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Decreto scuola 8 aprile 2020: il testo definitivo (Pdf e Word)

Esame di maturità a prova unica, niente esami di terza media, studenti delle altre classi tutti promossi: queste, in estrema sintesi, le misure previste nel testo del decreto scuola 8 aprile 2020, qui disponibile in formato pdf e Word.

I contenuti del decreto scuola sono stati anticipati dalla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina durante la conferenza stampa della sera di lunedì 6 aprile 2020, al termine del Consiglio dei ministri che l’ha approvato. Oltre al decreto scuola, sono stati anticipati i contenuti del cosiddetto “decreto liquidità“, rivolto alle aziende.

Esame Maturità 2020: la novità della prova orale unica

È forse la novità più grande contenuta nel nuovo decreto scuola: l’esame di maturità 2020 sarà costituito da una sola prova orale, da poter sostenere anche a casa. Una misura eccezionale da adottare nel caso – quasi sicuro – che gli studenti non possano tornare a scuola prima del 18 maggio. Il colloquio orale sostituirà tutte le prove di esame. Niente tema di italiano, niente seconda prova di matematica, greco, lingue o qualsiasi altra materia d’indirizzo, niente “quizzone” della terza prova scritta.

La prova orale unica avrà in questo caso un valore diverso. Potrebbe attribuire fino a 60 punti, sarà un’ordinanza successiva a stabilirlo.

E se invece si facesse in tempo a tornare a scuola entro il 18 maggio? In questo caso – che ad oggi appare improbabile – si potrebbe procedere con la classica prima prova di italiano uguale per tutti, redatta dal Ministero. E con una seconda prova su una materia di indirizzo preparata dalla commissione interna. Poi niente terza prova, si andrebbe direttamente al colloquio orale.

Le commissioni d’esame per la maturità 2020 saranno tutte interne, costituite dai docenti dell’istituto. Sarebbe imprudente mettere in moto commissari esterni in arrivo da altre scuole. L’unica figura esterna sarà il presidente di commissione. Questo avverrà in ogni caso, sia che si riesca a svolgere l’esame di stato nelle scuole, sia che lo si debba fare a distanza, online.

Gli esami di terza media: solo una tesina

Gli esami di terza media non si faranno: il nuovo decreto scuola stabilisce infatti di poterlo sostituire con una tesina. Nello specifico, un “elaborato redatto dallo studente candidato all’esame” che verrà valutato internamente dal consiglio di classe insieme al rendimento complessivo dello studente.

Questo a meno che non si rientri a scuola prima del 18 maggio 2020. Un’ipotesi, però, che appare assai improbabile. E se anche si riuscisse far tornare gli studenti sui banchi prima di quella data, il decreto prevede la possibilità di “adattare i requisiti di ammissione alla classe successiva”, magari riducendo il numero delle prove.

lucia azzolina
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina durante la conferenza stampa di lunedì 6 aprile 2020 – foto: governo.it

Tutti promossi per legge: cosa dice il testo del decreto scuola su debiti e ammissioni

Stop al sistema dei debiti: gli studenti saranno tutti promossi per decreto, ad eccezione di quelli che dovranno affrontare l’esame di maturità. È questo lo scenario che si profila nel caso – di nuovo – che non si possa tornare a scuola prima del 18 maggio.

Il decreto prevede infatti la possibilità di “adeguare la valutazione degli alunni e gli  alla situazione emergenziale”. Tradotto: quest’anno saltano i requisiti per l’ammissione alla classe successiva, ovvero la sufficienza in tutte le materie e la soglia minima di frequenza alle lezioni.

Gli alunni saranno ammessi all’anno successivo anche in presenza di insufficienze. Ma non ci sarà nessun “6 politico”, come ha ribadito in conferenza stampa la ministra della Scuola Lucia Azzolina.

Nelle prossime settimane, a seconda dell’andamento del contagio, le ordinanze ministeriali chiariranno le precise modalità di ammissione alla classe successiva. Resta la possibilità di organizzare le attività di recupero delle materie insufficienti nel prossimo anno scolastico, a partire dal 1° settembre 2020.

Inizio nuovo anno scolastico 2020 – 2021: sui banchi il 1 settembre?

Oltre alle misure per la chiusura dell’anno scolastico in corso, il decreto disciplina anche l’inizio dell’anno scolastico 2020 – 2021.

L’anno scolastico 2020 – 2021 potrà partire già dal 1 settembre 2020. Le prime settimane saranno dedicate al recupero degli apprendimenti dell’anno scolastico 2019/2020, per cercare di rimediare alle settimane perse con l’emergenza coronavirus.

