martedì, 18 Agosto 2026
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Ripresa delle messe dal 18 maggio: le regole del protocollo Cei – governo

Scatta la fase 2 delle sante messe, dopo l’accordo tra il governo e la Cei, la conferenza episcopale italiana: la ripresa è fissata dal 18 maggio, quando si potrà andare in chiesa ma la celebrazione sarà diversa dal solito, in base a un protocollo stilato per limitare la diffusione del coronavirus. Stesse regole anche per la ripresa di battesimi, matrimoni, funerali e unzioni degli infermi.

Di conseguenza, da metà maggio, si potrà andare a messa: recarsi alle funzioni è uno dei motivi per cui sarà consentito effettuare spostamenti.

Cosa prevede il protocollo Cei-governo per la ripresa delle messe (e di battesimi e matrimoni)

Mascherina obbligatoria in chiesa, accessi con il contagocce, precauzioni anti-contagio durante la comunione: sono queste alcune delle novità previste per le funzioni religiose. Ecco in dettaglio i principali punti del protocollo firmato dal presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese per la riapertura delle messe nella fase 2.

Sante messe a numero chiuso o all’aperto, come fare

Il parroco dovrà stabilire la capienza massima della chiesa, in base alle norme sul distanziamento sociale, e l’ingresso nell’edificio per la celebrazione delle messe sarà regolato da collaboratori o volontari che vigileranno sul numero di fedeli presenti e sulla distanza tra le persone. Fuori un manifesto comunicherà la capienza massima.

Non potranno partecipare alle funzioni persone che hanno una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi, ma verranno impiegati i termoscanner, come ipotizzato in un primo momento. Dove possibile, dovranno esserci porte riservate ai flussi in ingresso e a quelli in uscita, per diminuire il contatto tra le persone, mentre le stesse porte dovranno essere lasciate aperte per evitare di toccare le maniglie. Per le chiese troppo piccole si potrà valutare di officiare all’aperto.

Mascherina obbligatoria durante la messa e distanza di sicurezza: cosa dice il protocollo

Dal 18 maggio, per andare a messa sarà obbligatorio mettere la mascherina, dice il protocollo siglato dalla Cei e dal governo. Agli ingressi verranno inoltre posizionati dispenser di gel igienizzanti. Non sarà  poi possibile sedersi vicini sulle panche: durante la celebrazione bisognerà rispettare la distanza di sicurezza dalle altre persone di almeno un metro, mentre quando si entrerà e uscirà di chiesa di un metro e mezzo. In ogni caso sono vietati assembramenti.

Come cambiano le sante messe con la fase 2: la comunione

In chiesa, durante le celebrazioni, dovrà essere ridotta al minimo la presenza di sacerdoti e concelebranti. Sì alla presenza di un organista, no invece al coro. Per quanto riguarda la distribuzione della comunione, il prete dovrà igienizzarsi le mani e indossare guanti e mascherina, inoltre quando porgerà l’ostia non dovrà venire in contatto con le mani dei fedeli, rispettando sempre la distanza di sicurezza. Questo era uno degli aspetti più a rischio contagio, secondo il comitato tecnico scientifico sul coronavirus.

Niente segno della pace, acquasantiere vuote

Dal 18 maggio la ripresa delle messe per la fase 2 sancirà anche dei cambiamenti per altri aspetti della celebrazione, secondo quanto previsto dal testo del protocollo, eliminando tutte le occasioni di contatto tra le persone. Non si scambierà il segno della pace, le acquasantiere rimarranno vuote, via anche i libretti dei canti e delle preghiere, mentre le offerte non saranno raccolte durante la funzione, ma potranno essere lasciate dai fedeli in appositi contenitori. Al termine di ogni liturgia la chiesa e la sagrestia dovranno essere sanificate.

Fase 2, protocollo Cei-governo sulla ripresa delle messe dal 18 maggio: il testo in pdf

Sul sito del governo è possibile scaricare il pdf del protocollo con le regole da seguire per le messe, i battesimi, i matrimoni e le altre funzioni liturgiche durante l’emergenza coronavirus. Queste nuove disposizioni si sommano a quelle già previste nel decreto sulla fase 2 per funerali e spostamenti verso i cimiteri.

