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Coronavirus, chi sono i malati in Toscana

Sono i 61enni, maschi e femmine in ugual modo, i più colpiti dal coronavirus in Toscana, almeno tra i casi ufficialmente rilevati come malati. Un virus che diventa più pericoloso all’avanzare dell’età dei positivi: l’80% dei deceduti nella nostra regione aveva almeno 70 anni. Sono alcuni dei dati che emergono dallo studio dall’Agenzia regionale di sanità sui malati di coronavirus in Toscana.

Lo studio, condotto in collaborazione con la Asl Toscana centro e per conto della Regione Toscana, ha preso in esame i dati inviati dalle Asl toscane alla piattaforma dell’Istituto superiore di sanità. Nel complesso, 4.812 schede immesse nell’aggregatore nazionale, l’80,5% del totale di quelle toscane.

Coronavirus: fase 2 della “quarantena” in due step, tra aprile e maggio?

Ad oggi la Toscana è l’undicesima regione italiana per incidenza del virus, con 16 casi ogni 10.000 abitanti. La media nazionale è di 22 casi per 10.000. La Lombardia, la regione più colpita, ne registra 65 ogni 10.000 abitanti. Il tasso di letalità rilevato in Toscana, cioè il rapporto tra contagiati e deceduti, è tra i più bassi in Italia: il 6%, contro una media italiana del 12,8%. C’entra, in questo caso, l’alto numero di tamponi analizzati in Toscana rispetto ad altre regioni, che ha aumentato il numero di positivi rilevati.

L’andamento del coronavirus in Toscana

I primi casi di positività al coronavirus in Toscana risalgono alla fine di febbraio. Da allora, l’andamentodei nuovi casi rilevati si è tenuto tendenzialmente in crescita costante fino al 3 aprile 2020. Anche in questo caso c’entra la progressiva entrata in funzione di nuovi laboratori di analisi (dai 3 iniziali ai 13 attuali) impegnati nel processare i tamponi.

Perché non disinfettare e sanificare le mascherine chirurgiche (per ora)

Over 70 i malati più a rischio: i dati della Toscana

Lo studio rivela che il tempo mediano trascorso tra la data di insorgenza dei sintomi e la data di diagnosi è di cinque giorni.

L’età mediana delle persone risultate positive al coronavirus in Toscana è di 61 anni. Di circa un anno più giovane rispetto alla mediana nazionale dei malati, pari a 62.

Se sotto i 50 anni maschi e femmine vengono colpiti più o meno ugualmente, tra i 50 e i 79 anni sono di più i maschi risultati positivi, mentre dopo gli 80 anni sono le femmine.

Solo il 3% dei positivi rilevati ha meno di 18 anni. La fascia di età in cui ricade la maggior parte dei casi è invece quella dei 51-70enni (36,6% di casi totali), seguita da quella degli ultrasettantenni (34,3%), e da quella dei 19-50enni (26,1%).

Chi sono i malati di coronavirus in Toscana

Quanto è grave l’infezione da coronavirus? Circa un terzo (31%) dei positivi toscani è stato ospedalizzato, l’8,8% ricoverato in terapia intensiva. I più a rischio, anche in questo caso, sono risultati essere le persone di età avanzata. Tra gli ultrasettantenni, la porzione di chi ha dovuto essere ricoverato è pari a circa la metà, rispetto a circa un terzo dei 51-70enni, al 12% di quelli tra i 19 e i 50 anni e al 5% tra i bambini e gli adolescenti.

La mappa del contagio in Toscana

Di conseguenza, anche i morti sono soprattutto persone anziane. Oltre l’80% dei decessi hanno riguardato la popolazione al di sopra dei 70 anni. In questa fascia demografica la letalità è più che doppia (12,1%) rispetto al dato generale. Nella fascia 51-70 anni la letalità scende all’1,5% e la fascia d’età sotto i 20 anni non è stata fortunatamente colpita. Oltre l’80% dei deceduti avevano almeno una patologia cronica concomitante.

Per quanto riguarda lo stato clinico dei pazienti, le persone con sintomi lievi o asintomatiche sono passate dal 46% dei casi positivi nella settimana dell’1-7 marzo a più del 75% dei casi emersi nella prima settimana di aprile. Un dato incoraggiante, ma anch’esso influenzato dal maggior numero di persone sottoposte a tampone.

I più colpiti? Gli operatori sanitari

C’è poi un dato che è bene tenere a mente. “Gli operatori sanitari positivi al virus –  afferma Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’Ars – sono più di 500, quasi il 10% di tutti i casi positivi, una popolazione giovane di nemmeno 50 anni in media e molto spesso di sesso femminile”.