Ma il prossimo anno scolastico inizierà regolarmente a scuola, tra i banchi? Troppo presto per dirlo e per escludere la possibilità che a settembre si dovrà ancora andare avanti con le lezioni online. Anche per questo nel decreto si precisa che i docenti dovranno assicurare in ogni caso la didattica a distanza, diventata ormai obbligatoria.

Decreto scuola, il testo ufficiale (formato pdf e Word)

Il decreto scuola 8 aprile 2020 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale nel suo testo definitivo: eccolo disponibile in formato pdf e Word.

Coronavirus, come e quando usare le mascherine (senza rischio)

Semplici regole per sentirsi più sicuri e proteggere anche gli altri. La Regione Toscana ha stilato un vademecum su come usare le mascherine e quando indossarle. Se impiegati in modo scorretto infatti questi dispositivi di protezione dal coronavirus possono sortire l’effetto contrario, con rischi di contagio e infezioni. Non basta infatti mettere la mascherina, ma è bene sapere come usarla in modo appropriato.

Le regole sono contenute in un volantino che la Regione fornirà a tutti i Comuni toscani. I cittadini vedranno arrivare direttamente a domicilio il depliant insieme alle mascherine gratuite in via di distribuzione. Finita la consegna scatterà l’obbligo di indossare la mascherina quando si uscirà di casa e si sarà in presenza di altre persone. La guida al corretto uso delle mascherine è stato curato dal Servizio sanitario toscano, in collaborazione con il Centro regionale gestione rischio clinico e con l’Ars – Agenzia regionale di sanità. Ecco i consigli utili.

Come usare e indossare le mascherine: cosa fare e cosa no

Prima di mettersi le mascherine, chirurgiche o di altro tipo, è necessario lavarsi bene le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o, se non è possibile farlo, con un gel alcolico igienizzante, mentre per usarle vanno indossate prendendo le estremità laterali. Bisogna poi coprire naso e bocca distendendole bene, le mascherine chirurgiche sono infatti “piegate” e vanno tirate per farle aderire al volto, da sopra il naso fino sotto al mento.

Le parti anteriori e posteriori della mascherina non devono essere toccate e se questo succede è necessario lavarsi bene le mani.

Perché non disinfettare e sanificare le mascherine chirurgiche (per ora)

Dopo l’uso, come togliere la mascherina (senza rischi)

Analoghe accortezze devono essere seguite una volta utilizzata la mascherina: senza toccare la parte anteriore, va tolta dalle estremità laterali e portata in avanti, quelle chirurgiche vanno piegate su se stesse per “chiudere” la porzione esterna. Subito dopo bisogna di nuovo procedere a un lavaggio accurato delle mani con acqua e sapone o con gel disinfettante.

Coronavirus, mascherine: quando usarle

La mascherina, spiega il vademecum della Regione Toscana, è da usare in spazi aperti o chiusi quando sono presenti più persone, ma anche sui mezzi del trasporto pubblico, come autobus e tram, oltre che sui taxi e sui veicoli a noleggio con conducente.

Guida vademecum Toscana mascherine come usarle
Una parte del volantino curato dalla Regione Toscana sul corretto uso delle mascherine durante l’emergenza coronavirus

Usare le mascherine aiuta a limitare la diffusione del coronavirus Covid-19, ma è importante seguire anche le altre regole: mantenere sempre la distanza sociale di sicurezza e lavarsi frequentemente la mani in modo accurato (qui i consigli della Regione, pdf).

Il pranzo di Pasqua è a domicilio: il menu dei ristoranti di Firenze

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, si diceva. Ma visti i tempi di quarantena, per quest’anno al di là della compagnia forzata, il vero punto sta nelle ricette e nei piatti succulenti che si potrebbero cucinare o perché no, ordinare per gustare senza uscire di casa. Per il 2020 sono molti i ristoranti di Firenze che hanno stilato un menu per il pranzo di Pasqua, organizzando un servizio  di consegna gratuita a domicilio.

Ne abbiamo quindi selezionati alcuni danno la possibilità di godersi un buon pranzo pasquale e di qualità, aiutando la filiera della ristorazione.

Pranzo di Pasqua a domicilio, menu di pesce e consegna a Firenze

Per gli amanti del pesce, il ristorante Calino di piazza delle Cure propone insalata di gamberi e totani, rucola e pomodorini; lasagnetta di mare, scorfano, zucchine e basilico; filetto di orata all’isolana e torta di mele da richiedere entro giovedì alle 12:30 contattando questo numero 347 9046788.