Riparte la Fiorentina: al via i test sierologici, da venerdì gli allenamenti

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Anche la Fiorentina, tra grandi incertezze, prova a ripartire per chiudere questa stagione che verrà ricordata per l’emergenza Coronavirus: si ripartirà con allenamenti individuali, come previsto dal protocollo della presidenza del Consiglio dei Ministri. Sarà come un nuovo ritiro precampionato. A maggio, proprio nel mese in cui di solito si conclude la stagione ed il calcio si concentra sugli appuntamenti internazionali dell’Italia: amichevoli, Europei (rinviati al prossimo anno) ed altro.

Si riparte dai test, venerdì al centro sportivo Davide Astori

Sono iniziati i test. I calciatori della prima squadra e i componenti dello staff tecnico e dello staff sanitario sono stati sottoposti a test sierologico per identificare i soggetti che hanno contratto infezione da Covid 19. Da venerdì 8 maggio sarà consentito, ai calciatori della prima squadra che ne faranno richiesta, lo svolgimento dell’attività sportiva individuale presso il centro sportivo “Davide Astori” di Firenze. In base alle richieste ricevute, ogni calciatore interessato riceverà comunicazione in merito all’orario giornaliero con l’indicazione della porzione del campo ove svolgere l’attività sportiva individuale.

Allenamenti della Fiorentina: non sarà come in passato

Gli allenamenti dovranno essere rispettosi del protocollo governativo. Non ci sarà per ora Beppe Iachini. I giocatori si alleneranno col preparatore atletico con esercizi di aerobica e potenziamento muscolare e sarà presente il medico. Ogni tesserato arriverà al campo con mezzo proprio e dovrà indossare la mascherina per raggiunge la postazione dell’allenamento. Chiusi palestra e spogliatoio, la doccia sarà possibile solo a casa, una volta rientrato dall’allenamento individuale. Il tutto fino almeno a domenica 17 maggio, quando staff tecnico e giocatori riceveranno la convocazione ufficiale per la ripresa degli allenamenti che avverrà dalla mattina successiva.

Guanti e mascherine: una nuova forma di degrado al tempo del coronavirus

Una grave emergenza ambientale si sta verificando non solo a Firenze ma purtroppo – ed è un allarme lanciato da Legambiente – in tutte le altre città italiane. Stiamo parlando della scellerata abitudine (iniziata da soli due mesi con l’emergenza coronavirus) di gettare a terra i guanti monouso e le mascherine di protezione. Se vi guardate attorno la città ne è già invasa, soprattutto da quei guanti leggerissimi in polietilene divenuti obbligatori nei supermercati. Con le giornate ventose degli scorsi giorni, sono stati ritrovati molto lontani dai punti vendita, persino nel Mungnone e sulle rive dell’Arno pronti per essere trasportati fino al mare. A causa della loro impalpabilità, anche se all’inizio vengono fermati dalle caditoie, successivamente finiscono nel pozzetto delle fogne dando vita ad vero disastro ecologico.

guanto2 da ruotare

Nella battaglia a questa nuova forma di degrado, il sindaco Nardella ha lanciato con un Tweet la volontà di multare fino a 500 euro chi sporcherà e insulterà Firenze.

Su chi verrà trovato a disfarsi dei dispositivi sanitari (guanti, mascherine, cuffie) in modo scorretto, sono intervenute anche l’assessore all’Ambiente Cecilia Del Re e al Decoro urbano e cittadinanza attiva Alessia Bettini illustrando un pacchetto di interventi ed un inasprimento della sorveglianza, da subito, nelle strade cittadine.

 

“Abbiamo ricevuto tante segnalazioni e constatato anche direttamente il diffondersi di questo comportamento scorretto che condanniamo in quanto gravemente lesivo all’ambiente – hanno detto le assessore Del Re e Bettini -. Per questo, abbiamo deciso di intensificare i controlli della polizia municipale e di mettere in campo anche altri soggetti a supporto. Da un lato le guardie zoofile, con le quali la direzione Ambiente ha già una convenzione attiva e che possono elevare sanzioni per il mancato rispetto del regolamento sui rifiuti; dall’altro abbiamo deciso di siglare un accordo con l’associazione The Ploggers e dell’associazione Aps Attouno che aiuterà nella raccolta di questi rifiuti abbandonati e farà attività di sensibilizzazione sull’importanza del corretto conferimento di guanti e mascherine negli appositi cestini dell’indifferenziato, ricordando quanto la tutela dell’ambiente sia centrale per la salute del pianeta e di tutti noi”.