“I dati che emergono da queste analisi – continua Voller – ci restituiscono in modo chiaro il peso che anche la popolazione toscana ha dovuto sostenere in termini di conseguenze sanitarie. Ma cominciamo ad intravedere la luce in fondo al tunnel: i casi lievi aumentano, mentre diminuiscono i ricoveri, soprattutto in terapia intensiva”.

Coronavirus: fase 2 della “quarantena” in due step, tra aprile e maggio?

Non ci sarà un “bomba libera tutti”, ma una riapertura graduale delle attività commerciali e industriali con due o più step: il governo Conte insieme al Comitato tecnico scientifico è al lavoro per definire la cosiddetta fase 2 della “quarantena” per il coronavirus, con le prime riaperture delle attività che potrebbero scattare già dopo il 13 aprile, grazie a un nuovo decreto, seguite a maggio da un progressivo allentamento della stretta.

Prima si partirà dalle principali fabbriche e dalla proroga dello stop alle uscite di casa, poi – se tutto andrà bene – potrebbero essere rimodulate le regole sugli spostamenti. In ogni caso non si tornerà a circolare liberamente come prima, ma andranno seguite delle precauzioni per evitare una seconda ondata di contagi.

Quando finirà la “quarantena”? È ancora troppo presto

La questione è stata al centro, il 7 aprile, di un vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i vari ministri e gli esperti del Comitato tecnico scientifico sul coronavirus, in vista della scadenza del decreto di “blocco totale” a Pasquetta e il confronto proseguirà anche nei prossimi giorni. Difficile dire quando tutto questo finirà, l’Italia, come gli altri Paesi, si troverà a dover convivere con il coronavirus per un periodo medio-lungo.

È solo l’inizio “di una lunga fase di transizione e sarebbe imperdonabile non perseverare, rendendo inutili i sacrifici fatti finora”, ha avvisato anche il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri. Allo stesso tempo il governo sta sondando il terreno per capire come far ripartire il motore economico, senza esporre la popolazione a rischi sanitari.

Coronavirus, dopo il 13 aprile: la fase 2 in due step, a maggio?

Quando scatterà la fase 2 dell’emergenza coronavirus in Italia? Ancora non sono state fissate date ma la linea ribadita  è quella della “gradualità e prudenza” nelle riaperture delle attività produttive e commerciali. Si andrà per passi, prima con il ritorno al lavoro nelle principali industrie in cui è possibile rispettare la distanza di sicurezza tra le persone, forse già dopo il 13 aprile. Si discute anche se riaprire nello stesso periodo i negozi dove il distanziamento sociale è più facile da far osservare, come librerie e cartolerie. In questa fase si resterà sempre a casa, come già anticipato dal capo della protezione civile Angelo Borrelli.

Il secondo step della fase 2 potrebbe scattare, se i dati dei contagi da coronavirus saranno confortanti, a maggio, forse già il 4 con la riapertura progressiva della maggior parte delle aziende e delle attività ma con delle regole ferree contro gli affollamenti, che sono in via di definizione. Scuole chiuse invece, se ne riparlerà a settembre.

Tutti in fila e mascherina con sé: come si evolverà la “quarantena” da coronavirus

Con tutta probabilità, come indicato a più riprese dall’Istituto Superiore di Sanità, dovemmo continuare a mantenere la distanza di sicurezza, fare la fila fuori dai negozi per gli ingressi contingentati, indossare la mascherina nei luoghi più affollati e con più alto rischio. E poi lo smart working sarà ancora privilegiato, mentre verrà valutata la possibilità di introdurre turnazioni nelle aziende e negli uffici per diminuire i contatti tra le persone.

Il governo coinvolgerà anche esperti di modelli organizzati del lavoro, psicologi, sociologi e statistici per stilare il programma della ripartenza unendo da una parte la tutela della salute e dall’altra le esigenze economiche e di lavoro.

Come funzionano i buoni spesa del Comune di Firenze e come averli

Un aiuto economico a tutte le famiglie che sono in difficoltà e non riescono a comprare cibo e beni di prima necessità. Anche a Firenze arrivano i buoni spesa finanziati dal governo, a seguito dell’emergenza coronavirus: come funzionano, come fare domanda e come averli dal Comune? Ecco le informazioni utili.

Solo per la città di Firenze sono stati stanziati oltre 2 milioni di euro. Ai buoni spesa si affiancano i pacchi alimentari, che le associazioni di volontariato come Caritas e Banco alimentare stanno distribuendo da inizio aprile alle famiglie nelle situazioni economiche più gravi, quella “fascia grigia” costituita da persone che vivevano di lavori saltuari o irregolari.

Aggiornamento: in arrivo un nuovo bonus spesa a novembre 2020, con la seconda tranche di buoni

Da quando

Da lunedì 6 aprile è possibile fare richiesta dei buoni spesa: la consegna dei voucher cartacei inizierà da mercoledì 8 aprile presso le sedi dei Quartieri e alla direzione servizi sociali del Comune di Firenze, ma solo su appuntamento. Vietato quindi presentarsi agli sportelli senza aver ricevuto la mail in cui viene specificato giorno e ora della consegna: questo per evitare assembramenti e affollamenti.

