lunedì, 6 Aprile 2026
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Bonus sanificazione e mascherine: come funziona il credito d’imposta

Il decreto rilancio conferma il bonus sanificazione, con un credito di imposta più alto per i lavori di adeguamento degli ambienti di lavoro, per la pulizia approfondita anti-coronavirus e anche per l’acquisto di mascherine e altri dispositivi di protezione individuale (i cosiddetti “dpi”) come guanti e camici. Cambiano le regole: non serve più un decreto attuativo del Mef e del Mise, ma spetta all’Agenzia delle Entrate adottare un provvedimento per stabilire i criteri di applicazione del bonus sanificazione.

Credito d’imposta per il bonus sanificazione: i requisiti e come funziona

Secondo il dl rilancio, le imprese, i lavoratori autonomi, gli enti non commerciali (come quelli del terzo settore) e gli enti religiosi riconosciuti civilmente possono usufruire di un credito di imposta del 60% per le spese sostenute durante il 2020 per adeguare gli ambienti di lavoro alle misure di contenimento del virus Covid-19, fino a un massimo di 60 mila euro per ciascun beneficiario. In tutto il governo ha stanziato a copertura di questa misura 200 milioni di euro.

Il credito di imposta del bonus sanificazione può essere usufruito direttamente in dichiarazione dei redditi oppure ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti: se non si riuscirà a scaricare del tutto il tax credit quest’anno, potrà essere usato negli anni successivi, ma in ogni caso non potrà essere chiesto il rimborso.

Coronavirus, bonus sanificazione e mascherina: per cosa si può richiedere il credito

Ecco in dettaglio le spese, legate all’emergenza coronavirus, per cui può essere chiesto il credito d’imposta del bonus sanificazione:

  1. sanificazione degli ambienti di lavoro, gli strumenti e i prodotti usati per sanificare
  2. dispositivi di protezione individuale come mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari
  3. prodotti detergenti e disinfettanti
  4. termometri, termoscanner, tappeti e  vaschette decontaminanti e igienizzanti (il bonus vale anche per le spese di installazione)
  5. dispositivi per garantire la distanza interpersonale, come barriere e pannelli  protettivi (il credito d’imposta è riconosciuto anche per le spese di installazione)
  6. adeguamento dei luoghi di lavoro alle norme anti-coronavirus come il rifacimento di spogliatoi e mense e interventi per realizzare spazi comuni, ingressi e spazi medici

Niente più decreto attuativo

L’articolo 215 del decreto rilancio sul bonus sanificazione ha abrogato le misure analoghe del Cura Italia e del decreto liquidità: per stabilire le modalità di applicazione non serve più un decreto attuativo del Ministrero dell’economia (Mef) e di quello dello Sviluppo economico (Mise) ma un “provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”, si legge nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Sul sito dell’Agenzia delle Entrate si trova un utile vademecum in pdf sulle agevolazioni previste dal decreto rilancio.

Duomo di Firenze: riapertura gratis a maggio, poi nuovi biglietti

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Porte aperte, ingressi con il contagocce, biglietti con prenotazione obbligatoria, gel igienizzanti per le mani e un dispositivo per avvisare i visitatori se non stanno rispettando la distanza di sicurezza. L’Opera di Santa Maria del Fiore ha deciso la riapertura di tutti i monumenti del Duomo di Firenze, compreso il museo, dal 22 maggio 2020, con visite gratis fino al termine del mese. Uniche eccezioni, la cripta di Santa Reparata, chiusa perché troppo piccola per far rispettare le linee guida anti-Covid, e la Cupola del Brunelleschi, temporaneamente off limts per alcuni lavori di manutenzione.

Oltre al Duomo, altri musei di Firenze hanno deciso la riapertura tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.

Museo e monumenti del Duomo di Firenze: prima gratis, poi nuovi prezzi dei biglietti

Fino al termine di maggio l’ingresso nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, nel Battistero di San Giovanni, sul campanile di Giotto e nel museo dell’Opera del Duomo di Firenze sarà gratis prenotando online, in seguito scatteranno le nuove tariffe e nuovi orari: non più un ticket unico, ma 5 diversi biglietti per visitare i vari luoghi d’arte, sempre con prenotazione obbligatoria.

Dal primo giugno il Duomo di Firenze, il museo e gli altri monumenti saranno aperti solo nel weekend (venerdì, sabato e domenica) e il 24 giugno per il giorno del patrono. Questi orari di apertura potranno essere ritoccati nei mesi successivi in base all’afflusso di visitatori. Da giugno ingresso gratuito ma su prenotazione alla cattedrale, mentre il costo del biglietto per il Museo del Duomo sarà di 10 euro. Per visitare il Battistero serviranno 5 euro, per il campanile di Giotto 15.

