lunedì, 6 Aprile 2026
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14 nuovi casi e 6 morti: in Toscana il coronavirus frena

La curva dei contagi continua a frenare, nonostante un lieve aumento dei nuovi casi positivi, 14 in più nel giro di una giornata. Ad oggi, 20 maggio, sono 2.117 le persone attualmente in cura per il coronavirus in Toscana, secondo le ultime notizie contenute nel bollettino della Regione. Un dato del genere non si registrava da due mesi. A questi pazienti vanno aggiunti 6.867 guariti, 214 in più nelle ultime 24 ore (+3,2%), e 998 morti dall’inizio dell’epidemia (di cui 6 decessi solo nell’ultima giornata).

Coronavirus in Toscana, i dati del bollettino di oggi (20 maggio)

In totale sono quindi 9.982 i casi positivi registrati ad oggi in Toscana per la pandemia di Covid-19. Dei 14 nuovi contagi segnalati nelle ultime 24 ore, 2 sono stati individuati grazie alla campagna di test sierologici intrapresa dalla Regione. La Toscana si conferma così al decimo posto in Italia per il numero di contagi da coronavirus, con circa 268 casi ogni 100.000 abitanti, contro la media italiana del 375,6. Le province più colpite restano Massa Carrara, Lucca e Firenze (qui la mappa del contagio in Toscana con tutti i grafici). I test eseguiti hanno raggiunto quota 214.299, 5.138 in più rispetto a ieri, quelli analizzati oggi sono 4.836.

Tra il 19 e il 20 maggio si sono registrati 6 nuovi decessi: 3 uomini e 3 donne con un’età media di 77,3 anni. 3 le persone morte nella provincia di Firenze, 1 a Lucca, 2 a Livorno. Il tasso grezzo di mortalità toscano per Covid-19, ossia il rapporto tra il numero di deceduti e la popolazione residente, al 20 maggio è di 26,8 decessi ogni 100.000 residenti, mentre la media italiana a ieri era del 53,3.

Le notizie dagli ospedali toscani: i posti letto Covid

Secondo il bollettino di oggi, 20 maggio, in Toscana sono 1.894 le persone in isolamento a casa, poiché asintomatiche o con sintomi lievi da coronavirus che non richiedono cure ospedaliere (meno 183 rispetto a ieri, in percentuale -8,8%). Si riducono ancora le persone ricoverate in ospedale, che oggi sono in totale 223 (23 in meno di ieri, -9,3%), di questi 45 pazienti sono in terapia intensiva (11 persone in meno, -19,6%). E’ il punto più basso raggiunto dal 10 di marzo 2020 per le terapie intensive.

I guariti salgono a 6.867: 1.636 persone “clinicamente guarite” (ossia non presentano più i sintomi) e 5.231 guariti a tutti gli effetti (le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo). I dati del bollettino di oggi, 20 maggio, sono stati elaborati dall’Agenzia regionale di sanità toscana e dall’Unità di crisi coronavirus.

Centri estivi 2020: c’è la data di apertura (e il bonus)

Finalmente fuori casa, a scuola, nei parchi o nelle fattorie didattiche. Passata la fase acuta dell’emergenza coronavirus, arrivano buone notizie per i bambini (e per mamma e papà): ci sono le linee guida anti-Covid per l’apertura dei centri estivi 2020, per i quali si potrà usare anche il bonus baby sitter previsto dal decreto rilancio, e c’è anche una data di inizio.

Una boccata di ossigeno per molte famiglie alle prese con il lavoro e la gestione dei figli in un momento non certo facile.

La data dell’apertura

Dopo l’ok del Comitato tecnico scientifico è stata fissata la data di riapertura di questo servizio per le famiglie: si inizia il 15 giugno, ma le Regioni potranno decidere di anticipare la partenza dei centri estivi oppure posticiparla nel caso di contagi fuori controllo. In alcune zone d’Italia potrebbero aprire già dall’ultima settimana di maggio, ad esempio in Veneto dove il governatore Luca Zaia preme sull’acceleratore.

Decreto rilancio: il bonus Inps per i centri estivi 2020

Il decreto legge rilancio pubblicato in Gazzetta ufficiale ha alzato il bonus baby sitter dell’Inps, da 600 a 1.200 euro, e ha previsto la possibilità di spendere questo “voucher” anche per far frequentare i centri estivi ai bambini durante il 2020. Possono richiederlo i dipendenti del settore privato, i lavoratori autonomi iscritti all’Inps e alle casse professionali e quelli iscritti alla Gestione separata dell’Inps, oltre a categorie professionali specifiche come gli operatori sanitari (per cui il bonus arriva a 2.000 euro) e il personale delle forze dell’ordine.

