lunedì, 6 Aprile 2026
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Election day: regionali in Toscana e referendum il 20 – 21 settembre

Il 20 e 21 settembre saranno election day, date uniche le elezioni regionali, le comunali, il referendum e le elezioni suppletive per il Senato: gli italiani saranno chiamati alle urne per votare, tra le altre cose, le elezioni regionali in Toscana, Veneto, Campania, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta.

Verso l’election day il 20 e 21 settembre

Che il governo stesse pensando a un election day era emerso la settimana scorsa, quando il sottosegretario all’Interno Achille Variati ne parlò per primo durante una discussione del in commissione alla Camera. L’ipotesi ventilata allora era quella del 13 settembre.

Oggi si è tenuta una riunione a Palazzo Chigi per parlare anche di questo. Erano presenti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i capi delegazione dei partiti della maggioranza, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.

Al termine della riunione, secondo quanto riportato dalle agenzie, sarebbe emersa la volontà del governo: far votare tutto in un’unica chiamata alle urne di due giorni, domenica 20 e lunedì 21 settembre.

Elezioni regionali 2020 in Toscana, la guida completa

Un solo giorno per referendum e regionali, in Toscana e non solo

Il motivo? Evitare di spalmare tutto su più appuntamenti, creando ogni volta il rischio di assembramenti e comunque moltiplicando le occasioni per un potenziale contagio. Anche il suggerimento del comitato tecnico scientifico va in questa direzione. In più, a settembre le temperature saranno ancora calde e si spera che questo sia di aiuto nell’indebolire il virus. Oltre a voler giocare d’anticipo sulla possibile “seconda ondata” di Covid 19, che potrebbe arrivare nell’autunno.

Di nuovo il sottosegretario Variati, intervenuto oggi in commissione alla Camera, ha confermato l’intenzione del governo. “Le due esigenze – ha detto – sono da un lato quella di garantire che il momento elettorale avvenga in una situazione epidemiologica accettabile. Dall’altro l’esigenza democratica di dare maggiore spazio al confronto con Regioni e Comuni“.

Posticipare di una settimana rispetto alla data del 13 settembre inizialmente ipotizzata, eviterebbe tra l’altro di dover anticipare per legge la finestra elettorale, il cui inizio è fissato il 15 settembre.

Election day, cosa si vota

Qualsiasi sarà la data scelta, se la scelta sarà quella di un election day si voterà nella stessa occasione per:

  • elezioni regionali: in Toscana, Veneto, Campania, Liguria, Marche, Puglia e Valle d’Aosta.
  • elezioni comunali: i Comuni chiamati al voto sono più di 1.100. Tra questi si segnalano Aosta, Trento e Venezia, oltre a vari capoluoghi di provincia come Agrigento, Andria, Arezzo, Bolzano, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Matera, Nuoro, Reggio Calabria, Trani.
  • il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari
  • le elezioni suppletive del Senato per il collegio di Sassari

Mascherine fai da te in stoffa e lavabili, i consigli dell’ISS su come crearle

Ce ne sono di tutti i tipi e di tutti i modelli: semplici o colorate, sagomate o personalizzate, in tessuto non tessuto o in cotone. Esiste però un modo sicuro per cucire mascherine fai da te in stoffa, e quindi lavabili, anche a casa: i tecnici le chiamano “mascherine di comunità” e, secondo lo stesso Istituto Superiore di Sanità (ISS) che ha realizzato un tutorial su come confezionarle, anche quelle autoprodotte sono un’efficace arma nella lotta contro il virus Covid-19. Per di più possono essere realizzate in materiali comuni a basso costo e sono riutilizzabili se lavate in modo corretto.

Certo non saranno come quelle chirurgiche certificate, ma seguendo alcune regole messe nero su bianco dagli esperti è possibile realizzarle da soli con ago, filo e macchina da cucire.

Cosa sono le mascherine di comunità

I vari decreti del governo per l’emergenza coronavirus consentono di usare, in questo particolare momento, non solo le mascherine chirurgiche (certificate e usate di norma in ambiente sanitario) ma anche quelle di comunità, che possono essere create dagli stessi cittadini. Come detto, rappresentano una misura igienica utile a ridurre la diffusione dell’infezione.