La visita alla Cupola del Duomo di Firenze

I biglietti per la Cupola del Brunelleschi costeranno 15 euro: la riapertura è fissata però il 18 giugno, al termine dei lavori all’impianto di illuminazione che erano stati rimandati a causa dell’emergenza coronavirus. Potrà salire un un numero limitato di persone e in piccoli gruppi: solo 304 visitatori ogni fine settimana, contro i 2.600 turisti registrati ogni weekend prima del coronavirus. Per tutti i monumenti del Duomo di Firenze è obbligatoria la prenotazione, che si può fare anche sul sito ufficiale.

coronavirus Museo Opera duomo Firenze

“Mancheranno all’appello 20 milio di euro”

L’Opera di Santa Maria del Fiore ha annunciato la sospensione delle celebrazioni per i 600 anni della Cupola e di tutta programmazione culturale, come le rassegne “O Flos Colende” e “Note al Museo”. Interrotta inoltre la collaborazione con la Pergola e il Teatro Niccolini di Firenze.

“Il venir meno della stagione turistica avrà un pesante impatto sulla nostra istituzione – ha spiegato il presidente Luca Bagnoli – 20 milioni di euro di ricavi perduti, come l’impegno di quattro anni di restauri che in queste condizioni sono resi impossibili, costringeranno l’Opera a interventi drastici. Inevitabile conseguenza la riorganizzazione dello svolgimento delle attività e il doloroso azzeramento della programmazione culturale”.

Le regole anti-coronavirus al museo

Con la riapertura, gli ingressi saranno contingentati secondo le regole del dpcm dello scorso 17 maggio: mille visitatori al giorno nel museo dell’Opera del Duomo di Firenze, 80 sul campanile di Giotto. E poi 304 persone ogni fine settimana per la Cupola, 1.710 in Battistero, 3.750 in Cattedrale.

Tra le misure prese la misurazione delle temperatura corporea con termoscanner, sanificazione certificata dei locali, postazioni per l’igiene delle mani, mascherina obbligatoria. A ogni visitatore sarà inoltre consegnato uno piccolo dispositivo elettronico, chiamato Tag EGOpro Social Distancing, che si illuminerà e vibrerà se ci si avvicinerà troppo alle altre persone. E’ la prima volta al mondo che in un museo viene impiegata una tecnologia di questo genere.

Coronavirus, Toscana a quota 10 mila casi

Sono 18 i nuovi positivi al coronavirus rilevati in Toscana da ieri, per un computo totale che raggiunge la cifra tonda, 10 mila casi dall’inizio dell’epidemia: queste le ultime notizie riportate dal bollettino della Regione di oggi, giovedì 21 maggio.

Coronavirus, oltre mille morti in Toscana

Dei 18 nuovi casi rilevati, tre sono emersi in seguito agli accertamenti dopo test sierologico positivo. Si contano poi 252 nuovi guariti e sei decessi, per un totale dei morti che supera i mille dall’inizio del contagio. Attualmente sono 1.877 le persone positive al coronavirus in Toscana, il minimo registrato dal 20 marzo scorso.

I test eseguiti hanno raggiunto quota 218.615, 4.316 in più rispetto a ieri. Quelli analizzati oggi sono 4.035.

Dei 18 nuovi casi, 7 sono stati rilevati nella provincia di Firenze. Che resta la più colpita in termini assoluti con 3.420 casi complessivi. Nella mappa del contagio si segnalano poi 557 casi a Prato (2 in più), 666 a Pistoia (3 in più), 1.044 a Massa Carrara, 1.352 a Lucca, 885 a Pisa (2 in più), 546 a Livorno (3 in più), 675 ad Arezzo, 432 a Siena (1 in più), 423 a Grosseto.

Coronavirus in Toscana, i dati del bollettino di oggi (21 maggio)

La Toscana si conferma al 10° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 268 casi per 100.000 abitanti. La media italiana è di circa 377 ogni 100.000 residenti. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 536 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 349, Firenze con 338. La più bassa Siena con 162.

Complessivamente, sono 1.667 le persone sono in isolamento a casa, positive ma con sintomi lievi o prive di sintomi (meno 227 rispetto a ieri, meno 12,0%). Sono 8.370 (meno 195 rispetto a ieri, meno -2,3%) le persone, anch’esse isolate, in sorveglianza attiva perché hanno avuto contatti con persone contagiate.

Le notizie dagli ospedali della Toscana: i posti letto Covid

Si riducono ancora le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid. Sono  complessivamente 210, 13 in meno di ieri (meno 5,8%), di cui 41 in terapia intensiva (meno 4 rispetto a ieri, meno 8,9%). È il punto più basso raggiunto dal 12 marzo 2020 sia per le terapie intensive che per i ricoveri totali.