Le ricette della tradizione: lasagne e agnello

Se Pasqua è sinonimo di tradizione e di cucina casalinga, si può andare sul sicuro con il menu a domicilio proposto dal ristorante Cafaggi di via Guelfa. La storica famiglia preparerà lasagne al forno, coscio di agnello arrosto con piselli sgranati, ordinabili entro venerdì al numero 360 480651.

Non solo ristoranti: il menu di Pasqua in gastronomia

Sfiziose anche le variegate proposte della gastronomia Galanti di piazza della Libertà che includono torte pasqualine, ravioli ricotta e spinaci di loro produzione, gnocchi al semolino, ma ancheconiglio arrotolato, galantina di pollo, e filetti di baccalà ai porri, accompagnati agli innumerevoli contorni ordinabili allo 055 490359.

Da Burde anche del buon vino

Paolo Gori di Burde, la trattoria di via Pistoiese (055-317206), presenta un menu per il pranzo di Pasqua che dovrà essere prenotato entro giovedì e che sarà consegnato a domicilio sabato, pronto per essere portato in tavola la domenica di Pasqua seguendo le sue istruzioni. I piatti previsti sono: torta di Pasqua con capocollo Renieri, crespelle alla fiorentina, agnello in crosta d’erbe con piselli, zuppa inglese.

Ma da Burde non si parla solo di cibo, perché per ogni due menu ordinati sarà inclusa in omaggio anche una bottiglia di “Badia a Corte” Chianti Riserva Torre a Cona 2015, un sangiovese di rara classe ed eleganza perfetto in abbinamento a tutto il pasto ma che trova la sua esaltazione soprattutto con l’agnello.

4 portate per un pranzo pasquale deluxe e senza glutine

Più elaborato il menù a quattro portate – gluten free – di Elisa Masoni de La Quercia di Castelletti a Signa (055 0763602). La chef non si è fermata alla preparazione dei piatti, ma ha anche preparato una sorta di foglio illustrativo con tutte le indicazioni per la cottura dei piatti e delle ricette in casa, permettendo così al cliente di partecipare alla realizzazione di un perfetto piatto pasquale a base di cubo di pappa al pomodoro e mousse di ricotta, ravioli artigianali di pecorino e pere con zucchine e prosciutto, gran grigliata e zuccotto alla fiorentina in chiusura.

Menu pasqua 2020 ricette consegna a domicilio
Elisa Masoni de La Quercia di Castelletti

La spesa gourmet per il pranzo di Pasqua (con consegna a domicilio in tutta Firenze)

Nel caso in cui ci si voglia coccolare sul finale con prelibatezze particolari, il Dolce Emporio (338 2596812) dell’Oltrarno consegna direttamente a domicilio la colomba di Atelier Reale, laboratorio del pluristellato ristorante Antica Corona Reale di Cervere, il foie gras Fiori di Spezie, particolari confetture (come la composta di mele e zenzero o quella di pesche e curcuma), pregiate varietà di cioccolato, birre artigianali italiane, champagne e vini d’Oltralpe, ma anche una vasta selezione di etichette italiane con una particolare predilezione per il Nord Italia (dalla Ribolla Gialla del Collio a Nebbiolo delle Langhe, Barolo e Barbaresco).

E per i dolci?

Per il dessert, niente paura: oltre ai ristoranti molte pasticcerie e gelatiere di Firenze hanno attivato il servizio di consegna a domicilio, in questo articolo le principali proposte per vedersi arrivare a casa colomba, uova di Pasqua e gelato.

Ceretta, gel unghie e pulizia del viso (a casa): i consigli dell’estetista

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La bellezza è fai da te, in attesa della riapertura dei centri estetici, fermi per l’allerta coronavirus. Durante la quarantena ci possono essere però delle piccole “emergenze” difficilmente affrontabili senza i consigli di un esperto, dalla procedura per togliere lo smalto e il gel semipermanente (senza rovinare le unghie), alla pulizia del viso, fino ai dubbi sulla depilazione e sulla ceretta da fare in casa. Abbiamo chiesto qualche suggerimento a Daniela Vallarano, presidente di CNA Estetica Firenze, da 30 anni alla guida di un salone di bellezza a Lastra a Signa.