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Anche i volontari della Fondazione Angeli del Bello sono tornati al lavoro e da qualche giorno sono impegnati nella pulizia di alcune zone della città in supporto ad Alia, non ancora a pieno regime di personale, soprattutto nelle strade adiacenti i supermercati, le zone più “calde” insieme alle fermate di bus e tramvia.

Non vogliamo accusare i fiorentini di noncuranza, o, peggio ancora, di scelleratezza. Ci piace anzi immaginare che l’emergenza Covid e il lockdown appena concluso ci abbia reso tutti migliori, più attenti verso il prossimo e rispettosi dell’ambiente che ci ospita; per cui stiamo dando colpa al vento dei giorni scorsi se la strage dei guanti è sotto i nostri occhi. Ma da ora in poi non deve più accadere, e non perché c’è una nuova sanzione a minacciarci, ma per l’amore che abbiamo verso Firenze.

(foto Paola Bolletti)

Test sierologico, in Toscana può richiederlo il medico di famiglia

Più test a più persone, secondo la regola delle tre “T”: testare, trattare, tracciare. Per questo la Regione Toscana ha incluso nuove categorie di lavoratori tra quelli che potranno sottoporsi gratuitamente al test sierologico. E anche il medico di famiglia potrà richiederlo per i propri pazienti. Questo il contenuto della nuova ordinanza sullo screening di massa in Toscana.

Test sierologico, chi può farlo: le nuove categorie di lavoratori

Il test sierologico sarà offerto gratuitamente a nuove categorie di lavoratori, oltre a quelle già previste nelle due ordinanze precedenti. Potranno richiederlo:

  • Le persone che hanno avuto contatti stretti con casi positivi
  • Gli studenti universitari delle facoltà sanitarie che abbiano accesso all’interno di strutture sanitarie e socio-sanitarie
  • I medici ed infermieri operanti come libero professionisti
  • Gli odontoiatri libero professionisti
  • I lavoratori delle tabaccherie
  • I magistrati ed il personale amministrativo delle giurisdizioni ordinaria, amministrativa e contabile che hanno rapporti con il pubblico
  • Gli operatori ed ospiti delle strutture di accoglienza per migranti
  • I maestri, gli insegnanti e il personale delle scuole di ogni ordine e grado e il personale afferente agli asili nido e campi estivi al momento della ripresa delle attività.

Test sierologico, la richiesta la fa il medico di famiglia

Anche i medici e i pediatri di famiglia potranno richiedere il test sierologico per i pazienti per i quali lo riterranno necessario. Ad esempio per i pazienti paucisintomatici, per quelli che abbiano avuto una sintomatologia simil-influenzale nelle settimane precedenti o per quelli che vivono in ambienti comuni con soggetti risultati positivi al tampone.

I test sierologici verranno effettuati nei 41 laboratori convenzionati con la Regione Toscana. L’elenco completo dei laboratori convenzionati.

Tampone subito ai positivi

Se il test sierologico dovesse risultare positivo o dubbio, ci si dovrà sottoporre quanto prima al tampone. Il cittadino che risultasse positivo dovrà chiamare il numero verde 800 55 60 60 e verrà indirizzato alla sede più vicina dove effettuare il tampone. Con la garanzia di ottenere la risposta entro 24 ore, così da non costringerlo ad attendere troppo a lungo in isolamento.

4 province a contagio zero: la mappa del coronavirus in Toscana

Screening di massa, in Toscana positivo lo 0,5%

Nel corso della conferenza stampa sono stati poi diffusi i primi risultati della campagna di screening avviata dalla Regione. Dopo 140 mila test sierologici effettuati sulle categorie ritenute a maggior rischio di esposizione al contagio gli attualmente positivi sono risultati lo 0,5 per cento. Mentre circa il 3% risulta positivo al sierologico, cioè presenta gli anticorpi, segno di una possibile infezione superata.