I guariti salgono a 7.119, con 252 nuovi guariti rispetto a ieri, il 3,7% in più. Di queste, 1.664 persone sono “clinicamente guarite” (28 persone in più rispetto a ieri, più 1,7%), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione. Altre 5.455 (+224 persone, più 4,3%) sono dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Si registrano 6 nuovi decessi: 5 uomini e 1 donna con un’età media di 82,8 anni. Relativamente alla provincia di notifica del decesso, 2 le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Pistoia,1 a Pisa, 1 a Siena, 1 a Grosseto. Sono 1.004 i deceduti dall’inizio dell’epidemia cosi ripartiti: 362 a Firenze 45 a Prato, 79 a Pistoia, 141 a Massa Carrara, 134 a Lucca, 84 a Pisa, 57 a Livorno, 45 ad Arezzo, 29 a Siena, 20  a Grosseto, 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano, cioè il numero di deceduti sulla popolazione residente per Covid-19, è di 26,9 per 100.000 residenti. La media nazionale è di 53,6 e la Toscana è l’11° regione più colpita. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (72,4x 100.000), Firenze (35,8x 100.000) e Lucca (34,5 x 100.000), il più basso a Grosseto (9,0x 100.000).

I dati riportati in questo bollettino sono stati elaborati dall’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi Coronavirus.

Musei di Firenze, la riapertura: Uffizi, Boboli, Palazzo Pitti e Duomo

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Gli statali sono pronti, l’Opera di Santa Maria del Fiore accetta la sfida e lancia una settimana di visite gratuite, mentre Palazzo Vecchio guarda dalla finestra. Passata la fase acuta dell’emergenza coronavirus scatta la riapertura dei principali musei di Firenze: si parte con il giardino di Boboli, seguito da Palazzo Pitti e dagli Uffizi, mentre i monumenti e il museo del Duomo sono aperti gratis fino al termine di maggio, ad eccezione della Cupola del Brunelleschi. Nel giro di poche settimane tornerà visitabile anche la mostra di Tomás Saraceno a Palazzo Strozzi.

Ecco tutte le date.

Il giardino di Boboli è aperto

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ha stilato il calendario di questa fase 2 dell’arte per tutti i musei di Firenze che dipendono dall’ente. Dal 21 maggio il giardino di Boboli è tornato visitabile dopo oltre 10 settimane, dall’ingresso di Palazzo Pitti e dalla porta di Annalena in via Romana (da qui l’accesso è gratuito per i residenti a Firenze) con orario 8.15 – 18.15, tutti i giorni eccetto il primo e ultimo lunedì del mese. Chiusi il museo delle porcellane e la grotta grande, mentre le piante acquatiche della botanica superiore sono visibili dalle 10 alle 13, da lunedì al venerdì.

La mascherina è obbligatoria durante tutta la visita al giardino, è vietato l’ingresso a chi ha una temperatura corporea superiore ai 37 gradi e mezzo, va sempre mantenuta la distanza interpersonale di almeno 1,8 metri ed è consentito l’ingresso di gruppi composti da un massimo di 10 perone.

Palazzo Pitti e Uffizi: l’apertura

Nelle prossime settimane è prevista la riapertura di due tra i musei più famosi di Firenze: Palazzo Pitti (da giovedì 28 maggio 2020) e gli Uffizi (da mercoledì 3 giugno 2020). “Eravamo pronti su tutta la linea – ha chiarito il direttore Schmidt – ma abbiamo declinato queste aperture seguendo alla lettera le indicazioni del comitato tecnico scientifico: prima i musei all’aperto, come Boboli, quindi quelli piccoli, con meno di 100 mila visitatori all’anno, infine i più grandi , come gli Uffizi”. Anche in questo caso mascherina obbligatoria, gel per le mani, accessi contingentati e distanza di sicurezza.

La riapertura dei musei di Firenze: l’Opera del Duomo, gratis per una settimana

Dal 22 maggio riaprono al pubblico i monumenti del Duomo di Firenze, che saranno gratis fino al 31 maggio (con prenotazione obbligatoria online): la cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Battistero di San Giovanni, il campanile di Giotto e il museo dell’Opera del Duomo. La riapertura della cupola del Brunelleschi invece è prevista il 18 giugno, per consentire dei lavori all’impianto di illuminazione che erano stati rimandati a seguito dell’emergenza coronavirus. Resterà chiusa invece la cripta di Santa Reparata perché troppo piccola per far rispettare le regole anti-Covid. Qui tutti i dettagli sull’apertura dei monumenti e del museo del Duomo di Firenze.

