatori del Paese (come Coop Alleanza 3.0, Unicoop Tirreno, Coop Centro Italia, Coop Unione Amiatina e Coop Reno) che prevede donazioni liberali da parte dei clienti, che potranno devolvere una somma di denaro a loro scelta per la ricerca.

Sosteniamo la ricerca: come funziona il crowdfunding di Coop

Crowdfunding Coop per ricerca Covid
Una ricercatrice del laboratorio Toscana Life Sciences al lavoro

I denari verranno investiti per aiutare nel loro lavoro i ricercatori del MAD Lab di Toscana Life Sciences, laboratorio con sede a Siena coordinato dal professor Rino Rappuoli, scienziato di fama mondiale. Da marzo 2020 il laboratorio del professor Rappuoli ha indirizzato le proprie competenze nell’individuazione di anticorpi monoclonali umani capaci di curare il Covid-19 e ad oggi, la previsione è di poter contare su una terapia specifica entro la primavera 2021.

L’obiettivo dell’iniziativa è dare ossigeno ai ricercatori e ampliare le ricerche che finora hanno portato all’individuazione della cura basata sugli anticorpi monoclonali: più facili da riprodurre a livello industriale rispetto ai vaccini, questi anticorpi rappresentano già una risorsa di avanguardia per la cura di molte malattie e, a partire dalla prossima primavera, potrebbe entrare a regime il loro utilizzo come cura del coronavirus.

Il crowdfunding di Coop, ecco come donare

È possibile donare direttamente alle casse dei supermercati Coop, oltre che sulla piattaforma Eppela e con donazioni tramite bonifico bancario sul conto corrente dedicato IT57I0306909606100000175655. Inoltre, le cooperative che hanno aderito all’iniziativa raddoppieranno quanto raccolto e comunicheranno i risultati via via che saranno ottenuti.

Lista delle zone rosse e arancioni in Italia: mappa aggiornata (dicembre)

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È una mappa in tre colori quella dell’Italia con le regioni divise in tre diverse aree di rischio: ecco la lista delle zone rosse, la lista delle zone arancioni e quella delle zone gialle come previsto Dpcm del 3 novembre 2020. Quando cambiano i “colori Covid” delle regioni? La mappa viene aggiornata, ordinanza dopo ordinanda, dal Ministro della Salute Roberto Speranza in base all’andamento dell’epidemia di coronavirus nei diversi territori, rilevato dal monitoraggio settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Dpcm 3 novembre, le misure in tutta Italia (zona gialla)

Alcune nuove misure restrittive sono valide per tutta Italia, a prescindere dal fatto che le regioni siano inserite nella lista delle zone rosse o zone arancioni. In particolare, il nuovo Dpcm 3 novembre prevede, per tutta l’Italia e per le cosiddette zone gialle:

  • Coprifuoco alle ore 22, con il divieto di circolazione salvo che per motivi di lavoro, salute o assoluta necessità.
  • Capienza del trasporto pubblico ridotta a un massimo del 50% dei posti disponibili.
  • Torna l’autocertificazione obbligatoria per ogni spostamento.
  • Resta la chiusura di bar e ristoranti alle ore 18. Prosegue invece la vendita di cibo da asporto.
  • Chiusura di musei e mostre.
  • Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi, dunque anche sabato e domenica.
  • Chiusura di slot machine e videogiochi, anche nei bar.
  • Scuola: 100% di didattica a distanza alle superiori, tranne le attività di laboratorio. Scuole dell’infanzia, elementari e medie restano invece in presenza. Per i bambini a partire dai 6 anni di età diventa obbligatorio l’uso della mascherina anche durante le lezioni.
  • Sospensione di tutti i concorsi pubblici e privati in presenza.

Alcune di queste misure potrebbero cambiare dopo il 3 dicembre con il nuovo Dpcm, che introdurrà restrizioni specifiche per le feste natalizie. Dopo gli ultimi cambi di colore, le regioni in zona gialla sono 6 più una provincia autonoma: provincia autonoma di Trento, Veneto, Liguria, Lazio, Molise, Sardegna, Sicilia.

Cosa chiude nelle zone arancioni

Nelle regioni inserite nella lista delle zone arancioni, quelle cioè nello scenario di rischio intermedio, ci sono alcune restrizioni aggiuntive: ecco cosa chiude e quali sono i divieti.