Se la proporzione si mantenesse costante, uno screening esteso a tutta la popolazione permetterebbe di individuare 15 mila casi attualmente positivi e asintomatici.

Le tre “T”

“Avevamo promesso di fare screening di massa”, ha detto Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. “Questa terza ordinanza estende il test sierologico ad altre categorie a rischio, e prevede che possano prescriverlo anche i medici e pediatri di famiglia. In Toscana seguiamo la regola delle tre T: testare, trattare, tracciare. Per riuscire a evitare ritorni di contagi, ed eventualmente contenere e spegnere i focolai, l’unica strada è questa. Che poi è la stessa linea che ha preso anche il governo nazionale. Un lavoro cruciale, importantissimo, che ha una valenza sanitaria, ma anche economica e sociale”.

“È fondamentale guadagnare tempo, anche perché in caso di test positivo, la persona deve stare in isolamento e non può andare al lavoro”, ha aggiunto l’assessore regionale alla salute Stefania Saccardi. “Il numero verde regionale indirizzerà la persona nel luogo più vicino per fare il tampone, per esempio in uno dei drive-thru attivi sul territorio regionale”.

Test sierologico a pagamento per i privati

Anche i lavoratori e gli operatori, liberi professionisti e non, che non abbiano mai interrotto l’attività, o che l’abbiano ripresa dal 4 maggio e che abbiano contatto con il pubblico, possono effettuare il test sierologico a proprie spese. I privati cittadini potranno effettuare il test nei laboratori che si sono già dichiarati disponibili e in quelli che vorranno aderire in futuro. La Regione Toscana definirà tariffe calmierate, per consentire un’equità di accesso alle prestazioni.

Toscana, una app regionale anti coronavirus

La Toscana lancerà inoltre una propria app di tracciamento dei test effettuati e del loro esito, nel rispetto della privacy. “La app – ha chiarito Rossi – rileva dove, come e quando la persona si è contagiata. È una app ideata all’interno del Dipartimento diritto alla salute, ci è stata chiesta da altre Regioni e noi l’abbiamo regalata”. “Un’operazione di prevenzione così estesa su tutto il territorio non si è mai vista – ha concluso Rossi –. Non siamo certo perfetti, ma in questa impostazione c’è del metodo”, ha concluso Rossi

Solo 26 i nuovi casi, R0 allo 0,7: il contagio frena in Toscana

Sono 26 i nuovi casi di coronavirus in Toscana, un nuovo minimo registrato dal 6 marzo scorso. A questi si aggiungono 118 guarigioni. Dieci, invece, i decessi. Queste le ultime notizie e i dati sul contagio da coronavirus in Toscana riportati nel bollettino di oggi, mercoledì 6 maggio.

Diffuso per la prima volta anche l’indice di contagiosità – il cosiddetto valore R0 – della Toscana: calcolato su una media mobile di 7 giorni, è dello 0,7.

Le ultime notizie sul coronavirus in Toscana

Il totale dei casi rilevati in Toscana sale così a 9.657 dall’inizio dell’epidemia. Firenze continua a essere la provincia più colpita in valore assoluto, con 3.257 casi segnalati (15 in più rispetto a ieri). La mappa del contagio segna poi 533 a Prato (2 in più), 647 a Pistoia, 1.020 a Massa Carrara, 1.314 a Lucca (4 in più), 862 a Pisa (2 in più), 529 a Livorno, 654 ad Arezzo (2 in più), 425 a Siena, 416 a Grosseto (1 in più).

La Toscana resta al 10° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 259 positivi rilevati ogni 100.000 abitanti. La media italiana è di circa 354 ogni 100.000. Le province di notifica con il tasso più alto sono Massa Carrara con 523 casi X100.000 abitanti, Lucca con 339, Firenze con 322, la più bassa Livorno con 158.

Ci sono, ad oggi, 4.534 persone in isolamento a casa. Persone risultate positive ma che presentano sintomi lievi o sono asintomatiche (61 in meno rispetto a ieri). Brusco calo delle persone in isolamento e sorveglianza attiva dopo aver avuto contatti con pazienti risultati positivi. Sono 12.801, 2.534 in meno rispetto a ieri.

