martedì, 7 Aprile 2026
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Bonus internet 2020: come richiederlo per famiglie e imprese

Un “buono sconto” sulla connessione veloce di casa, la cosiddetta fibra: è il cosiddetto bonus internet che arriverà in quest’ultima parte del 2020 per le famiglie con redditi medio-bassi (dimostrati tramite l’Isee) grazie a un voucher di 200 euro che potrà arrivare a 500 euro per avere anche pc o tablet in comodato d’uso. In cantiere anche un bonus internet fino a 2.000 euro per le imprese, ma come richiederlo?

La misura dipende dal Ministero per lo Sviluppo economico, in una sigla Mise, che dovrà ora pubblicare un decreto attuativo, mentre la sua aziende in-house Infratel (società del gruppo Invitalia) si occuperà della registrazione degli operatori di telefonia e telecomunicazioni che si accrediteranno per questa misura con delle specifiche offerte.

Voucher per la fibra: a quanto ammonta,  come funziona e quando arriva

Secondo quanto reso noto finora, il “buono” per la connessione internet spetterà alle famiglie con un Isee fino a 50.000 per un totale di 200 euro, una tantum, a nucleo familiare. Si tratta di un voucher pensato per aiutare nelle prime spese per la banda larga. Il bonus internet 2020 potrà essere richiesto per la connessione di casa, con una velocità di almeno 30 megabit al secondo. I dettagli, come detto, arriveranno però con il decreto attuativo.

A questo voucher per la connessione, le famiglie con un Isee sotto 20.000 euro potranno affiancarne un secondo: il bonus pc da 300 euro per avere in comodato d’uso computer e tablet. Il totale delle due misure si sostegno alla digitalizzazione può quindi arrivare a 500 euro. I primi bonus, ha annunciato la ministra all’Innovazione Paola Pisano in audizione alla commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera, arriveranno entro la fine di settembre, gli altri entro il termine del 2020.

Il bonus internet 2020 per le imprese

Previsto poi un contributo anche per la digitalizzazione delle imprese: in questo caso il bonus internet andrà da un minimo di 500 euro a un massimo di 2.000 euro. L’ammontare dell’agevolazione dipenderà da diversi fattori, come ad esempio la grandezza dell’azienda, e la velocità della banda larga che dovrà essere di almeno 30 megabit al secondo o 1 gigabit, a seconda della copertura di rete.

Bonus internet 2020, come richiederlo (senza fare domanda a Infratel)

Per usufruire del bonus internet si potrà fare domanda direttamente agli operatori di telecomunicazione accreditati, una volta selezionati da Infratel: la società, che dipende dal Mise, ha chiarito che le famiglie non devono procedere alla registrazione online per ottenere il voucher, perché la procedura di accreditamento è infatti rivolta solo ai gestori dei servizi telefonici (ad esempio Tim, Vodafone, Wind, Fastweb e gli altri operatori di tlc). Come richiedere quindi il bonus internet 2020? Bisognerà attendere che la lista completa degli operatori aderenti, con le relative offerte, sia pubblicata sul sito di Infratel.

Questo avverrà però solo dopo la pubblicazione del decreto attuativo del Ministero per lo Sviluppo economico, con tutti i particolari sul bonus internet e pc.

Referendum e regionali, lo scrutinio: quando si sapranno i risultati definitivi

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Due schede in un colpo solo, in alcune zone addirittura 3. Dal referendum costituzionale alle regionali passando per le comunali e le suppletive del Senato, lo scrutinio per le elezioni 2020 non si preannuncia semplice soprattutto lì dove l’election day accorpa più consultazioni: ci vorrà un po’ di tempo per sapere i risultati definitivi delle urne, perché lo spoglio inizierà in diverse fasi. Prima si saprà l’esito del referendum sul taglio dei parlamentari, poi quello delle regionali: se per il nuovo presidente della Regione i dati definitivi arriveranno per primi, per capire i consiglieri regionali eletti servirà più tempo.

Lo scrutinio: quando inizia lo spoglio delle schede per il referendum 2020

Lo spoglio delle schede inizia subito dopo la chiusura delle votazioni, lunedì 21 settembre alle 15.00, ma in momenti diversi a seconda delle elezioni: nei due collegi del Veneto e della Sardegna dove si vota anche per le suppletive per il Senato lo scrutinio partirà proprio da queste schede, a seguire saranno aperte le urne della consultazione referendaria. Nelle altre zone di Italia gli scrutatori partiranno direttamente dal referendum sul taglio dei parlamentari, di cui con tutta probabilità si sapranno i risultati già nel corso del pomeriggio del 21 settembre, visto che le opzioni di voto sono limitate (sì o no).

Quando si sapranno i risultati definitivi delle regionali 2020, lo scrutinio

In Toscana, come nelle altre 6 zone del Paese interessate dalle elezioni 2020 per il rinnovo del presidente della Regione e dei consiglieri regionali, lo scrutinio inizierà appena si sarà concluso lo spoglio delle schede del referendum, sempre lunedì 21 settembre: in questo caso i risultati definitivi sono attesi – con tutta probabilità – durante la serata o al più tardi nella nottata.

