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Coronavirus Toscana: 4 nuovi casi, tornano a salire i guariti. Il bollettino del 1° luglio

Quattro nuovi casi, due decessi ma torna a salire il numero di guariti dopo tre giorni in di stallo. Queste le ultime notizie e i dati sul contagio da Ci sono 4 nuovi casi ma tornano a salire i guariti: dati e notizie di oggi, 1 luglio, sul contagio da coronavirus in Toscana riportati dal bollettino regionale di oggi, Ci sono 4 nuovi casi ma tornano a salire i guariti: dati e notizie di oggi, 1 luglio, sul contagio da coronavirus in Toscana.

Torna a ridursi quindi anche il numero dei casi attualmente positivi, oggi a 323, sei in meno di ieri. Dall’inizio dell’epidemia si contano 10.254 casi in Toscana, rilevati grazie a un totale di 341.165 tamponi, di cui 4.055 eseguiti da ieri.

Coronavirus in Toscana: bollettino e notizie del 1 luglio

I nuovi casi sono stati segnalati due in provincia di Prato e altrettanti in provincia di Siena. Così si aggiorna dunque la mappa del coronavirus in Toscana: 3.192 casi complessivi in provincia di Firenze, 534 a Prato, 747 a Pistoia, 1.051 a Massa, 1.351 a Lucca, 930 a Pisa, 477 a Livorno, 676 ad Arezzo, 429 a Siena, 396 a Grosseto. Altri 471 casi sono stati notificati in Toscana ma riguardano cittadini residenti in altre regioni.

In Toscana si registrano ad oggi 275 casi ogni 100.000 abitanti, contro una media nazionale di circa 399. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 539 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 348, Firenze con 316, la più bassa Livorno con 142.

Ci sono poi 305 persone sono in isolamento a casa, positive ma che non richiedono cure ospedaliere. Una in meno rispetto a ieri. Sono invece 1.874 (-151) quelle isolate per aver avuto contatti con persone contagiate.

Scendono di cinque unità le persone ricoverate nei posti letto degli ospedali Covid. Sono 18, il minimo dal 4 marzo scorso. Di questi, 5 sono in terapia intensiva: 1 in meno da ieri e il numero più basso dal 5 marzo.

Tornano a salire i guariti

I guariti salgono a 8.825 (+8), divisi in 261 “clinicamente guariti” (-5) e 8.564 (+13) guariti a tutti gli effetti, con doppio tampone negativo.

I due nuovi decessi sono quelli di uomo e una donna dall’età media di 73 anni, entrambi notificati in provincia di Massa Carrara. Il totale dei decessi sale così a 1.106 dall’inizio dell’epidemia, ripartiti in questo modo: 405 in provincia di Firenze, 51 a Prato, 81 a Pistoia, 166 a Massa Carrara, 141 a Lucca, 89 a Pisa, 61 a Livorno, 47 ad Arezzo, 33 a Siena, 24 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano è di 29,7 morti ogni 100.000 residenti, contro il 57,6 della media italiana (11° regione). Il tasso più alto in provincia di Massa Carrara (85,2), seguita da Firenze (40) e Lucca (36,4), il più basso a Grosseto (10).

Questi i dati aggiornati alle ore 12 di oggi, mercoledì 1 luglio, sul contagio da coronavirus in Toscana, così come riportati dal bollettino regionale.

Bonus vacanze, dove spenderlo? Hotel e camping sono pochi

Dal 1° luglio 2020 parte il bonus vacanze, è possibile utilizzarlo per le proprie ferie in Italia al mare, in montagna o in campagna fino al 31 dicembre, ma è importante sapere anche dove spenderlo, perché al momento solo pochi hotel, agriturismi, bed & breakfast e camping lo accettano. Per questo molti hanno parlato di un possibile flop.

Prima di fissare un soggiorno, occorre infatti sincerarsi che la struttura dove si alloggia aderisca e far presente all’albergatore che si vuole usufruire del bonus per la vacanza. Questa agevolazione rientra tra le misure messe in campo dal Decreto Rilancio per dare una boccata d’ossigeno agli italiani e al turismo dopo il lockdown.

Bonus vacanze, dove spenderlo?

Dove richiedere dunque il bonus vacanze? Se si è intenzionati a usufruire di questo “sconto” sulla vacanza, bisogna essere accorti e pianificare bene le ferie, perché tra hotel, camping ma anche agriturismi, bed and breakfast e residence sono solo in pochi ad accettare questo sconto.