Mascherine fai da te, le caratteristiche che devono avere

Ci sono però delle caratteristiche da rispettare perché anche le mascherine fai da te siano efficaci, dice l’Istituto Superiore di Sanità nel suo vademecum-tutorial su questi dispositivi autoprodotti che devono:

  • adattarsi perfettamente e in maniera confortevole al viso, in modo da filtrare nel modo migliore possibile l’aria
  • anche se aderenti, devono consentire di respirare senza particolari problemi
  • essere legate o fissate alle orecchie con lacci o elastici
  • essere fatte con più strati di tessuto o stoffa
  • essere lavabili in lavatrice senza subire danni o deformazioni durante la pulizia/ sanificazione

Come fare una mascherina a casa: cosa serve, che stoffa usare, gli strati di tessuto

L’Istituto superiore di Sanità nel suo vademecum per le mascherine fai da te, consiglia di confezionare questi dispositivi con cotone o con un altro tessuto non allergizzante, basta che sia a trama fitta.

Ecco cosa serve: due rettangoli di stoffa grandi 25 centimetri per 15; 2 pezzi di elastico da 15 cm (in alternativa si può usare spago, strisce di tessuto o elastici per capelli); ago e filo oppure una forcina; forbici; una comune macchina da cucire.

Il procedimento per cucire le mascherine da soli con 2 pezzi di stoffa

L’ISS descrive poi nel dettaglio come fare le mascherine da soli, con questo procedimento:

  1. Ritagliare due rettangoli di tessuto da 25 x 15 cm e metterli uno sopra l’altro per cucirli insieme come se fossero un unico pezzo di stoffa
  2. Ripiegare il tessuto sui lati lunghi e fare un orlo di circa mezzo centimetro
  3. Piegare la stoffa su entrambi i lati corti e cucirli lasciando uno spazio di un centimetro per far passare l’elastico
  4. Passare l’elastico attraverso l’orlo laterale su entrambi i lati corti della mascherina. Per infilare l’elastico nell’orlo è possibile usare un ago grande o una forcina
  5. Legare bene le estremità dell’elastico e tirarlo delicatamente in modo che i nodi siano nascosti all’interno dell’orlo
  6. Sistemare bene la stoffa intorno all’’elastico e raggrupparla in modo che la mascherina si possa ben adattare al viso. Poi cucire bene l’elastico per evitare che si muova

Mascherine fai da te lavabili: come sanificare la stoffa in modo corretto

Come lavare queste mascherine di comunità? L’ISS precisa che devono essere lavate ogni volta che sono state usate, perché durante l’utilizzo potrebbero essersi contaminate. Secondo il rapporto dello stesso Istituto sulla sanificazione di oggetti, ambienti e superfici, il virus Covid-19 può sopravvivere sul tessuto esterno di una mascherina anche una settimana. Per questo quando si toglie una mascherina, bisogna stare attenti a usare solo gli elastici, evitando di toccarsi occhi, naso e bocca, ed è necessario lavarsi subito bene le mani.

Per pulirle in modo sicuro le mascherine di comunità in stoffa è sufficiente un normale lavaggio in lavatrice a 60 gradi. Da questo link è possibile scaricare il vademecum dell’ISS sulle mascherine di comunità fai da te.

Spostamenti tra regioni dal 3 giugno: apertura senza passaporto sanitario?

La data per tornare a circolare liberamente è appesa a un filo, ma se arriverà l’ok ai viaggi fuori regione non ci saranno “passaporti sanitari” per viaggiare da una zona all’altra d’Italia. Quando si potrà andare fuori regione? L’apertura per gli spostamenti tra regioni, anche confinanti, è stata prevista dall’ultimo dpcm per mercoledì 3 giugno 2020, ma c’è chi guarda con attenzione al livello di rischio per il coronavirus dei vari territori, mentre il ministro agli Affari regionali Francesco Boccia assicura che non ci sarà un’apertura differenziata. Smentita quindi l’ipotesi di una chiusura dei confini di Lombardia e Piemonte, le zone più colpite dal Covid-19.

Per lo sblocco della mobilità interregionale il governo valuterà la situazione nel fine settimana del primo giugno e studierà un nuovo decreto, “non è detto, ma potrebbe diventare inevitabile prendere tutto il tempo che serve“, ha detto Boccia in un’intervista al quotidiano La Stampa rilasciata nei giorni scorsi. Insomma l’esecutivo mette le mani avanti e ipotizza un possibile slittamento del “libera tutti”: “non dobbiamo dimenticare che siamo ancora dentro il Covid-19 – ha aggiunto il ministro – dunque chi alimenta una movida sta tradendo i sacrifici fatti da di milioni di italiani”. Intanto si ipotizza anche una riapertura con mini-quarantena per chi si viaggia tra le regioni.