Referendum 2020: tutti i dati sull’affluenza

I primi dati ufficiali a uscire saranno quelli sul vincitore della competizione elettorale per diventare presidente della Regione: in Toscana, se nessuno raggiungerà il 40% più uno dei voti si procederà al ballottaggio a inizio ottobre. Più tempo servirà per capire i consiglieri regionali eletti, in base alle preferenze espresse dagli elettori e al computo dei seggi: in Toscana la legge elettorale prevede delle soglie di sbarramento per i partiti e dei meccanismi di premi di maggioranza (qui i dettagli sulle regole per le regionali in Toscana).

E quando inizia lo spoglio delle elezioni comunali?

In Toscana si vota anche per sceglier sindaco e Consiglio comunale in 9 città (Arezzo, Coreglia Alteminelli, Sillano Giuncugnano, Viareggio, Villafranca in Lunigiana, Cascina, Orciano Pisano, Uzzano  e Follonica dove si svolge solo il ballottaggio), mentre in tutta Italia sono quasi mille i Comuni interessati dalle amministrative.

A differenza delle regionali, i risultati delle elezioni comunali 2020 arriveranno il 22 settembre, perché le regole del Ministero dell’Interno hanno fissato l’inizio dello scrutinio alle ore 9.00 di martedì 22 (prima lo spoglio per il Comune, poi a seguire quello per le eventuali elezioni circoscrizionali).

Le linee guida del Recovery plan in pdf (e il significato)

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72 pagine e 5 capitoli con spiegati i principali progetti del governo per i prossimi anni. Il premier Giuseppe Conte ha trasmesso ai presidenti di Camera e Senato il documento integrale con le linee guida del Recovery Plan italiano, una serie di misure, dalla riduzione delle tasse alla digitalizzazione, che saranno finanziate con il cosiddetto Recovery fund europeo (il cui significato letterale è “fondo di recupero”): su molti organi di stampa è già comparso il testo in pdf di questo piano di riforme.

Il capo del governo si è detto disponibile a riferire sulla questione davanti alle Camere o nelle commissioni parlamentari per migliorare e integrare questa versione del documento.

Il significato: cos’è e cosa vuol dire in pratica “Recovery plan”, una spiegazione semplice

Recovery plan, recovery fund, recovery bond: i termini usati finora sono tanti, ma tutto questo cosa vuol  dire sul piano pratico? Per aiutare i Paesi più colpiti dalla crisi scatenata dal coronavirus, con la mediazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’Ue ha messo a punto un fondo speciale per la ripresa economica da finanziare nel triennio 2021 – 2023 grazie a bond (titoli di Stato) comuni, ossia garantiti dal bilancio della stessa Unione.

Tradotto in soldoni l’Europa emetterà nel 2021 dei Recovery Bond, ossia chiederà in “prestito” agli investitori denaro dando loro come garanzia la solidità del bilancio comunitario, riconoscendo poi un tasso di interesse: con i fondi che si otterranno da queste obbligazioni verranno finanziati i progetti presentati dai singoli Stati per la ripartenza dell’economia secondo un piano ben definito (il recovery plan, appunto) che dovrà essere presentato dai Paesi membri entro aprile 2021. Si tratta in sostanza di un piano triennale di riforme, che verrà valutato dalla Commissione Europea.

Ecco quindi una spiegazione semplice e sintetica: il Recovery fund è un pacchetto di aiuti europei, che saranno concessi ai Paesi più colpiti dalla crisi causata dal Covid, in base a degli obiettivi e dei progetti prefissati in un piano nazionale di riforme (il Recovery plan). Il tutto finanziato da titoli di Stato europei (i Recovery bond)

Recovery fund: cosa vuol dire per l’Italia

Per l’Italia il Recovery fund significa l’arrivo di 208 miliardi di euro dall’Unione Europea, 127 miliardi sotto forma di prestiti e altri 81 come sovvenzioni. Una bella somma. Il nostro Paese, insieme alla Spagna è il maggiore beneficiario di questa misura europea che in tutto vedrà lo stanziamento di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati.

Più volte il premier Conte ha parlato di un’occasione unica per l’Italia che con queste risorse può mettere in atto riforme a lungo attese, dalla diminuzione della pressione fiscale allo svolta “verde” del Paese.

Le linee guida del Recovery plan, il documento integrale del governo in pdf

Il documento inviato dal governo ai presidenti delle Camere con le linee guida per i progetti del Recovery plan si intitola “Piano nazionale di ripresa e resilienza – Next generation Italia” e individua 6 macro obiettivi che riguardano in particolare:

  1. la digitalizzazione, l’innovazione e il miglioramento della competitività del sistema produttivo nazionale
  2. la rivoluzione verde con una transizione ecologica dell’Italia
  3. gli investimenti per infrastrutture e mobilità
  4.  gli interventi a favore del mondo dell’istruzione, formazione, ricerca e della cultura
  5. l’equità sociale, di genere e territoriale
  6. il miglioramento dei servizi legati alla salute

Ci sono già i primi progetti di massima del Recovery Plan che, se portati a termine, avranno un significato anche sulla vita quotidiana delle famiglie, come a esempio una riforma dell’Irpef per ridurre le tasse per il ceto medio e i nuclei con figli, l’alleggerimento della pressione fiscale e lo stop agli aumenti dell’Iva e delle accise.

E poi la digitalizzazione della pubblica amministrazione e della sanità, la creazione di una rete nazionale in fibra ottica, lo sviluppo del 5G, la revisione delle concessioni autostradali, l’arrivo anche sulle grandi arterie di collegamento di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici, il via libera al Family Act e il piano per il Sud.

A questo link è possibile scaricare il testo completo del Recovery plan italiano.