La prima regola è rivolgersi in caso di dubbio alla propria estetista di fiducia, che può spedire direttamente a casa i prodotti professionali di cui si ha bisogno grazie agli accordi attivati spesso con le aziende produttrici. Attenzione poi agli “sciacalli della bellezza” che operano fuori dalle regole, sanitarie e fiscali, in barba ai divieti per arginare il coronavirus. “In questo periodo, da tutta Italia, arrivano segnalazioni di persone che si spacciano per estetiste e operano abusivamente a domicilio – avverte Daniela Vallarano – soggetti che quindi sono ad alto rischio contagio, non usano strumentazioni sterilizzate e per di più non pagano le tasse, danneggiando l’intera collettività”.

Depilazione a casa: come fare, ceretta fai da te, crema o strisce depilatorie?

Ceretta brasiliana fatta in casa o no? Questo è il dilemma. Per la depilazione fai da te ci sono delle linee guida da seguire. “Evitare la crema depilatoria, non è la scelta migliore: vanifica i risultati ottenuti con la depilazione a cera, perché taglia semplicemente il pelo”, avverte subito la presidente di CNA Estetica Firenze.

In alternativa, per la ceretta fatta in casa, ci sono le strisce depilatorie che si trovano al supermercato, ma vanno a utilizzate con accortezza, non sono indicate per le parti intime, l’inguine e per le ascelle: “possono risultare utili per le gambe, ma essendo strisce che non aderiscono bene alla pelle, non vanno usate sulle zone ascellari o inguinali, si corre il rischio di farsi del male o di far ingrossare i linfonodi”.

Quindi come fare per la ceretta all’inguine o sotto le ascelle? Sul fronte “intimo” meglio aspettare, dice la professionista. In casi estremi, se proprio non si riesce ad attendere fino alla riapertura dei centri estetici, si può provare a dare un’accorciatina con le forbici, prestando molta attenzione. Come ultima ratio c’è il rasoio, da impiegare con estrema cura, il rischio di tagliarsi è dietro l’angolo.

E per chi ha iniziato l’epilazione laser? No alla ceretta a casa

Discorso diverso invece per chi ha già fatto sedute di epilazione progressiva permanente con il laser o con luce pulsata ed è rimasto a casa nel bel mezzo del percorso: “la raccomandazione è di non iniziare di nuovo a fare la ceretta, meglio a questo punto utilizzare, con prudenza, la lametta. In caso contrario andiamo a incidere sulla ciclicità delle fasi del pelo e allunghiamo di un altro po’ la risoluzione del problema, quando torneremo a fare sedute di laser o luce pulsata”.

Come togliere lo smalto e il gel semipermanente (senza rovinare le unghie) e cosa fare dopo

È il “dramma” più comune per cui le estetiste di tutta Italia stanno ricevendo richieste di aiuto dall’inizio della quarantena. Come togliere lo smalto semipermanente o la ricostruzione unghie, quando questo procedimento viene fatto normalmente nei beauty center? Prima di tutto no alla trielina e agli altri solventi che si trovano al supermercato e in farmacia: per rimuovere il gel servono sostanze e kit professionali. “Il suggerimento è prima accorciare le unghie tagliandole e poi usare una lima di cartone, in modo molto delicato, per rimuovere i residui del trattamento”, consiglia Daniela Vallarano.

Smalto semipermanente gel come togliere senza rovinare

Attenzione al periodo successivo: dopo aver tolto lo smalto semipermanente l’unghia va sottoposta a un procedimento fortificante, pure in versione fai da te, con ingredienti che abbiamo in casa. “È opportuno applicare una base indurente contenente delle vitamine per fortificare e rafforzare l’unghia oppure, se non abbiamo a disposizione questo prodotto, è possibile fare degli impacchi con il succo di limone o passare dell’olio extravergine di oliva per nutrire l’unghia”. No invece allo smalto colorato, almeno finché le unghie non diventano di nuovo resistenti.

Pulizia del viso e… trucco anche in casa

Passiamo adesso a una routine di bellezza da portare avanti a casa durante la quarantena per la pulizia del viso: una buona detersione al mattino e di sera “anche se non ci  trucchiamo”, dice l’esperta. Via libera quindi a latte detergente, tonico e alla crema idratante. “Questo va fatto a maggior ragione se siamo impegnati in grandi pulizie della nostra abitazione, perché la pelle entra in contatto con molta polvere”.