Spostamenti tra Regioni, quando l’apertura ai viaggi: il 3 giugno?

In vista del via libera agli spostamenti, toccherà al Ministro della Salute Roberto Speranza fare il punto della situazione entro venerdì, prendendo anche in considerazione il monitoraggio dei 21 parametri sul coronavirus che le Regioni sono tenute a comunicare ogni settimana, in base al quale viene stabilito il grado di rischio (basso, medio e alto) dei diversi territori.

La data X è proprio il 29 maggio, termine entro il quale sul tavolo del Ministero arriverà il report delle Regioni e questa sarà la chiave per decidere quando fissare la riapertura dei confini, se il 3 giugno o più avanti. Nel weekend si terrà poi il Consiglio dei ministri che stabilirà il da farsi: se levare ogni vincolo alla circolazione delle persone o introdurre delle limitazioni in accordo con i governatori.

Gli spostamenti e il passaporto sanitario: il caso di Lombardia e Piemonte, Sicilia e Sardegna

Sono soprattutto Lombardia e Piemonte le due sorvegliate speciali per l’andamento del coronavirus e per la mobilità interregionale: alcuni governatori del Sud, come il sicialiano Nello Musumeci e il presidente della Sardegna Christian Solinas, hanno proposto per i viaggi interregionali un “passaporto sanitario” o una patente di immunità che certifichi i turisti negativi al coronavirus. Un’idea bollata come incostituzionale dal ministro Boccia, che in audizione alla Commissione Federalismo alla Camera ha spiegato: “Rileggete l’articolo 120 della Costituzione. Una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono”.

Al momento sembra quindi che la riapertura degli spostamenti tra regioni non avverrà a velocità diverse, come ipotizzato nei giorni scorsi: se si ripartirà, non ci saranno distinzioni tra regioni e città. “Se siamo sani ci muoviamo – ha chiarito Boccia – diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti”.

Basso, medio, alto: il livello di rischio delle regioni per il coronavirus, non c’è solo l’Rt

A giocare un ruolo fondamentale per l’apertura agli spostamenti è quindi il livello di rischio delle diverse regioni, un “termometro” della febbre da coronavirus che va dal gradino più basso fino all’alto pericolo della diffusione dell’epidemia. Tra i 21 criteri presi in considerazione per il monitoraggio il numero di tamponi effettuati, la tenuta degli ospedali e l’indice Rt (il tasso di trasmissibilità del coronavirus, che sostituisce l’R0, perché tiene conto delle misure prese per contenere le infezioni).

In base all’andamento della situazione epidemiologica, il governo e i governatori delle singole Regioni potranno decidere delle zone rosse, zone off limits che solo in caso di focolai potranno riguardare singole città o addirittura singoli paesi.

Viaggi all’estero dal 3 giugno: verso quali Paesi?

Il decreto per la fase 2 del premier Conte ha indicato il 3 giugno, come la data in cui si potrà tornare a viaggiare verso l’estero, salvo le limitazioni imposte dalle nazioni di destinazione (qui l’elenco dei paesi). Lo stesso giorno potrebbero riaprire anche le frontiere per i turisti che arrivano da fuori Italia. Anche questo punto sarà al centro del Consiglio dei ministri del weekend.

Spostamenti tra regioni limitrofe: il caso dei Comuni confinanti ma in regioni diverse

Un altro capitolo riguarda l’apertura, prima del 3 giugno, agli spostamenti tra cittadine che si trovano sui confini delle regioni, distanti solo per una divisione amministrativa. In più zone d’Italia i governatori hanno firmato ordinanze che consentano ai cittadini di questi comuni di viaggiare solo nel territorio della città vicina, anche se in un’altra regione, ma il governo ha bocciato questa possibilità.

Gli spostamenti tra comuni e province di regioni confinanti possono essere autorizzati solo per motivi di “assoluta urgenza”, ha scritto il ministro della Salute Roberto Speranza in una lettera inviata al presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini.

Fino al 3 giugno: i motivi per gli spostamenti fuori regione e l’autocertificazione

Fino al 3 giugno solo chi ha validi motivi di lavoro, di salute o di assoluta urgenza può spostarsi tra regioni, come anche le persone bloccate dal lockdown lontano da casa, che possono raggiungere la loro abitazione principale in una regione diversa. Per la mobilità interregionale resta l’autocertificazione (qui il nuovo modulo), che invece dal 18 maggio non è più necessaria per spostarsi all’interno della propria regione. Non è permesso inoltre viaggiare fuori dai confini regionali per andare a fare visita a parenti e congiunti.