Prorogata la mostra Tomás Saraceno a Palazzo Strozzi

Aveva spalancato i battenti pochi giorni prima dallo scoppio dell’emergenza coronavirus e adesso la mostra “Aria” dell’artista argentino Tomás Saraceno torna visitabile nelle stanze di Palazzo Strozzi: la riapertura è fissata per il 1° giugno e l’esposizione è stata prorogata fino al 1° novembre. I dettagli sulle nuove modalità di visita e per la prenotazione online saranno rese note il 28 maggio sul sito di Palazzo Strozzi.

Coop, in vendita le mascherine a 50 centesimi

Mascherine chirurgiche monouso a marchio Coop al prezzo di 50 centesimi l’una: è la novità annunciata dalla cooperativa che sarà sugli scaffali dei 104 punti vendita Coop.Fi a partire da sabato 23 maggio.

Mascherine che rispettano il prezzo di vendita calmierato di 50 centesimi sono praticamente introvabili sul mercato. Quelle a marchio Coop saranno anzi anche più economiche: il limite di prezzo imposto per legge è di 50 centesimi più Iva, in queste invece l’Iva è già inclusa nel prezzo finale. Saranno in vendita nei supermercati Unicoop Firenze in confezioni da 10 mascherine.

Ecco le mascherine della Coop: costano 50 centesimi

Si tratta di dispositivi medici di classe 1 tipo 2, a tre strati, certificate CE e con un indice di filtrazione superiore al 98%. La forma e la presenza di fasce elastiche permettono di aggiustarle al viso di chi le indossa per un miglior comfort.

Le mascherine della Coop da cinquanta centesimi rispondono a tutti i requisiti richiesti per questo tipo di prodotti. La fabbricazione è affidata a un produttore qualificato individuato grazie al presidio a Hong Kong della filiale Coop Far East. Produttore che ha investito sui macchinari e sui sistemi di controllo necessari per adeguarsi agli standard richiesti dal marchio CE.

“Con l’arrivo delle nostre mascherine a marchio rafforziamo un’offerta sempre più necessaria”, spiega Unicoop Firenze in una nota. “Ci siamo impegnati con Coop Italia sulla produzione delle mascherine a marchio per offrire ai nostri soci e clienti la garanzia di qualità che connota tutti i prodotti Coop e la presenza nei nostri punti vendita di un prodotto diventato indispensabile”.

Contributi a fondo perduto per le imprese, cosa prevede il Decreto rilancio

Tra gli aiuti introdotti dal Decreto rilancio ci sono anche contributi a fondo perduto per le imprese danneggiate dall’emergenza coronavirus. La misura è rivolta in particolare alle piccole imprese con fatturato inferiore a 5 milioni di euro. Il governo ha previsto coperture per 6 miliardi di euro. È quanto stabilisce l’articolo 25 del Decreto rilancio.

Fondo perduto per le imprese: a chi spetta

I contributi a fondo perduto sono destinati ai soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario titolari di partita Iva, come si legge al primo comma dell’articolo 25 del Decreto rilancio. Dal contributo a fondo perduto sono esclusi però i liberi professionisti e gli autonomi iscritti alle casse private. Avvocati, medici, ingegneri e tutte le professioni ordinistiche, in attesa che il passaggio parlamentare del decreto possa modificare la platea.

La soglia per poter ottenere i contributi a fondo perduto è quella dei 5 milioni di euro di fatturato nel 2019. Il contributo a fondo perduto sarà calcolato sulla base del volume d’affari complessivo delle imprese che ne faranno richiesta.

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Contributo a fondo perduto, i requisiti

Sono sostanzialmente due i requisiti per ottenere il contributo a fondo perduto in favore delle imprese disposto dal Decreto rilancio. Il primo, come detto, è avere un fatturato non superiore ai 5 milioni di euro. Il secondo è quello di aver registrato perdite per almeno il 33% del fatturato ad aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. Ovvero dal momento di piena attività al punto più acuto dell’emergenza coronavirus.

Il contributo viene allargato automaticamente alle imprese che hanno avviato la loro attività dopo il 1° gennaio 2019, a prescindere dal fatturato dell’anno scorso.

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L’indennizzo è proporzionale alle perdite di fatturato e sarà una cifra variabile tra i 1000 euro e circa 50 mila euro. L’importo dipende dalla dimensione delle perdite e dal volume d’affari dell’impresa. Il Decreto rilancio prevede tre diversi scaglioni per l’erogazione del contributo a fondo perduto alle imprese, che saranno indennizzate con:

  • il 20% delle perdite registrate ad aprile 2020 per chi fattura fino a 400 mila euro
  • il 15% delle perdite per chi ha fatturati fra 400 mila e 1 milione di euro
  • il 10% per imprese con volume d’affari fra 1 milione di euro e 5 milioni di euro

Il valore minimo del contributo a fondo sarà in ogni caso non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per imprese e soggetti diversi dalle persone fisiche. Il contributo non concorre alla base imponibile delle imposte sui redditi.

