martedì, 18 Agosto 2026
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Coronavirus, boom di guariti in Toscana: le notizie del 22 aprile

Un vero e proprio boom di guarigioni, 533 in un giorno. Sono buone le ultime notizie del bollettino regionale di oggi, mercoledì 22 aprile, sul contagio da coronavirus in Toscana. I nuovi casi sono 97, i decessi 19.

Coronavirus, il bollettino del 22 aprile in Toscana

I 97 nuovi casi tratteggiano un primo trend, tutto da confermare, di una forte diminuzione del contagio dopo i 96 casi rilevati ieri. Due giornate consecutive al di sotto dei 100 nuovi casi non si registravano dal 12 marzo scorso.

Il totale dei contagiati da coronavirus in Toscana dall’inizio dell’epidemia raggiunge la cifra tonda, 8.700. Sono 2.760 i casi segnalati nella provincia di Firenze (56 in più rispetto a ieri), 479 a Prato (6 in più), 583 a Pistoia (8 in più), 957 a Massa Carrara (1 in più), 1.221 a Lucca (6 in più), 818 a Pisa (7 in più), 494 a Livorno (2 in più), 587 ad Arezzo (7 in più), 412 a Siena (1 in più), 389 a Grosseto (3 in più).

La Toscana si conferma all’11° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 233 casi ogni 100.000 abitanti. La media italiana è di 305. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa con 491 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 315, Firenze con 273. La più bassa Livorno con 148.

Per quanto riguarda i decessi, sono 19 quelli registrati nelle ultime ventiquattro ore, 11 uomini e 8 donne con un’età media di 83,3 anni. Distribuiti così sul territorio: 9 le persone decedute nella provincia di Firenze, 2 a Prato, 1 a Pistoia, 1 a Massa Carrara, 2 a Lucca, 1 a Pisa, 2 a Livorno, e 1 ad Arezzo.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (22 aprile)

Il totale dal 1° febbraio scorso sale così a 705 morti: 202 a Firenze 38 a Prato, 72 a Pistoia, 111 a Massa, 101 a Lucca, 66 a Pisa, 41 a Livorno, 28 ad Arezzo, 25 a Siena, 14 a Grosseto. Oltre a questi, 7 persone decedute in Toscana ma residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (il rapporto tra deceduti e popolazione residente) per Covid-19 è di 18,9 ogni 100.000 residenti, contro il quasi 41 ogni 100.000 della media italiana. La Toscana è la 12esima regione per mortalità. Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa (57 ogni 100.000), Lucca (26 x100.000) e Pistoia (24,6 x100.000), il più basso a Grosseto (6,3 x100.000).

Record di guariti, 533 in un giorno

La notizia di giornata è l’alto numero di nuovi guariti, 533. Il totale sale così a 1.828. Di questi, 995 persone “clinicamente guarite” (+55%), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione. Altre 833 (+27,6%) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Continuano a diminuire anche le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid. Oggi sono 994 (10 in meno di ieri), di cui 174 in terapia intensiva (3 in più rispetto a ieri).

Altre 5.173 persone sono in isolamento a casa (-445 rispetto a ieri) con sintomi lievi o asintomatici. Sono 17.261 (meno 645 rispetto a ieri le persone, anch’esse isolate, in sorveglianza attiva perché hanno avuto contatti con persone contagiate (Asl centro 8.259, nord ovest 7.773, sud est 1.229).

I tamponi eseguiti raggiungono quota 114.100. Sono 4.175 in più quelli effettuati rispetto a ieri, mentre quelli analizzati oggi sono 3.477.

Coronavirus, la fase 3 in Italia: quando inizia e cosa prevede

Non c’è due senza tre, verrebbe da dire. Se la fase 2 dell’emergenza coronavirus in Italia è ormai alle porte, è tempo anche di cominciare a interrogarsi su quando inizia e cosa prevede la fase 3, quella di un graduale ritorno alla normalità.

Cosa si prevede per la fase 3 del coronavirus in Italia

Normalità per modo di dire. Mascherine e distanziamento sociale continueranno a essere la regola fin quando non sarà diffuso un vaccino che ancora non esiste. Lo ha detto ieri il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante la sua informativa al Senato. In cosa consiste dunque la fase 3 dell’emergenza coronavirus in Italia?

Se per fase 2 si intende la graduale riapertura dei negozi, pur con delle eccezioni e le massime misure di sicurezza per convivere con il virus, la fase 3 sarà quella della ripresa della vita una volta che il Covid 19 sarà in qualche modo tenuto sotto controllo.

Fase 3, il programma delle riaperture

Non si ripartirà tutti insieme. Il criterio che si continuerà a seguire è lo stesso elaborato dalla task force di esperti presieduta da Vittorio Colao per la fase 2 dell’emergenza coronavirus, quello della tabella del rischio. A ciascuna attività – identificata anche in questo caso dal suo codice Ateco – vengono associati due punteggi. Il primo è la classe di rischio, il secondo quella di aggregazione sociale. Le imprese che nella tabella hanno l’indice complessivo di rischio più basso, saranno le prime a ripartire nella fase 2.