Scendono ancora i ricoverati nei posti letto Covid: sono 554, 41 in meno di ieri. Di questi, 92 sono in terapia intensiva (meno 19 rispetto a ieri, meno 17% circa). È il punto più basso raggiunto dal 17 di marzo 2020 per i ricoveri totali e dal 14 di marzo per le terapie intensive.

L’aumento dei guariti segna oggi un +118 e porta il totale a 3.670. Si tratta di 1.292 persone “clinicamente guarite” e 2.378 dichiarate guarite a tutti gli effetti con doppio tampone negativo.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (6 maggio)

Dieci, infine, i morti nelle ultime ventiquattro ore: 6 uomini e 4 donne con un’età media di 82,9 anni. Di questi, 5 sono le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Massa Carrara, 3 a Livorno, 1 a Siena.

Il totale dei decessi dall’inizio dell’epidemia in Toscana sale a 899: 314 a Firenze 43 a Prato, 76 a Pistoia, 123 a Massa, 125 a Lucca, 77 a Pisa, 49 a Livorno, 40 ad Arezzo, 28 a Siena, 16 a Grosseto. Otto persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (il rapporto tra numero di deceduti e popolazione residente) per Covid 19 è di 24,1 ogni 100.000 residenti. La media nazionale è di 49,6 e la Toscana è la 12esima regione più colpita. Il tasso di mortalità più alto si riscontra in provincia di Massa-Carrara (63,1X 100.000), seguono Lucca (32,2x 100.000) e Firenze (31,0x 100.000). Il più basso a Grosseto (7,2x 100.000).

Il numero di test eseguiti dal 1° febbraio scorso ha raggiunto quota 161.553, 4.293 in più rispetto a ieri. Quelli analizzati oggi sono 3.807.

Università di Firenze: orientamento online e le biblioteche riaprono

Quale università scegliere e quale corso di laurea? Ai tempi del coronavirus si decide grazie a videolezioni, incontri a distanza, consulenze in videochiamata. Per aiutare le future matricole, l’Università di Firenze lancia un pacchetto di iniziative online dedicato all’orientamento a distanza. Intanto con la fase 2 per gli studenti dell’ateneo riaprono le biblioteche universitarie fiorentine, ma solo in parte: sarà attivo esclusivamente il servizio di prestito, su prenotazione.

L’Università di Firenze si presenta online, orientamento a distanza

Tra le proposte per le future matricole le videolezioni di Smart Unifi, realizzate dai docenti dell’ateneo: dai big data ai cambiamenti climatici, dalla biodiversità al perché comunichiamo, con queste classi virtuali è possibile avvicinarsi alle materie di studio. Nel mese di maggio, sempre per quanto riguarda l’orientamento, proseguono gli Info meet, incontri a distanza dedicati alla presentazione dell’offerta formativa delle singole scuole (piattaforma Gsuite con l’applicativo Meet).

E per chi ha già le idee chiare e si prepara ad accedere ai corsi di studio dell’Università di Firenze, online sono disponibili anche una serie di compendi, anche in versione interattiva, con quiz ed esercizi da risolvere ad esempio di logica e di matematica. Infine il telesportello, con videochiamate su prenotazione, permette di svolgere colloqui di orientamento e ricevere informazioni sui principali servizi dedicati alle informazioni sui singoli corsi di studio. Qui tutti i dettagli sull’orientamento a distanza.

Riapertura delle biblioteche dell’ateneo fiorentino, solo per il prestito

Da giovedì 7 maggio è prevista la riapertura del servizio di prestito delle biblioteche dell’Univesità di Firenze: è possibile chiedere libri, ma solo su appuntamento. Basterà collegarsi al catalogo dei titoli del servizio bibliotecario di ateneo, autenticarsi,  fare la richiesta online e quando il libro sarà disponibile lo studente riceverà una mail con le istruzioni per prenotare la fascia oraria del ritiro. Restano chiuse le sale studio, i cui libri, in larga parte, saranno disponibili per il prestito.