  • Chiusura di ristoranti, bar e tutte le attività di ristorazione tranne mense e catering. Resta consentita soltanto la ristorazione con consegna a domicilio.
  • Vietati gli spostamenti in altre regioni. Uniche eccezioni i motivi di lavoro, salute o urgenza. Sarà possibile però rientrare al proprio domicilio se si trova in un’altra regione.
  • Vietati anche gli spostamenti negli altri comuni, con le stesse eccezioni. Consentiti gli spostamenti giustificati dal dover svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi e non disponibili nel proprio comune.

Al 4 dicembre, la lista delle zone arancioni includere 9 regioni: Basilicata, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria.

Cosa chiude nelle zone rosse

Nelle regioni incluse nella lista delle zone rosse le restrizioni sono ancora più severe: ecco cosa chiude e quali sono i divieti.

  • Chiusura di tutti i negozi tranne alimentari, farmacie, edicole e tabacchi. Chiusura di bar, ristoranti e attività di ristorazione consentita solo da asporto e a domicilio fino alle ore 22.
  • Vietati gli spostamenti da e verso altre regioni e altri comuni, salvo motivi di lavoro o urgenza.
  • Scuola in presenza solo fino alla prima media. Didattica a distanza al 100% dalla seconda media in poi.
  • Passeggiate e attività motorie consentite solo nei pressi della propria abitazione. Corsa e attività sportiva saranno permesse ma solo all’aperto e in forma individuale, senza mascherina. Sospese tutte le altre attività sportive.

Al 1° dicembre sono considerate “zona rossa” 4 regioni d’Italia più una provincia autonoma: Abruzzo (con ordinanza della Regione), Valle d’Aosta, provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Campania.

Lista delle zone rosse

  1. Valle d’Aosta
  2. Toscana
  3. Abruzzo
  4. Campania
  5. Provincia autonoma di Bolzano

Lista delle zone arancioni a partire dal 1° dicembre

  1. Friuli Venezia Giulia
  2. Lombardia
  3. Piemonte
  4. Emilia Romagna
  5. Umbria
  6. Marche
  7. Basilicata
  8. Calabria
  9. Puglia

Lista delle zone gialle

Tutte le altre regioni italiane sono considerate zona gialla:

  1. Provincia autonoma di Trento
  2. Veneto
  3. Liguria
  4. Lazio
  5. Molise
  6. Sardegna
  7. Sicilia

Quali regioni possono cambiare colore dal 4 dicembre

Si attendono adesso i prossimi monitoraggi dell’Istituto Superiore di Sanità, perché in alcune regioni i dati stanno migliorando e c’è quindi la possibilità di un cambio di colore. E’ il caso della Toscana che dal 4 dicembre potrebbe diventare di nuovo zona arancione.

La mappa delle zone rosse, delle zone arancioni e delle zone gialle

Lista zone rosse arancioni in Italia: mappa aggiornata dicembre

 

Più informazioni sul sito del governo.

Decreto ristori quater: in Gazzetta Ufficiale testo e codici Ateco (allegato 1 pdf)

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Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del testo definitivo in pdf del decreto ristori quater,  anche con l’aggiornamento dei codici Ateco nell’allegato 1, entra in vigore oggi 1° dicembre il quarto dl del governo con bonus, misure e contributi a fondo perduto in favore dai settori più colpiti dalla crisi Covid. “Bonus Natale” per i lavoratori stagionali, del turismo e i collaboratori sportivi, proroga della dichiarazione dei redditi per i professionisti (modello Unico) e delle tasse per le aziende, rinvio della rottamazione ter: questi i principali provvedimenti approvati dal governo.

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri aveva annunciato tempi brevi, dopo il voto in Parlamento sullo scostamento di bilancio di 8 miliardi di euro. Il via libera delle Camere è arrivato il 26 novembre, a pochi giorni dall’entrata in vigore del decreto ristori ter, poi domenica 29 c’è stato l’ok del Consiglio dei Ministri.

Proroga della dichiarazione dei redditi (modello Unico) e rottamazione ter: cosa prevede il decreto legge

Per quanto riguarda imprese e professionisti il testo del decreto ristori quater prevede la proroga della presentazione della dichiarazione dei redditi (modello Unico 2020) e della dichiarazione dell’Irap dal 30 novembre al 10 dicembre. Prorogate poi le scadenze fiscali 2020 (secondo acconto di Irpef, Ires, Irap e Iva), con 3 casistiche previste dal testo definitivo del decreto ristori quater:

  • rinvio dal 30 novembre al 10 dicembre 2020 per tutti
  • rinvio dal 30 novembre al 30 aprile 2021 per le attività in zone rossa e i ristoranti in zona arancione
  • rinvio dal 30 novembre al 30 aprile 2021 per le imprese con un fatturato non superiore a 50 milioni di euro che abbiano subito un calo del fatturato del 33% nel primo semestre 2020.