A Firenze arriva la Circo Parade: parata in moto e festa solidale

Non passano certo inosservati i motociclisti di Classic Special Firenze e non soltanto per il rombo dei loro motori quando invadono le strade e le piazze fiorentine, ma soprattutto quando a dicembre, travestiti da Babbo Natale, arrivano sgommando in piazza Duomo per consegnare doni alla Caritas. Dopo il blocco di ogni attività imposto dalle circostanze che tutti sappiamo, Classic Special Firenze riparte più sprint che mai con un nuovo evento: la Circo Parade. Domenica 20 settembre 2020 una coloratissima carovana di moto percorrerà le strade di Firenze per richiamare l’attenzione su un importante tema: l’Autismo infantile. A seguire una festa nel parco delle Cascine.

Nato quasi per scherzo nel 2013 da un piccolo gruppo di amici accomunato dalla passione per la moto, il gruppo Classic special Firenze è andato sempre più crescendo e non solo nelle unità ma soprattutto negli intenti. Prima due, poi una quindicina di amici che si trovavano occasionalmente per fare gite in moto, quindi l’appuntamento fisso del giovedì sera (il gruppo è di Firenze ma ci sono anche persone da altre parti d’Italia), il giorno scelto per trovarsi in uno dei tanti  pub cittadini, sempre diverso per accontentare tutti e per vivere al meglio la città. Oggi sono un’associazione culturale che sostiene il panorama associativo.

Per conoscere meglio i loro obiettivi, abbiamo incontrato Manfredi Merciai, presidente del Classic Special Firenze giunto al secondo mandato da quando si è costituita l’associazione: il 24 giugno – San Giovanni – 2018.

Cos’è la Circo Parade di Firenze?

E’ un progetto al quale abbiamo lavorato per più di un anno. Circo Parade è la prima edizione di una serie di altri eventi che, mi auguro, si susseguiranno e che avranno lo scopo di avvicinare le persone alla conoscenza di determinate problematiche legate alla salute dei bambini. Vorremmo cioè, puntare i riflettori su patologie meno “popolari” cioè meno conosciute. Questa prima edizione infatti, darà spazio al tema dell’autismo per questo abbiamo invitato La Valigia delle Idee, l’associazione che opera sull’area metropolitana fiorentina occupandosi di tanti tipi di disabilità e situazioni problematiche tra cui supportare le famiglie con bambini autistici. E proprio pensando ai bambini abbiamo organizzato questa giornata “circense” perché tema sempre molto apprezzato dai più piccoli e, nel nostro caso, anche dai grandi che hanno ancora lo spirito fanciullesco dentro di sé.

Che tipo di circo sarà?

Vorremmo far risaltare il tema del Circo in tutte quelle che sono le sue forme. Il nostro sarà un circo “umano”, che non contempla l’utilizzo degli animali (anzi semmai ci sarà qualcuno travestito da elefante o scimpanzé). I partecipanti potranno indossare i panni dei personaggi che hanno sempre sognato da piccoli, quindi ci sarà la donna barbuta, il lanciatore di coltelli, il trapezista, il giocoliere e gli immancabili clowns.

Noi comunque abbiamo voluto dare un’impronta più da Circo Vittoriano, tardo ottocentesco, che poi diventa anche itinerante, un circo “zingaro” insomma. Ognuno ha il proprio concetto di circo, dunque ci si potrà esprimere come meglio si vorrà, decidendo come travestirsi.

Come si svilupperà la giornata della Circo Parade di Firenze?

L’appuntamento è domenica 20 settembre alle 15.00 al Piazzale del Re, alle Cascine, di fronte alla Facoltà di Agraria. Una volta riunita la carovana si partirà per un giro che si svilupperà per le strade fiorentine (al massimo una ventina di chilometri). Per il particolare momento in cui ci troviamo, la manifestazione sarà estremamente contenuta come numeri (entro i 200 motociclisti) rispetto a quelle organizzate in passato, per questo motivo è prevista una preiscrizione online. Inoltre, come sempre, il giro che faremo rispetterà la normativa del codice della strada.

Al termine torneremo al punto di partenza dove proseguirà la manifestazione. Sarà una serata ovviamente a tema circense, con Alessandro Masti mattatore del palco allestito per l’occasione; ci saranno comparsate, flash mob, performers; ci saranno spazi dedicati a chi ci ha supportato, quindi agli sponsor che hanno reso possibile la manifestazione. In più, e questo è importante, uno spazio dedicato all’associazione e ci sarà anche un medico che spiegherà ai partecipanti cos’è l’autismo infantile, come si tratta, portando a conoscenza questa patologia.

Quindi da questo punto in poi anche chi non ha partecipato al giro cittadino in moto potrà unirsi?

Sicuramente! Dalle 18.00 in poi sarà una vera e propria festa per tutti. Quel giorno il Park Bistrot Boulevard, locale completamente all’aperto nel Complesso del Parco delle Cascine, sarà la nostra “casa”. In questa grande area sarà possibile fare un aperitivo o mangiare serviti al tavolo. La serata sarà intervallata da tante performance di vario genere, un continuo cambio di fronte dal palco alla platea a quello che succederà intorno, sempre nel rispetto dei limiti imposti dalle normative vigenti.

 Cosa vi aspettate da questa giornata?