Non c’è un click day” per fare domanda online dei buoni spesa, chiarisce il Comune di Firenze: non c’è scadenza per le richieste e non serve intasare i servizi web o i numeri messi a disposizione da Palazzo Vecchio. Solo nelle prime 24 ore dall’attivazione del servizio sono arrivate oltre 3mila domande.

Buoni spesa a Firenze, a chi spettano: gratis per chi?

Il Comune di Firenze aiuta le fasce della popolazione più sofferenti, in questo momento, a cui saranno destinati (gratis) i buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari. I voucher vanno a chi già viveva in condizioni di difficoltà ed è seguito dai servizi sociali, ma anche ai nuovi poveri, che da un giorno all’altro hanno perso il lavoro e si sono trovati senza una fonte di reddito.

Ecco, in particolare, a chi spettano i buoni spesa del Comune di Firenze:

  • Cittadini che dallo scorso mese di febbraio hanno perso il lavoro (licenziamenti, chi aveva un contratto a tempo determinato non rinnovato, badanti il cui impiego è stato interrotto)
  • Le persone in cassa integrazione (o altre prestazioni economiche simili come il Fondo d’integrazione salariale), quelle che hanno assistito a una forte contrazione del reddito e che hanno anche a carico altri familiari
  • Le partite Iva e i titolari delle aziende che hanno chiuso o hanno ridotto drasticamente il loro volume d’affari e che rientrano nell’elenco dei codici Ateco stabiliti dai vari decreti
  • Lavoratori intermittenti con contratti attivi ma che a seguito dell’emergenza coronavirus hanno visto diminuire di punto in bianco le chiamate

I requisiti per avere i buoni spesa sono quelli di essere residenti nel Comune di Firenze e di avere un patrimonio mobiliare (conti correnti, titoli bancari, ecc) che non superi la soglia dei 12 mila euro.

Coronavirus, come funzionano i buoni spesa a Firenze

Per quanto riguarda le persone in difficoltà per l’emergenza coronavirus, a ogni nucleo familiare possono andare buoni spesa da un minimo di 150 euro, per i nuclei monoparenttali, a oltre 500 euro per le famiglie più numerose. La cifra varia infatti in base al numero di figli e disabili non autosufficienti. Ogni voucher cataceo ha un valore di 10 euro e può essere usato nei negozi alimentari convenzionati, come piccole botteghe o supermercati. Con i buoni spesa del Comune di Firenze si potranno comprare solo beni di prima necessità, quindi alcolici e superalcolici sono esclusi. In più alcune catene della grande distribuzione hanno previsto un ulteriore sconto sulla spesa se si utilizzano i buoni.

Per i cosiddetti “invisibili”, che vivevano di lavori saltuari o di occupazioni irregolari e che adesso si trovano una situazione difficile, e per i cittadini che erano in gravi difficoltà economiche anche prima del coronavirus è previsto invece il pacco spesa, contenente beni alimentari vari, consegnato dalle associazioni di volontariato che già sono impegnate su questo fronte, come Caritas e Banco alimentare.

Buoni spesa a Firenze, come averli e come fare domanda

È stata realizzata una piattaforma digitale dedicata al sostegno alimentare. Ecco come funzionano le procedure: per avere i buoni spesa è possibile fare domanda online sul sito del Comune di Firenze o collegandosi all’indirizzo www.firenzebuonispesa.it (attivo 24 ore su 24), accedendo con credenziali Spid (il servizio di identità pubblico valido per tutti i portali istituzionali) oppure con carta d’identità elettronica e tessera sanitaria. Il ritiro potrà poi avvenire solo su appuntamento.

Per chi ha Spid, una volta conclusa la richiesta, gli uffici controlleranno i dati e invieranno una mail di risposta all’utente con il numero di buoni spesa di cui si ha diritto e il link per prenotare online l’appuntamento per il ritiro dei buoni spesa presso i due sportelli attivi in ogni Quartiere.

Chi invece non ha le credenziali digitali può compilare il modulo online e dopo i controlli, riceverà dal Comune di Firenze una mail di conferma con specificato il numero di buoni spesa assegnati e il link all’agenda web tramite cui prenotare il ritiro, che in questo caso potrà avvenire solo ai 6 sportelli attivati presso la Direzione Servizi sociali in viale de Amicis 21 (zona San Salvi – Campo di Marte).

Per informazioni è possibile chiamare il call center #iorestoacasa 0553282200, attivato a seguito dell’emergenza coronavirus (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 17.00), oppure il Segretariato sociale del Comune di Firenze al numero 800508286.