Aggiornamenti e chiarimenti sulle regole per il contenimento del coronavirus, sul sito del governo.

Firenze dice sì a tavolini in strada e suolo pubblico gratis

Commercio all’aria aperta e pedonalizzazioni per aiutare i negozi ad affrontare la crisi economica, in centro come in periferia. Non solo ristoranti, bar e gelaterie, ma anche negozi e artigiani potranno richiedere al Comune di Firenze di occupare gratuitamente una quota maggiore di suolo pubblico, in strade, piazze e aree verdi, con tavolini e sedie, gratuitamente.

Il piano, proposto nelle scorse settimane dal sindaco Dario Nardella, ha ricevuto l’ok del Consiglio comunale, con qualche novità introdotta dall’aula.

Suolo pubblico: come funziona il piano per i tavolini fuori dai locali di Firenze

Questo piano straordinario messo a punto dal Comune di Firenze scatta dal primo giugno per andare avanti fino al 30 settembre 2020, con la possibilità di prorogare le agevolazioni fino a ottobre e sarà valido in tutta la città.

In pratica si consente di aumentare il suolo pubblico già occupato da sedie e tavolini per permettere il distanziamento sociale in bar e ristoranti della città. Possono fare richiesta tutti le attività che fanno somministrazione di alimenti (come ristoranti, bar, pub, pasticcerie, gelaterie e cioccolaterie), ma anche i negozi e gli artigiani se presentano un progetto di pedonalizzazione con altri commercianti della zona o insieme ai centri commerciali naturali. Non si potrà però continuare fino a notte fonda: rimangono i limiti del regolamento sul rumore.

Chi finora non aveva una concessione, potrà occupare fino a 12 metri. Chi ha già una concessione di occupazione di suolo pubblico, può chiedere al Comune di Firenze di far crescere la superficie fino al 50% fuori dal centro e fino al 25% in centro. Questi limiti non si applicano se un gruppo di negozi o un centro commerciale presenta al Comune di Firenze (che deciderà se dare o meno il via libera) un progetto straordinario di pedonalizzazione su piazze, strade e aree verdi.

Come fare domanda

Dopo l’ok del Consiglio comunale di Firenze, la giunta ha approvato il disciplinare con le regole (e i moduli) per fare richiesta dal 27 maggio in poi. Stabiliti anche gli orari:

  • per le pedonalizzazioni di strade e piazze, dal giovedì alla domenica dalle 18.00 a mezzanotte
  • per le nuove occupazioni di suolo pubblico, il Comune di Firenze ha fissato l’orario limite alle 23.00, sia in centro che in periferia
  • per chi ha già una concessione vale l’orario già stabilito nell’atto concessorio

“Firenze oggi soffre fortemente questa crisi provocata dal Covid 19 – ha spiegato l’assessore allo sviluppo economico Federico Gianassi –. Ci sono misure che devono essere realizzate nel lungo periodo, che rappresentano una sfida straordinariamente affascinante su cui siamo tutti coinvolti e ci sono invece misure che vanno fatte nel breve periodo, in emergenza. Questo provvedimento per mettere sedie e tavolini all’aperto è un provvedimento di breve periodo per aiutare la ripartenza”.

Test sierologici sul Covid-19 (gratis), al via le chiamate della Croce Rossa

Uno studio statistico e scientifico per capire la diffusione del coronavirus in Italia. È partito lo screening nazionale attraverso 150 mila test sierologici, ossia analisi del sangue per controllare se si è stati esposti al virus Covid-19, che interesserà un campione di cittadini selezionato dall’Istat: i volontari della Croce Rossa italiana stanno iniziando a contattare via telefono le persone individuate dall’Istituto nazionale di Statistica.

Il progetto servirà a mappare la diffusione del nuovo coronavirus e in particolare a quantificare il livello di asintomatici, tutte quelle persone che finora hanno contratto l’infezione senza avere i sintomi della malattia ma che hanno sviluppato gli anticorpi. Da questo monitoraggio potranno venire fuori dati importanti per studiare le future misure di contenimento e per approfondimenti scientifici: dalle fasce di età più colpite agli impieghi più a rischio contagio.