La decisione di accettare o meno il bonus – che si richiede tramite un voucher virtuale e la app IO – è infatti a discrezione dell’esercente e non tutti gli albergatori italiani (per i quali il bonus si trasforma in un credito d’imposta) hanno deciso di farlo. A onor del vero sono solo una piccola percentuale le strutture ricettive che danno questa possibilità ai vacanzieri d’Italia.

Hotel, campeggi, agriturismo: dove spendere il bonus vacanze, in Toscana e non solo

Il modo più semplice per capire se è possibile usufruire del bonus vacanze è collegarsi al portale di Federalberghi italyhotels.it, che grazie ad un filtro permettere di conoscere subito le strutture ricettive – comprensive di alberghi, campeggi, bed and breakfast, residence e villaggi turistici – che aderiscono all’iniziativa. Basta una ricerca al volo per capire che, al momento, sono poche le strutture che accettano il bonus vacanze 2020 e non è semplice trovare dove spenderlo.

Per esempio in Toscana – facendo una simulazione sulla prima settimana di disponibilità – su 2397 strutture disponibili, solo 112 accettano il bonus vacanze. A Firenze, su 335, lo accettano solo 22. Spostandosi tra le località di mare della Toscana, a Forte dei Marmi, su 61 hotel si può usufruire dello “sconto” solo in 2 mentre a Viareggio lo accettano 5 strutture su 60. Nessuno dei 33 alberghi di Castiglione della Pescaia presenti sulla piattaforma accetta il bonus vacanze. Stessa situazione anche per la destinazione “montana” più frequentata della regione: all’Abetone, in provincia di Pistoia, nessun hotel prende il bonus.

E fuori dalla Toscana? Stessa situazione per le mete più amate: in Sicilia su 1065 strutture, 57 accettano il bonus mentre in Trentino Alto Adige su 3580 lo accettano 97 mentre a Capri, su 51 hotel trovati se ne può usufruire in appena 2. Non tutto è perduto però: gli hotel presenti su italyhotels.it non rappresentano infatti la totalità delle strutture del territorio italiano anche se sono un campione abbastanza vasto. Conviene sempre contattare l’albergatore e chiedere conferma.

Chi può richiederlo

Il bonus per la vacanza prevede dei requisiti di reddito e diversi importi (qui i dettagli) e possono richiederlo le famiglie con un Isee sotto ai 40 mila euro. Intanto il ministro con delega al Turismo ha fatto sapere che nelle prime 12 ore dall’attivazione del servizio, oltre 72 mila famiglie hanno chiesto e ottenuto in pochi minuti il voucher digitale, per un totale di circa 35 milioni. Una ventina di famiglie lo hanno già speso nelle prime ore della partenza del bonus presso le strutture che aderiscono. Ulteriori dettagli anche sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Da Firenze a Milano, da Torino a Trieste: non conosce confini il successo della cannabis legale a domicilio

Ci sono numeri che fotografano un successo: quando parliamo della coltivazione di canapa raccontiamo di un settore che occupa circa 10mila addetti, 1500 nuove aziende di trasformazione e commercializzazione, 800 nuove aziende agricole per un fatturato annuo di 150 milioni di euro in costante crescita. Dell’incremento delle vendite di “cannabis light” durante il lockdown se ne è abbondantemente parlato e il merito va ascritto anche alla grande professionalità degli operatori di settore.

Da alcuni anni società come JustMary si occupano di consegnare a casa, in totale sicurezza e in modalità riservata, prodotti eccellenti, totalmente legali, garantendo la massima qualità naturale e biologica, assortimento e disponibilità costante di prodotto. JustMary è da sempre leader incontrastato nel settore, dispone di un servizio di delivery serale a Milano, Torino, Roma e Firenze e raggiunge ogni luogo in Italia e in Europa attraverso corriere in 24/48 ore.