Consapevoli del fatto che ci troviamo in un periodo molto particolare, vogliamo poter pensare che le cose nate nei momenti più difficili saranno ancor più apprezzate rispetto a quelle che si fanno con facilità. Ci auspichiamo quindi che Circo Parade di Firenze non resti una manifestazione singola ma una consuetudine che si ripeterà negli anni. Inoltre ci piacerebbe non restasse vincolata solo a Firenze ma che fosse ripetuta in simultanea in più città.

Siamo tutt’ora in crescita e aperti ad accogliere tutti coloro che vorranno unirsi ai nostri progetti perché riteniamo che la moto sia uno dei più potenti aggreganti. Vi aspettiamo numerosi.

Com’è nata è la Classic Special Firenze?

Inizialmente la filosofia motociclistica abbracciata era quella delle moto classiche, sia d’epoca che moderne, ma con uno stile classico, oppure special, che sono le moto “personalizzate” dal proprietario. Il nostro non è un motociclismo di velocità ma al contrario “lento”, che lascia spazio all’aggregazione quindi al dialogo, ad un amichevole confronto. Ad esempio, ci troviamo la domenica mattina per fare un bel giro e poi terminiamo con una tavolata tutti insieme da qualche parte. Ovviamente siamo presenti sui social ed ogni volta pubblichiamo i nostri appuntamenti così che chiunque possa partecipare unendosi al nostro gruppo.

Questo è ciò che vi ha accomunati nella fase iniziale

Poi nel 2014 arrivò a Firenze una manifestazione chiamata The Distinguished Gentleman’s Ride una manifestazione mondiale per la quale noi abbiamo organizzato il ride di Firenze dal 2015 al 2018, solitamente l’ultima domenica di settembre in contemporanea a 300 città del mondo. In seguito la collaborazione è andata sfumando poiché l’evento in sé era cresciuto troppo (nel 2018 avevamo avuto la partecipazione di più di 1.000 moto che equivale almeno a 1.300 persone). La cosa era divenuta ingestibile. Abbiamo così pensato di tornare alle nostre caratteristiche originarie, più radicate sul territorio ed a situazioni più facilmente concertabili. Così ci siamo messi alla ricerca di enti impegnati nel sociale al fine di richiamare l’attenzione su di essi, o a dar loro supporto, contemporaneamente ad alcuni dei nostri raduni.

Da qui sono nate le vostre “Babbonatalate”

Avevamo capito che potevamo far divertire diffondendo la nostra filosofia sia attraverso l’organizzazione di giri in moto ed eventi, ma anche rendendosi utili al prossimo. Negli anni si sono quindi susseguite le varie “Babbonatalate” (la prima edizione già nel 2014) con lo scopo di portare contributi alle varie associazioni che coprono tipologie diverse di intenti. Per esempio, quell’anno dopo la catena umana in Santissima Annunziata per consegnare beni alimentari alla mensa della Caritas, poi ci spostammo al Parco degli Animali di Ugnano perché per noi anche gli amici a quatto zampe meritano attenzione. Da due anni invece portiamo i nostri doni direttamente alla Caritas Diocesana di piazza Duomo, poi come di consueto, facciamo una seconda o terza tappa verso altri enti impegnati nell’associazionismo. Infine, nella stessa giornata, esortiamo a contribuire con donazioni versate autonomamente all’associazione fiorentina Helios  impegnata nell’ambito ospedaliero, domiciliare e sociale in attività ludico-ricreative di intrattenimento per bambini e giovani malati. Si può dire che la Babbonatalata sia il nostro fiore all’occhiello.

Per questi eventi dovete chiedere particolari permessi al Comune?

Per tutte le manifestazioni che facciamo inoltriamo una richiesta di autorizzazione all’ufficio Mobilità che poi ci fa da eco per quanto riguardano gli aspetti organizzativi. Devo dire che c’è molta collaborazione dal punto di vista tecnico e pratico con l’amministrazione comunale fiorentina. Gli ultimi due Gentleman’s e la scorsa Babbonatalata hanno addirittura goduto del patrocinio del Comune di Firenze, e di questo ci riteniamo molto soddisfatti.

 

Teatro della Pergola, di Rifredi e Puccini: si riapre il sipario

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Un’estate di sosta obbligatoria scivola in un autunno pieno di incognite. Eppure si riparte. Nei teatri, la nuova normalità ha imposto di rivedere la programmazione, ma anche il rapporto tra spettatore e attore, tra pubblico e palco. Quale sarà il posto riservato al teatro nella prossima quotidianità culturale della città? “Una delle caratteristiche intrinseche del teatro è quella di non potersi accendere e spegnere come la televisione.

Il Teatro della Pergola guarda ai giovani

Lo spettacolo in presenza è molto diverso”, spiega Marco Giorgetti, direttore del Teatro della Pergola. Qui la ripresa sarà progressiva. “Abbiamo bisogno di tempo per tornare a teatro. In questo senso c’è stata una bellissima disponibilità degli artisti, anche dei grandi nomi, A interrogarsi su nuove possibili forme di spettacolo, nuovi progetti”. Ad esempio? Dalla fine di ottobre, tra le novità della Pergola ci sarà una maggiore attenzione ai giovani: ai giovani attori, al giovane pubblico e ai giovani appassionati. Ma anche agli studenti. “I nostri spazi – prosegue Giorgetti – saranno a disposizione delle scuole medie, sia per dare la possibilità svolgere la didattica in presenza, sia con progetti specifici. Nella crisi del teatro vogliamo aprire nuove porte”.