Test sierologici della Croce Rossa sul Covid-19

Non sarà possibile quindi richiedere questo test sierologico, ma si potrà rientrare nell’indagine sulla sieroprevalenza solo se selezionati. I 150 mila nominativi sono stati individuati dall’Istat, in base a 6 classi di età, al genere e al lavoro svolto e i cittadini saranno ora contattati sul telefono cellulare dai volontari della Croce Rossa Italia, 7mila quelli coinvolti tra il call center e gli ambulatori. Dopo essere stati sottoposti a un questionario, curato da Istat e dal Comitato tecnico scientifico, verrà fissato il prelievo del sangue in uno dei laboratori selezionati del territorio o a domicilio nel caso di soggetti fragili. Secondo le prime stime le analisi dovrebbero concludersi nel giro di due settimane.

Test sierologico per il coronavirus: è gratis o a pagamento? È obbligatorio?

I test sierologici disposti a livello nazionale per questa indagine epidemiologica sono gratuiti, totalmente a carico del servizio sanitario nazionale, e non c’è l’obbligo di sottoporsi all’esame: “Partecipare non è obbligatorio – spiega la Croce Rossa sul proprio sito – ma conoscere la situazione epidemiologica  nel nostro Paese serve a ognuno di noi.

A ogni cittadino che parteciperà al monitoraggio sarà assegnato un numero di identificazione anonimo, in modo tale che i dati personali (e la privacy) siano tutelati. I risultati dell’indagine saranno diffusi in forma anonima e i dati saranno comunicati in forma aggregata. Le Regioni comunicheranno poi a ogni cittadino l’esito dell’esame. E se il test sierologico risultasse positivo? L’utente sarà messo in isolamento temporaneo a casa e poi sottoposto al tampone per capire se il virus è ancora in circolo (e quindi se si è ancora contagiosi).

Dove viene fatta l’indagine sulla sieroprevalenza del Covid-19

In tutto sono coinvolti 2 mila comuni in tutta Italia. La Lombardia è la regione con il campione più numeroso, ben 30 mila persone, seguita dal Veneto (13 mila), dall’Emilia Romagna (12 mila) e da Campania, Lazio e Sicilia (11 mila a testa). Alcune Regioni, come la Toscana, si sono già mosse con campagne a tappeto di test sierologici tra i lavoratori che hanno continuato ad operare durante il lockdown, come professionisti sanitari, addetti dei supermercati e giornalisti.

Come funziona il test sierologico

Come spiegato in questo articolo, c’è una grossa differenza tra il tampone e i testi sierologici: questi ultimi servono a misurare il livello di anticorpi presenti nel sangue sviluppati a seguito dell’esposizione al nuovo coronavirus Covid-19 (anche in modo asintomatico). In sostanza una semplice analisi riesce a stabilire se si è contratta l’infezione in passato. Per essere certi che il virus sia ancora attivo è necessario però sottoporsi al tampone.

Coronavirus, solo cinque nuovi casi in Toscana

Cinque soli nuovi casi di coronavirus in Toscana: non erano così pochi dal 2 marzo scorso. Le ultime notizie parlano poi di cinque decessi e 67 nuove guarigioni: questi i dati del bollettino di oggi, lunedì 25 maggio.

Numeri contenuti sui quali pesa però la quantità ridotta di test che vengono analizzati la domenica: sono 1.138 quelli eseguiti e 1.288 quelli analizzati da ieri, per un totale di 230.273 tamponi fatti dal 1° febbraio scorso.

Coronavirus in Toscana, il bollettino di oggi (25 maggio)

Il totale dei casi sale a 10.067 dall’inizio dell’epidemia. Sette province su dieci non registrano aumenti rispetto a ieri. Tra queste, per la prima volta, anche la provincia di Firenze che resta tuttavia la provincia più colpita nella mappa del coronavirus in Toscana con 3.451 casi complessivi. Si segnalano poi 562 casi a Prato, 673 a Pistoia (2 in più), 1.044 a Massa Carrara, 1.360 a Lucca, 888 a Pisa (2 in più), 552 a Livorno (1 in più), 676 ad Arezzo, 438 a Siena, 423 a Grosseto.

La Toscana si conferma al 10° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 270 casi per 100.000 abitanti. La media italiana è di circa 381 ogni 100.000. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 536 casi x100.000 abitanti, Lucca con 351, Firenze con 341, la più bassa Siena con 164.

Ad oggi sono 1.447 le persone in isolamento a casa, positive ma con sintomi lievi o asintomatiche. Sono 67 in meno rispetto a ieri. Ci sono poi 7.559 persone (-171 rispetto a ieri) isolate e in sorveglianza attiva dopo aver avuto contatti con persone contagiate.