Il sito è completo, facile da utilizzare e basta leggere le recensioni di migliaia di clienti entusiasti dei prodotti e del servizio per capire i perché di un successo che ormai non conosce confini; e non è tutto: JustMary ,azienda guidata saldamente da Matteo Moretti, punta ad essere la prima società di cannabis delivery a essere quotata in borsa in Italia e in Europa ed è proprio grazie all’intraprendenza di imprenditori come Moretti che la canapa italiana è tornata ad essere il volano per una ripresa economica legata alla sostenibilità, alla green economy coinvolgendo prevalentemente giovani imprenditori agricoli

Anche Firenze ha premiato negli ultimi mesi la varietà dei prodotti proposti da Justmary, tutti di altissima qualità, tutti legali e naturali e dotati di un’attestazione unica in Italia: Coqualab ha infatti certificato la nuova linea Justmary Origin e PinUp garantendo l’assenza di metalli pesanti e pesticidi.

In collaborazione con La Posta dei Naviganti

Le novità sui test sierologici in Toscana: chi paga e chi no

Non più gratuiti per tutti, ma a pagamento con poche eccezioni: dal 1°luglio 2020 in Toscana cambiano le regole per i privati cittadini e le aziende che decidono di eseguire i test sierologici, per rilevare nel sangue la presenza di anticorpi contro il nuovo coronavirus (Covid-19). Ci sono però novità anche per docenti e personale si scuola e università per cui la Regione ha previsto uno screening a costo zero in vista del ritorno sui banchi.

Vediamo allora cosa cambia.

Test sierologici a pagamento nei laboratori privati della Toscana, come funziona

In Toscana i privati cittadini, anche le categorie professionali che fino al 30 giugno potevano sottoporsi gratis ai test sierologici, potranno quindi rivolgersi ai laboratori di analisi di loro scelta per eseguire il prelievo del sangue che rileva se una persona ha sviluppato gli anticorpi a seguito dell’esposizione al virus Covid-19, anche in modo asintomatico. Per fare il test privatamente nei laboratori di analisi sarà comunque necessaria la richiesta del medico di famiglia.

Se i risultati saranno dubbi o positivi si verrà sottoposti al tampone, ma questa procedura sarà gratuita perché a carico del sistema sanitario regionale. In questo articolo spieghiamo la differenza tra tampone e test sierologico.

Chi può farli gratis: dagli insegnanti alle strutture socio sanitarie

Restano gratuiti i test sierologici per il coronavirus effettuati nelle strutture sanitarie e in quelle socio sanitarie della Toscana, come ad esempio nelle Rsa per anziani, nei centri diurni e nelle residenze sanitarie per disabili.

La Regione Toscana ha inoltre deciso che le analisi per rilevare la presenza di anticorpi al Covid-19 saranno gratis per tutto il personale scolastico e universitario, in modo da avviare uno screening con l’inizio delle lezioni a settembre. I test sierologici gratuiti saranno fatti finché non verranno esauriti i 250 mila kit acquistati dalla Regione tramite Estar e messi a disposizione dei lavoratori più a rischio durante il lockdown e nella fase acuta dell’emergenza coronavirus. Tutte le informazioni sul portale della Regione Toscana.

Uno squalo e un capodoglio in mostra al Marino Marini di Firenze

Uno squalo e un capodoglio, sono loro i protagonisti della prima mostra allestita al Museo Marino Marini di Firenze dopo il lockdown. Lo spazio espositivo temporaneo del museo, nella cripta dell’ex chiesa di San Pancrazio, riapre (la collezione permanente era già stata riaperta alle visite) e dal 1° luglio al 30 settembre 2020 ospita “Di squali e di balene“.

La mostra vede esposta una selezione di pezzi presi in prestito dalla sezione di zoologia del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, più comunemente conosciuto come la Specola (attualmente chiuso per lavori di riqualificazione).

“Di squali e di balene” è un progetto espositivo ideato in collaborazione con La Specola e curato da Fausto Barbagli, curatore del Sistema Museale di Ateneo di Firenze e Presidente dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici. Un progetto che vuole stimolare una riflessione sui questioni ambientali e sul futuro che stiamo costruendo.

Moby Dick: 3 reading e uno scheletro in mostra al museo Marino Marini

A fare da contrappunto alla mostra c’è la rassegna di reading, “Frammenti marini”, a cura del critico teatrale Roberto Incerti, che presenta una selezione di brani tratti da Moby Dick, capolavoro di Hermann Melville, ecco il programma:

  • Il 1° luglio si esibirà l’attrice Silvia Guidi accompagnata dalle musiche di Alessio Riccio
  • il 9 luglio toccherà a Giancarlo Cauteruccio, protagonista dell’avanguardia teatrale
  • il 16 luglio a Sergio Bini, maestro internazionale di teatro-magia Bustric
  • e infine il 22 luglio si esibirà l’attore Marco Cavalcoli

Tutti e quattro gli appuntamenti si terranno alle ore 19.