Coronavirus, la tabella di rischio per le riaperture

Così, ad esempio, l’industria alimentare che ha basso indice di rischio e bassa classe di aggregazione sarebbe tra le prime a ripartire. Al contrario, il trasporto aereo (alto rischio e alta aggregazione) dovrà aspettare.

Con la possibilità di far scattare dei lockdown locali nelle aree in cui il rischio dovesse innalzarsi di nuovo. A seconda di tre parametri, monitorati costantemente: l’andamento dei contagi, la disponibilità di posti letto negli ospedali Covid e la reperibilità di mascherine e altri dispositivi di protezione.

Scuola, riapertura a settembre?

Il settore in cui l’inizio della fase 3 sarà il più inequivocabile è quello della scuola, per il momento orfana di una strategia che vada oltre il “chiudere tutto”. Se oggi siamo alla didattica e agli esami a distanza, la fase 3 sarà quella della riapertura della scuola e del ritorno degli studenti.

Ci saranno lacune da colmare e misure di sicurezza straordinarie da poter adottare. Perché sia tutto pronto per settembre, all’inizio del prossimo anno scolastico, serve un gigantesco investimento in strutture e in soluzioni strategiche.

Fase 2 e spostamenti tra Comuni: il 4 maggio si potrà uscire liberamente?

Treni, bus e trasporti: cosa cambia con il coronavirus

Ripartono le scuole, ripartono le aziende, ripartiranno con loro anche gli spostamenti. Anche per il trasporto pubblico, nella fase 3, serviranno misure straordinarie per quanto riguarda la sanificazione dei mezzi e la gestione del flusso di utenti. Mascherine e altri dispositivi di protezione continueranno a essere obbligatori, ma difficilmente sarà possibile rispettare le norme di distanziamento sociale.

Secondo le stime dell’associazione dei trasporti Asstra, mantenere il metro quadro di spazio riservato a ciascun passeggero comporterebbe una riduzione tra il 50 e il 70% della capacità di carico di bus e treni. Troppo per poter garantire un’offerta sufficiente e troppo anche per poter sostenere i costi. È possibile quindi che il trasporto pubblico opererà in deroga.

In molte città si sta discutendo della possibilità di sospendere le Ztl e la sosta a pagamento, visto il probabile boom dell’uso di mezzi privati.

Una delle proposte in esame è quella di differenziare gli orari di ingresso e uscita di aziende e scuole, in modo da non concentrare nelle stesse fasce orarie il traffico e l’afflusso sui mezzi pubblici.

Dallo sport al cinema

La fase 3 sarà anche quella della ripresa di cinema, teatri, concerti ed eventi sportivi. Anche in questo caso è troppo presto per ipotizzare una data. Non accadrà prima del prossimo autunno, nel migliore dei casi. Ma l’attesa di un grande festival o di una partita allo stadio potrebbe prolungarsi anche di molti mesi.

Quando inizia la fase 3 in Italia

Prevederlo oggi è poco più che un auspicio. Ma la fase 3 in Italia potrebbe avere inizio a settembre, quando inizia il nuovo anno scolastico, il primo del dopo coronavirus. Con la riapertura della scuola e la ripresa graduale di tutto il tessuto produttivo si potrà legittimamente iniziare a parlare di fase 3.

Cig, quando chiedere l’anticipo della cassa integrazione e a quali banche

Dalla cassa integrazione ordinaria a quella in deroga fino agli altri ammortizzatori sociali, in Toscana non c’è bisogno di aspettare il pagamento da parte dell’Inps, ma il lavoratore può fare richiesta dell’anticipo direttamente alle banche che hanno firmato l’accordo con la Regione. In pratica si tratta di un’apertura di credito fino a 1.400 euro, a interessi zero, nel caso di integrazioni del reddito attivate dalle aziende in crisi a seguito dell’emergenza coronavirus e in particolare: Cigo (cassa integrazione ordinaria), Fis (Fondo d’Integrazione Salariale), Cig in deroga e Cisoa (operatori agricoli).

I lavoratori dovranno aprire un conto corrente ad hoc nella propria banca (o un nuovo conto corrente se il proprio istituto di credito non è tra quelli convenzionati) e vedranno arrivare quanto dovuto, in poco tempo, senza dover attendere le procedure dell’Inps per l’erogazione dell’assegno. L’anticipo è possibile grazie all’intesa siglato a metà aprile dalla Regione Toscana con i principali istituti di credito.

Pagamento della cassa integrazione, quando e come fare richiesta dell’anticipo

Per ottenere l’anticipo basta che l’azienda abbia presentato domanda di cassa integrazione o di integrazione salariale con pagamento diretto da parte dell’Inps. Non c’è bisogno di aspettare: il lavoratore si può rivolgere subito in banca, compilare una richiesta online allegando la dichiarazione dell’azienda, con indicato l’importo spettante in modo che possa essere calcolata la cifra da anticipare.