Lieve aumento dei ricoveri, che arriva però dopo 41 giorni consecutivi in diminuzione, per quanto riguarda i ricoveri: oggi sono 189, 3 in più di ieri, di cui 37 in terapia intensiva (1 in meno rispetto a ieri. Per le terapie intensive è il punto più basso dal 9 marzo 2020.

Il punto sui guariti

Con altri 67 guariti, le persone che hanno superato il coronavirus in Toscana dall’inizio dell’epidemia sono 7.416. Di queste, 1.570 sono “clinicamente guarite” (+3 rispetto a ieri), divenute cioè asintomatiche. Altre 5.846 (+64) sono le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Due nuovi decessi in Toscana: le ultime notizie sul coronavirus

I due nuovi decessi sono quelli di due donne dall’età media di 91,5 anni, avvenuti uno in provincia di Firenze e uno di Prato. Il totale dei morti in Toscana sale a 1.015: 370 a Firenze, 46 a Prato, 79 a Pistoia, 141 a Massa Carrara, 134 a Lucca, 85 a Pisa, 58 a Livorno, 45 ad Arezzo, 29 a Siena, 20 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (numero di deceduti sulla popolazione residente) per Covid-19 è di 27,2 ogni 100.000 residenti. La media nazionale è di 54,3 e la Toscana è l’11° regione più colpita. Il tasso di mortalità più alto si riscontra in provincia di Massa Carrara (72,4), seguono Firenze (36,6) e Lucca (34,5). Il più basso a Grosseto (9).

Questi i dati aggiornati alle ore 12 e riferiti dal bollettino di oggi, lunedì 25 maggio, grazie all’elaborazione dell’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi Coronavirus.

Palestra, il rimborso dell’abbonamento dopo il lockdown per il Covid-19

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Scatta il giorno del “tutti in palestra”, con l’apertura dei centri sportivi dal 25 maggio dopo il lockdown, ma con regole anti- Covid ben precise, e gli utenti si trovano a fare i conti anche con i moduli e le richieste di rimborso dell’abbonamento. I luoghi del fitness sono infatti rimasti chiusi per almeno 76 giorni (un po’ di più nelle regioni che hanno anticipato la serrata e posticipato la riapertura) e il valore complessivo degli indennizzi agli sportivi, secondo una stima di massima fatta dal Condacons, ammonta in tutta Italia a quasi 1,9 miliardi di euro.

“Considerato che – scrive l’associazione dei consumatori in una nota – 20 milioni di cittadini praticano sport in Italia e sono regolarmente iscritti a palestre, centri fitness, circoli sportivi, corsi specifici e che il costo medio di un abbonamento annuale è pari a 450 euro, il valore complessivo dei rimborsi spettanti agli utenti è di circa 1,88 miliardi di euro”.

Palestra e piscina: voucher o rimborso? Come funziona

Tra le misure per il mondo dello sport, il decreto rilancio, all’articolo 216, comma 4 (qui il testo completo del decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale), prevede la possibilità di chiedere un rimborso alle palestre piscine o a qualsiasi altro impianto sportivo per cui si era acquistato un abbonamento prima della chiusura per l’emergenza Covid-19.

In particolare viene data la possibilità ai gestori di fornire al cliente o un rimborso in denaro oppure un voucher che abbia lo stesso valore del periodo per cui non si è usufruito dell’abbonamento, da usare presso la stessa palestra o nella stessa struttura sportiva entro il 25 maggio 2021, ossia entro un anno da quando il dpcm ha permesso la riapertura di queste attività.

Per quanto riguarda i tempi per fare domanda e avere diritto di questo rimborso, il testo del decreto rilancio stabilisce che i clienti possano “presentare, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato” per  i “periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo  titolo di  acquisto o la prova del versamento effettuato”.  Palestre, piscine e centri sportivi avranno tempo un mese dalla presentazione della domanda per fare il rimborso o rilasciare il buono.

Rimborsi per le palestre: il numero del Codacons

Per aiutare in queste procedure il Codacons ha attivato un servizio di assistenza telefonica, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle ore 17 al numero 89349966, per informazioni sul rimborso di palestra, piscina e centro sportivo.

Immuni, il codice sorgente su Github: ecco quando uscirà la app

Il codice sorgente della app Immuni è stato pubblicato su Github, sia nella versione Android che in quella iOS: è uno degli ultimi passaggi prima di conoscere la data esatta di quando uscirà l’applicazione, attesa entro 10 – 15 giorni.

Il codice sorgente di Immuni è su Github

Il Ministero dell’innovazione ha rilasciato il codice sorgente di Immuni su Github, la principale piattaforma di hosting dei progetti software. È disponibile su questa pagina. Immuni sarà infatti un’applicazione open source, ovvero non protetta da copyright e dunque completamente accessibile da parte degli utenti, anche nel suo codice sorgente.