Foto di apertura: Agenzia Fotografica Italiana

Pasqua a domicilio: uova, colomba o gelato? Chi consegna a Firenze

Siete quelli del cioccolato a ogni costo? Oppure preferite la classica colomba artigianale? O ancora non volete rinunciare alla torta-gelato? In un menu di Pasqua che si rispetti non deve mancare il dessert, per finire il pranzo tra dolci tradizionali e le immancabili uova: i tempi cambiano e a Firenze la pasticceria consegna a domicilio, come anche la gelateria, rispettando le norme igienico-sanitarie imposte dall’emergenza coronavirus. Sempre più botteghe si stanno organizzando: restano chiuse al pubblico, ma lavorano dietro le quinte, nei laboratori. Torna così in voga il fattorino di una volta, ma in alcuni casi i piccoli negozi hanno messo su dei veri e propri shop online per ordinare in pochi click le dolcezze pasquali.

Un modo questo per aiutare anche il commercio di vicinato. Non sempre però è facile trovare le pasticcerie e le cioccolaterie di Firenze che sono aperte grazie al servizio di delivery. Abbiamo raccolto qui le principali.

Uova di Pasqua e colomba di pasticceria: a Firenze chi fa consegna a domicilio?

Iniziamo dal piatto forte. Al latte o fondente, per chi non si accontenta delle uova di Pasqua “industriali” o di quelle che si possono ordinare online su grandi siti (qui qualche link), varie pasticcerie artigianali portano direttamente a casa dei fiorentini le loro creazioni. La Pasticceria Stefania di Campo di Marte realizza uova, colombe  e torte con consegne fino alla vigilia di Pasqua. Anche la gelateria Badiani, una delle più famose di Firenze, propone il servizio di delivery per le sua uova, colombe e torte, come succede anche per la cioccolateria Ballerini di Borgo Ognissanti e per la pasticceria Gualtieri di via Senese.

Il pranzo di Pasqua è a domicilio: il menu dei ristoranti di Firenze

Per gli integralisti del cioccolato fondente segnaliamo inoltre le uova firmate “Torta Pistocchi”, il celebre marchio artigianale fiorentino consegna a domicilio – oltre al suo famoso dolce morbido e cremoso – anche creazioni per la Pasqua.  Infine c’è chi si è organizzato con lo shop online: la cioccolateria e gelatiera Donamalina fa consegne gratuite con un minimo di spesa di 25 euro nei principali quartieri di Firenze basta cliccare e scegliere tra uova di Pasqua personalizzate, cioccolatini e il gelato nel kit degustazione.

Ail, Att, Ant: le uova di pasqua solidali

Lasciando il mondo della pasticceria artigianale, molto richieste sono anche le uova di Pasqua che le varie associazioni mettono in vendita ogni anno per finanziare le proprie attività e che per il 2020 arrivano a domicilio. Contattando la sezione di Firenze dell’Ail, l’associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, è possibile riceverle direttamente a casa (qui le informazioni), stesso discorso per le uova di Pasqua Pallium, onlus che si occupa di  malati oncologici, neurologici e agli anziani non autosufficienti.

I commercianti del mercato Sant’Ambrogio di Firenze si sono poi messi a disposizione per la consegna a domicilio delle uova di cioccolato dell’ATT, l’associazione Tumori Toscana, mentre sul sito della Fondazione ANT è possibile trovare i contatti a cui richiedere quelle a favore dell’associazione nazionale tumori.

Non solo uova di Pasqua: a Firenze il gelato arriva a domicilio

Molti “artigiani del freddo” si sono organizzati per consegnare a domicilio vaschette di gelato. Oltre alla già citata Donamalina, anche la Sorbettiera di piazza Tasso ha messo su uno shop online per ordinare i propri gusti preferiti con pochi click e vederseli arrivare a casa: il servizio di consegna a domicilio copre i comuni di Firenze e Scandicci, e per ogni vaschetta di gelato comprata 1 euro viene devoluto all’ospedale di Torregalli.

gelato consegna domicilio Firenze
Foto: pagina Facebook Gelateria La Sorbettiera

Dal centro invece inizia il viaggio del gelato di Choccolatte, tramite i rider di Glovo. Alla periferia di Firenze, due gelaterie di Novoli offrono il servizio a domicilio (Barroccino e gelateria Roberto), il Mordilatte di viale D’Annunzio consegna tra il Quartiere 2 e il Quartiere 3, il Righi di via Strarnina (Q4) si affida a Glovo,  mentre la gelateria Ermini di via Gioberti consegna a domicilio anche lo zuccotto, un’alternativa alla classica colomba e alle uova di Pasqua.