Marino Marini: la collezione gratis, i biglietti e gli orari della mostra “Di squali e di balene”

La visita alla collezione permanente del Marino Marini, che ospita i lavori del celebre scultore del Novecento a cui è intitolato il museo, è gratis.

Per visitare la mostra temporanea, il biglietto intero costa 6 €, mentre il ridotto 4 € (fino a 14 anni). L’ingresso all’attigua (e bellissima) Cappella Rucellai costa 6 €, mentre il ridotto 4€ (fino a 14 anni). Il biglietto combinato (Cappella Rucellai + mostra temporanea) costa 9,50€; il ridotto viene 5€ (fino a 14 anni). È possibile acquistare i biglietti sul sito del museo Marino Marini.

Il Museo è aperto al pubblico il mercoledì e il giovedì dalle 18:30 alle 22:30 e la domenica dalle 10 alle 19. Qui invece gli altri musei di Firenze che hanno riaperto dopo il lockdown.

L’inaugurazione della mostra e il cocktail “Marino”

Il 1° luglio 2020, in occasione dell’opening della mostra “Di Squali e di Balene”, il cocktail bar “Manifattura” che si trova proprio di fronte al Museo Marino Marini, ha realizzato il cocktail “Marino”che sarà offerto gratuitamente a tutte le persone che quel giorno visiteranno il Museo e esibiranno il biglietto.

La pillola abortiva Ru486 negli ambulatori della Toscana

La Ru486, meglio conosciuta come pillola abortiva, sarà disponibile negli ambulatori della Toscana e non solo negli ospedali, come avveniva fino ad oggi: non si tratta propriamente di una “pillola del giorno dopo”, ma di un farmaco che ha tempi di assunzione e modi di azioni diversi e che non si può acquistare in farmacia ma solo rivolgendosi a un medico. Presto le donne potranno effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica senza necessità di ricovero.

Toscana, la prima regione in Italia ad adottare la pillola abortiva

La Toscana è stata la prima regione in Italia ad adottare l’aborto farmacologico con l’introduzione della pillola a base di mifepristone, chiamata Ru486. Adesso è la prima ad autorizzarne l’utilizzo anche negli ambulatori pubblici e nei consultori, purché collegati con gli ospedali. A stabilirlo è una delibera approvata dal Consiglio regionale della Toscana.

“La Toscana sarà la prima regione a prevedere la somministrazione della Ru486 al di fuori dell’ospedale, ma sempre in collegamento con l’ospedale, in ambulatori specializzati e autorizzati a farlo – sottolinea il presidente della Regione Enrico Rossi -. È un passo avanti importante per estendere ulteriormente un’appropriata prestazione sanitaria, in linea con la nostra storica impostazione. Fummo i primi a partire acquistando la Ru486 all’estero, ritenendola più sicura dell’aborto chirurgico – ricorda Rossi – Poi nel 2014 il Consiglio sanitario regionale adottò un parere, dichiarando non necessario il ricovero ospedaliero, ed ecco l’evoluzione che era tanto attesa”.

Ru486, come funziona e le differenze con la pillola abortiva “del giorno dopo”

A differenza della “pillola del giorno dopo”,  contraccettivo di emergenza che viene preso entro 3 giorni dal rapporto sessuale, la pillola abortiva Ru486 è utilizzata per interrompere la gravidanza entro la settima settimana (intorno al secondo mese): fino ad oggi in Toscana era necessario un ricovero durante il quale assumere il medicinale. Con la decisione del Consiglio sanitario regionale, sarà invece possibile prendere la pillola presso un ambulatorio pubblico, in due diverse somministrazioni e sempre sotto il controllo medico.

Interruzione farmacologica di gravidanza, quanto costa

L’aborto farmacologico con la Ru486 non ha un costo, è a carico del servizio sanitario pubblico toscano e quindi è gratis.