Il Teatro di Rifredi punta sulle proprie produzioni

C’è poi chi punta sull’identità. Da sempre palcoscenico di riferimento per voci nuove e sperimentali, il Teatro di Rifredi ha pronta una ripartenza nel segno del contemporaneo. “Abbiamo scelto degli autori con una forza inedita e con loro ripartiremo per offrire nuove interpretazioni della contemporaneità”, spiega il direttore Giancarlo Mordini. Con una serie di produzioni originali, com’è nella genetica di un teatro che nel 2019 ha vinto il prestigioso Premio UBU (il premio fondato da Franco Quadri nel 1978) per l’intenso lavoro di traduzione, allestimento e promozione della nuova drammaturgia internazionale. “La gente ha bisogno del teatro”, dice Mordini. “Per questo, da ottobre, punteremo tutto sulle nostre produzioni e proporremo spettacoli corali, capaci di aprire sguardi diversi e arricchire gli spettatori di nuove prospettive”. Più che reinventarsi, ci si deve adattare. Basta che non ci si fermi.

Walking Thérapie, il Teatro di Rifredi riparte con uno spettacolo itinerante

Il Teatro Puccini riparte con Fabbrica Europa

“Il teatro non può che essere fatto dal vivo, su un palcoscenico e in presenza di un pubblico”, dice il direttore del Teatro Puccini Lorenzo Luzzetti. Le norme di sicurezza limiteranno di molto i posti disponibili e il modo di andare in scena. “Abbiamo adeguato la stagione, che era già pronta nel febbraio scorso, alle nuove misure. Al Puccini siamo in qualche modo fortunati perché il programma del nostro teatro è molto impostato sui monologhi, che non avranno bisogno di grandi cambiamenti. A settembre ripartiamo ospitando gli spettacoli dei festival, a cominciare da Fabbrica Europa. E da gennaio con la stagione vera e propria”. Il teatro è movimento. Sarà dura, ma nessuno ha  intenzione di fermarsi.

Alexander Pereira: “Il mio Maggio musicale farà felici i fiorentini”

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Il piccolo Alexander Pereira, nella Vienna degli anni Cinquanta, sognava di fare il cantante lirico. Ma non tutti i sogni si realizzano proprio così come nascono. Diventato grande, Alexander Pereira è finito sì per lavorare con la musica, sua grande passione, e con i più grandi cantanti lirici, musicisti e direttori d’orchestra del globo, ora come sovrintendente del Teatro del Maggio. Ma in maniera diversa. “Ho capito che il mio destino non era quello di fare il cantante ma di capire il canto, essere in grado di riconoscere i talenti e fare in modo che venissero valorizzati”.

Talent scout prima ancora che manager culturale, nel suo passato ci sono incarichi da Sovrintendente dell’Opera di Zurigo e del Teatro alla Scala, da segretario generale della Wiener Konzerthaus e del Festival di Salisburgo. L’attuale sovrintendente del Teatro del Maggio, arrivato a Firenze nel dicembre dello scorso anno, ha fatto appena in tempo ad ambientarsi nel suo ufficio fiorentino e a presentare al pubblico e agli abbonati le sue intenzioni, che il teatro ha dovuto chiudere i battenti a causa dell’emergenza coronavirus. A distanza di mesi e con una nuova e ricca stagione in partenza, Pereira si prepara a fare davvero i conti con la città del Maggio.

Sovrintendente, la musica è un linguaggio universale che non conosce confini: può, in questo momento difficile, unire le persone?

L’arte in generale, e la musica specialmente, ha il potere di mettere insieme la gente. È una grande forza, nutrimento per la mente. Abbiamo pensato la nostra programmazione per la prossima stagione senza avere paura del Covid-19. Sappiamo che il pubblico inizialmente avrà un po’ di timore tornando a teatro ma speriamo che, rispettando le regole e garantendone la sicurezza, questa paura passi e lasci spazio al nutrimento che verrà dalla nostra proposta musicale. Lo dobbiamo sia al nostro pubblico sia ai collaboratori del teatro, all’orchestra, al coro, alle maestranze. Anche loro hanno bisogno di tornare a fare musica. Dobbiamo tornare a far rivivere il teatro insieme.

Teatro del Maggio
© Michele Monasta

Pereira, lei è stato più volte “rimproverato” per la politica di prezzi troppo audace per una città come Firenze…

All’inizio è stato così, ma credo che a guardare i prezzi adesso ci si trovi di fronte a delle tariffe normali, abbordabili per un’offerta di qualità. Non c’è niente di scandaloso, mi sento in linea con le offerte degli anni precedenti. Spero che il pubblico reagisca positivamente, dando supporto al teatro. È un momento molto sfidante e il teatro crede in un approccio che mira a portare in città il meglio dell’offerta a livello mondiale.

Cosa dovrebbe fare il Governo per aiutare il settore dello spettacolo a rialzarsi dopo il fermo forzato di questi mesi?

Abbiamo la necessità e il compito di aiutarci da soli. Siamo felici di essere ascoltati dalla politica, ma allo stesso tempo siamo qui per aiutare quella classe politica. Dobbiamo dare il nostro contributo alla ripartenza del Paese, non possiamo aspettare solo che qualcun altro lo faccia al posto nostro.

Cosa farà per coinvolgere la città e convincere i giovani a tornare nel “loro” teatro?