“La richiesta del lavoratore potrà avvenire immediatamente – spiega l’assessore al lavoro della Toscana, Cristina Grieco – e l’istituto procederà all’erogazione dell’anticipo senza dover aspettare l’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione del trattamento delle Cig”. Non c’è da attendere né il via libera della Regione né la presentazione dei modelli SR41 all’Inps, precisano gli uffici della giunta.

A quali banche può essere fatta domanda

L’accordo con la Regione Toscana per l’anticipo della cassa integrazione (cig ordinaria e in deroga) e le altre integrazioni salariali è stato firmato dalle principali banche del territorio. Altre potranno aggiungersi nei prossimi giorni. Ecco l’elenco:

  • Cassa Risparmio di Volterra
  • Banca Popolare di Lajatico
  •  Monte dei Paschi di Siena
  • Unicredit
  • Banca Cambiano
  • Intesa Sanpaolo
  • Banca Alta Toscana Credito Cooperativo
  • Banca di Anghiari e Stia Credito Cooperativo
  • Banca Centro – Credito Cooperativo Toscana-Umbria
  • Banco Fiorentino – Mugello Impruneta Signa – Credito Cooperativo
  • ChiantiBanca Credito Cooperativo
  • Banca dell’Elba Credito Cooperativo
  • Banca di Pescia e Cascina Credito Cooperativo
  • Banca di Pisa e Fornacette Credito Cooperativo
  • Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve
  • Banca Tema Terre Etrusche e di Maremma – Credito Cooperativo
  • Banca del Valdarno Credito Cooperativo
  • Credito Cooperativo Valdarno Fiorentino Banca di Cascia
  • Banca Valdichiana – Credito Cooperativo di Chiusi e Montepulciano
  • Banca Versilia Lunigiana e Garfagnana Credito Cooperativo
  •  ViVal banca – Banca di Credito Cooperativo di Montecatini Terme Bientina e S. Pietro in Vincio.

Il modulo per l’anticipo della cassa integrazione in deroga e ordinaria

Sul sito della Regione Toscana sono disponibili i moduli per richiedere l’anticipo del pagamento della cassa integrazione. L’intesa prevede una tripla garanzia: quella del lavoratore chiamato ad estinguere il debito residuo che eventualmente rimanesse dopo il versamento dell’assegno da parte dell’Inps, quella dell’azienda che potrà rimborsare la banca con i successivi stipendi e quella, in ultima istanza, del fondo di garanzia che sarà attivato dalla Regione Toscana.

Coronavirus, nuovi casi al minimo in Toscana: il bollettino del 21 aprile

Sono 96 i nuovi casi di positività al coronavirus in Toscana, l’aumento giornaliero minimo registrato dal 16 marzo scorso. Ci sono però anche 19 decessi: queste le ultime notizie dal bollettino regionale di oggi, martedì 21 aprile, sul contagio da coronavirus in Toscana.

La mappa del contagio

Il totale dei casi rilevati dall’inizio dell’epidemia raggiunge quota 8.603. Sono distribuiti così a livello di province di segnalazione: 2.704 casi a Firenze (51 in più rispetto a ieri), 473 a Prato (1 in più), 575 a Pistoia (7 in più), 956 a Massa Carrara (7 in più), 1.215 a Lucca (2 in più), 811 a Pisa (7 in più), 492 a Livorno (1 in più), 580 ad Arezzo (13 in più), 411 a Siena (4 in più), 386 a Grosseto (3 in più). 59 in più quindi i casi riscontrati oggi nell’Asl centro, 17 nella nord ovest, 20 nella sud est.

Coronavirus, il bollettino del 21 aprile in Toscana

La Toscana resta all’11° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 231 casi ogni 100.000 abitanti (la media italiana è di 300, dato di ieri). Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa con 491 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 313, Firenze con 267. La più bassa Livorno con 147.

Scende ancora il numero di ricoverati nei posti letto dedicati ai pazienti Covid: sono 1.004, 28 in meno di ieri. Di questi, 171 sono in terapia intensiva (complessivamente -11 rispetto a ieri). È il dato più basso raggiunto dal 18 di marzo 2020 per le terapie intensive.

I guariti salgono a 1.295 (più 23 rispetto a ieri): 642 persone “clinicamente guarite” (-18 persone), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 653 (+41 persone) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (21 aprile)

I 19 decessi registrati da ieri riguardano 12 uomini e 7 donne con un’età media di 85,8 anni. Relativamente alla provincia di notifica del decesso, 8 le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Prato, 2 a Massa, 2 a Lucca, 2 a Pisa, 3 ad Arezzo ed 1 a Siena.

Sono 686 i deceduti dall’inizio dell’epidemia, così ripartiti sui territori: 193 a Firenze 36 a Prato, 71 a Pistoia, 110 a Massa, 99 a Lucca, 65 a Pisa, 39 a Livorno, 27 ad Arezzo, 25 a Siena, 14 a Grosseto, 7 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (il numero dei deceduti sul totale della popolazione residente) per Covid-19 è di 18,4 ogni 100.000 residenti. Meno della metà del 40 ogni 100.000 della media italiana (12° regione per mortalità). Per quanto riguarda le province, il tasso di mortalità più alto si riscontra a Massa (56,4 x 100.000), Lucca (25,5 x 100.000) e Pistoia (24,3 x 100.000), il più basso a Grosseto (6,3 x 100.000).