Aria condizionata e Covid-19: quali i pericoli in auto, casa, ufficio e negozio

Umidità alle stelle. Temperature roventi. In poche parole è tornato il caldo estivo. L’unica soluzione sembra essere l’aria condizionata, in casa come nei luoghi pubblici, in ufficio o a bordo dell’auto, ma i climatizzatori sono pericolosi in tempi di Covid-19? E si può accendere il condizionatore se ci si trova in una zona a rischio coronavirus? Bisogna subito dire che non esiste un divieto, ma ci sono tante buone regole di utilizzo degli impianti di condizionamento e ventilazione. L’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, ha stilato un rapporto con tutte le indicazioni basate sugli ultimi studi.

Da mesi gli scienziati di tutto il mondo si chiedono come i flussi d’aria, compresi quelli degli impianti di ventilazione, possano agire sulla diffusione delle goccioline di saliva (droplet, in gergo tecnico), veicolo potenziale di infezione.

I condizionatori sono pericolosi per il coronavirus? Sì, se c’è il ricircolo forzato dell’aria

Non esistono prove scientifiche che dimostrino una relazione diretta tra i condizionatori e le infezioni da coronavirus, ma alcune situazioni potrebbero favorirne la diffusione. Ecco la prima regola da tenere a mente per ridurre il rischio di contagio da Covid-19: escludere il ricircolo forzato durante l’utilizzo dell’aria condizionata, dei climatizzatori e degli impianti di ventilazione.

Secondo quanto riportato dal rapporto dell’ISS, il movimento dell’aria in un ambiente chiuso, ad esempio in uffici, supermercati, centri commerciali o anche su mezzi come i treni, può spostare le goccioline di saliva in una zona diversa dei locali o aumentare la “gittata” di queste particelle emesse da un individuo. E’ essenziale quindi un ricambio d’aria, per questo il ricircolo forzato può diventare fonte di rischio per il coronavirus.

Ricambio d’aria, ventilatore e coronavirus

Il ricambio d’aria e la ventilazione (anche artificiale), dicono gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità, diluisce la carica infettante virale che potrebbe essere presente sotto forma di aerosol. Benissimo quindi cambiare l’aria, ma anche in questo caso servono delle accortezze: no alle correnti puntate direttamente sulle persone e se si arieggia la stanza o l’ufficio in modo naturale, le porte interne dell’edificio vanno chiuse in modo da ripulire l’aria senza spostare le eventuali goccioline di saliva negli ambienti vicini.

Non solo aria condizionata, il rapporto dell’ISS fornisce anche delle raccomandazioni anti Covid-19 per chi usa i ventilatori nei luoghi pubblici e negli uffici: no ai ventilatori con un diametro uguale o superiore ai 25 centimetri (anche con filtri HEPA o elettrostatici) in un ambiente frequentato da più persone, sì alle pale a soffitto, no a quelli da esterno con o senza nebulizzazione d’acqua.

Aria condizionata e Covid: come si può accendere il condizionatore nei luoghi pubblici e negli uffici

Tra i consigli per un buon utilizzo dell’aria condizionata, evitare getti di aria diretti sulle persone e mantenere un’umidità a circa il 60% per creare condizioni sfavorevoli al coronavirus (in sostanza per far “seccare” in tempi brevi eventuali goccioline di saliva infette da Covid-19).

Per gli impianti di condizionamento, ventilazione e fan coil (ventilconvettore) centralizzati che si trovano in luoghi frequentati da più persone, come negozi, uffici e centri commerciali, l’Istituto Superiore di Sanità consiglia di ridurre la velocità in base a una tabella molto dettagliata che prende in considerazione anche il grado di rischio da coronavirus della zona (qui il pdf del rapporto completo).

No invece ai condizionatori con ventilatore nei bagni, via libera agli aspiratori d’aria, visto che è stata dimostrata la presenza del coronavirus nelle feci e che lo sciacquone può creare aerosol e goccioline potenzialmente infette.

Pulizia e sanificazione (anche dei filtri)

Altra cosa essenziale, soprattutto in luoghi e locali pubblici, è la pulizia e la sanificazione delle griglie dell’aria condizionata e degli impianti ventilazione. Su questi componenti, secondo le prove di laboratorio fatte finora, le eventuali particelle infette da coronavirus hanno un tempo massimo di sopravvivenza di 3 giorni.

Tutte le parti esposte delle apparecchiature (come griglie, bocchette e via dicendo) devono essere quindi essere sottoposte a procedure di pulizia come quelle già previste per i pavimenti o gli ambienti di lavoro, avendo l’accortezza di aver spento gli impianti di aria condizionata da almeno 10 minuti. Il componente da pulire deve essere poi a temperatura ambiente. Qui il nostro articolo su come sanificare i condizionatori.