I requisiti sono i seguenti:

  • Il bambino deve avere meno di 12 anni (ma si può chiedere per tutti i figli purché sotto questa età e per una cifra complessiva non superiore ai 1.200 euro)
  • Nessun limite di età per figli disabili iscritti a scuola o ospitati in centri diurni
  • Non bisogna aver già usufruito del bonus baby sitter previsto dal precedente decreto per l’emergenza coronavirus, il Cura Italia

Per fare domanda del bonus baby sitter – centri estivi è necessario collegarsi al sito dell’Inps, inserire il codice fiscale e il pin: si può fare richiesta da oggi, 20 maggio, ha annunciato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Le linee guida per i centri estivi 2020

Ogni Regione stabilirà un regolamento per l’apertura dei centri estivi 2020, ma tutte dovranno rispettare le linee guida dettate dall’ultimo dpcm sulla fase 2. Tra le regole ingressi scaglionati di almeno 5-10 minuti e l’allestimento dei punti di accoglienza fuori dai luoghi delle attività, dove sarà misurata la temperatura corporea. I bambini si laveranno le mani prima entrare e di uscire dai centri estivi, mentre le attrezzature e i giochi usati dai piccoli dovranno essere essere puliti almeno una volta al giorno. Ogni volta che i bimbi cambieranno attività dovranno lavarsi le mani, soprattutto prima di mangiare, quando non sarà consentito scambiarsi forchette e bicchieri.

Palestre, le linee guida per la riapertura del 25 maggio

Capienza ridotta, ingressi su prenotazione, arrivare già cambiati e mantenere le distanze: il Ministero dello sport ha pubblicato le linee guida per la riapertura di palestre, piscine e centri sportivi, prevista per il 25 maggio.

Tra le abitudini che più sono destinate a cambiare dopo l’emergenza coronavirus c’è certamente quella di andare in palestra. La condivisione di spazi e attrezzature, le distanze ravvicinate, il respiro accelerato sono tutti, potenzialmente, fattori che aumentano il rischio del contagio.

Riapertura palestre e centri sportivi dal 25 maggio, le linee guida

Le linee guida del Ministero dello sport per la riapertura delle palestre

Le linee guida sono una serie di regole e norme nate proprio per ridurre al minimo questo rischio, alle quali dovranno attenersi tutti i soggetti che gestiscono, a qualsiasi titolo, siti sportivi. Sono state redatte grazie al contributo tecnico e scientifico del Rapporto denominato “Lo sport riparte in sicurezza” trasmesso dal Coni e dal Cip al Ministro per le politiche giovanili e lo Sport. Un documento nato dalla collaborazione con il Politecnico di Torino, sentita la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI), le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva.

Prima di tutto i gestori dovranno procedere a una valutazione del rischio, in base alle caratteristiche degli ambienti e delle attività che vi si svolgono. Il primo passo è ridurre la capienza. Per questo verrà ridotta la presenza degli operatori sportivi, scegliendo di suddividere in gruppi quelli presenti contemporaneamente.

In palestra, ma solo su prenotazione

In palestra si entrerà su prenotazione. Non un obbligo assoluto, ma le linee guida del Ministero consigliano esplicitamente l’utilizzo di soluzioni tecnologiche, comprese app per dispositivi mobili, per regolamentare l’accesso alle palestre. Prenotando anche per le singole attività promosse dal centro sportivo, come corsi e lezioni di gruppo. Così da contingentare il numero massimo di persone contemporaneamente presenti ed evitare assembramenti. La prenotazione consentirà anche di tracciare l’accesso alle strutture.

Gli spazi della palestra, secondo le linee guida per la riapertura, dovranno essere classificati sulla base del flusso e delle attività che ospitano. Spazi di transito, di sosta breve, di sosta prolungata e di potenziali assembramenti.

Bonus bici, ecco come richiederlo

Il gestore del sito dovrà provvedere a predisporre tutto il materiale informativo sulle norme e i comportamenti da rispettare. Manifesti e locandine informative affissi nelle zone di accesso, nei luoghi comuni, nelle zone di attività sportiva, negli spogliatoi e nei servizi igienici. Lo stesso Ministero ha preparato una locandina dal titolo “Lo sport riparte in sicurezza”, scaricabile qui. Ci sarà poi una raccolta differenziata dei rifiuti potenzialmente contagiosi, come fazzoletti e mascherine.