L’Università di Firenze, già all’inizio dell’emergenza coronavirus, ha attivato per i propri studenti lezioni e servizi online.

Festa della mamma 2020: l’azalea Airc lascia le piazze, è su Amazon

Non c’è un elenco delle piazze dove trovare questo “regalo” che si prende cura della ricerca. Il coronavirus ha cambiato le nostre abitudini e così per la festa della mamma 2020 l’azalea dell’Airc sbarca su Amazon: si potrà comprare solo online. Per la prima volta in 36 anni di storia la pianta simbolo della ricerca sui tumori che colpiscono le donne non sarà distribuita in piazza dai volontari della Fondazione. Sarà invece consegnata a domicilio, con un semplice click.

Una scelta doverosa per tutelare la salute di volontari e dei nostri sostenitori dai rischi dell’emergenza Covid-19”, spiega la Fondazione Airc che quest’anno ha coinvolto il colosso dell’e-commerce come partner dell’iniziativa benefica.

L’azalea Airc 2020 su Amazon: quanto costa

Su Amazon è possibile prenotare una delle azalee della ricerca, 100% italiane e firmate da Airc, a fronte di una donazione di 15 euro. Verrà poi consegnata a domicilio all’indirizzo specificato durante l’ordine, in una confezione che preserva l’integrità della pianta. Non è possibile indicare il colore dei fiori preferiti, saranno infatti scelti in modo casuale tra quelli disponibili (bianchi, rosa, rossi o screziati).

Un regalo, non solo per la festa della mamma

Sono tante le richiesta arrivate su Amazon (questo il link diretto) e al momento la consegna non è garantita entro il 10 maggio 2020, giorno della festa della mamma, ma la Fondazione Airc invita comunque ad acquistare l’azalea, perché tutte le piante vendute si trasformano in un regalo per la ricerca. I proventi vanno infatti alla lotta contro i tumori che colpiscono le donne, come il tumore al seno, quello al colon retto e  all’utero.

In trentasei anni, grazie all’azalea della ricerca, Airc ha raccolto oltre 270 milioni di euro. I fondi hanno contribuito allo sviluppo di diagnosi sempre più precoci e terapie personalizzate, più efficaci e meglio tollerate. “Un impegno eccezionale – spiega la Fondazione – che non può permettersi battute d’arresto, per contrastare tutti i tipi di cancro che, solamente lo scorso anno, in Italia hanno colpito circa 175 mila donne”.

Come fare donazioni all’Airc

Oltre all’acquisto dell’azalea della ricerca, per l’ormai tradizionale raccolta di fondi lanciata per la festa della mamma, è possibile aiutare Airc facendo donazioni in diversi modi:

  • con tutte le carte di credito su airc.it o chiamando il numero verde 800 350 350 (attivo dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle 19.30)
  • chiamando il 45521 da telefono fisso per donare 5 o 10 euro
  • inviando al 45521 uno o più SMS del valore di 2 euro (fino al 31 agosto per Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali)
  • facendo un bonifico – sul conto di Airc, presso Banco BPM, Iban IT63R0503401633000000007226
  • donando il 5×1000 ad Airc, quando si compila il 730 o la dichiarazione dei redditi (codice fiscale 80051890152)

Correre con o senza mascherina? Serve l’autocertificazione?

Il ritorno dei runner sulla strada. Dal 4 maggio, con l’arrivo della fase 2, si può correre anche lontano dalla propria abitazione: il circuito di allenamento diventa più grande, ma in molti hanno ancora dubbi sulle disposizioni anti-coronavirus ad esempio se sia possibile fare jogging senza la mascherina o se serva l’autocertificazione o ancora se sia concesso prendere l’auto per andare ad allenarsi ad esempio in campagna o al mare. Abbiamo stilato una breve guida per correre in sicurezza, ai tempi del Covid-19.

Prima di tutto una precisazione: ogni Regione può introdurre norme più restrittive, rispetto al decreto del presidente del Consiglio. Meglio quindi controllare sempre i siti ufficiali delle istituzioni regionali per tenersi aggiornati sulle regole.

Si può correre senza mascherina?