Aria condizionata in auto e a casa: le regole anti Covid-19

Molto basso il rischio che l’aria condizionata sia pericolosa per il coronavirus nelle abitazioni private, se in casa vive una singola famiglia con “ordinari contatti interpersonali”, dicono gli esperti dell’ISS. Quando sono presenti ospiti nell’appartamento il consiglio è quello di spegnere i condizionatori o ridurre la velocità dell’aria, arieggiando bene gli ambienti una volta che la visita si è conclusa.

climatizzatore auto coronavirus sanificazione

Per quanto riguarda l’aria condizionata dentro l’abitacolo dell’auto, in tempi di coronavirus, le accortezze sono le stesse: buona manutenzione, evitare flussi di aria diretti, escludere il ricircolo e pulire le bocchette con un panno in microfibra umido con sostanze per la sanificazione (va bene anche un normale sapone disinfettante). Per una pulizia più profonda – indica poi un documento dell’ISS incentrato sulla cura dell’auto per il Covid-19 – togliere anche il filtro dell’aria condizionata e sanificare i tubi.

Due casi, nessun morto ma anche zero guarigioni: il bollettino del 30 giugno

Un’altra giornata senza decessi, la sesta negli ultimi dieci giorni. Ma zero sono anche le guarigioni, due i nuovi casi: questi i dati e le ultime notizie sul coronavirus in Toscana riportati dal bollettino regionale di oggi, martedì 30 giugno.

Aumentano così i casi attualmente positivi, 329 contro i 327. Il totale di quelli rilevati in Toscana dall’inizio dell’epidemia sale a 10.250. Il numero di tamponi tocca invece quota 337.110, 2.912 in più rispetto a ieri.

Coronavirus in Toscana: bollettino e notizie del 30 giugno

I due nuovi casi sono stati entrambi rilevati in provincia di Firenze. La mappa del coronavirus in Toscana si aggiorna dunque così: 3.192 casi nella provincia di Firenze, 532 a Prato, 747 a Pistoia, 1.051 a Massa, 1.351 a Lucca, 930 a Pisa, 477 a Livorno, 676 ad Arezzo, 427 a Siena, 396 a Grosseto. Sono 471 i casi positivi notificati in Toscana, ma residenti in altre regioni.

La Toscana si conferma al 10° posto in Italia per numerosità di casi, 275 ogni 100.000 abitanti. La media italiana è di circa 398. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 539 casi ogni 100.000 abitanti, Lucca con 348, Firenze con 316, la più bassa Livorno con 142.

Scende di una unità il numero di persone isolate a casa, oggi 306. Si tratta di positivi che non richiedono cure ospedaliere. Altre 2.025 persone (-18 rispetto a ieri) sono isolate dopo aver avuto contatti con persone contagiate.

Torna a salire il numero di persone ricoverate negli ospedali della Toscana. Oggi sono 23, tre in più di ieri. Di questi, 6 sono in terapia intensiva, stabili in numero rispetto a ieri.

Restano 8.817 i guariti ma cambia la loro classificazione: i “clinicamente guariti” sono 266, 15 in meno di ieri, e altrettante persone in più dichiarate guarite a tutti gli effetti, per un totale di 8.551 pazienti con doppio tampone negativo.

I decessi per coronavirus sono stabili a 1.104, così distribuiti per provincia: 405 a Firenze, 51 a Prato, 81 a Pistoia, 164 a Massa Carrara, 141 a Lucca, 89 a Pisa, 61 a Livorno, 47 ad Arezzo, 33 a Siena, 24 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità in Toscana è di 29,6 morti ogni 100.000, contro il 57,6 della media italiana (11° regione). Il tasso più alto in provincia di Massa Carrara (84,2), seguita da Firenze (40) e Lucca (36,4). Il più basso a Grosseto (10,8).

Questi i dati di oggi, martedì 30 giugno, sul contagio da coronavirus in Toscana così come riportati dal bollettino regionale.

Bonus baby sitter 2020 anche per nonni e zii, come richiederlo all’Inps

Limato, aggiustato e infine esteso: spetta anche ai nonni, agli zii e alle zie il bonus per baby sitter e centri estivi 2020 da richiedere all’Inps, secondo quanto previsto prima dal decreto Cura Italia e poi Decreto rilancio come misura per fronteggiare la crisi causata dal virus Covid-19. Ci sono però dei requisiti specifici.