Questo nuovo teatro è molto bello ma completo solo per l’80%. I fiorentini non lo hanno mai accettato fino in fondo. Quest’estate abbiamo riaperto la cavea, un luogo magnifico con un’acustica straordinaria, che non veniva utilizzato dal 2014. Ora vogliamo riuscire a terminare anche il resto del complesso: prosegue il cantiere per il completamento dell’auditorium per i concerti e ci piacerebbe andare avanti con i restanti progetti pianificati, come quello di realizzare un ristorante. L’obiettivo è trasformare questo teatro in un luogo di incontro e cuore pulsante dell’area. È un lavoro molto intenso, per realizzare il quale occorrerà del tempo, ma è uno dei miei obiettivi.

Zubin Mehta, direttore onorario a vita del Teatro del Maggio, sarà molto presente nella stagione che sta per iniziare e nel festival che la seguirà.

Sono molto felice. Una figura paterna come il Maestro Mehta, tanto amato dal pubblico e dalla città di Firenze, è un grande sostegno. E poi ci sarà Riccardo Muti, anche lui affezionatissimo al Maggio (è stato direttore principale dell’Orchestra del Maggio dal 1969 al 1981, ndr) che sarà una presenza assidua nei mesi a venire.

Alexander Pereira
© Michele Monasta

Si è più volte parlato di “piegare” il Teatro del Maggio a collaborazioni più pop, usando la cavea per concerti rock o contaminazioni tra generi musicali diversi. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo. La cavea non è solamente per noi. Noi gestiremo lo spazio ma non voglio essere il sovrintendente della cavea. Deve essere un posto dove anche altri possono realizzare i loro sogni.

Una delle cifre stilistiche del Teatro del Maggio è sempre stata la collaborazione con grandi artisti: basti pensarealle scenografie, ai bozzetti e ai modellini firmati da Giorgio de Chirico, Gino Severini, Derek Jarman, Bob Wilson, Giacomo Manzù. Proprio col Lohengrin firmato da Bob Wilson lei inaugurò la sua direzione della Zurich Opera house. C’è un artista contemporaneo che stima e con il quale le piacerebbe lavorare?

È un aspetto su cui mi piacerebbe molto lavorare, in linea con il passato. Per la primavera 2020 il  Maggio aveva un progetto molto bello con Marina Abramović, ma abbiamo dovuto accantonarlo per ora a causa dell’emergenza Covid. L’idea di coinvolgere grandi artisti è molto bella e mi piacerebbe perseguirla.

Come si immagina il Maggio da qui a cinque anni?

Non sono io a doverlo immaginare ma i frequentatori del teatro. Il mio unico auspicio è di renderli felici.

Pellegrino Artusi: 200 anni ma non li dimostra

Più passa il tempo e più ci rendiamo conto di quanto sia ancora attuale a Firenze la presenza del nostro avo nonostante i due secoli di storia lasciati alle spalle. Pellegrino Artusi è universalmente considerato il padre della cucina italiana, in quanto seppe coniugare cibo e letteratura in quel ricettario di gastronomia, scritto con scorrevole e simpatica narrativa in perfetto idioma italico, intitolato La Scienza in Cucina e l’Arte di mangiar bene.

Per primo ebbe l’intuito di riunire tante tipiche pietanze regionali in quell’opera letteraria, ancor oggi comunemente nota, che si pone fra le principali che rappresentano la giovane letteratura italiana. In tal modo Pellegrino contribuì, in cucina con le ricette e attraverso la propria conoscenza letteraria, all’unificazione degli Italiani, sia a tavola che per la formazione linguistica del nascente Stato.

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Era nato il 4 agosto 1820 a San Ruffillo di Forlimpopoli, in provincia di Forlì, da Agostino, danaroso mercante, e da Teresa Giunchi, di buona famiglia di Bertinoro. Ecco perché il 4 agosto 2020, giorno del suo magnifico 200° compleanno, lo abbiamo voluto ricordare a “modo nostro” con l’appassionato e fondamentale aiuto degli amici Gabriele e Gherardo Filistrucchi e del regista italo-canadese David Battistella. Visto che il DNA non è acqua e la rassomiglianza degli scriventi a Pellegrino è palese, abbiamo voluto dare l’illusione di far rivedere a Firenze questo noto personaggio.

È bastato metterci sul volto una fluente barba bianca confusa con baffi e basettoni detti “favoriti”, realizzati dalla nota e non più giovanissima bottega degli amici Filistrucchi (che proprio quest’anno compie ben tre secoli di attività passata di padre in figlio) e con alcuni sapienti e professionali click di David, il risultato ci ha fatto restare senza fiato! Non è stato un gioco ma un’intensa emozione per tutti, vissuta con religiosa dignità, di cui il lettore si renderà conto, voluta per esaltare il valore di un Pellegrino ancora “giovane” nonostante le sue 200 primavere. Uomo di cultura, critico letterario, patriota, scrittore, igienista, gastronomo, Pellegrino trascorse la sua vita fra Romagna e Toscana. Visse per trent’anni a Forlimpopoli e ben sessantuno a Firenze dove, in un villino in piazza Massimo d’Azeglio, scrisse il suo famoso trattato di gastronomia.

 

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Amò sempre Firenze, che non abbandonò mai, rimanendo a contatto con il fervido ambiente intellettuale e politico. Nella dimora di piazza d’Azeglio l’Artusi visse fino a 91 anni, raggiungendo qui la popolarità proprio in virtù del suo semplice e descrittivo manuale di cucina inizialmente composto da 475 ricette, cresciute poi man mano nelle edizioni successive fino a 790, che dagli antipasti (da lui chiamati Principii), terminava con i liquori; un vademecum da lui stesso definito talmente pratico e usabile da tutti, purché si sappia tenere in mano un mestolo.