Palestre, il 25 maggio la riapertura: ecco le regole

Per quanto riguarda gli utenti, la prima indicazione è quella di presentarsi in palestra già cambiati, con abbigliamento adatto all’attività sportiva. Se ciò non fosse possibile, si dovrà comunque utilizzare gli spogliatoi solo per cambi di indumenti minimi o che richiedano tempi ridotti, riponendo i vestiti stessi in appositi contenitori sigillanti.

All’interno degli spazi della palestra si dovrà sempre mantenere la distanza interpersonale di un metro quando non si fa attività fisica. Distanza raddoppiata ad almeno due metri quando invece si svolgono gli esercizi.

Decreto rilancio, il testo in Gazzetta ufficiale (pdf)

Sanificazione di palestre e centri sportivi: le linee guida

Dovrà essere possibile lavarsi frequentemente le mani e le palestre dovranno installare dispenser di gel disinfettanti in più punti.

Non ci si devono toccare occhi, naso e bocca. Si deve tossire e starnutire in un fazzoletto (da gettare subito dopo nell’apposita raccolta) o nella piega del gomito. Si deve bere sempre da bicchieri monouso o bottiglie personali, non condivise.

Chi fa attività fisica ha il compito di disinfettare i propri effetti personali e di non condividerli. Vietato anche lo scambio di telefoni, tablet e altri dispositivi.

Si possono utilizzare gli spogliatoi delle palestre. Ma anche in questi l’accesso sarà contingentato e non si potranno utilizzare phon, asciugacapelli e altri accessori condivisi. Chi ne ha bisogno può portare i propri da casa. Nelle piscine, dove l’uso degli spogliatoi è inevitabile, un membro del personale vigilerà sul rispetto delle regole di sicurezza.

Gli spogliatoi saranno costantemente puliti e igienizzati. Gli ambienti saranno sanificati a ogni cambio turno. Nei locali chiusi ad alta densità di persone o di attività dovranno essere installati sistemi di filtrazione dell’aria, ad esempio tramite purificatori di aria con filtri Hepa.

Gli indumenti indossati per l’attività fisica non devono essere lasciati in spazi accessibili ad altre persone. Vanno riposti in zaini o borse personali e, una volta rientrati a casa, lavati separatamente dagli altri vestiti.

Bonus 600 euro per autonomi Inps, i nuovi requisiti per aprile e maggio

Confermato il bonus autonomi e partite Iva da 600 euro per mese di aprile, incentivo che per maggio salirà a 1000 euro per gli autonomi Inps che abbiano subito una riduzione di almeno il 33% del reddito nel secondo bimestre 2020: sono i requisiti previsti nel testo definitivo del Decreto rilancio pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale. Il pagamento del bonus, ha assicurato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, sarà corrisposto nel giro di “due o tre giorni al massimo”.

Decreto rilancio, il testo in Gazzetta ufficiale (pdf)

Chi ha ricevuto il bonus da 600 euro del mese di marzo riceverà in automatico anche quello di aprile, di pari importo. Lo stabilisce il Decreto rilancio al primo comma dell’articolo 84. Spetta ai professionisti, ai lavoratori autonomi titolari di partita Iva e ai lavoratori con contratto co.co.co, per una platea stimata di 4,9 milioni di lavoratori.

Bonus anche per lavoratori sportivi e del settore agricolo

I lavoratori del settore agricolo già beneficiari nel mese di marzo dell’indennità di 600 euro, riceveranno ad aprile un bonus da 500 euro. Confermata poi per i mesi di aprile e maggio 2020, un bonus da 600 euro per i lavoratori sportivi impiegati con rapporti di collaborazione.

Bonus bici, ecco come richiederlo

Bonus 1000 euro, i requisiti: cosa cambia a maggio

Cambiano invece i requisiti – e dunque i destinatari – del bonus autonomi e partite Iva di maggio, aumentato a 1000 euro. Spetterà infatti ai liberi professionisti titolari di partita Iva attiva iscritti alla Gestione separata Inpsche abbiano subito una comprovata riduzione di almeno il 33 per cento del reddito del secondo bimestre 2020 rispetto al reddito del secondo bimestre 2019“. A patto che non siano titolari di pensione né iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

Ecobonus al 110 per cento: cosa prevede il decreto rilancio

Bonus da 1000 euro anche ai lavoratori co.co.co. che abbiano cessato il rapporto di lavoro alla data di entrata in vigore del decreto. Lo stesso vale per i lavoratori stagionali del settore turismo e degli stabilimenti termali che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro nel periodo compreso tra il 1 ° gennaio 2019 e il 17 marzo 2020.

Bonus 600 euro per gli autonomi delle casse private: cosa succede?