In cura a casa per il coronavirus? In Toscana “meglio gli alberghi sanitari”

Alberghi sanitari “aperti per coronavirus”, dove assistere i pazienti affetti da Covid-19 in buone condizioni o le persone dimesse dall’ospedale e ancora positive al virus: in Toscana la Regione ha stipulato convenzioni con varie strutture ricettive per creare luoghi dove i malati meno gravi possano essere assistiti da medici e infermieri e adesso il governatore Enrico Rossi invita chi è in isolamento domiciliare a sfruttare questa opportunità.

Le oltre 3.500 persone positive al coronavirus che si trovano in isolamento a casa propria, perché in buone condizioni o perché dimesse dall’ospedale, si vedranno proporre dalle unità mobili di medici e infermieri (le cosiddette Usca – Unità speciali di continuità assistenziale) la possibilità di essere assistiti in un albergo sanitario della Toscana: non ci sarà l’obbligo di accettare, ma in caso di rifiuto ogni paziente dovrà firmare una dichiarazione in cui rinuncia al trattamento proposto.

Coronavirus, il perché degli alberghi sanitari in Toscana

“Gli alberghi sanitari offrono migliori garanzie di isolamento  – ha spiegato il presidente della Regione Enrico Rossi con un video postato sulla sua pagina Facebook –  A casa non è detto che accada. È una maggiore protezione per se stessi e per gli altri, perché trasferirsi in un albergo sanitario protegge anche chi convive con il paziente. Inoltre le condizioni di salute potranno essere monitorate in modo più continuo”.

La Regione Toscana ha stabilito che all’interno degli alberghi sanitari ci sia almeno una visita al giorno da parte di personale infermieristico e medico.

Covid-19 | Messaggio del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – 7 aprile 2020

Oggi ho firmato due importanti ordinanze che ancora una volta mettono il territorio al centro della battaglia contro il Covid-19 e la sua diffusione. La prima riguarda gli alberghi sanitari. In Toscana abbiamo 3500 persone positive a casa in quarantena. Continuiamo a considerare l’albergo sanitario un tipo di cura intermedio più adeguato del domicilio, grazie al monitoraggio costante e alla visita quotidiana di un infermiere e di un medico assicurata in queste strutture. Con la nuova ordinanza invitiamo chi è in isolamento nel proprio domicilio ad accettare l’offerta alberghiera delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), nel rispetto di sé e degli altri. La seconda ordinanza riguarda le residenze per anziani e disabili. Dopo lo screening già in corso, assumiamo la decisione di prendere in carico come Sistema sanitario regionale tutti quei casi positivi al Covid presenti in queste strutture. Caso per caso, se il numero dei positivi è circoscritto, procediamo al trasferimento di questi alle cure intermedie o se necessario ospedaliere. In alternativa sposteremo gli ospiti con diagnosi negativa, trasformando la residenza in struttura interamente Covid, integrando il personale medico-sanitario e la strumentazione necessaria all’assistenza dei malati.

Gepostet von Enrico Rossi am Dienstag, 7. April 2020

Residenza per anziani e disabili, le nuove regole

Rossi ha poi firmato una nuova ordinanza, dopo quella che stabilisce l’obbligo di indossare la mascherina quando si esce di casa.  A seguito dell’aumento di contagi da coronavirus nelle residenze per anziani e disabili, gli ospiti di queste strutture che risulteranno positivi al Covid-19, anche quelli asintomatici, saranno presi in carico dal servizio sanitario regionale, prevedendo per tutti almeno le cure intermedie con l’assistenza di infermieri, medici e strumentazione adeguata.

L’isolamento dei positivi potrà avvenire nella stessa residenza sanitaria, se gli spazi lo consentiranno, oppure i pazienti saranno trasferiti in strutture destinate unicamente a malati Covid-19. Alcune Rsa o Rsd private, grazie a un intesa tra la Regione e i singoli gestori, potranno essere trasformate in luoghi di cura dedicati soltanto a chi è affetto da coronavirus.

Coronavirus, scendono ancora i ricoveri in Toscana: il bollettino del 7 aprile

Lieve aumento dei nuovi casi (172) ma torna in linea con i giorni passati il dato dei decessi (19): le ultime notizie dal bollettino della Regione Toscana del 7 aprile sul contagio da coronavirus confermano inoltre il trend in miglioramento per quanto riguarda i ricoveri.

Coronavirus, il bollettino del 7 aprile in Toscana

Il numero totale dei contagiati dall’inizio dell’epidemia sale a 6.173  con i 172 casi confermati nelle ultime ventiquattro ore. Ieri erano stati 154. Da ieri si registrano inoltre 12 nuove guarigioni virali e 15 guarigioni cliniche. Ad oggi sono quindi 118 sono i cosiddetti “negativizzati”, risultati cioè negativi per due volte al test, e 259 le guarigioni cliniche, che cioè non presentano più i sintomi ma non sono ancora negativizzati. In totale, i guariti sono 377.