Prevista inoltre proroga della rottamazione ter, con lo spostamento della scadenza delle rate e del pagamento del saldo e stralcio, dal 10 dicembre al 1° marzo 2021.

Decreto ristori quater: bonus Natale 2020 stagionali e codici Ateco (agenti di commercio)

Il decreto ristori quater introduce poi un “bonus Natale”: 1.000 euro vanno agli stagionali del turismo, delle terme e dello spettacolo, agli stagionali di altri settori e ai venditori a domicilio; 800 euro di indennità ai collaboratori sportivi.

Il decreto ristori quater, ora in Gazzetta Ufficiale, amplia inoltre la lista dei codici Ateco per cui è previsto il contributo a fondo perduto: nell’allegato 1 al provvedimento sono incluse anche diverse categorie di agenti e rappresentanti di commercio, dall’abbigliamento ai casalinghi. Un elenco già ampliato nei dl precedenti, come il ristori bis.

Decreto ristori quater: in Gazzetta Ufficiale il testo definitivo (pdf) con i codici Ateco

Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, la “bollinatura” della Ragioneria dello Stato e la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella serata del 30 novembre è arrivata la pubblicazione del testo definitivo del decreto ristori quater in Gazzetta Ufficiale (in versione web e pdf), per entrare in vigore il 1° dicembre 2020:

Vacanze di Natale 2020: il calendario di chiusura della scuola

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Chiusura della scuola e feste, anche in un anno complesso come il 2020 non manca il desiderio di pensare alle vacanze di Natale. Sembra il titolo di uno dei film di Carlo Vanzina, e invece quest’anno le “Vacanze di Natale” non avranno il sapore della commedia. Le scuole chiuderanno come di consueto, la didattica a distanza e quella in presenza verrà sospesa e si avrà tempo per trascorrere del tempo con la propria famiglia.

Vacanze di Natale 2020, ecco il calendario di chiusura della scuola

Il calendario scolastico – che comprende tutte le scuole di ordine e grado – prevede che in Toscana le lezioni si interromperanno il 23 dicembre 2020 e ricominceranno giovedì 7 gennaio 2021, subito dopo l’Epifania. E cosa cambierà con il dpcm che entrerà in vigore il 3 dicembre e cosa si potrà fare, a parte passare più tempo con i propri congiunti? Niente feste private, piste da sci chiuse e divieto di spostamento verso le secondo case proprio nei giorni che precedono il 25 dicembre e fino al 6 gennaio compreso, queste alcune delle disposizioni previste per evitare occasioni di eccessivo assembramento e l’arrivo di una terza ondata ad inizio 2021.

Natale 2020, cosa si può fare?

Quindi vacanze sì, ma in tono minore, come si confà ad un anno fuori dall’ordinario come quello che stiamo vivendo. Uno stop ci sarà ma non equivarrà ad una tregua dalle attenzioni tese ad evitare il contagio. L’invito sarà comunque quello di passare in casa il più tempo possibile ed evitare incontri superflui. Un Natale in tono minore dunque, ma non necessariamente peggiore degli altri. Soprattutto per i più piccini che, come spiega la psicologa dell’Ospedale pediatrico Meyer Francesca Mugnai, avranno diritto a trascorrere un Natale sereno e “completo” di tutto, anche dei regali consegnati da Babbo Natale.

Covid in Toscana, il bollettino dei contagi del 30 novembre

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Diminuiscono i contagi da Covid in Toscana: sono 893 i nuovi casi di coronavirus accertati nelle ultime 24 ore secondo il bollettino della Regione.

La curva dei contagi insomma sembra stia rallentando, così come il numero dei decessi (40 le persone che non ce l’hanno fatta, con un’età media di 82,7 anni). Ancora qualche giorno e la Toscana dovrebbe tornare ad essere zona arancione, con conseguente allentamento delle misure restrittive: dal 4 dicembre, ha promesso infatti il governatore della Toscana Eugenio Giani, la Regione “potrà rientrare in una zona che consente di allentare la chiusura agli spostamenti”.

Ecco i dati e gli ultimi aggiornamenti forniti dall’osservatorio della Regione Toscana.