Su Github sono disponibili il codice sorgente della versione per dispositivi con sistema Android, per quelli con sistema iOS e tutta la documentazione tecnica. È attiva anche una pagina di discussione sulla piattaforma Developers Italia, aperta alla community degli sviluppatori che stanno già testando la app e che lì possono contribuire con miglioramenti e correzioni.

Come funziona l’app per il tracciamento del coronavirus

Immuni è l’applicazione per il tracciamento del contagio da coronavirus. Funziona così: a ogni utente sarà assegnato un codice anonimo. L’applicazione scambia dati tramite Bluetooth con i dispositivi degli altri utenti che l’hanno installata nel momento in cui si entra in contatto. A fare la spesa, sui mezzi di trasporto, negli spazi pubblici o in casa, quando la distanza è ravvicinata, i dispositivi registrano l’avvenuto contatto, sempre in forma anonima e non accessibile a terzi.

Se una persona risulta positiva al coronavirus può decidere di comunicarlo alla sua applicazione. Il sistema di Immuni invierà una notifica a tutti i dispositivi che negli ultimi 14 giorni (questo sembra essere l’arco temporale scelto) sono entrati a contatto con il positivo, senza condividere i suoi dati personali. Per approfondire: Come funziona Immuni.

App immuni: come funziona il tracciamento, quando e dove scaricarla

“L’app ha lo scopo di migliorare efficienza e velocità nell’individuare soggetti che hanno avuto contatti con persone risultate positive agli esami di laboratorio”, scrive il Ministero sul proprio sito. “Il nuovo sistema potrà contribuire anche all’individuazione di eventuali nuovi focolai. Tutto questo nel rispetto della privacy e della sicurezza individuale e nazionale”.

Coronavirus: l’indice Rt nelle regioni e il livello di rischio secondo l’ISS

Quando uscirà Immuni, Sileri: “App pronta a inizio giugno”

In attesa degli ultimi aggiustamenti ci si domanda quando uscirà la versione definitiva dell’app Immuni. Proprio oggi il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri ha fatto sapere che l’app “sarà disponibile tra 10-15 giorni, per i primi di giugno”. Intervenuto alla trasmissione 24Mattino su Radio 24, Sileri ha aggiunto che: “l’app Immuni rientra in una riorganizzazione della medicina territoriale e della medicina preventiva. È un tracing importantissimo e quando sarà attivo darà ulteriori informazioni su tracciamento e diffusione della malattia”.

Nardella: “Riapriamo la scuola, almeno l’ultimo giorno”

Concedere a tutti i bambini un ultimo giorno a scuola, prima della riapertura prevista a settembre, per incontrare di nuovo i compagni di classe e i maestri: la proposta arriva dal sindaco di Firenze Dario Nardella che ha raccolto gli appelli arrivati da più parti. “Apriamo le scuole l’ultimo giorno di questo anno scolastico triste e assurdo, in sicurezza e con tutte le precauzioni”, chiede il primo cittadino in un video pubblicato su Facebook e indirizzato anche al premier Giuseppe Conte, oltre che a tutti i bambini e i ragazzi italiani rimasti in questi mesi fuori dalle aule.

Nei giorni scorsi la vicemistra all’Istruzione Anna Ascani aveva proposto di organizzare a piccoli gruppi, e anche all’esterno dei locali della scuola, un incontro tra gli alunni delle ultime classi si ogni ciclo (elementari, medie e superiori).

Riapertura della scuola, almeno l’ultimo giorno

L’idea del sindaco di Firenze è quella di chiudere in bellezza l’anno scolastico 2020/2021 riaprendo anche per un solo giorno le scuole di ogni ordine e grado, a partire proprio da Firenze, per un momento di condivisione tra bambini, ragazzi e adulti. “Stiamo riaprendo tutto, dai teatri ai parrucchieri, dai ristoranti ai negozi di vestiti – dice ancora Nardella – Non possiamo allora riaprire ciò che conta di più per un Paese e cioè la scuola? Facciamolo per non lasciare sospesa questa esperienza drammatica anche per i nostri 8 milioni di bambini e adolescenti italiani, per non lasciare loro la sensazione di essere stati abbandonati o l’amarezza di una società incapace di dare loro ciò di cui hanno diritto”.