Come richiedere il contributo a fondo perduto? Si dovrà presentare per via telematica una richiesta all’Agenzia delle entrate entro 60 giorni dalla data di avvio della procedura. L’importo verrà poi versato dall’Agenzia direttamente sul conto corrente bancario o postale dell’impresa.

Bonus e fondo perduto: esclusi professionisti delle casse private

Sì al bonus da 600 euro, no a quello “rafforzato” da 1000 e ai contributi a fondo perduto per i liberi professionisti e i lavoratori autonomi delle casse private, come Cassa forense, Enpam, Cassa geometri, Inarcassa e simili. Avranno diritto al bonus da 600 euro per i mesi di aprile e maggio, secondo le stesse regole del bonus di marzo. Ma per loro non ci sarà il bonus aumentato a 1000 euro che gli autonomi Inps potranno richiedere nel mese di maggio. E scatta la protesta. Il comitato unitario degli ordini e collegi professionali parla di “Inaccettabile e continua discriminazione”.

Niente bonus 1000 euro né contributo a fondo perduto per gli iscritti alle casse private

L’articolo 25 del Decreto rilancio prevede l’erogazione di contributi a fondo perduto “a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita Iva”. Il requisito è che il fatturato del mese di aprile 2020 sia stato inferiore di almeno il 33% rispetto a quello di aprile 2019. Una misura, si legge nel testo, introdotta “al fine di sostenere i soggetti colpiti dall’emergenza epidemiologica Covid-19”.

Decreto rilancio, cosa prevede: tutti i bonus e il testo pdf

Al comma 2, però, si specifica che il contributo a fondo perduto non spetta “ai lavoratori dipendenti e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria“: sono esclusi, insomma, tutti i professionisti.

Professionisti delle casse private: “Scelta inaccettabile”

“Una scelta inaccettabile”, viene definita in un comunicato congiunto di Comitato unitario delle professioni e Rete delle professioni tecniche. L’esclusione dei professionisti dai contributi a fondo perduto “dimostra una volta di più un atteggiamento sostanzialmente punitivo della politica nei confronti di un settore determinante per il sistema economico del nostro Paese”. Settore che, “esattamente come tutte le altre realtà del mondo del lavoro autonomo e dipendente, sta attraversando una fase di enorme difficoltà che necessita di un sostegno concreto da parte dello Stato”, si legge nella nota.

I firmatari dell’appello sono i consigli nazionali di consulenti del lavoro, ingegneri, agronomi, agrotecnici e periti agrari, architetti, assistenti sociali, attuari, commercialisti, avvocati della Cassa forense. E ancora, geologi, geometri, giornalisti, notai, periti industriali, psicologi, spedizionieri doganali, tecnologi alimentari, chimici, fisici, infermieri, ostetrici e tecnici sanitari, veterinari.

Confprofessioni: “Norma discriminatoria e anticostituzionale”

Sul tema è intervenuto anche il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, con un duro attacco alle parole del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, definite “inaccettabili e superficiali“.

“Le dichiarazioni del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – si legge in una nota di Confprofessioni – secondo il quale ‘i professionisti sono persone e beneficiano delle indennità di 600 euro, quindi non hanno diritto ai contributi a fondo perduto delle imprese’, non sono appropriate per un ministro della Repubblica“.

Dichiarazioni che, secondo Stella, “denotano una preoccupante e pericolosa approssimazione su un settore economico, quello degli studi professionali, che occupa 900 mila lavoratori tra dipendenti e collaboratori e muove un volume d’affari di circa 210 miliardi di euro all’anno. Un settore che investe e produce ricchezza per il Paese. Ma anche un settore colpito duramente dalla crisi economica, innescata dalla pandemia”.

Non vedo differenze tra un imprenditore che per effetto del Covid-19 ha subito un calo di fatturato e un dentista, un avvocato, un architetto o un commercialista che per lo stesso motivo hanno subito il medesimo danno. Due pesi, due misure. Ci troviamo di fronte a una visione ottocentesca dell’economia”. “Il decreto rilancio –conclude il presidente di Confprofessioni – segna un punto di non ritorno e faremo valere in tutte le sedi i diritti di 2 milioni di professionisti contro una norma discriminatoria e palesemente incostituzionale“.

Bonus 600 euro per autonomi Inps, i nuovi requisiti per aprile e maggio

Discorso simile per il bonus. L’articolo 84 del Decreto rilancio, al comma 1, conferma che l’indennità del mese di aprile verrà erogata a tutti i lavoratori che avevano ricevuto quella di marzo, quindi anche ai professionisti.

Ma a maggio cambia tutto: il bonus da 600 euro sale a 1000 euro per chi nel secondo bimestre 2020 ha subìto una riduzione del fatturato di almeno il 33% rispetto ai mesi di marzo e aprile 2019. Solo, però, se si è liberi professionisti titolari di partita IVA iscritti alla Gestione separata Inps: niente bonus di maggio da 1000 euro per gli iscritti alle casse private.