Il libro di “cucina”, col passare degli anni e le numerose ristampe, raggiunse una grandissima diffusione conquistando la massa popolare, sino a divenire il testo gastronomico dell’Italia unita, il ricettario di casa, da cui tutti trassero (e ancor oggi traggono) ispirazioni e suggerimenti, tanto da essere sempre presente nei corredi di nozze delle giovani spose. Fu il libro più letto dagli italiani al pari di Pinocchio, de I Promessi Sposi e di Cuore. Pellegrino rese l’anima a Dio alla mezzanotte del 30 marzo 1911, in buona salute, dopo aver cenato con una gallina lessa accompagnata da una maionese di 12 uova. Fu sepolto nel Cimitero monumentale delle Porte Sante a San Miniato al Monte, con cippo funerario ben visibile, con basamento in pietra e busto in bronzo, opera dello scultore Italo Vagnetti.

[Nelle foto Luciano e Ricciardo Artusi vestono i panni del loro avo Pellegrino grazie alla “trasformazione” realizzata dai truccatori Gabriele e Gherardo Filistrucchi e immortalata dal regista David Battistella]

Traffico, orari bus, parcheggi a Firenze: tutto nell’app IF- Infomobilità

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È stato aperto un cantiere nella strada vicino a casa, con tanto di divieto di sosta? L’app invia una notifica. C’è un incidente sul percorso verso il lavoro? Sul cellulare arriva un avviso. È il giorno della pulizia strade? L’applicazione da promemoria. È questa la novità dell’app IF – Infomobilità di Firenze: non solo aggiornamenti in tempo su traffico, lavori stradali, orari dei bus e parcheggi, ma soprattutto notifiche personalizzate in base ai tragitti quotidiani di ogni utente.

Basta scaricare gratuitamente questo “programmino” per lo smartphone dal Play Store di Google (Android) e dall’App Store (iPhone Apple), impostare il proprio profilo selezionando il percorso casa-lavoro e i mezzi di trasporto usati, per poi ricevere segnalazioni calibrate sugli spostamenti di tutti i giorni.

App IF – Informobilità  Firenze: tutti possono scaricare l’applicazione

Dopo la fase di test che ha coinvolto 1.200 utenti, con 600 suggerimenti utili per l’implementazione, l’applicazione è ora a disposizione di tutti. L’annuncio è arrivato in occasione della presentazione della Settimana europea della mobilità 2020, dal 16 al 22 settembre, a cui Firenze aderisce ormai da 18 anni.

L’app è stata realizzata grazie al finanziamento dei Fondi europei nell’ambito del programma PON Metro.

Come funziona, dal traffico al parcheggio fino al bus

Viabilità in tempo reale, la mappa dei cantieri aperti, gli orari di autobus e tramvia, i giorni della pulizia strade, la disponibilità dei posti auto nelle strutture di Firenze Parcheggi, le colonnine elettriche per la ricarica libere, le piste ciclabili, gli avvisi di allerta meteo: l’app IF – Infomobilità Firenze contiene tutti gli aggiornamenti per chi si sposta in città. Presto saranno integrati anche i servizi di sharing per bici, auto, scooter e monopattini.

A differenza delle normali app, IF è basata sui dati che arrivano direttamente dal Comune di Firenze, anche con informazioni in tempo reale per lavori urgenti sulle strade e sulla viabilità, rilevate dalla centrale del traffico comunale. Con l’app IF inoltre è possibile fare domanda per il bonus TPL del Comune di Firenze, il sostegno economico per comprare l’abbonamento annuale dell’autobus.

Download dell’App IF – Infomobilità  Firenze

Ecco i link diretti dove scaricare gratis l’app IF:

Micro-pedonalizzazioni davanti alle scuole di Firenze (con il pedibus)

Squilla la campanella: stop alle auto e ai motorini davanti alle scuole di Firenze con micro-pedonalizzazioni “a tempo”, via libera invece ai pedibus (o piedibus che dir si voglia), i servizi gestiti da associazioni che permettono ai bambini di arrivare a lezione in fila indiana e tutti a piedi, secondo itinerari prestabiliti. L’annuncio è arrivato durante la Settimana europea della mobilità, a cui Firenze aderisce da 18 anni.

Micro-pedonalizzazioni e scuole: come funziona il progetto del Comune di Firenze

La sperimentazione partirà in autunno, a metà ottobre ottobre, in almeno una scuola per ogni quartiere, lì dove la viabilità è idonea a micro-pedonalizzazioni temporanee. Le strade vicine agli istituti resteranno chiuse al traffico per circa un’ora, a cavallo dei momenti di entrata e uscita degli alunni. “Prima di attivare questo  progetto, finanziato con 75 mila euro grazie a un bando europeo, faremo incontri nelle scuole e con le famiglie – spiega l’assessore alla mobilità del Comune di Firenze, Stefano Giorgetti – non escludiamo che in alcuni quartieri l’iniziativa possa coinvolgere anche un paio di istituti, per mettere in sicurezza bambini e famiglie negli orari di grande afflusso di veicoli”.