Una circolare dell’Inps, per la precisione la n° 73 del 17 giugno, ha chiarito alcuni dettagli su questo “voucher”, accreditato sul libretto famiglia o via bonifico (per i centri estivi, centri diurni e asili), come ad esempio i casi in cui il bonus baby sitter è compatibile con il congedo parentale e quando i nonni e gli zii possono usufruire di questa agevolazione.

Come funziona e fino a quando si può usare il bonus baby sitter 2020

1200 euro da spendere per la tata (o per i nonni) centri estivi, questo è l’importo del bonus baby sitter 2020 messo a disposizione di tutte le famiglie con figli minori di 12 anni (nessun limite di età per i genitori con figli disabili) e con genitori che lavorano come dipendenti pubblici, privati, autonomi o liberi professionisti. 2000 euro per i lavoratori della sanità – medici, infermieri, tecnici – e per il personale delle forze dell’ordine e del soccorso pubblico.

Ma attenzione, il bonus – da usare per prestazioni usufruite dal 5 marzo al 31 luglio 2020 – può essere richiesto a patto che non si benefici di un altro strumento di sostegno al reddito. In parole povere, se uno dei due genitori percepisce la cassa integrazione o altro tipo di sussidio oppure se uno dei due è disoccupato o non lavora, non si può richiedere il bonus.

Quando è compatibile con il congedo parentale Covid

Altra questione riguarda chi ha usufruito (o usufruisce) del Congedo Covid. Fino ad oggi infatti non poteva accedere al premio chi aveva goduto del congedo parentale straordinario al 50%, vale a dire che una cosa escludeva l’altra: si poteva richiedere il congedo Covid o, in alternativa, il bonus baby sitter (dettaglio che aveva fatto molto discutere perché impediva di accedere al bonus a quei genitori che avevano avuto accesso anche solo a qualche giorno di congedo). L’ultima circolare dell’Inps invece mette le cose in chiaro: si può accedere al bonus purché non si sia usufruito di oltre 15 giorni di congedo parentale straordinario.

Per semplificare:

  • Chi ha usufruito di meno di 15 giorni di Congedo Covid può richiedere metà del bonus baby sitter
  • Chi ha usufruito di oltre 15 giorni di Congedo Covid non può fare richiesta
  • Chi non ha ancora fatto domanda e risponde ai requisiti, può richiedere il bonus per intero

Bonus Baby sitter 2020 per nonni e zii, quando possono prenderlo, i requisiti

I nonni in pensione, si sa, spesso sono i primi baby-sitter dei bambini italiani e anche zii e zie spesso danno una mano, ma possono prendere anche loro il bonus se si fa richiesta? Anche in questo caso la circolare Inps 73 del 17 giugno 2020 parla chiaro: “in caso di convivenza, i familiari sono esclusi dal novero dei soggetti ammessi a svolgere prestazioni di lavoro come baby-sitting remunerate mediante il bonus in argomento”.

Quindi se i nonni o gli zii vivono sotto lo stesso tetto non è possibile usufruire del bonus baby sitter, se in invece sono residenti in un’altra abitazione rispetto a quella dei bambini possono riceverlo, non direttamente però: deve essere il genitore a richiederlo e una volta arrivato, “girarlo” ai parenti che hanno fatto da tata.

Come richiedere il bonus baby sitter (anche per nonni e zii)? Lo spiega la circolare Inps

Per  usufruire del bonus baby sitter, per le tate “professioniste” o per i nonni e gli zii, bisogna accedere al sito dell’Inps e seguire le indicazioni per la sezione “Servizi online” – “Servizi per il cittadino” – “autenticazione con una delle credenziali di seguito elencate” – “Domanda di prestazioni a sostegno del reddito” – “Bonus servizi di baby sitting”. E’ possibile registrarsi sul portale fino al 31 dicembre 2020, ma i servizi per l’infanzia per cui si chiede il bonus devono far riferimento al periodo tra il 5 marzo e il 31 luglio 2020.