La corsa, anche quella amatoriale, viene considerata un’attività sportiva a tutti gli effetti e quindi il decreto sulla fase 2, entrato in vigore il 4 maggio, impone durante la pratica di mantenere una distanza di sicurezza doppia dalle altre persone: 2 metri e non un metro, come succede normalmente. Se si resta lontani almeno due metri dagli altri è possibile correre senza mascherina, perché con questa distanza viene impedita l’eventuale trasmissione del coronavirus, anche all’aria aperta.

Ci sono poi regole locali, come in Lombardia, dove la mascherina va messa prima e dopo l’allenamento, ma durante la corsa non è obbligatorio indossarla, sempre se viene rispettata la distanza interpersonale.

Fare jogging con la mascherina fa male?

A detta di molti esperti compiere attività fisica molto aerobica indossando  questo tipo di dispositivi può essere controproducente per la salute: il corpo ha necessità di respirare in modo corretto e, per esempio nel caso della corsa, tra la mascherina e il volto si crea una micro-atmosfera ricca di anidride carbonica (qui un articolo in materia sul sito Medical Facts di Roberto Burioni).

Dal 4 maggio serve l’autocertificazione per andare a correre?

No. Per quanto riguarda l’attività motoria, per quella sportiva (come la corsa) ma anche per spostamenti legati a motivi di lavoro, dal 4 maggio non è necessario più compilare l’autocertificazione. L’autodichiarazione rimane invece obbligatoria, in caso di controlli, se ci si muove per motivi di salute, per necessità (ad esempio per andare a fare la spesa) e per fare visita ai parenti e fidanzati. Qui il nuovo modulo di autocertificazione, che viene fornito anche dalle forze dell’ordine.

Fase 2: si può andare a correre in due?

Dipende. A livello generale l’attività sportiva e quella motoria sono permesse esclusivamente se fatte da soli. Ci sono 3 eccezioni:

  • le persone conviventi possono andare a correre o a camminare insieme
  • i minorenni, come bambini e ragazzi, possono essere accompagnati nella corsa da un adulto (uno soltanto)
  • le persone non completamente autosufficienti possono essere accompagnate da una sola persona, ad esempio per delle camminate

In ogni caso restano vietati gli assembramenti di persone, quindi no alle corse o agli allenamenti di gruppo.

Posso prendere l’auto per andare a correre?

Dal 4 maggio è possibile uscire dal proprio Comune anche per fare sport e il dpcm sulla fase 2 permette a chi fa questo tipo di attività, da solo, di prendere l’auto, la moto, il bus o qualunque altro mezzo privato o pubblico per raggiungere il luogo dove allenarsi, ad esempio al mare o in campagna. L’aspetto è chiarito anche dalle faq del governo.

Le regole però cambiano nelle diverse Regioni: in Toscana un’ordinanza del governatore Rossi permette solo a chi fa sport la possibilità di usare mezzi privati per raggiungere il luogo dell’allenamento, con rientro alla propria abitazione entro la giornata. Per chi fa semplice attività motoria (è il caso della semplice camminata) non è consentito usare altri mezzi, ad eccezione della bici.

Per chi vuole andare a correre al mare, le regole nazionali non permettono di fermarsi a prendere il sole. In più ci sono le ordinanze locali: alcuni sindaci ad esempio hanno chiuso le spiagge e i lungomare.

Riduzione orario di lavoro, stesso stipendio: l’ipotesi nel decreto maggio

Prende forma ora dopo ora il nuovo provvedimento del governo per la crisi economica scatenata dal coronavirus, ossia quello che doveva essere il “decreto aprile”, ma che ormai è diventato il “decreto maggio”. Tra le ipotesi allo studio anche la riduzione dell’orario di lavoro, senza però un taglio dello stipendio: per garantire lo stesso livello di salario lo Stato introdurrebbe dei sostegni economici . E nelle ore “perse” i dipendenti potranno partecipare a corsi di formazione.