C’è poi la questione aperta dei liberi professionisti non iscritti all’Inps. Gli autonomi iscritti in via esclusiva a Enpam, Inarcassa, Cassa forense, Enpapi o a un’altra delle casse previdenziali private delle professioni ordinistiche. Se l’estensione automatica del bonus di aprile riguarderà anche loro, il Decreto rilancio non li menziona invece per il bonus di maggio. Possibile dunque che, come già accaduto con il precedente decreto Cura Italia, l’estensione del bonus ai liberi professionisti passi per il percorso parlamentare del decreto.

Decreto rilancio, il testo in Gazzetta ufficiale (pdf)

Il testo definitivo del Decreto rilancio è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale: eccolo in formato pdf e docx per Word. Si chiude così il lungo percorso di gestazione del provvedimento nato come “decreto aprile”, ribattezzato poi “decreto maggio” prima del nome definitivo scelto dal Governo. Approvato in consiglio dei ministri lo scorso 13 maggio è passato poi ai tecnici della Ragioneria di Stato che, vista la portata delle misure, hanno impiegato diversi giorni per la bollinatura finale.

Il Decreto rilancio in Gazzetta ufficiale

Le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte avevano aperto alla possibilità di vedere pubblicato il decreto già nella giornata di domenica 17 maggio. “Confido che già domani (domenica, ndr) il Decreto rilancio possa andare in Gazzetta Ufficiale“, aveva detto Conte durante la conferenza stampa di sabato scorso.

Un lungo percorso

Sfumata anche quella data, lunedì 18 maggio, veniva considerata una sorta di termine ultimo per la pubblicazione. La mattina di lunedì il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, intervenuto a Sky Tg24, ha fatto sapere che il testo definitivo del Decreto rilancio “nelle prossime ore andrà in Gazzetta Ufficiale e diventerà legge”.

I lavori si sono però prolungati ulteriormente. Il Decreto rilancio è slittato ancora, ma alla fine, nella tarda serata di martedì 19 maggio, il testo definitivo è stato firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Decreto rilancio, cosa prevede: tutti i bonus e il testo pdf

 

Decreto rilancio in Gazzetta ufficiale, il testo in pdf e Word

D’Incà ha poi spiegato che il passi successivo alla pubblicazione sarà il decreto sulle semplificazioni. “Un decreto – ha detto – che vuole mettere da una parte sostanza economica all’interno del motore del nostro Paese, dall’altra parte dobbiamo semplificare un Paese che ha visto nella burocrazia un male che in qualche maniera ha attanagliato la possibile crescita economica. Ecco perché questo decreto, che è in fase di costruzione, darà quelle semplificazioni che permetteranno di poter parlare della parte burocratica del nostro Paese come di una burocrazia amica del cittadino”.

I prodotti per la sanificazione anti-Covid: superfici, abbigliamento e negozi

Non basta la normale pulizia, serve un’igiene approfondita. Uffici, locali e negozi possono accogliere un ospite subdolo, il virus Covid-19, e allora è necessario correre ai ripari: quali sono i prodotti e i disinfettanti giusti per la sanificazione degli ambienti, delle superfici, dei tessuti e dei capi di abbigliamento? L’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, nel suo rapporto 25/2020, ha stilato un vademecum indicando le sostanze che uccidono il coronavirus e impediscono quindi la diffusione del contagio tramite gli oggetti che tocchiamo.

Nelle 34 pagine stilate degli esperti vengono riportati i prodotti e le concentrazioni di principi attivi consigliate per sanificare le diverse tipologie di superfici, anche quelle più delicate, e i tessuti, dalle tende fino ai vestiti che proviamo nei camerini dei negozi di abbigliamento. Il coronavirus infatti, secondo i ricercatori, resiste anche per lungo tempo: sulla plastica e l’acciaio dai 4 ai 7 giorni, sui tessuti esterni delle mascherine chirurgiche anche più di una settimana.

Sanificazione Covid degli ambienti: i prodotti per disinfettare le superfici

È importante disinfettare frequentemente tutte quelle superfici che tocchiamo spesso, come ad esempio maniglie, porte, tastiera del computer, tastierino del POS (bancomat), servizi igienici. Si inizia con il classico secchio di acqua e sapone, per togliere lo sporco superficiale, per poi proseguire con una pulizia approfondita con sostanze che uccidono il virus.