E poi un consiglio anti-stress per tutte le donne: truccarsi anche se non si esce di casa. “Dedicare del tempo a se stesse sicuramente aiuta l’umore, se ci vediamo bene allo specchio iniziamo la giornata con il piede giusto – suggerisce Vallarano – quindi trucchiamoci e magari sperimentiamo quel make-up audace che abbiamo visto in un video tutorial, ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di provare su di noi”.

Taglio a casa e tinta dei capelli fai da te? I consigli dei parrucchieri

I rimedi fai da te per le mani secche, screpolate e rosse

Non c’è solo la ceretta fai da te: un altro problema estetico piuttosto comune, ai tempi del coronavirus, è rappresentato delle mani secche, rosse e screpolate a causa dei frequenti lavaggi e dell’uso di gel a base alcolica. Esistono dei rimedi da mettere facilmente in pratica a casa.

Bastano una crema per le mani e un paio di guanti. “Facciamo un impacco, applicando una quantità abbondante di crema idratante e nutriente, e indossiamo dei guanti monouso per 15 -20 minuti: questo processo impedisce l’evaporazione, aumenta la temperatura corporea della zona occlusa e quindi i principi attivi della crema penetrano più in profondità”. In questo momento di stress, pure per le mani, il procedimento va replicato una o due volte a settimana.

Salgono nuovi casi e decessi, ma è record di tamponi: il bollettino dell’8 aprile

Nel giorno del nuovo record di tamponi analizzati in ventiquattro ore, 4.334, tornano ad aumentare i nuovi casi e i decessi da coronavirus in Toscana, 206 e 23 rispettivamente: queste le ultime notizie dal bollettino della Regione Toscana dell’8 aprile sull’epidemia.

Coronavirus, il bollettino dell’8 aprile in Toscana

Con un numero così alto di tamponi analizzati è fisiologico che torni a salire il dato dei nuovi positivi rilevati, che ieri erano stati 172. Il totale dei contagiati dall’inizio dell’emergenza sale dunque a 6.379.

Aumentano però anche i morti: 23 contro i 19 di ieri. I decessi totali in Toscana salgono così a 392. Il trend positivo che continua è quello del calo dei ricoveri, scesi di 21 unità rispetto a ieri, così come il numero di pazienti in terapia intensiva, calato di 3. Restano 1.066 pazienti in ricovero ordinario e 260 in terapia intensiva.

Le ultime notizie sul coronavirus in Toscana (8 aprile)

I 23 decessi registrati dall’ultimo bollettino sono così suddivisi per provincia di domicilio: 10 in provincia di Firenze, 2 Prato, 2 Pistoia, 3 Pisa, 3 Lucca, 1 Massa Carrara, 2 Grosseto.

4 province a contagio zero: la mappa del coronavirus in Toscana

Il numero di guarigioni resta superiore rispetto a quello dei morti, e oggi fa un altro balzo in avanti grazie ai 20 nuovi negativizzati e ai 33 clinicamente guariti. Il totale sale dunque a 430, di cui 138 guarigioni virali (i cosiddetti “negativizzati”, risultati negativi al test ripetuto per due volte a distanza di 24 ore) e 292 guarigioni cliniche (senza più sintomi ma non ancora negativizzati). I casi attualmente positivi in cura rimangono dunque 5.557.

Per quanto riguarda la mappa del contagio, i positivi sono così suddivisi per provincia di segnalazione (che non sempre corrisponde a quella di residenza): 1.871 Firenze, 450 Pistoia, 345 Prato (totale Asl centro: 2.666), 954 Lucca, 769 Massa-Carrara, 592 Pisa, 349 Livorno (totale Asl nord ovest: 2.664), 290 Grosseto, 361 Siena, 398 Arezzo (totale sud est: 1.049).

Tamponi, mai così tanti in Toscana

Nuovo record di tamponi, con 4.334 test analizzati in 24 ore. Il totale supera quota 60 mila: 60.985 tamponi effettuati su 52.690 persone.

Sono invece 15.915 le persone in isolamento domiciliare in tutta la Toscana: 7.726 nella Asl centro, 6.885 nella Asl nord ovest, 1.304 nella Asl sud est.

Coronavirus, chi sono i malati in Toscana

Sono i 61enni, maschi e femmine in ugual modo, i più colpiti dal coronavirus in Toscana, almeno tra i casi ufficialmente rilevati come malati. Un virus che diventa più pericoloso all’avanzare dell’età dei positivi: l’80% dei deceduti nella nostra regione aveva almeno 70 anni. Sono alcuni dei dati che emergono dallo studio dall’Agenzia regionale di sanità sui malati di coronavirus in Toscana.