Complessivamente, 5.618 persone sono in isolamento a casa, poiché presentano sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi (82 in più rispetto a ieri).

Sono 17.906 (meno 283 rispetto a ieri) le persone, anch’esse isolate, in sorveglianza attiva perché hanno avuto contatti con persone contagiate (Asl centro 8.214, nord ovest 8.365, sud est 1.327).

I tamponi eseguiti hanno raggiunto quota 109.925, 4.068 in più rispetto a ieri. Quelli analizzati oggi sono 3.903.

Cosa ha detto oggi Conte: il discorso in diretta dalla Camera

Mes, decreto aprile, mascherine, distanziamento e fase 2. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte interviene oggi al Senato e alla Camera per fare il punto sull’emergenza coronavirus: cosa ha detto e dove vedere il discorso in diretta.

Il decreto aprile

Il cosiddetto “decreto aprile” sul quale il governo è al lavoro conterrà misure di sostegno all’economia per non meno di 50 miliardi. Che, sommati ai 25 del decreto cura Italia, porteranno il pacchetto dei provvedimenti straordinari adottati per l’emergenza coronavirus a 75 miliardi.

Mes, sì o no?

Conte non poteva non affrontare la questione del Mes che nelle ultime settimane ha diviso come nient’altro la politica. Conte ha chiarito l’atteggiamento del governo italiano nei confronti della linea di credito del Meccanismo europeo di stabilità che l’Ue intende attivare per sostenere l’emergenza sanitaria nei paesi membri.

L’Italia, a giudicare dalle parole di Conte, non esprimerà un veto. “Ci sono Paesi in Ue che hanno dimostrato interesse”, ha detto Conte. “Rifiutare questa nuova linea di credito significherebbe fare un torto a questi Paesi che ci affiancano nella battaglia” sui tavoli europei, ha aggiunti il premier, riferendosi in primis alla Spagna.

Il discorso di Conte al Senato: cosa ha detto il premier

Ma sullo strumento, Conte invita alla massima prudenza e ad attendere i regolamenti attuativi per capire se l’accesso a questa linea di credito sarà effettivamente senza condizionalità.

L’Italia appoggerà “la proposta francese, avendo chiesto di integrarla in modo da rispondere più puntualmente ai requisiti che riteniamo imprescindibili”. Oltre a questa, ha aggiunto Conte, “è stata presentata una proposta spagnola che pure, ma con qualche suggerimento di variazione, potremmo appoggiare per la sua conformità alle nostre finalità”.

Giuseppe Conte oggi alle Camere: il discorso e la diretta streaming

Più che il Mes, sostiene il premier, l’Italia ha bisogno di altri strumenti. Ad esempio, l’idea di un Recovery Fund da gestire a livello europeo e che “deve essere ben più consistente degli strumenti attuali, mirato a far fronte a tutte le conseguenze economiche sociali, immediatamente disponibile e se dovrà ricadere nel quadro finanziario pluriennale dovrà essere messo a disposizione subito attraverso garanzie che ne anticipino l’applicazione”.

La decisione finale sull’adozione del Mes spetterà al Parlamento. “Ritengo che questa discussione debba avvenire in modo pubblico, trasparente, in Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola”.

La fase 2

Il motore del Paese deve riavviarsi, ma sulla base di un programma ben strutturato”. Bisogna ripartire, dunque, ma seguendo una strategia. “Si prospetta – ha detto Conte –una fase molto complessa: dobbiamo procedere a un allentamento del regime attuale delle restrizioni e fare il possibile per preservare l’integrità del nostro tessuto produttivo”.

Con la massima cautela: “un’avventatezza in questa fase – ha precisato il premier – può compromettere tutti i sacrifici che i cittadini con responsabilità e disciplina hanno affrontato fin qui“.

Per la fase 2, “stiamo elaborando un programma di progressive riaperture che sia omogeneo su base nazionale – ha aggiunto Conte – e che ci consenta di riaprire buona parte delle attività produttive e anche commerciali tenendo sotto controllo la curva del contagio”.

Mascherine fino a quando non ci sarà il vaccino

Le mascherine diventeranno un dispositivo di uso quotidiano nei prossimi mesi. Conte ha infatti detto che la strategia del governo prevede di “mantenere e far rispettare il distanziamento sociale” e “promuovere l’utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili terapia e vaccino“.

L’app Immuni: strategica ma non obbligatoria

Immuni, l’app di mappatura e tracciamento dei contagi, sarà uno degli strumenti chiave per il contenimento del coronavirus nella fase 2. Il suo uso sarà raccomandato, ma senza penalizzazioni per chi non volesse installarla sui propri dispositivi. Il governo sta lavorando per il “rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti esistenti e di teleassistenza con l’utilizzo delle nuove tecnologie”, ha detto il premier. L’applicazione Immuni “sarà offerta su base volontaria e non obbligatoria. Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni o pregiudizi”.