Non sempre però è facile capire quale prodotto usare per la sanificazione anti-Covid, anche perché alcuni sono troppo aggressivi e rischiano di danneggiare gli oggetti, vediamo allora le indicazioni del rapporto 25/2020 dell’Istituto Superiore di Sanità:

  • Superfici in pietra, metallo o in vetro: usare disinfettanti che uccidono il virus Covid-19 e altri patogeni come l’ipoclorito di sodio allo 0,1% (chiamato comunemente candeggina o varechina) oppure etanolo al 70% (alcol etilico);
  • Legno: è possibile impiegare alcol etilico al 70% oppure prodotti con ammoni quaternari, ad esempio disinfettanti che contengono cloruro di benzalconio o didecildimetilammonio cloruro;
  • Servizi igienici: sanificare con prodotti disinfettanti a base di candeggina (ipoclorito di sodio allo 0,1%);
  • Tessuti in cotone e lino, come tende e asciugamani: sanificare grazie a un lavaggio in lavatrice con acqua calda (tra i 70 e i 90 gradi centigradi). Se non è possibile va bene anche la bassa temperatura ma aggiungendo candeggina o altri prodotti disinfettanti per il bucato. Discorso diverso per i vestiti dei negozi abbigliamento (vedi il paragrafo sotto).

Per uccidere il coronavirus sono indicati inoltre i prodotti a base di perossido d’idrogeno (acqua ossigenata) e miscele di sali di ammonio quaternario che dichiarano in etichetta l’attività virucida. I tempi di applicazione perché queste sostanze siano efficaci contro il virus Covid-19 sono brevi, dai 5 ai 30 secondi a seconda del tipo.

Ricordiamo che nel decreto rilancio è previsto un bonus sanificazione, sotto forma di credito d’imposta (qui i dettagli), per le spese fatte dalle imprese o dai liberi professionisti per questo tipo di igienizzazione.

Sanificare arredi e superfici di pregio

L’Istituto Superiore di Sanità ha indicato inoltre le sostanze da impiegare per disinfettare superfici di pregio, che potrebbero rovinarsi con l’impiego di prodotti troppo aggressivi:

  • Superfici in pietra o legno: spruzzare su carta assorbente una soluzione di disinfettante a base di alcol etilico al 70% e pulire
  • Metallo o vetro: disinfettante a base di etanolo al 70% (alcol etilico)

Si sconsiglia comunque l’applicazione su lacche e resine, perché potrebbero essere danneggiate dai solventi.

Sanificazione dei capi di abbigliamento: come disinfettare i vestiti nei negozi e i prodotti anti-Covid

Un capitolo a parte è quello dei negozi di abbigliamento, in cui è possibile provare i vestiti: dopo il camerino i tessuti vanno infatti sanificati per eliminare eventuali particelle che trasportano il virus Covid-19. Il coronavirus può resistere sui materiali tessili per decine di ore. Per quanto riguarda la sanificazione dell’abbigliamento non sono idonei prodotti come l’alcol, l’acqua ossigenata, la candeggina, perché eliminano il virus Covid-19 ma possono danneggiare in modo irreversibile i vestiti. Anche l’ozono, che agisce in tempi molto rapidi sul coronavirus, con il tempo potrebbe alterare i colori dei capi.

Quindi come sanificare i vestiti dei negozi di abbigliamento? Evitando i prodotti chimici, una buona soluzione è quella di impiegare un vaporizzatore portatile, dice il rapporto 25/2020 dell’Istituto Superiore di Sanità, da usare in locali separati dai camerini di prova e in ambienti ben ventilati. Il calore del vapore secco uccide il virus in 30 minuti, anche se i tempi, osserva l’ISS, potrebbero essere superiori nei capi dove sono presenti cuciture, pieghe e risvolti.

Ci sono poi dei suggerimenti generali per i negozi di abbigliamento, per limitare il rischio da Covid-19: per i clienti l’uso delle mascherine e di guanti (o la disinfezione della mani in entrata e in uscita), oltre a vietare la prova di indumenti che vengono a contatto con il viso come maglioni o t-shirt; mentre ai commercianti viene raccomandata una sanificazione periodica. Un’ulteriore precauzione è togliere dalla vendita i capi provati per almeno 12 ore, conservandoli in un ambiente con un’umidità inferiore al 65% e una temperatura più bassa di 22 gradi.

Cosa NON fare per sanificare in sicurezza

Attenzione poi agli errori comuni. Prima di tutto i vari prodotti usati per la sanificazione non vanno mai miscelati tra loro: invece di ottenere un disinfettante più potete, si rischia di innescare reazioni chimiche che producono sostanze pericolose ed esalazioni altamente irritanti. Durante la pulizia poi è consigliato indossare dispositivi di protezione come guanti e mascherina.

Per quanto riguarda l’aria condizionata (qui i dettagli sulla sanificazione dei condizionatori) non vanno spruzzati prodotti disinfettanti direttamente sui filtri. Il rischio è di respirare sostanze tossiche una volta che si accende il climatizzatore.