Il Decreto rilancio, all’articolo 78, stabilisce che l’indennità per il sostegno al reddito dei professionisti iscritti alle casse previdenziali private verrà prolungato di due mesi così com’è. In pratica, un bonus da 600 euro anche ad aprile e maggio per chi già lo ha ricevuto a marzo. Ma per loro non ci sarà la possibilità di accedere all’indennità aumentata a 1000 euro.

La questione è già approdata nel dibattito parlamentare, con esponenti sia della maggioranza che dell’opposizione che hanno chiesto al governo di rimediare a questa disparità. In modo simile a quanto era successo con il precedente decreto Cura Italia. Anche in quel caso il testo licenziato dall’esecutivo escludeva gli autonomi delle casse private dai bonus, poi invece inclusi dopo il passaggio parlamentare.

Cassa forense, Inarcassa e le altre: le casse private in Italia

Esistono in Italia casse di previdenza private, indipendenti da Inps, per le cosiddette professioni ordinistiche, che richiedono cioè un titolo di abilitazione o l’iscrizione a un ordine professionale per essere esercitate.

Le casse private per i professionisti sono la cassa Enpam per medici e odontoiatri, la Cassa forense degli avvocati, l’Inarcassa per ingegneri e architetti. E ancora, quelle dei geometri, commercialisti, notai e di tutti gli ordini professionali. Nel dettaglio, gli enti previdenziali privati in Italia sono:

  • Cassa nazionale previdenza e assistenza ingegneri e architetti liberi professionisti (Inarcassa)
  • Cassa italiana di previdenza e assistenza geometri (CIPAG)
  • Cassa nazionale del notariato
  • Cassa di previdenza tra dottori commercialisti (CNPADC)
  • Cassa nazionale previdenza e assistenza ragionieri e periti commerciali (CNPR)
  • Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense
  • Ente nazionale di previdenza e assistenza dei farmacisti – ENPAF
  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza dei veterinari – ENPAV
  • Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del lavoro – ENPACL
  • Ente nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura – ENPAIA
  • Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri – ENPAM
  • Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio Fondazione ENASARCO
  • Fondo agenti spedizionieri e corrieri – FASC
  • Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani – INPGI
  • Opera nazionale per l’assistenza agli orfani dei sanitari italiani – ONAOSI
  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei biologi (ENPAB)
  • Ente nazionale di previdenza e assistenza della professione infermieristica (ENPAPI)
  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza per gli psicologi (ENPAP)
  • Ente nazionale di previdenza per gli addetti e per gli impiegati in agricoltura (ENPAIA – gestione separata periti agrari e gestione separata per gli agrotecnici)
  • Ente nazionale di previdenza ed assistenza periti industriali e dei periti industriali laureati (EPPI)
  • Istituto nazionale di previdenza ed assistenza dei giornalisti italiani “Giovanni Amendola” (INPGI – gestione separata)
  • Ente di previdenza e assistenza pluricategoriale degli attuari, dei chimici, dei dottori agronomi e dei dottori forestali, dei geologi (EPAP).

Nuovi voli da Firenze per Sardegna e Sicilia con Air Dolomiti

Da Firenze a Catania, Palermo e Cagliari con i nuovi voli di Air Dolomiti, quattro frequenze settimanali dall’aeroporto di Peretola alla Sicilia e la Sardegna. Partenze fissate dal 5 giugno, giusto in tempo per la ripresa degli spostamenti liberi in tutta Italia e per l’inizio delle vacanze estive 2020.

Da Firenze alla Sardegna e alla Sicilia con Air Dolomiti

Già definito l’orario dei nuovi voli da Firenze per la Sicilia e la Sardegna. I voli per la Sicilia saranno operati il lunedì, giovedì, venerdì e domenica, con partenza da Firenze alle ore 11:55 per Palermo e alle ore 16:10 per Catania. Quelli per la Sardegna, da Firenze a Cagliari, saranno invece operativi dal 19 giugno con partenza alle ore 12:05, sempre lunedì, giovedì, venerdì e domenica.

I voli sono operati da Air Dolomiti, compagnia aerea italiana del Gruppo Lufthansa. La tariffa proposta è a partire da 99 euro solo andata e da 178 euro andata e ritorno, tasse e supplementi inclusi.

Bonus vacanze coronavirus, 500 euro di “sconto” nel 2020: i requisiti

Tariffa bloccata e cancellazione gratuita

Vista l’incertezza che ancora pesa sulla possibilità di spostarsi, Air Dolomiti ha previsto due agevolazioni per i clienti per garantire il massimo della flessibilità.