Dove vedere il discorso di Conte in diretta dalla Camera

L’informativa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera dei deputati verrà trasmessa in diretta sul canale YouTube della Camera. Il discorso sarà trasmesso in streaming, gratuitamente, a questo indirizzo.

Il testo completo dell’informativa letta al Senato è invece disponibile sul sito del Governo.

“Le mascherine proteggono tutti noi, ma attenzione a quali usare”

Stop all’utilizzo indiscriminato delle mascherine con filtro e valvola, per combattere il coronavirus è necessario stare attenti a quali mascherine usare nella vita di tutti i giorni: via libera alle “altruiste”, come chirurgiche o in tessuto non tessuto, bocciate invece le “egoiste”, ffp2 e ffp3 da lasciare a chi servono veramente, come gli operatori sanitari. L’invito arriva dai giovani medici della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Firenze, che hanno scritto una lettera aperta sul tema.

“Chi proteggono le mascherine? La vera domanda da porsi è se vogliamo portare avanti una strategia collettiva di prevenzione indossando, durante la vita quotidiana, tutti lo stesso tipo di mascherina: solo così possiamo vincere la battaglia contro il coronavirus”, spiegano Massimiliano Biamonte e Duccio Giorgetti, due dei quattro specializzandi che hanno lanciato l’appello insieme al direttore della scuola Guglielmo Bonaccorsi. Prima di usare una mascherina bisogna infatti fare chiarezza sull’utilità e le caratteristiche delle diverse tipologie.

Le mascherine chirurgiche e quelle in tessuto non tessuto (TNT)

Le mascherine chirurgiche, per essere vendute come tali, devono essere certificate CE perché sottoposte a specifici test di resistenza. Nell’attuale emergenza scarseggiano e quindi sul mercato se ne trovano altre simili in tessuto non tessuto, molte delle quali sono in attesa dell’iter di certificazione: è il caso delle mascherine prodotte in Toscana, distribuite gratuitamente dalla Regione, che però hanno già passato gli esami preliminari del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze (qui vi spieghiamo come vengono fatti i test).

Queste tipologie di mascherine sono state soprannominate “altruiste” perché filtrano poco l’aria in entrata, fermando solo le particelle più grosse, mentre in uscita bloccano l’emissione delle goccioline di saliva anche molto piccole (in gergo droplet) che trasportano il coronavirus da un infetto verso gli altri.

Quali usare: perché le mascherine chirurgiche o in TNT sono “migliori” di quelle con filtro?

In sintesi, le mascherine chirurgiche e quelle simili proteggono poco noi stessi, ma molto gli altri. Quindi se tutti le indossano e rispettano la distanza di sicurezza si crea una “barriera collettiva” e la diffusione del virus crolla. “Serve un cambio culturale. Proteggere gli altri vuol dire di riflesso proteggere se stessi: indossare una mascherina di questo tipo è un atto responsabile – dicono i due giovani specializzandi – se non seguiamo le regole mettiamo a rischio l’intera comunità e quindi anche noi stessi visto che ne facciamo parte”. In parole povere se non funziona questa strategia di contenimento, possiamo indossare le mascherine più protettive che esistono sul mercato, ma ci rimettiamo lo stesso, perché è l’intera società a cui apparteniamo – dagli ospedali all’economia – ad essere stata danneggiata dalla nostra scelta “egoista”.

Ci sono poi delle accortezze da seguire: le mascherine sono state ideate come monouso e quindi vanno usate solo una volta, per un tempo limitato, 4 o 5 ore al massimo. Ancora non esistono prove scientifiche che il lavaggio e la sanificazione delle mascherine non danneggi il potere filtrante del tessuto.

Coronavirus, come e quando usare le mascherine (senza rischio)

Mascherine con filtro ffp2 e le ffp3: come usarle per protegge gli altri

Al contrario, le mascherine ffp2 e le ffp3 hanno una valvola che svolge un’azione di barriera in entrata, fermando anche le particelle più piccole, possibili veicolo del coronavirus, ma non hanno nessun potere filtrante in uscita: c’è chi le chiama “egoiste” proprio perché proteggono chi le indossa ma non gli altri. Sono introvabili in questo periodo e soprattutto sono essenziali per chi lavora negli ospedali a stretto contatto con i malati.

Da qui l’appello a non utilizzarle nella vita di tutti i giorni. Se proprio non si vuole rinunciare al filtro allora l’invito dei medici specializzandi è di usare una doppia mascherina per non rischiare di diffondere l’infezione da coronavirus: “è necessario proteggere gli altri – chiariscono Biamonte e Giorgetti – mettendo sopra la ffp2 o ffp3 una mascherina chirurgica oppure di tessuto non tessuto, in modo tale che i flussi respiratori emessi attraverso la valvola vengano schermati, bloccando le eventuali goccioline di saliva infette”.

La lettera aperta è stata firmata dai medici in formazione specialistica Giuseppe Albora, Massimiliano Biamonte, Duccio Giorgetti e Andrea Moscadelli, oltre che dal professor Guglielmo Bonaccorsi, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli studi di Firenze.