Le linee guida del’Istituto Superiore di Sanità

Questi i link ai materiali e ai vademecum messi a disposizione dell’Istituto Superiore di Sanità per la sanificazione e per sapere come disinfettare gli oggetti:

Andare dal dentista durante l’emergenza coronavirus: le regole

Solo su appuntamento e con rigide regole igieniche da rispettare, sia da parte del paziente che degli operatori dello studio odontoiatrico. Ecco come sarà andare dal dentista nella fase 2 dell’emergenza coronavirus in Italia secondo il protocollo di sicurezza messo a punto dal tavolo tecnico di odontoiatria incaricato dal Ministero della Salute.

Un documento che, si legge nel testo, definisce gli “standard minimi di sicurezza che gli studi odontoiatrici dovranno adottare al fine di ridurre al minimo il rischio di trasmissione di infezione in ambito odontoiatrico”.

Non solo l’urgenza: riapertura per tutti nella fase 2

Per la verità, le strutture sanitarie odontoiatriche non hanno mai smesso di lavorare, occupandosi però solo delle urgenze durante la fase più acuta dell’epidemia. Adesso, per i dentisti, è necessario dare priorità alle patologie trascurate nelle ultime settimane, per evitare il loro aggravamento.

Già a metà marzo, il New York Times pubblicò uno studio elaborato su dati del Dipartimento del lavoro statunitense secondo il quale il dentista è uno dei mestieri in assoluto a più alto rischio contagio da coronavirus.

Anche intuitivamente non è difficile capire perché. Il Sars-CoV2, il virus della famiglia dei coronavirus responsabile della malattia respiratoria nominata Covid 19, si trasmette tramite goccioline respiratorie, contatto diretto e materiale contaminato.

Il dentista deve necessariamente lavorare a contatto diretto con la cavità orale e le vie respiratorie del paziente, dove il coronavirus risiede. È esposto a saliva, sangue e altri fluidi corporei e l’uso degli strumenti di lavoro, soprattutto quelli rotanti, genera droplet, le minuscole goccioline che sono il principale vettore di trasmissione del virus.

Andare dal dentista durante l’emergenza Covid, il protocollo di sicurezza

Si deve allora partire dal presupposto che ogni paziente va considerato come potenzialmente contagioso. Non per pregiudizio, ma per massimizzare la sicurezza dei medici, degli operatori dello studio dentistico e dei pazienti stessi.

Le linee guida stabiliscono che l’intera equipe odontoiatrica (odontoiatri, assistenti di studio, igienisti dentali) debba indossare la stessa tipologia di dispositivi di protezione individuale.

Le mascherine chirurgiche sono raccomandate per tutte le fasi precedenti e successive all’ingresso in sala del paziente. L’attesa, il disbrigo delle pratiche amministrative e poi la sanificazione ambientale e il lavaggio dei dispositivi una volta conclusa la visita. Durante la visita del paziente è raccomandato invece l’uso di mascherine filtranti certificate FFP2. La differenza fra mascherine FFP1, FFP2 e FFP3.

I dentisti indossano inoltre degli schermi facciali e degli occhiali protettivi. Dispositivi utili sia a proteggere tutto il viso dall’aerosol che a prevenire contatti involontari delle mani dell’operatore sul volto.

Devono poi indossare un camice idrorepellente monouso, oltre a cuffia o cappello e a calzature lavabili o calzari. Il camice deve essere sostituito ad ogni paziente. Ovviamente il dentista indosserà sempre anche i guanti. La vestizione e la svestizione avvengono in ambienti dedicati e secondo procedure precise per evitare ogni possibile contaminazione.

Mascherina, prenotazione, distanza: le regole anti coronavirus dal dentista

Per quanto riguarda i pazienti, ci si presenta dal dentista solo su appuntamento. La mascherina è obbligatoria. All’ingresso verrà misurata la temperatura corporea al paziente, che dovrà poi lavarsi le mani con una soluzione disinfettante a base alcolica. Non si possono avere accompagnatori. Tranne i minorenni, i cui genitori o altri accompagnatori saranno trattati secondo le stesse procedure dei pazienti.

In sala di attesa la distanza interpersonale da mantenere è di almeno un metro, ma vista la situazione di emergenza da coronavirus lo studio del dentista è invitato a fissare gli appuntamenti in modo che non si sovrappongono, pianificando l’agenda secondo tempi dilatati. L’accesso alla reception e all’area amministrativa è limitato a un paziente per volta e gli studi potranno anche predisporre percorsi separati in ingresso, in uscita e per gli spostamenti tra le aree dello studio.