Lo studio, condotto in collaborazione con la Asl Toscana centro e per conto della Regione Toscana, ha preso in esame i dati inviati dalle Asl toscane alla piattaforma dell’Istituto superiore di sanità. Nel complesso, 4.812 schede immesse nell’aggregatore nazionale, l’80,5% del totale di quelle toscane.

Coronavirus: fase 2 della “quarantena” in due step, tra aprile e maggio?

Ad oggi la Toscana è l’undicesima regione italiana per incidenza del virus, con 16 casi ogni 10.000 abitanti. La media nazionale è di 22 casi per 10.000. La Lombardia, la regione più colpita, ne registra 65 ogni 10.000 abitanti. Il tasso di letalità rilevato in Toscana, cioè il rapporto tra contagiati e deceduti, è tra i più bassi in Italia: il 6%, contro una media italiana del 12,8%. C’entra, in questo caso, l’alto numero di tamponi analizzati in Toscana rispetto ad altre regioni, che ha aumentato il numero di positivi rilevati.

L’andamento del coronavirus in Toscana

I primi casi di positività al coronavirus in Toscana risalgono alla fine di febbraio. Da allora, l’andamentodei nuovi casi rilevati si è tenuto tendenzialmente in crescita costante fino al 3 aprile 2020. Anche in questo caso c’entra la progressiva entrata in funzione di nuovi laboratori di analisi (dai 3 iniziali ai 13 attuali) impegnati nel processare i tamponi.

Perché non disinfettare e sanificare le mascherine chirurgiche (per ora)

Over 70 i malati più a rischio: i dati della Toscana

Lo studio rivela che il tempo mediano trascorso tra la data di insorgenza dei sintomi e la data di diagnosi è di cinque giorni.

L’età mediana delle persone risultate positive al coronavirus in Toscana è di 61 anni. Di circa un anno più giovane rispetto alla mediana nazionale dei malati, pari a 62.

Se sotto i 50 anni maschi e femmine vengono colpiti più o meno ugualmente, tra i 50 e i 79 anni sono di più i maschi risultati positivi, mentre dopo gli 80 anni sono le femmine.

Solo il 3% dei positivi rilevati ha meno di 18 anni. La fascia di età in cui ricade la maggior parte dei casi è invece quella dei 51-70enni (36,6% di casi totali), seguita da quella degli ultrasettantenni (34,3%), e da quella dei 19-50enni (26,1%).

Chi sono i malati di coronavirus in Toscana

Quanto è grave l’infezione da coronavirus? Circa un terzo (31%) dei positivi toscani è stato ospedalizzato, l’8,8% ricoverato in terapia intensiva. I più a rischio, anche in questo caso, sono risultati essere le persone di età avanzata. Tra gli ultrasettantenni, la porzione di chi ha dovuto essere ricoverato è pari a circa la metà, rispetto a circa un terzo dei 51-70enni, al 12% di quelli tra i 19 e i 50 anni e al 5% tra i bambini e gli adolescenti.

La mappa del contagio in Toscana

Di conseguenza, anche i morti sono soprattutto persone anziane. Oltre l’80% dei decessi hanno riguardato la popolazione al di sopra dei 70 anni. In questa fascia demografica la letalità è più che doppia (12,1%) rispetto al dato generale. Nella fascia 51-70 anni la letalità scende all’1,5% e la fascia d’età sotto i 20 anni non è stata fortunatamente colpita. Oltre l’80% dei deceduti avevano almeno una patologia cronica concomitante.

Per quanto riguarda lo stato clinico dei pazienti, le persone con sintomi lievi o asintomatiche sono passate dal 46% dei casi positivi nella settimana dell’1-7 marzo a più del 75% dei casi emersi nella prima settimana di aprile. Un dato incoraggiante, ma anch’esso influenzato dal maggior numero di persone sottoposte a tampone.

I più colpiti? Gli operatori sanitari

C’è poi un dato che è bene tenere a mente. “Gli operatori sanitari positivi al virus –  afferma Fabio Voller, coordinatore dell’Osservatorio di Epidemiologia dell’Ars – sono più di 500, quasi il 10% di tutti i casi positivi, una popolazione giovane di nemmeno 50 anni in media e molto spesso di sesso femminile”.

“I dati che emergono da queste analisi – continua Voller – ci restituiscono in modo chiaro il peso che anche la popolazione toscana ha dovuto sostenere in termini di conseguenze sanitarie. Ma cominciamo ad intravedere la luce in fondo al tunnel: i casi lievi aumentano, mentre diminuiscono i ricoveri, soprattutto in terapia intensiva”.