Coronavirus, annullato il Festival del Maggio Musicale Fiorentino

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È stato annullato l’83° Festival del Maggio Musicale Fiorentino: l’emergenza coronavirus non rende infatti possibile lo svolgimento del festival secondo il calendario annunciato, il cui inizio era previsto per giovedì 23 aprile. A saltare, per il momento, sono gli spettacoli programmati per i mesi di aprile e maggio, parte dei quali verranno riprogrammati nei prossimi mesi. Ancora in sospeso le sorti degli spettacoli previsti a giugno e luglio, ma il sovrintendente Alexander Pereira si dice “molto preoccupato”. Si va insomma verso l’annullamento completo della rassegna.

Pereira: “Sono dispiaciuto e preoccupato”

“Sono molto dispiaciuto di questa situazione – dichiara il sovrintendente Alexander Pereira in una nota – ma non ci sono oggi purtroppo le condizioni per aprire il teatro e andare in scena”.

La proroga delle misure di sicurezza per il contenimento del coronavirus non ha consentito e non consentirà la riapertura del teatro in tempo utile per il regolare svolgimento degli spettacoli, delle prove e degli allestimenti.

Il Maggio si allinea inoltre con quanto stabilito dall’Assemblea di Anfols (l’Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche) che ha concordato la chiusura dei teatri fino alla fine del mese di maggio.

Gli spettacoli riprogrammati

Saltano quindi tutte le recite di Lo sposo di tre, e marito di nessuna, opera inaugurale del Festival del Maggio 2020 la cui prima era attesa fra due giorni. Scelta, precisa Pereira, “per eseguire un’opera rara di Luigi Cherubini come omaggio a lui e alla città di Firenze”. Non andrà in scena come previsto l’Otello di Giuseppe Verdi diretto da Zubin Mehta con la regia di Valerio Binasco, così come Jeanne Dark, l’opera contemporanea in prima mondiale prevista al Teatro Goldoni.

Le tre opere saranno però riprogrammate. “Posso già dire –aggiunge Pereira – che Otello, grazie alla disponibilità del maestro Mehta, andrà in scena per la fine del 2020″.

Il coronavirus cancella il Maggio Musicale Fiorentino

Sono invece annullate le due recite del Fidelio di Ludwig van Beethoven in forma di concerto dirette da Zubin Mehta. Non ci sarà neanche il ciclo in cinque concerti dedicato alle sinfonie di Beethoven nel 250° anniversario della nascita, anche questo diretto dal maestro Mehta. “Anche per il maestro Mehta è un grande dispiacere il dover cancellare i suoi numerosi e importanti impegni nel Festival”, ha detto Pereira.

Anche  il concerto sinfonico di Myung-Whun Chung previsto il 29 aprile sarà riprogrammato in futuro. Annullati poi i concerti del pianista Krystian Zimerman con l’Orchestra Giovanile Italiana, in coproduzione con Amici della Musica Firenze. “Con gli Amici della Musica e l’Orchestra Giovanile Italiana abbiamo lavorato alla nostra coproduzione – aggiunge Pereira – e possiamo annunciare assieme che i concerti annullati saranno sostituiti nei prossimi mesi da Rudolf Buchbinder il quale manterrà il medesimo programma che prevede l’esecuzione integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven”. Saranno riprogrammati anche i due appuntamenti di Tempo Reale – Maggio Elettrico.

Verso l’annullamento di tutto il festival

Il sovrintendente non nasconde poi la sua preoccupazione per le sorti degli altri spettacoli, quelli in programma a giugno e a luglio. Tra questi,  7 Deaths of Maria Callas, l’opera di debutto di Marina Abramovic, la Turandot diretta da Juraj Valčuha con la regia di Zhang Yimou, La Traviata dal cast stellare con Sonya Yoncheva e Placido Domingo.

Rischiano tutti di non poter andare in scena e si va di fatto verso un festival del Maggio Musicale Fiorentino 2020 completamente annullato.

“Sono in contatto quotidiano con Dario Nardella e con il Ministero per seguire l’evoluzione della situazione – continua Pereira – e sinceramente, devo dire che sono molto preoccupato per la programmazione di giugno e luglio del nostro Festival e temo che sia difficile pensare che sarà possibile andare in scena in estate con gli altri nostri titoli”.

“Voglio assicurarvi che il Teatro del Maggio sta lavorando per valutare e proporre ogni cosa possibile per garantire una ripresa delle attività, nella massima sicurezza del pubblico, dei lavoratori, degli artisti e di tutte le persone coinvolte e per definire la nuova programmazione degli spettacoli. Farò di tutto – conclude il sovrintendente – assieme al sindaco, al maestro Mehta e ai collaboratori del Teatro per poter di nuovo aprire il Maggio quanto prima e abbracciarvi tutti con la nostra musica”.

Coronavirus, in Toscana più tamponi in auto. Chi può fare il test

Un test in “modalità drive in”, anzi  drive through per dirla in gergo tecnico. In Toscana aumentano le Asl che effettuano tamponi per il coronavirus in auto, prelevando il campione dal paziente seduto nella propria vettura: adesso la novità arriva anche a Firenze, Prato e Pistoia. Lo annuncia l’Asl Toscana Centro in una nota. Ecco come funziona e chi può fare questi esami.