13 nuovi pedibus a Firenze

L’obiettivo è estendere la rete dei pedibus, già visti in azione all’Isolotto, per i piccoli della Montagnola, e alla Mameli di Novoli, grazie a un nuovo bando. In alcuni casi, Palazzo Vecchio affiderà la chiusura delle “strade scolastiche” alle stesse associazioni che organizzeranno le carovane di alunni.

In particolare il servizio di pedibus sarà attivato su 13 nuovi percorsi a servizio di altrettante scuole nei 5 quartieri di Firenze. Ecco la lista completa: scuola Nencioni (via Montebello, Quartiere 1), le scuole La Pira e Diaz (via dei Bruni e via D’Annunzio, Quartiere 2), scuola Villani (viale Giannotti, Quartiere 3), scuole Montagnola e Niccolini (via Giovanni Da Montorsoli e via di Scandicci, Quartiere 4), scuola Mameli e successivamente i plessi Marconi/Rosai (via dei Caboto, via Mayer e via dell’Arcovata, Quartiere 5).

Anche a Firenze la Settimana europea della mobilità 2020

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Sui cellulari arriva la nuova app IF Infomobilità con gli aggiornamenti (personalizzati) per chi si sposta in città, mentre sulle strade fiorentine stanno per sbarcare i monopattini elettrici condivisi. E poi partono 13 pedibus per accompagnare (a piedi) bambini e ragazzi fino a scuola e in alcuni istituti pilota scatteranno anche micro-pedonalizzazioni all’orario di entrata e uscita. Sono alcune delle novità presentate dal Comune di Firenze in occasione della Settimana europea della mobilità 2020 (EMW – European Mobility Week), l’iniziativa promossa dalla Commissione europea ormai da 18 anni.

“Mobilità a emissioni zero per tutti” è il tema di quest’anno e Palazzo Vecchio ha avviato una campagna di comunicazione per promuovere la mobilità sostenibile. Più sharing mobility individuale, il piano Bartali per ampliare la rete ciclabile, le pedonalizzazioni, le biciclette condivise a pedalata assistita: è questa la strategia scelta da Firenze per affrontare le nuove sfide legate agli spostamenti in città ai tempi del coronavirus.

Bike sharing: più bici a pedalata assistita, in arrivo i monopattini elettrici

Dopo lo sbarco a Firenze delle prime bici a pedalata assistita di Movi – Mobike, presto per le vie delle città potranno viaggiare anche monopattini elettrici e scooter “condivisi”. Il Comune ha infatti lanciato il bando per la gestione dei servizi a flusso libero che riguardano auto, scooter (al massimo 600) e monopattini (al massimo 900, più altri 300 legati al bike sharing), mentre la flotta delle bici condivise potrà aumentare ancora: fino a 4.000 bici tradizionali e 800 ebike.

Le piste ciclabili a Firenze, verso quota 100

Anche ragnatela ciclabile, ha annunciato il Comune di Firenze, è destinata a crescere, fino a superare quota 100 chilometri: ai 95 già esistenti si aggiungeranno entro  la prossima primavera altri 12 chilometri di piste ciclabili.

Le novità al codice della strada, introdotte dal decreto rilancio, hanno poi consentito di realizzare in breve tempo 6 chilometri e mezzo di corsie ciclabili (quelle delimitate solo da strisce sulla carreggiata) e sono in arrivo altri 13 chilometri e mezzo. In vista inoltre interventi per 5 milioni di euro per creare una Bicipolitana, ossia i tragitti sicuri e riservati ai ciclisti, per attraversare la città.

In partenza nuovi pedibus e in arrivo micro-pedonalizzazioni per le scuole

Tra le novità nuovi Pedibus, ossia gruppi di bambini delle elementari e medie che vengono accompagnati a piedi fino a scuola, lungo itinerari prestabiliti. In tutto saranno attivati 13 pedibus per le seguenti scuole: Nencioni (via Montebello, Quartiere 1), La Pira e Diaz (via dei Bruni e via D’Annunzio, Quartiere 2), Villani (viale Giannotti, Quartiere 3), Montagnola e Niccolini (via Giovanni Da Montorsoli e via di Scandicci, Quartiere 4), Mameli e successivamente i plessi Marconi/Rosai (via dei Caboto, via Mayer e via dell’Arcovata, Quartiere 5).

La settimana della mobilità è stata inoltre l’occasione per annunciare una piccola rivoluzione davanti ad alcune scuole di Firenze, con “micro-pedonlizzazioni” che scatteranno a cavallo degli orari di entrata e di uscita e saranno associate al pedibus: le cosiddette strade scolastiche saranno introdotte in via sperimentale in alcuni istituti, dove la viabilità consente la chiusura temporanea al traffico, a partire da metà ottobre ma solo dopo che il Comune avrà condiviso il progetto con i genitori.

Settimana europea della mobilità 2020: l’app sul traffico a Firenze (e non solo)

Con la Settimana europea della mobilità 2020 debutta infine l’app IF – Infomobilità, che contiene tutte le informazioni aggiornate in tempo reale per chi si sposta a Firenze, come gli aggiornamenti sul traffico e sui lavori urgenti, gli orari di bus e tramvia, la pulizia delle strade, il numero di posti auto disponibili nelle strutture di Firenze Parcheggi e molto altro. Dopo la fase di test che ha coinvolto 1.200 utenti, l’applicazione è ora scaricabile gratuitamente da Play e Apple Store.

La vera novità è che l’app, finanziata dai Fondi europei nell’ambito del programma PON Metro, invia notifica personalizzate in base ai percorsi preferiti individuati da ciascun utente.