Per presentare la domanda bisogna autenticarsi, e per farlo serve una delle seguenti credenziali:

  • PIN ordinario o dispositivo rilasciato dall’INPS
  • SPID di livello 2 o superiore
  • Carta di identità elettronica 3.0 (CIE) con lettore per computer o con l’app CIE ID
  • Carta nazionale dei servizi (CNS)

Tutti i dettagli nel tutorial pdf che l’Inps ha realizzato per illustrare come richiedere il bonus baby sitter (anche per nonni e zii).

Apertura frontiere extra Ue: da quali paesi si può viaggiare fuori dall’Europa

Via libera a chi arriva da 15 paesi, compresa la Cina ma a condizione di reciprocità. Divieto d’ingresso per gli altri, formalizzato per giganti come Stati Uniti e Russia. È questa la linea del Consiglio europeo approvata oggi in vista dell’apertura delle frontiere extra Ue programmata da domani, 1 luglio: ecco l’elenco dei paesi dai quali possono arrivare i turisti e, nei casi in cui venga applicato il principio di reciprocità, in quali paesi si può viaggiare fuori dall’Europa.

Le consultazioni tra gli stati membri del Consiglio europeo sono state avviate nella mattinata di oggi. Il tema all’ordine del giorno è proprio l’apertura (o meglio, la riapertura) delle frontiere extra Ue, al di fuori dell’Unione europea, dal 1° luglio. L’approvazione della lista è arrivata nel pomeriggio.

Ciò significa che si potrà entrare in Europa dai 15 paesi inclusi nell’elenco approvato dal Consiglio europeo. Non è automatico invece che gli europei possano fare il percorso inverso, ma si sta lavorando anche alla reciprocità dell’accordo, ovvero fare in modo che anche i cittadini dell’Unione possano viaggiare fuori dall’Europa verso gli stessi paesi.

Viaggi in Cina? Se c’è reciprocità

Proprio il nodo della reciprocità è quello che tiene ancora in sospeso l’accordo con la Cina: i paesi europei avrebbero un accordo di massima favorevole alla riapertura delle frontiere con il gigante asiatico, a patto che la Cina faccia lo stesso con chi proviene dall’Ue. Al momento i viaggi in Cina sono vietati.

I paesi ai quali l’Unione europea riaprirà le sue frontiere sono 15:

  1. Algeria
  2. Australia
  3. Canada
  4. Corea del Sud
  5. Georgia
  6. Giappone
  7. Montenegro
  8. Marocco
  9. Nuova Zelanda
  10. Ruanda
  11. Serbia
  12. Thailandia
  13. Tunisia
  14. Uruguay

A questi si aggiunge, come detto, la Cina. Perché proprio questi 15? La lista è stata compilata sulla base dei dati epidemiologici, numero di positivi al coronavirus per 100 mila abitanti, numero di test eseguiti. Pesa poi la capacità del sistema sanitario di gestire il contagio e rispondere alle emergenze. E ancora, l’affidabilità delle informazioni messe a disposizione, le misure di tracciabilità dei contatti, di contenimento, trattamento e comunicazione.

Verso l’apertura delle frontiere extra Ue

Non è da escludere, peraltro, che la lista possa essere presto allargata. Secondo quanto riporta Euronews, l’elenco contenuto in una prima bozza presentata giovedì scorso conteneva 54 paesi. La lista verrà aggiornata ogni due settimane.

Oltre alla lista dei paesi per i quali le frontiere europee riaprono, il Consiglio ne ha compilata un’altra che contiene invece i paesi i cui cittadini non saranno ammessi. Un divieto esplicito di ingresso per chi proviene dalle nazioni che registrano i contagi più gravi.

Divieto di ingresso per Stati Uniti e Russia

Ci sono esclusi di lusso, come Stati Uniti, Russia, India e Brasile. E poi Turchia, Arabia Saudita, Sudafrica, Qatar.

È importante precisare che la lista approvata dal Consiglio europeo non è vincolante. Si tratta di linee guida condivise per l’apertura delle frontiere extra Ue, ma ogni stato membro è in teoria libero di scegliere a quali paesi aprire i propri confini. Siccome però gli spostamenti sono liberi all’interno dello Spazio Schengen, si cerca una linea comune in modo da non creare squilibri.

Per questo i paesi potranno decidere come riaprire le loro frontiere, anche progressivamente, a chi proviene dalle 15 nazioni incluse nella lista. Ma dovrebbero astenersi dal decidere in autonomia di aprire a paesi terzi.