Più guariti che morti. Scendono ancora i ricoveri

Un numero che supera, sebbene di poco, quello delle morti totali, pari a 369 decessi dopo i 19 registrati da ieri. Di questi la Regione Toscana non ha fornito, al contrario del solito, le generalità anagrafiche. Si sa che 5 decessi si sono registrati nell’azienda sanitaria Toscana nord ovest, 10 nella centro e 4 nella sud est.

Resta positivo poi il trend dei ricoveri in ospedale, sia per quanto riguarda quelli ordinari (-29 rispetto a ieri) che per quelli in terapia intensiva (-16). Il totale dei pazienti ricoverati scende quindi a 1.087 ordinari e 263 in terapia intensiva.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (7 aprile)

Il numero dei tamponi torna sui livelli ormai consolidati dopo la lieve flessione della domenica. Ben 3.802 quelli analizzati nelle ultime 24 ore, per un totale che sale a 56.651 tamponi su 47.797 persone.

Per quanto riguarda la “mappa” del contagio, la provincia di Firenze resta la più colpita e supera i 1.800 casi. Questa la suddivisione per provincia di segnalazione, che non sempre corrisponde necessariamente a quella di residenza: 1.805 Firenze, 404 Pistoia, 344 Prato (totale Asl centro: 2.553); 920 Lucca, 734 Massa-Carrara, 584 Pisa, 336 Livorno (totale Asl nord ovest: 2.574); 290 Grosseto, 360 Siena, 396 Arezzo (totale sud est: 1.046) .

Test sierologici rapidi per coronavirus, analisi al via in Toscana

In Toscana sono in arrivo i primi test sierologici rapidi per il coronavirus con la consegna di quasi 92 mila kit alle Asl del territorio: non si tratta di analisi ematiche vere e proprie ma di strumenti che con poche gocce di sangue, prelevate per esempio con una piccola puntura sul dito, sono in grado di dare una risposta in tempi brevi.

L’Estar, l’ente di supporto tecnico amministrativo della Regione Toscana, ha acquistato in tutto 140 mila test sierologici da distribuire alle 3 aziende sanitarie: inizia così la campagna di analisi a tappeto annunciata dal governatore Enrico Rossi e che nella prima fase si concentrerà sulle persone a maggior rischio di esposizione al coronavirus.

I test sierologici rapidi per il coronavirus in arrivo nelle Asl della Toscana

I maggior quantitativi di kit arriveranno all’Asl Toscana Centro (circa 27 mila per le aree di Firenze, Empoli, Prato e Pistoia) e a quella Nord Ovest (poco più di 24 mila per le zone di Massa Carrara, Lucca, Versilia, Pisa e Livorno). Oltre 19 mila sono in consegna per l’Azienda sanitaria Sud Est, mentre altri test sono destinati alle aziende ospedaliere universitarie di Careggi, a quelle di Siena e Pisa, al Meyer, alla Fondazione Monasterio, all’Ispro e alla stessa Estar.

I test sierologici rapidi, con l’analisi qualitativa degli anticorpi IgG e IgM, servono a capire se in passato si è stati infettati dal coronavirus, anche se senza sintomi, e danno anche un’indicazione di massima sull’eventualità di un’infezione in corso, che però deve essere confermata con l’esame del tampone (in questo articolo abbiamo spiegato la differenza tra tamponi e test sierologici).

Covid-19: analisi degli anticorpi, per chi

L’ordinanza firmata lo scorso 3 aprile dal presidente della Regione Enrico Rossi individua le categorie con il maggior rischio di esposizione al coronavirus e dà la priorità per questi esami a chi opera nella sanità e nell’assistenza alle persone, alle forze dell’ordine, oltre che ai pazienti con sintomi da Covid-19 su richiesta del medico di famiglia (qui l’elenco dettagliato di chi può fare il test sierologico rapido in Toscana).

Intanto già 2.213 operatori sanitari (medici, infermieri, operatori socio sanitari) sono stati sottoposti ai test sierologici e la stragrande maggioranza è risultata negativa al coronavirus. Secondo gli ultimi dati disponibili, solo il 3,9% di tutti gli operatori interessati da queste analisi è risultato positivo o in situazioni di dubbio. Fatto il tampone, sono ora in attesa della risposta finale.

Perché non disinfettare e sanificare le mascherine chirurgiche (per ora)

Scatta la caccia all’acquisto e i prezzi lievitano, succede online su Ebay e Amazon, ma anche per la vendita al dettaglio in farmacia. Con il dilagare dell’emergenza coronavirus, le mascherine chirurgiche monouso sono ormai diventate un bene introvabile tant’è che su internet circolano tutorial che spiegano come si possono disinfettare, sanificare e sterilizzare in casa quelle già utilizzate grazie a una procedura fai da te, riportata in un documento dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Nel dettaglio questo trattamento prevede l’impiego di una soluzione idroalcolica al 70%.