Scuola e centri estivi, le proposte da Firenze

Proprio da Firenze e dalla Toscana nelle ultime settimane è partita la discussione sull’apertura durante la fase 2 dei centri estivi 2020, per cui il governo ha previsto anche un bonus nel decreto rilancio: iniziative educative e ludiche per i bambini che da una parte aiutino i genitori alle prese con il lavoro, e dall’altra diano la mano ai veri invisibili del lockdown, i piccoli e i ragazzi rimasti a casa.

Proprio a loro si rivolge il sindaco Nardella nel video postato sulla sua pagina Facebook.  “Penso che dovremmo restituirvi un giorno di scuola, prima che finisca l’anno scolastico – dice – per ritrovarvi nelle aule con gioia, per salutare i vostri compagni diventati invisibili e intoccabili, per sorridere ai vostri maestri e insegnanti diventati un’immagine su uno schermo”.

Almeno un giorno di scuola

Riapriamo le scuole, almeno per l’ultimo giorno. Un gesto simbolico per i ragazzi, un messaggio importante al Paese.

Gepostet von Dario Nardella am Montag, 25. Mai 2020

Secondo il primo cittadino il “primo errore del lockdow è stato proprio quello di mettere” i bambini “all’ultimo posto dell’agenda politica”, rimandando la questione a settembre. “Chi aiuterà i vostri genitori che tornano al lavoro? – si chiede Nardella – Chi ascolterà il vostro dolore? Chi curerà la vostra ansia e angoscia?”. Da qui la proposta di una riapertura simbolica della scuola in tutta Italia, da Nord a Sud, per fare un vero regalo di fine anno scolastico agli alunni.

Quando finisce la scuola: l’ultimo giorno di lezioni a giugno 2020

Si avvicina infatti l’ultimo giorno dell’anno scolastico 2020, quando si spegneranno anche i computer e i tablet per la fine della didattica a distanza. Nella maggior parte delle regioni la scuola finirà il prossimo 10 giugno (Toscana, Liguria, Piemonte, Friuli, Campania, Basilicata), in molte altre il 6 giugno (Veneto, Emilia Romagna, Marche, Campania, Molise, Sicilia e Sardegna). E poi l’8 giugno in Lombardia, Lazio e Abruzzo; ultima campanella (a distanza) il 9 giugno in Umbria e Calabria; il 12 in Valle d’Aosta e il 16 giugno a Bolzano e Trento.

Bonus colf, badanti e lavoratori domestici: via alla domanda sul sito Inps

È attiva da questa mattina la procedura online sul sito dell’Inps per fare domanda e richiedere il bonus colf e badanti, l’indennità da 500 euro riconosciuta ai lavoratori domestici per i mesi di aprile e maggio, che verrà pagato in un’unica soluzione da 1000 euro.

Bonus colf e badanti, i requisiti

Si tratta di una delle misure straordinarie introdotte dal Decreto rilancio per far fronte all’emergenza Covid. Il bonus spetta ai lavoratori domestici, colf e bandanti con uno o più regolari contratti di lavoro alla data del 23 febbraio 2020: tra i requisiti, una durata di almeno 10 ore settimanali (anche sommando più contratti) e il non essere conviventi con il datore di lavoro.

Il bonus spetta anche a chi percepisce il reddito di emergenza di cittadinanza, ma solo se l’ammontare è inferiore ai 500 euro al mese. In questo caso l’assegno verrà aumentato fino a raggiungere i 500 euro. L’indennità non sarà invece erogata a chi ha altri contratti di lavoro non domestico, a chi percepisce una pensione né a chi riceve già altre indennità del Decreto rilancio.

Assistenti civici, in arrivo il bando: saranno volontari, nessuno stipendio

La platea potenziale del bonus riguarda 625 mila badanti, colf e lavoratori domestici. Per questa misura il governo ha previsto un limite di spesa complessivo di 460 milioni di euro.

Domanda sul sito Inps: al via la procedura

La domanda per il bonus da 500 euro deve essere presentata dai lavoratori domestici titolari del contratto, sia direttamente attraverso il sito dell’Inps che tramite Caf e patronati.

Spostamenti tra regioni dal 3 giugno: apertura a rischio?

La procedura sul sito Inps è attiva da questa mattina: per richiedere il bonus colf e badanti è necessario autenticarsi, utilizzando il proprio Spid o il pin personale. Una volta fatta l’autenticazione si possono consultare le guide per la corretta compilazione della domanda.

Il bonus verrà poi erogato in un’unica soluzione con un versamento da 1000 euro, la somma delle due indennità da 500 euro previste dal bonus badanti