Sanificazioni, tutte le regole

La sala viene preparata prima dell’ingresso del paziente, con tutti gli strumenti (coperti) e i documenti necessari. Il paziente viene fatto accomodare con la raccomandazione di non toccare niente e deve prima di tutto fare due sciacqui della bocca e gargarismi con soluzioni disinfettanti.

Il dentista dovrà, ogni volta che è possibile, applicare la diga di gomma, quella protezione in lattice che isola il dente sul quale si deve intervenire e copre il resto della bocca. Dovrà anche ridurre al minimo l’uso di manipoli e strumenti meccanici rotanti, privilegiando le procedure a mano.

Non appena dimesso il paziente, il dentista dovrà sanificare occhiali e visiera. Dopodiché il personale dello studio odontoiatrico dovrà areare la stanza, rimuovere gli strumenti per sterilizzarli e procedere alla disinfezione ambientale di tutta la sala e della strumentazione.

Coronavirus, contagio al minimo in Toscana: solo 7 nuovi casi

Solo 7 nuovi casi in Toscana, l’aumento minimo dal 3 marzo scorso. Non solo: 254 nuovi guariti e tre soli decessi. Queste le notizie sull’andamento del coronavirus in Toscana secondo i dati del bollettino della Regione di oggi, martedì 19 maggio.

Con 7 province su 10 a contagio zero, è di nuovo in quella di Firenze che si registra l’aumento più consistente, con 5 dei 7 nuovi casi rilevati. La mappa del coronavirus in Toscana vede poi 551 casi in provincia di Prato, 661 a Pistoia, 1.043 a Massa Carrara, 1.352 a Lucca, 881 a Pisa (1 in più), 542 a Livorno, 674 ad Arezzo, 430 a Siena, 423 a Grosseto (1 in più). Il totale dall’inizio dell’epidemia sale a 9.968 casi.

La Toscana si conferma al 10° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 267,3 casi per 100.000 abitanti (media italiana circa 374,2 x 100.000, dato di ieri). Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con circa 535 casi x 100.000 abitanti, Lucca con 349, Firenze con 337, la più bassa Siena con 161.

L’andamento del coronavirus in Toscana: le notizie di oggi (19 maggio)

Il numero degli attualmente positivi scende a 2.323, valore più basso dal 23 marzo scorso. Merito anche del numero dei guariti che continua ad aumentare. Con i 254 in più rispetto a ieri è salito infatti a 6.653. Di questi, 1.694 sono le persone “clinicamente guarite” (55 persone in più rispetto a ieri) e 4.959 (+199) sono le guarigioni virali con doppio tampone negativo.

Sono 2.077 le persone in isolamento a casa, positive ma con sintomi lievi o asintomatiche (meno 233 rispetto a ieri). Altre 8.768 (-177) sono isolate in sorveglianza attiva dopo aver avuto contatti con persone contagiate.

Si riducono ancora di numero le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid, oggi complessivamente 246 (17 in meno di ieri; meno 6,5%). Di queste, 56 sono in terapia intensiva, 7 in meno rispetto a ieri. È il minimo dall’11 marzo per quanto riguarda le terapie intensive.

Coronavirus, il bollettino del 19 maggio in Toscana

Si registrano tre nuovi decessi: un uomo e due donne con un’età media di 90,7 anni, due le persone decedute nella provincia di Firenze, una a Pisa. Il totale dei deceduti dall’inizio dell’emergenza è di 992, così ripartiti: 357 a Firenze 45 a Prato, 78 a Pistoia, 141 a Massa Carrara, 133 a Lucca, 83 a Pisa, 55 a Livorno, 45 ad Arezzo, 28 a Siena, 19 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (numero di deceduti/popolazione residente) per Covid-19 è di 26,6 x 100.000 residenti contro il 53 x 100.000 della media italiana (12esima regione). Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa Carrara (72,4 x 100.000), Firenze (35,3 x 100.000) e Lucca (34,3 x 100.000), il più basso a Grosseto (8,6 x 100.000).

I dati riportati in questo comunicato sono stati elaborati dall’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi Coronavirus e sono aggiornati alle ore 12 di oggi.

Annullato Firenze Rocks 2020: il rimborso dei biglietti

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Era nell’aria da settimane. L’estate perde, per effetto dell’emergenza Covid-19, un altro grande festival musicale: Firenze Rocks 2020 è stato annullato e con lui tutti i concerti in programma alla Visarno Arena dal 10 al 13 giugno, dai Green Day ai Red Hot Chili Peppers fino a Vasco Rossi. Live Nation e gli altri organizzatori stanno lavorando per confermare la stessa line-up per il 2021: tra un anno si potranno usare i biglietti già comprati oppure è possibile chiedere subito il rimborso sotto forma di voucher.