Toscana, tamponi in auto: come funziona  a Firenze, Prato e Pistoia

Nel dettaglio, 10 operatori accreditati dalla Asl allestiscono punti di accesso, ossia unità mobili o gazebo dove sono presenti un operatore e un infermiere, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 19.00. Il personale è dotato dei dispositivi di protezione individuale come mascherina, occhiali protettivi e tuta.

Come già sperimentato nei territori delle altre due Asl toscane, anche a Firenze, Prato e Pistoia i pazienti raggiungono il “punto drive through” a bordo della propria auto, seguono i cartelli e solo quando l’operatore sanitario dà l’ok, gli utenti possono abbassare il finestrino e senza scendere dalla vettura vengono sottoposti ai tamponi per il coronavirus.

Questa modalità riduce al minimo i contatti e permette di effettuare molti test senza recarsi a domicilio, in tutta sicurezza. Si prevede che grazie ai tamponi in auto potranno essere effettuati fino a 1700 esami al giorno, solo nel territorio dell’Asl Toscana Centro (Firenze, Empoli, Prato e Pistoia).

Test sierologico, prosegue lo screening: chi deve farlo e dove si può fare in Toscana

Chi può fare il tampone “drive through”

Attenzione però, non è possibile presentarsi autonomamente. È l’Asl Toscana Centro a individuare i pazienti che possono essere sottoposti ai controlli, ad esempio persone clinicamente guarite dal coronavirus che possono uscire di casa e recarsi in auto ai punti drive through per sottoposti ai tamponi di secondo e terzo controllo che verificano la negatività al virus.

È la stessa struttura che effettua i tamponi in auto a contattare le persone interessate, in base agli elenchi della Asl, e a fissare la data e l’orario del test. Una volta effettuato l’esame, i campioni vengono poi ritirati dall’azienda sanitaria e inviati ai laboratori di analisi. Questa attività si va ad aggiungere allo screening domiciliare portato avanti dalle USCA, le unità mobili di medici e infermieri che garantiscono assistenza e cura a chi è in isolamento a casa per il Covid-19.

Elezioni regionali 2020 in Toscana: rinvio in autunno. E la data?

Confermato il rinvio delle elezioni regionali 2020 all’autunno, in Toscana come nelle altre 7 regioni e nei comuni chiamati al voto per le amministrative, anche se una data precisa ancora non c’è, potrà essere a settembre come a ottobre, novembre o dicembre. Da quando è scattata l’emergenza coronavirus era stata più volte avanzata l’ipotesi di far slittare in avanti l’appuntamento elettorale previsto inizialmente a fine maggio, adesso è arrivato il decreto legge del Consiglio dei ministri.

L’attuale Consiglio regionale e la giunta rimangono quindi in carica: il loro mandato è prorogato per tre mesi oltre la scadenza naturale di fine luglio. Il rinvio delle elezioni riguarda, oltre alla Toscana, anche Valle d’Aosta, Veneto, Liguria, Marche, Campania e Puglia.

Coronavirus, la data delle elezioni regionali 2020 in Toscana: quando si vota?

Il decreto del governo, come detto, non fissa una data precisa per le regionali 2020, ma indica una finestra temporale in cui i cittadini saranno chiamati alle urne: si voterà in una domenica compresa tra il 15 settembre e il 15 dicembre 2020, con l’eventuale turno di ballottaggio da svolgersi due settimane più tardi. Anche in Toscana quindi i candidati per le elezioni regionali si confronteranno in piena crisi coronavirus e al centro del dibattito ci saranno proprio i temi sul rilancio economico e sul contrasto ai danni provocati dall’emergenza sanitaria. Qui il testo del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Elezioni regionali 2020 in Toscana, la guida completa

Regionali 2020,comunali e referendum: l’ipotesi election day

Tra le ipotesi sul tavolo c’è anche la possibilità di condensare in un unica giornata tutte le tornate previste, dalle regionali alle elezioni comunali (in Toscana tra i 9 sindaci da rinnovare ci sono anche quelli di Arezzo e Viareggio) fino al referendum 2020 sul taglio dei parlamentari che avrebbe dovuto tenersi il 29 marzo e che dovrà essere svolto entro il 22 novembre.

Ma c’è chi chiede elezioni in estate

Fuori dalla Toscana, non tutti però sono concordi con la decisione del Consiglio dei ministri in merito al rinvio delle elezioni regionali 2020: i governatori di Liguria (Giovanni Toti), Veneto (Luca Zaia), Campania (Vincenzo De Luca) e Puglia (Michele Emiliano) hanno scritto al governo per chiedere che si possa votare in una data durante l’estate.

Mascherine gratis in Toscana: distribuzione in supermercati e farmacie

Finita la prima tranche di distribuzione porta a porta, da lunedì 20 aprile in Toscana le mascherine vengono consegnate (gratis) in oltre mille farmacie e nei punti di ritiro allestiti davanti o dentro 230 supermercati. La Regione ha stipulato due accordi stabilendo come funziona il nuovo progetto, per garantire a tutti i cittadini l’approvvigionamento di dispositivi di tutela della salute durante l’emergenza coronavirus. La novità ha debuttato proprio quando in tutta la Toscana è diventato obbligatorio indossare la mascherina.