La proposta arriva dalla ministra del Lavoro Nunzia Catalfo. Questa norma temporanea è allo studio in particolare per dare risposta ai problemi concreti che  si verificheranno nelle imprese per le misure si distanziamento interpersonale e per il protocollo di sicurezza anti-Covid: i turni andranno riorganizzati, meno dipendenti potranno lavorare nello stesso momento. Quindi un’alternativa alla cassa integrazione potrebbe essere proprio il taglio dell’orario di lavoro per mantenere gli stessi livelli occupazionali.

Riduzione dell’orario di lavoro, no al taglio dello stipendio

Secondo l’’ipotesi messa sul tavolo dalla ministra Catalfo i contratti collettivi aziendali e territoriali potranno prevedere temporaneamente una rimodulazione e una riduzione dell’orario di lavoro, a seguito dell’emergenza coronavirus, ma con lo stesso salario. La parte di ore che non saranno effettivamente lavorate dai dipendenti potranno essere convertite in percorsi di formazione finanziati da un fondo apposito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Sulla sua pagina Facebook la ministra ha infatti anticipato che è allo studio “una nuova misura di politica attiva, che permetterà ai lavoratori dipendenti di settori colpiti dalla crisi di potenziare le rispettive competenze partecipando a corsi di formazione durante l’orario di lavoro”.

Oggi ho partecipato ad una videoconferenza informale dei Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali dell’Unione…

Gepostet von Nunzia Catalfo am Dienstag, 5. Mai 2020

Quello di maggio sarà un maxi decreto che comprenderà interventi su diversi settori dell’economia, dalle imprese al sostegno delle famiglie, fino al bonus per la mobilità sostenibile (bici e mezzi elettrici). Sul fronte dell’occupazione, saranno confermate e potenziate le misure già in vigore, conferma Catalfo, ma “ci sarà anche un reddito di emergenza per tutti coloro i quali vivono in condizioni di estrema difficoltà”.

Parcheggio: a Firenze abbonamento da 20 euro per le strisce blu

Il Comune di Firenze taglia il costo del parcheggio: arriva l’abbonamento per lasciare l’auto nelle strisce blu delle zcs tutta la città (quelle della cosiddetta sosta promiscua) pagando 20 euro al mese, anche per chi non è residente. Il tagliando fa parte delle novità annunciate da Palazzo Vecchio nel piano dei trasporti per la fase 2 dell’emergenza coronavirus.

Dopo il via libera della giunta comunale, la vendita del contrassegno è partita da oggi, 5 maggio.

Come funziona il tagliando scontato per la sosta, anche per chi non è residente

L’abbonamento per la sosta può essere richiesto sia dai residenti nel Comune di Firenze sia da chi arriva da fuori città ed è stato pensato per le persone che si devono necessariamente spostare in auto per raggiungere il posto di lavoro. Il tagliando dura 30 giorni dal momento del rilascio e al costo di 20 euro consente di parcheggiare l’auto in tutte le zcs (zona controllo sosta) promiscue della città, ossia le strisce blu in cui la tariffa oraria è sempre la stessa. Sono escluse quelle a  rotazione veloce dove il prezzo aumenta dalla seconda ora in poi.

Parcheggio a Firenze, dove si acquista l’abbonamento per le strisce blu

Finora il tagliando mensile costava 50 euro per la zcs 1, quella vicino al centro di Firenze (dove rimane attiva la ztl anche durante la fase 2), e 40 euro nelle altre. È possibile fare questo abbonamento per il parcheggio, associato a una sola targa, esclusivamente online sul sito di SAS, la Società di Servizi alla Strada del Comune di Firenze, oppure con l’App tap&park che permette anche di pagare la sosta nelle strisce blu.

“Rinnoviamo l’invito a usare i mezzi pubblici, che al momento non registrano criticità o momenti di affollamento, rispettando le regole e la mobilità alternativa come la bicicletta – dice l’assessore alla Mobilità Stefano Giorgetti – abbiamo voluto comunque venire incontro alle esigenze di chi necessariamente, per esigenze lavorative o per raggiungere il luogo di lavoro, deve spostarsi con l’auto”.

Intanto è stata rinviata la rivoluzione della sosta: il piano per rendere gratuito per i residenti il parcheggio delle auto nelle strisce blu di tutta Firenze, inizialmente previsto per il 30 marzo, è slittato in avanti a seguito dell’emergenza coronavirus.