Coronavirus: fase 2 della “quarantena” in due step, tra aprile e maggio?

Non ci sarà un “bomba libera tutti”, ma una riapertura graduale delle attività commerciali e industriali con due o più step: il governo Conte insieme al Comitato tecnico scientifico è al lavoro per definire la cosiddetta fase 2 della “quarantena” per il coronavirus, con le prime riaperture delle attività che potrebbero scattare già dopo il 13 aprile, grazie a un nuovo decreto, seguite a maggio da un progressivo allentamento della stretta.

Prima si partirà dalle principali fabbriche e dalla proroga dello stop alle uscite di casa, poi – se tutto andrà bene – potrebbero essere rimodulate le regole sugli spostamenti. In ogni caso non si tornerà a circolare liberamente come prima, ma andranno seguite delle precauzioni per evitare una seconda ondata di contagi.

Quando finirà la “quarantena”? È ancora troppo presto

La questione è stata al centro, il 7 aprile, di un vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i vari ministri e gli esperti del Comitato tecnico scientifico sul coronavirus, in vista della scadenza del decreto di “blocco totale” a Pasquetta e il confronto proseguirà anche nei prossimi giorni. Difficile dire quando tutto questo finirà, l’Italia, come gli altri Paesi, si troverà a dover convivere con il coronavirus per un periodo medio-lungo.

È solo l’inizio “di una lunga fase di transizione e sarebbe imperdonabile non perseverare, rendendo inutili i sacrifici fatti finora”, ha avvisato anche il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri. Allo stesso tempo il governo sta sondando il terreno per capire come far ripartire il motore economico, senza esporre la popolazione a rischi sanitari.

Coronavirus, dopo il 13 aprile: la fase 2 in due step, a maggio?

Quando scatterà la fase 2 dell’emergenza coronavirus in Italia? Ancora non sono state fissate date ma la linea ribadita  è quella della “gradualità e prudenza” nelle riaperture delle attività produttive e commerciali. Si andrà per passi, prima con il ritorno al lavoro nelle principali industrie in cui è possibile rispettare la distanza di sicurezza tra le persone, forse già dopo il 13 aprile. Si discute anche se riaprire nello stesso periodo i negozi dove il distanziamento sociale è più facile da far osservare, come librerie e cartolerie. In questa fase si resterà sempre a casa, come già anticipato dal capo della protezione civile Angelo Borrelli.

Il secondo step della fase 2 potrebbe scattare, se i dati dei contagi da coronavirus saranno confortanti, a maggio, forse già il 4 con la riapertura progressiva della maggior parte delle aziende e delle attività ma con delle regole ferree contro gli affollamenti, che sono in via di definizione. Scuole chiuse invece, se ne riparlerà a settembre.

Tutti in fila e mascherina con sé: come si evolverà la “quarantena” da coronavirus

Con tutta probabilità, come indicato a più riprese dall’Istituto Superiore di Sanità, dovemmo continuare a mantenere la distanza di sicurezza, fare la fila fuori dai negozi per gli ingressi contingentati, indossare la mascherina nei luoghi più affollati e con più alto rischio. E poi lo smart working sarà ancora privilegiato, mentre verrà valutata la possibilità di introdurre turnazioni nelle aziende e negli uffici per diminuire i contatti tra le persone.

Il governo coinvolgerà anche esperti di modelli organizzati del lavoro, psicologi, sociologi e statistici per stilare il programma della ripartenza unendo da una parte la tutela della salute e dall’altra le esigenze economiche e di lavoro.

Come funzionano i buoni spesa del Comune di Firenze e come averli

Un aiuto economico a tutte le famiglie che sono in difficoltà e non riescono a comprare cibo e beni di prima necessità. Anche a Firenze arrivano i buoni spesa finanziati dal governo, a seguito dell’emergenza coronavirus: come funzionano, come fare domanda e come averli dal Comune? Ecco le informazioni utili.

Solo per la città di Firenze sono stati stanziati oltre 2 milioni di euro. Ai buoni spesa si affiancano i pacchi alimentari, che le associazioni di volontariato come Caritas e Banco alimentare stanno distribuendo da inizio aprile alle famiglie nelle situazioni economiche più gravi, quella “fascia grigia” costituita da persone che vivevano di lavori saltuari o irregolari.