Attenzione, però, è lo stesso Farmaceutico militare a mettere in guardia dai possibili rischi di un “ricondizionamento” della mascherina, che è monouso e tale deve rimanere fino ai test degli esperti su un’eventuale procedimento di sterilizzazione.

Si possono disinfettare le mascherine chirurgiche monouso?

Le “istruzioni per l’uso” contenute nel documento su carta intesta del Farmaceutico militare fiorentino sono state riprese da più organi di informazione e finite addirittura sulle etichetta di alcuni dispositivi di protezione individuale. Una bufala? No, questo “manuale” su come disinfettare le mascherine chirurgiche è stato effettivamente redatto dallo stabilimento per i suoi dipendenti durate l’emergenza coronavirus, ma l’ente è dovuto correre ai ripari con una comunicazione ufficiale in merito al trattamento di sanificazione: si tratta infatti di “un documento di lavoro” e di “una procedura a uso interno, non ancora approvata“, viene spiegato sul sito dell’istituto farmaceutico.

Il procedimento, si legge ancora nella nota, ha “unicamente lo scopo, nell’impossibilita’ di reperire un numero sufficiente di mascherine di ricambio, di tentare di ‘bonificare’ le mascherine già usate in contesti non a rischio. Si ricorda infatti che le mascherine sono materiali dichiarati dal produttore monouso“. Non ci sono ancora dati che possano comprovare l’efficacia di questo speciale trattamento e quindi anche la sicurezza per la prevenzione del contagio da coronavirus. Le mascherine chirurgiche sono monouso e fino a prova contraria sono da usare come monouso.

L’Agenzia industrie difesa, ente controllato dal Ministero della Difesa da cui dipende anche lo stabilimento fiorentino, segnala inoltre che alcune mascherine in cotone lavabile, adesso in commercio, riportano sulle etichette questa modalità di sanificazione, citando come fonte lo stesso Istituto chimico farmaceutico militare. L’ente non ha mai autorizzato alcun produttore perché siano riportate queste informazioni, “in quanto le citate modalità di sanificazione sono tuttora all’esame delle autorità competenti, spiega l’agenzia in un avviso.

Stabilimento farmaceutico militare Firenze mascherine sanificazione
L’etichetta segnalata dall’avviso dell’Agenzia industrie difesa

Sanificare e sterilizzare le mascherine, cosa dice il documento del Farmaceutico militare di Firenze

La procedura fa da te, riportata nel documento dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, è facilmente replicabile a casa, ma non esente da rischi di contaminazione e non ancora dimostrata del tutto. In sostanza il procedimento, dopo un lavaggio accurato delle mani e un’accurata sanificazione delle superfici su cui appoggiare i dispositivi di protezione, impiega una soluzione idroalcolica al 70% (alcol a 70°) da spruzzare sui due lati delle mascherine chirurgiche (ancora in buono stato), poi lasciate ad asciugare in un luogo protetto e successivamente conservate dentro una una busta di plastica pulita.

Il documento specifica però di usare questa procedura solo per mascherine impiegate in condizioni di basso rischio, oltre a chiarire che non esistono al momento dati sufficienti per poterne comprovare l’efficacia o per poter indicare il numero massimo di volte in cui è replicabile sulla stessa mascherina.

I test sul trattamento per disinfettare le mascherine chirurgiche

Riguardo al procedimento per disinfettare e sanificare le mascherine chirurgiche, lo stabilimento chimico farmaceutico di Firenze sta ora aspettando “l’avvio di prove tecniche specifiche”, si legge sempre sul sito, per valutare anche le eventuali limitazioni nei casi di emergenza come quello per il coronavirus. In questo articolo invece vi spieghiamo come fare e cucire mascherine a casa, da soli, secondo le indicazione dell’Istituto Superiore di Sanità.

Carta d’identità elettronica: app “CIE ID” per accedere ai siti della PA

Dal sito dell’Inps, per richiedere i “bonus coronavirus”, fino a quelli dei Comuni per fare domanda dei buoni spesa: da oggi i cittadini che hanno la carta di identità elettronica 3.0 potranno accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione con la nuova app per smartphone CIE ID e senza bisogno di un lettore contatless. La carta di identità digitale, quella in formato tessera e dotata di un microchip, diventa così un passe-partout  per autenticarsi su tutti i portali istituzionali, affiancandosi alle credenziali Spid.

La novità è stata annunciata dal Poligrafico e Zecca dello Stato, insieme al Ministero dell’Interno, ed è stata pensata per rendere più agevoli le procedure online dei milioni di cittadini a casa per l’emergenza coronavirus. Questo metodo può risultare utile ad esempio per accedere al sito dell’Inps senza richiedere il pin semplificato e presentare domande per gli aiuti economici previsti, come il bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi e i voucher baby sitter, ma anche su tutti gli altri portali pubblici come Regioni (fascicolo sanitario elettronico, tasse, bollo auto) o Comuni (certificati online e servizi digitali, sempre se attivati nella propria città).