Prenotando sul sito della compagnia www.airdolomiti.it si potrà bloccare la tariffa e scegliere di effettuare il pagamento in un momento successivo alla prenotazione, entro sette giorni dalla data di partenza del volo.

Oltre a questo, se il passeggero non desiderasse più volare o volesse modificare la data di partenza, potrà scegliere di cancellare gratuitamente la prenotazione, ricevendo il rimborso dell’intero costo del biglietto. O, in alternativa, potrà scegliere un rebooking, ovvero una ri-prenotazione in data diversa, senza supplementi. Anche queste modifiche dovranno essere richieste entro sette giorni dalla data di partenza del volo.

Air Dolomiti, ripartono i voli da Firenze

“Siamo lieti di annunciare la ripresa delle operazioni e ancora più di poter offrire voli che mettano in collegamento il nostro Paese”, spiega Joerg Eberhart, presidente e CEO di Air Dolomiti. “Air Dolomiti è una realtà molto dinamica e questo, unitamente all’eccellente collaborazione con gli aeroporti toscani, ci permette di essere estremamente flessibili: Firenze rappresenta uno degli scali strategici per noi, qui serviamo gli hub di Monaco e Francoforte ed è qui che abbiamo deciso di investire con il nostro nuovo centro di manutenzione. La possibilità di poter operare con gli Embraer 195 e la capacità dell’aeroporto di adeguarsi in tempi rapidi alle nuove disposizioni ha accelerato le operazioni di ripartenza”.

Un campus (online) per coltivare il “Giardino delle imprese 2020”

Cinquanta studenti delle scuole superiori di Firenze, Arezzo e Grosseto potranno partecipare al “Giardino delle Imprese 3”, un percorso di alta formazione, che nel 2020 si sposta online, per sviluppare lo spirito imprenditoriale dei più giovani e plasmare il nostro domani. E a chi ideerà il progetto migliore andrà una borsa di studio da 500 euro. È partito il nuovo bando per selezionare i partecipanti di questo speciale campus, completamente gratuito, con tre parole chiave: idee, giovani e comunità.

L’iniziativa di orientamento avrebbe dovuto svolgersi a Rondine Cittadella della Pace, un borgo medievale a pochi chilometri da Arezzo, ma l’emergenza sanitaria ha cambiato i programmi: si svolgerà online dal 22 giugno al 10 luglio, ma resta la possibilità di organizzare un weekend a Rondine a luglio o a settembre, in in base all’evolversi della situazione.

Il Giardino delle Imprese è promosso da Fondazione CR Firenze e Fondazione Golinelli con la collaborazione di Rondine Cittadella della Pace, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, e, Murate Idea Park, INDIRE e IUL.

Chi può partecipare al “Giardino delle imprese 2020”: i requisiti

Il bando è rivolto agli studenti iscritti al terzo e al quarto anno delle scuole secondarie di II grado delle province di Firenze, Arezzo e Grosseto. Cinquanta di loro entreranno a far parte della community Campus Giardino delle Imprese, uno spazio di condivisione e di confronto su tematiche di interesse comune. C’è tempo fino al 5 giugno 2020 per fare domanda per il “Giardino delle imprese 3”: la richiesta va presentata online sul sito della Fondazione CR Firenze.

Giardino delle imprese 2020 CR Firenze

L’ambiente e la persona sono i temi alla base del progetto che, quest’anno, ha un particolare focus sui beni comuni come opportunità di sviluppo di una comunità, ovvero quei “tesori” che per essere valorizzati hanno bisogno che un’intera comunità se ne prenda cura.

Come si svolgerà il campus

I giovani saranno divisi in cinque gruppi e saranno accompagnati da esperti e tutor attraverso approcci collaborativi e interattivi perché attivino, lavorando da soli e in squadra, l’insieme delle competenze necessarie alla gestione sostenibile di una loro proposta progettuale di ‘bene comune’. Una giuria premierà il progetto più meritevole: ogni partecipante al gruppo riceverà 500 euro di borsa di studio e l’intero team sarà accompagnato da esperti nella costruzione di una campagna di crowdfunding per la realizzazione del progetto.

Ogni partecipante riceverà un computer portatile in comodato d’uso, che rimarrà a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze che parteciperanno in modo attivo per almeno l’80% del campus.

L’iniziativa Il giardino delle imprese ha il patrocinio del Comune di Firenze, dei Comuni di Arezzo e Grosseto, della  Scuola per i Beni Comuni – SIBEC, del Forum del Terzo Settore, del Centro Servizi Volontariato Toscana – CESVOT, della  Fondazione CON NOI – Legacoop Toscana, della Fondazione Clima e Sostenibilità, di Impact HUB Firenze e della  Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron.