Covid in Toscana oggi, i contagi (30 novembre) e i nuovi casi

  • Nuovi contagi di Covid-19 rilevati in Toscana il 30 novembre: +893 (all’ultimo aggiornamento risultavano 1.117)
  • Tamponi fatti: 1.568.208 in totale (10.383 tamponi molecolari in più rispetto al precedente bollettino)
  • 1.027 test antigenici per il Covid-19 svolti in Toscana il 30 novembre
  • Ricoverati in ospedale: 1.862 (-6 rispetto all’ultimo aggiornamento)
  • di cui in terapia intensiva 278 (numero invariato rispetto all’ultimo aggiornamento)
  • Rapporto positivi – tamponi: 8,6% (ieri 7,4%)
  • Rapporto positivi – tamponi (escludendo i test di controllo): 23,9%

Coronavirus in Toscana: l’andamento dell’epidemia 

  • Contagi totali di coronavirus in Toscana dall’inizio dell’epidemia a oggi, 30 novembre 2020: 103.441
  • Guariti da inizio dell’emergenza: 58.774 (2.371 in più rispetto a ieri)
  • Morti per coronavirus in Toscana: 2.641 in tutto (+40 nell’ultimo giorno, età media 82,7 anni)
  • Incidenza – 2.773 contagi di Covid in Toscana ogni 100.000 abitanti (ottava regione in Italia, al 30 novembre)
  • Tasso di mortalità in Toscana per coronavirus – 70,8 decessi ogni 100.000 residenti (decima regione in Italia per incidenza di decessi)

I casi di Covid provincia per provincia aggiornati al 30 novembre

Qui sotto il totale dei casi di coronavirus nelle province della Toscana e il relativo incremento nell’ultimo giorno. I dati si riferiscono ai residenti nelle varie province.

  • 29.053 a Firenze (247 in più rispetto a ieri)
  • 9.054 a Prato (88 in più)
  • 9.042 a Pistoia (113 in più)
  • 6.516 a Massa (58 in più)
  • 10.407 a Lucca (107 in più)
  • 14.263 a Pisa (129 in più)
  • 7.232 a Livorno (41 in più)
  • 9.492 ad Arezzo (68 in più)
  • 4.196 a Siena (26 in più)
  • 3.631 a Grosseto (16 in più)
  • 555 i casi positivi notificati in Toscana, ma residenti in altre regioni.

Sul sito dell’Agenzia regionale di Sanità i grafici e dati su contagi, morti, guariti e andamento del Covid-19 verranno aggiornati alle ore 18.00 di oggi, 30 novembre.

L’archivio digitale di MAD, per visitare le mostre online

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Arriva l’archivio digitale di MAD, Murate Art District, una piattaforma per “visitare” online le mostre del passato e del presente. In tempi di coronavirus, si sa, il web la fa da padrona, ma in realtà MAD aveva pensato alla realizzazione di questo archivio quando ancora il Covid19 non era una realtà. Mad Archival Platform è uno spazio dove fruire di tutti quei contenuti, progetti, idee e esposizioni, che sono passati negli spazi dell’ex carcere fiorentino negli ultimi anni.

“Questo programma – ha spiegato Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD – vuole essere una risposta non effimera alla necessità di una nuova progettazione digitale e di una nuova visione della produzione culturale in tempi di chiusura di musei e centri per l’arte a causa del diffondersi dell’epidemia Covid-19. Ma allo stesso tempo, pensato prima di questa situazione straordinaria, esso rappresenta la volontà di rendere sempre più permeabili le istituzioni che si occupano di arte, ed in particolare di arte contemporanea”.

L’archivio digitale di MAD, cosa contiene e come consultarlo

Materiale audio, video, ma anche testi, immagini, interviste a artisti, curatori, performer. L’archivio digitale MAD Archival Platform – progettato da Mallet Studio con la collaborazione di tutto lo staff di MAD – è una vera e propria finestra sulla progettualità di Murate Art District, all’interno della quale trovare contenuti liberamente fruibili. L’archivio – interrogabile per nome artista, curatore, residenze d’artista, aree disciplinari e categorie progettuali – è un progetto permanente e in continua crescita, interamente open source e dinamico.