Come funziona l’app CIE ID per la carta d’identità elettronica 3.0

Nel dettaglio non c’è più bisogno di un lettore da collegare al computer perché il sistema legga la carta di identità elettronica 3.0: questo metodo di autenticazione viene sostituito dalla nuova app CIE ID da scaricare sul proprio smartphone. Avviata l’applicazione sul cellulare, al primo accesso la carta di identità elettronica andrà registrata inserendo il pin di 8 cifre e poi avvicinando la card al dispositivo mobile.

Dopo questa procedura, sui siti della pubblica amministrazione basterà selezionare “Entra con CIE” : si aprirà automaticamente la app e per autenticarsi sarà necessario inserire la seconda parte del Pin e accostare la carta allo smartphone.

La procedura di recupero del pin della carta di identità elettronica

Il codice pin di 8 cifre viene dato all’utente in due momenti diversi: i primi quattro numeri sono forniti dal Comune al momento della richiesta, mentre la parte restante alla consegna. E in caso di smarrimento? Al momento non esiste una procedura online per il recupero del pin della carta di identità elettronica: le due parti del codice vanno richieste al Comune di residenza. Per le amministrazioni locali il Ministero dell’Interno mette a disposizione un numero verde e una mail per dare assistenza sulla procedura per recuperare il codice.

App CIE ID, dove scaricarla: Android e iOs

L’app CIE ID al momento è disponibile solo per gli smartphone Android (dalla versione 6.0 in poi), presto – fa sapere il Poligrafico e Zecca dello Stato – sarà rilasciata anche l’applicazione per iOs, il sistema opertivo degli iPhone Apple.

Informazioni e aggiornamenti sul sito del Ministero dell’Interno, nella sezione dedicata alla carta d’identità elettronica.

Mascherine obbligatorie in Toscana: al via la consegna di 10 milioni di dispositivi

Mascherine obbligatorie fuori da casa: è quanto prevede un’ordinanza che il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha firmato oggi, e non appena consegnati i dispositivi, entro i prossimi 7 giorni, scatterò l’obbligo di mascherina per tutti. Sono arrivati proprio oggi, infatti, ben 10 milioni di mascherine che la Regione, attraverso i Comuni, distribuirà a tutti i cittadini.

Dieci milioni di mascherine dalla Cina: scatta l’obbligo per tutti

Il contingente dei 10 milioni di mascherine proveniente dalla Cina è stato consegnato nella notte di sabato 4 aprile nei magazzini della Protezione civile della Città Metropolitana di Firenze, a Calenzano.

Come funzionano le mascherine FFP2 e FFP3

Le mascherine protettive sono state consegnate alle Protezioni civili provinciali e da queste ai Comuni. “Mi sono sentito con Matteo Biffoni, presidente dell’Anci”, ha detto Enrico Rossi. “L’accordo è che siano i sindaci sul territorio a distribuirle casa per casa e a comunicarmi poi l’avvenuta distribuzione”. Che sarà gratuita, per tutti, e per la quale saranno impiegate anche le squadre di volontari attive nei territori.

Mascherine obbligatorie in Toscana, saranno i Comuni a consegnarle

Al via la distribuzione di mascherine a Firenze

Una volta distribuite, le mascherine diventeranno obbligatorie. La distribuzione, ha annunciato Rossi, sarà completata entro i prossimi 7 giorni in tutta la regione. “A questo punto – aggiunge Rossi – scatterà l’obbligo di indossarle in tutte quelle circostanze, pubbliche e private, in cui la distanza sociale non è sufficiente alla protezione primaria delle persone. L’obbligo sarà contenuto nella nuova ordinanza che firmerò nelle prossime ore”. Concetto poi ribadito con un post sulla sua pagina Facebook.

rossi mascherine
Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (a sinistra) alla consegna del contingente da 10 milioni di mascherine

Altri 20 milioni di dispositivi in arrivo

Rossi ha poi annunciato di aver ordinato altri 20 milioni di mascherine dalla Cina e di averne commissionate altre ad aziende toscane.

La mappa del contagio in Toscana

L’impegno della Regione si deve al fatto che la mascherina è considerata un bene primario, ancor più con l’entrata in vigore dell’obbligo. “Pensiamo che si tratti di un’iniziativa di protezione primaria che rivolgiamo a tutti i cittadini e a tutte le famiglie”, ha aggiunto il governatore. Qui i dettagli dell’ordinanza della Regione Toscana sull’obbligo di indossare le mascherine: quando, dove e quali sono le multe.