Si parte con 500 mila dispositivi sanitari da consegnare ogni giorno, tra mascherine chirurgiche standard e  di tessuto non tessuto fabbricate dalle aziende toscane, ma a pieno regime la disponibilità quotidiana salirà a un milione e mezzo di pezzi. Vediamo allora come ritirare le mascherine e quante poterne prendere ogni volta.

Quante mascherine gratis si possono ritirare in Toscana

In farmacia come nei punti di consegna allestiti nei pressi dei supermercati, ogni cittadino può ritirare una confezione da 5 mascherine monouso, per un totale di 30 mascherine gratis al mese (si può richiedere un kit alla volta per un massimo di 6 volte nell’arco di 30 giorni).

Questa fornitura di dispositivi per la tutela della salute spetta a tutti i residenti in Toscana (e quindi con iscrizione sanitaria nella Regione), con età superiore ai 6 anni: i bambini piccoli infatti non hanno l’obbligo di indossare la mascherina.

Mascherine, distribuzione gratis in farmacie e supermercati della Toscana: come funzione e cosa serve

Quando ci si presenta in farmacie o nei punti di distribuzione davanti ai supermarket è necessario portare con sé la tessera sanitaria o il codice fiscale. Basta una persona per famiglia: la Regione Toscana precisa che un solo componente del nucleo familiare può farsi consegnare le mascherine gratuite per tutti gli altri familiari che vivono insieme nella stessa abitazione, come figli, coniuge, convivente e genitori.

Altro dubbio da chiarire. La distribuzione delle mascherine gratis avviene anche nelle farmacie e nei supermercati fuori dal proprio Comune di residenza, purché in Toscana? La risposta è sì: è possibile prendere il kit per 6 volte anche in un Comune diverso, perché sulla tessera sanitaria viene via via registrata la quantità di dispositivi prelevati fino a quel momento.

La distribuzione nelle farmacie toscane (e non nelle parafarmacie)

Grazie a un intesa siglata con Federfarma Toscana e Cispel Toscana, ogni cittadino potrà ritirare in farmacia il kit di mascherine per la prevenzione della diffusione del coronavirus. In tutto sono 1150 le farmacie convenzionate, pubbliche e private.

Come detto, sarà necessario presentare al farmacista la tessera sanitaria o la card con il proprio codice fiscale. Grazie a questi dati il farmacista risalirà alla ricetta dematerializzata e potrà consegnare i dispositivi. Al momento nella distribuzione non sono coinvolte le parafarmacie, perché non utilizzano gli stessi software delle farmacie, ma sono in corso verifiche tecniche per estendere  il servizio anche a questo tipo di negozi.

Mascherine nei supermercati della Toscana: orario e modalità

Sono poi 230 i punti vendita della grande distribuzione coinvolti in questo nuovo progetto, in particolare hanno aderito le principali Coop della Toscana (Unicoop Tirreno e Unicoop Firenze), Conad, Esselunga, Lidl, Carrefour e Federdistribuzione. In questo caso i punti di consegna, allestiti fuori o dentro i supermercati, sono gestiti dai volontari e dagli operatori del Servizio sanitario regionale, con orario 9.00 – 16.00, nei giorni di apertura dei negozi. Qui l’elenco dei supermercati di Firenze e provincia dove viene effettuata la distribuzione.

Servirà sempre la tessera sanitaria o il codice fiscale. Gli stessi operatori forniranno ai cittadini anche tutte le informazioni per il corretto uso delle mascherine, ad esempio su come indossarle senza rischi, per la prevenzione del coronavirus.

Il laboratorio che testa le mascherine chirurgiche: cotone o TNT?

“Ci sono per tutti, rispettate le distanze di sicurezza anti-coronavirus”

Non c’è bisogno di assaltare i luoghi dove vengono distribuite le mascherine gratuite, precisa la Regione Toscana: la fornitura andrà avanti per tutto il periodo di emergenza per il coronavirus e ci sono per tutti, assicurano gli uffici regionali. Farmacie e punti di ritiro davanti ai supermercati saranno riforniti ogni giorno e per più settimane, grazie alle mascherine chirurgiche standard acquistate dalla Regione (500 mila pezzi al giorno) e a quelle in tessuto non tessuto prodotte in Toscana dal neonato “distretto delle protezioni” capace di garantirne quotidianamente 1 milione di pezzi.

“Invito a mettersi in fila in modo ordinato e a distanza di sicurezza per evitare inutili e pericolosi assembramenti – ha ricordato il presidente della Regione Enrico Rossi -. Abbiamo mascherine per tutti e ognuno le riceverà gratuitamente, come è giusto che sia per un presidio che consideriamo di prevenzione primaria. A distribuire i dispositivi sarà personale adeguatamente formato che darà ai cittadini anche tutte le informazioni sul loro corretto utilizzo”.