“La pandemia ci ha dimostrato con estrema forza quanto la digitalizzazione nel nostro modo di vivere, e quindi anche di creare e di concepire l’arte, sia divenuta un aspetto fondamentale – sostiene l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi -: questo nuovo progetto di MAD risponde proprio a queste nuove esigenze di fruizione della cultura e renderà disponibile a tutti un pezzo importante dell’arte contemporanea che è passata e sta passando in città. Le Murate aprono il loro scrigno e ci offrono uno spaccato di quanto gli artisti, in residenza o meno, hanno prodotto, pensato, realizzato in questi anni prendendo spunto dalle ex prigioni di carcere duro fiorentine: un grande archivio digitale che potrà servire come memoria, come studio e come fonte d’ispirazione per tanti giovani artisti, in attesa di poter vedere le performance e le opere dal vivo”.

 

 

Fiorentina sconfitta a Milano, è in piena zona retrocessione

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Allarme Fiorentina che scivola sempre più giù in classifica dopo l’ennesima sconfitta, questa volta al Meazza, contro il Milan capolista. Squadra senza idee e mai pericolosa se si eccettua un palo colpito da Vlahovic. Prandelli nel secondo tempo si rimangia tutte le scelte fatte ad inizio gara rivoluzionando uomini e schemi ma senza ottenere risultati. Il Milan segna con Romagnoli e Kessie su rigore, causato da un fallo di Pezzella, e si permette anche di sbagliare un secondo penalty. Prandelli schiera Cllejon e ci prova ancora con Vlahovic accanto a Ribery in attacco. Nel Milan mancava Ibrahimovic ma non se n’è accorto nessuno. Bonera, che sostituiva Pioli in panchina, sceglie l’ex di turno Rebic senza cambiare molto una squadra ben rodata e che adesso, oltre che capolista, è tra le più serie candidate per la conquista dello scudetto.

Primo Tempo

Il Milan chiude la partita già nel primo tempo di fronte ad una Fiorentina inerme con poca cattiveria e poche idee. Fragile in difesa e con tante difficoltà a concretizzare le azioni in attacco. All’11’ Biaraghi arriva sul fondo e crossa per Vlahovic che viene colpito dal pallone ma non riesce a controllarlo. Al 17’, alla prima vera occasione, il Milan sblocca il punteggio: calcio d’angolo dalla destra, Kessié serve Romagnoli che di testa chiude sul secondo palo per l’1-0. Al 20’ è sempre Vlahovic a provarci di sinistro ma il tiro finisce sul palo. Al 25’ verticalizzazione di Calabria per Saelemaekers con Pezzella che, in grave ritardo, cerca di chiudere sul belga e lo atterra in area di rigore. Il tiro di Kessiè dagli 11 metri spiazza Dragowski per il 2-0 rossonero. Poco prima dell’intervallo l’ivoriano ha la possibilità di chiudere la partita con un altro rigore decretato dall’arbitro Abisso per un contatto tra Caceres e Hernandez. Questa volta Dragowski para tuffandosi alla sua sinistra. Si va al riposo con i padroni di casa avanti di due reti.

© Tiziano Pucci – Agenzia Fotografica Italiana

Secondo Tempo

Prandelli mette subito in campo Bonaventura al posto di Callejon e al 55’ Vlahovic serve Ribery che cerca di scavalcare Donnarumma con un tocco sotto, ma il portiere della Nazionale non si fa sorprendere. Precedentemente il Milan aveva colpito un palo di Calhanoglu. Nella ripresa scarseggiano le azioni d’attacco. Il Milan controlla e la Fiorentina non riesce a segnare. Prandelli rivoluziona la squadra inserendo Lirola per Caceres, Cutrone per Ribery, Kouamé per Vlahovic e Borja Valero per Castrovilli ma la squadra non decolla. Il Milan con i tre punti si porta a cinque lunghezze da Inter e Sassuolo e tenta la prima fuga scudetto. Per Prandelli seconda sconfitta consecutiva in campionato e la sensazione di avere ancora tanto da lavorare per risollevare i viola che adesso sono in piena zona retrocessione.

L’allenatore

Non si perde d’animo Cesare Prandelli. “Abbiamo trovato un Donnarumma che ha salvato due gol fatti. Dobbiamo ripartire da lì, da come siamo riusciti a costruire e entrare in area di rigore. Con le sostituzioni la squadra si esprime sulle individualità e non sulla coralità. Nelle trame del gioco – ha aggiunto il tecnico viola a fine gara – abbiamo fatto dei progressi e non abbiamo mollato. È un cammino lungo e difficile, ma il lavoro non mi spaventa. L’importante è che i ragazzi si rendano conto che questa è una squadra. Questa squadra ha una grande base aerobica, ma manca di intensità”.