Firenze Rocks 2020 annullato per l’emergenza Covid-19

Da settimane, come anticipato da ilReporter.it, si pensava di annullare o posticipare Firenze Rocks, ma la svolta è arrivata dopo l’ultimo decreto del governo che per fronteggiare l’emergenza sanitaria scatenata dal virus Covid-19 ha vietato gli assembramenti di persone fino al 31 luglio 2020. Di fatto tutti i grandi concerti estivi e gli eventi di massa sono stati messi fuori gioco dal coronavirus.

“Desideriamo ringraziare il nostro team, gli artisti, gli sponsor e tutti i partner che lavorano duramente ogni anno nella produzione del festival e naturalmente i fan per il loro supporto, entusiasmo e pazienza”, si legge in una nota ufficiale degli organizzatori.

Firenze Rocks 2020, come richiedere il rimborso dei biglietti: TicketOne, Ticketmaster e Vivaticket

Come detto i biglietti già comprati per Firenze Rocks 2020 saranno validi anche per l’edizione 2021. In alternativa è possibile fare domanda per il rimborso dei ticket richiedendo un voucher di pari valore (comprensivo quindi anche dei diritti di prevendita) che potrà essere usato per l’accesso ad altri eventi futuri. La richiesta va fatta però entro il 18 giugno 2020, collegandosi ai siti dove sono stati comprati i biglietti, ecco i link alle sezioni per il “rimborso Covid”:

Firenze Rocks 2021, al lavoro sulle nuove date

Tutto spostato di un anno quindi, come già successo per altri festival e concerti. Ancora non sono state fissate le date di Firenze Rocks 2021 ma i promotori stanno lavorando per confermare gli ospiti, almeno i big, anche per l’anno prossimo, sempre alla Visarno Arena: Guns N’ Roses (che avevano già cancellato il loro tour nei giorni scorsi), Green Day, Weezer, Red Hot Chili Peppers e Vasco Rossi.

Spiagge libere 2020 e coronavirus: il “regolamento” per andare al mare

Si avvicina l’apertura della stagione balneare 2020 e arriva il “regolamento” per andare al mare, ai tempi del coronavirus, anche sulle spiagge libere, dove bisognerà sempre rispettare la distanza di sicurezza dalle altre persone (e dagli altri ombrelloni). L’accesso su prenotazione, ipotizzato nelle linee guida stilate dall’Inail e dall’ISS – Istituto Superiore di Sanità anche per agli “arenili free”, è rimasto fuori dal decreto del governo sulla fase 2 e questo aspetto non è citato espressamente.

Le indicazioni riguardano le oltre 5.500 aree di balneazione italiane, un quarto di quelle presenti in tutta Europa.

Coronavirus: le spiagge libere, distanza di sicurezza anche al mare

No alle “spiagge pollaio”. Anche sulle spiagge libere andrà rispettato il distanziamento sociale per prevenire la diffusione del coronavirus. Non sarà più possibile quindi stare in una selva di asciugamani e ombrelloni, come finora succedeva il weekend o in  alta stagione. Come previsto per gli stabilimenti balneari (qui le linee guida), sulle spiagge deve essere garantita una superficie di almeno 10 metri quadrati per ogni ombrellone, mentre tra le sdraio e i lettini deve essere assicurata una distanza di almeno un metro e mezzo.

Tra le persone che si spostano sulla spiaggia, per esempio per una passeggiata lungo il bagnasciuga, o che fanno il bagno in mare va sempre rispettata la distanza di sicurezza di almeno un metro.

Per quanto riguarda le spiagge libere, il decreto per la fase 2 fa appello al buon senso di ogni persona per il rispetto delle regole anti-coronavirus durate la stagione balneare 2020 e suggerisce  la presenza di un addetto alla sorveglianza. Se sono presenti servizi igienici, questi devono essere puliti e disinfettati frequentemente.

Le regole per l’estate 2020: posso giocare in spiaggia?

Via libera agli sport da fare da soli e “contactless”, come racchettoni, surf e nuoto, se si mantengono le distanze di sicurezza; no invece alle attività di squadra e ai giochi di gruppo. In questo 2020, sulle spiagge libere come negli stabilimenti balneari, non si potranno svolgere tutti quei passatempo che comportano contatto fisico, come le partite di beach volley, il calcetto sulla sabbia e via dicendo.

Dal sito del governo è possibile scaricare le disposizioni per la fase 2, comprese le regole per le spiagge.