Sport di squadra e allenamenti di gruppo, le linee guida

Non solo palestre e piscine. Il Ministero dello sport ha diffuso le linee guida anche per gli allenamenti sportivi degli sport di squadra, per la verità già autorizzati dal 18 maggio. Per il pallone e il contatto fisico è ancora troppo presto. Saranno allenamenti di gruppo diversi dal solito, visto che la regola di base del distanziamento interpersonale resta. Ma è comunque un inizio: ecco quali sono le regole da rispettare.

Le linee guida valgono per tutti gli sport di squadra, che siano discipline olimpiche o meno, e per tutti i livelli, dai professionisti ai dilettanti e gli amatori. È prevista una diversa classificazione, con punteggio da 1 a 8, in base alla potenzialità del contagio. Dove 1 è lo sport svolto dal singolo all’aperto e 8 quello dell’assembramento e del contatto continuo. In parole povere, un maratoneta rischia meno di un rugbista, uno sciatore meno di un lottatore.

Bonus bici, ecco come richiederlo

Il punto di partenza è quello di un’analisi del rischio generale, una ricognizione sugli spazi, sul numero e sul ruolo delle persone presenti nei centri sportivi. Fondamentale l’analisi dei layout, vale a dire l’organizzazione e la suddivisione degli spazi in base alla loro funzione. Con un piano per separare, quando possibile, ingressi e uscite, oltre a prevedere regole per disciplinare i flussi di persone da un ambiente all’altro.

L’obiettivo è quello di ridurre al minimo il numero di persone presenti contemporaneamente, se possibile dividendo le attività in gruppi. In modo simile a quanto prescritto per le palestre e per l’attività motoria di base.

Distanza sì, mascherina no

Delle misure di prevenzione previste per tutti gli ambiti non sportivi restano valide il distanziamento interpersonale e l’igiene delle mani e delle superfici. Mentre, come precisano le linee guida, l’uso di mascherina e visiere è “di difficile attuazione” durante la pratica dello sport di squadra.

La distanza interpersonale tra gli operatori sportivi (praticanti, insegnanti e allenatori, personale di supporto) deve essere sempre di almeno un metro quando non si stanno svolgendo esercizi sportivi. Tra gli atleti, anche a riposo, è consigliato di mantenere almeno due metri.

Allenamenti di gruppo, ma distanti due metri

Per quanto riguarda la distanza da mantenere durante l’attività sportiva e gli allenamenti di gruppo, gli atleti dovranno essere separati di almeno due metri. Ma questa misura può crescere ancora in base alle caratteristiche di ciascuno sport. Fino al caso limite citato dalle linee guida di due atleti in corsa a una velocità di 14.4 km/h, in scia l’uno dietro l’altro, per i quali, secondo alcuni studi, la distanza di sicurezza è di circa 10 metri.

Resta il divieto di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani. Si deve starnutire e tossire in un fazzoletto che va poi immediatamente gettato in un contenitore apposito. Se non si ha a disposizione un fazzoletto, si può starnutire nella piega interna del gomito.

Vietato poi lasciare gli indumenti indossati per l’attività fisica in luoghi condivisi con altre persone. Vanno riposti in zaini o borse personali e, una volta rientrati a casa, lavarli separatamente dagli altri indumenti.

Si deve bere da bicchieri monouso o da bottiglie personali. Non si può consumare cibo negli spogliatoi.

Sanificazione e pulizia negli impianti sportivi

I gestori dovranno redigere un piano di pulizia che riguardi tutti gli ambienti dedicati alla pratica sportiva, le aree comuni, le aree ristoro, i servizi igienici e gli spogliatoi, le docce, gli attrezzi e i macchinari sportivi, le postazioni di lavoro e allenamento ad uso promiscuo, gli ascensori, i distributori di bevande e snack, con particolare attenzione alle superfici toccate più di frequente, le parti esposte dell’impianto di ventilazione.

Palestre, le linee guida per la riapertura del 25 maggio

Pulizia che dovrà avvenire almeno due volte al giorno sulle superfici, alla fine di ogni turno sugli strumenti di lavoro (può essere l’atleta stesso a farla) e a ogni cambio di turno o di utilizzatore sui macchinari, sugli attrezzi e sulle postazioni di allenamento.

Le linee guida prevedono poi una procedura precisa per chi, durante l’attività sportiva, dovesse manifestare sintomi riconducibili a Covid-19.

Sport di squadra, via agli allenamenti di gruppo: le linee guida

Infine, è prevista l’istituzione di un servizio di supporto psicologico. Non obbligatorio, ma “particolarmente necessario” per favorire il rientro, il recupero e il mantenimento dell’attività lavorativa, soprattutto nei casi in cui un lavoratore sia stato a contatto (diretto o indiretto) con casi di positività al virus.

Il testo completo delle linee guida per l’attività sportiva di squadra e gli allenamenti di gruppo sono disponibili a questo indirizzo.