Aggiornamento: in arrivo un nuovo bonus spesa a novembre 2020, con la seconda tranche di buoni

Da quando

Da lunedì 6 aprile è possibile fare richiesta dei buoni spesa: la consegna dei voucher cartacei inizierà da mercoledì 8 aprile presso le sedi dei Quartieri e alla direzione servizi sociali del Comune di Firenze, ma solo su appuntamento. Vietato quindi presentarsi agli sportelli senza aver ricevuto la mail in cui viene specificato giorno e ora della consegna: questo per evitare assembramenti e affollamenti.

Non c’è un click day” per fare domanda online dei buoni spesa, chiarisce il Comune di Firenze: non c’è scadenza per le richieste e non serve intasare i servizi web o i numeri messi a disposizione da Palazzo Vecchio. Solo nelle prime 24 ore dall’attivazione del servizio sono arrivate oltre 3mila domande.

Buoni spesa a Firenze, a chi spettano: gratis per chi?

Il Comune di Firenze aiuta le fasce della popolazione più sofferenti, in questo momento, a cui saranno destinati (gratis) i buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari. I voucher vanno a chi già viveva in condizioni di difficoltà ed è seguito dai servizi sociali, ma anche ai nuovi poveri, che da un giorno all’altro hanno perso il lavoro e si sono trovati senza una fonte di reddito.

Ecco, in particolare, a chi spettano i buoni spesa del Comune di Firenze:

  • Cittadini che dallo scorso mese di febbraio hanno perso il lavoro (licenziamenti, chi aveva un contratto a tempo determinato non rinnovato, badanti il cui impiego è stato interrotto)
  • Le persone in cassa integrazione (o altre prestazioni economiche simili come il Fondo d’integrazione salariale), quelle che hanno assistito a una forte contrazione del reddito e che hanno anche a carico altri familiari
  • Le partite Iva e i titolari delle aziende che hanno chiuso o hanno ridotto drasticamente il loro volume d’affari e che rientrano nell’elenco dei codici Ateco stabiliti dai vari decreti
  • Lavoratori intermittenti con contratti attivi ma che a seguito dell’emergenza coronavirus hanno visto diminuire di punto in bianco le chiamate

I requisiti per avere i buoni spesa sono quelli di essere residenti nel Comune di Firenze e di avere un patrimonio mobiliare (conti correnti, titoli bancari, ecc) che non superi la soglia dei 12 mila euro.

Coronavirus, come funzionano i buoni spesa a Firenze

Per quanto riguarda le persone in difficoltà per l’emergenza coronavirus, a ogni nucleo familiare possono andare buoni spesa da un minimo di 150 euro, per i nuclei monoparenttali, a oltre 500 euro per le famiglie più numerose. La cifra varia infatti in base al numero di figli e disabili non autosufficienti. Ogni voucher cataceo ha un valore di 10 euro e può essere usato nei negozi alimentari convenzionati, come piccole botteghe o supermercati. Con i buoni spesa del Comune di Firenze si potranno comprare solo beni di prima necessità, quindi alcolici e superalcolici sono esclusi. In più alcune catene della grande distribuzione hanno previsto un ulteriore sconto sulla spesa se si utilizzano i buoni.

Per i cosiddetti “invisibili”, che vivevano di lavori saltuari o di occupazioni irregolari e che adesso si trovano una situazione difficile, e per i cittadini che erano in gravi difficoltà economiche anche prima del coronavirus è previsto invece il pacco spesa, contenente beni alimentari vari, consegnato dalle associazioni di volontariato che già sono impegnate su questo fronte, come Caritas e Banco alimentare.

Buoni spesa a Firenze, come averli e come fare domanda

È stata realizzata una piattaforma digitale dedicata al sostegno alimentare. Ecco come funzionano le procedure: per avere i buoni spesa è possibile fare domanda online sul sito del Comune di Firenze o collegandosi all’indirizzo www.firenzebuonispesa.it (attivo 24 ore su 24), accedendo con credenziali Spid (il servizio di identità pubblico valido per tutti i portali istituzionali) oppure con carta d’identità elettronica e tessera sanitaria. Il ritiro potrà poi avvenire solo su appuntamento.

Per chi ha Spid, una volta conclusa la richiesta, gli uffici controlleranno i dati e invieranno una mail di risposta all’utente con il numero di buoni spesa di cui si ha diritto e il link per prenotare online l’appuntamento per il ritiro dei buoni spesa presso i due sportelli attivi in ogni Quartiere.

Chi invece non ha le credenziali digitali può compilare il modulo online e dopo i controlli, riceverà dal Comune di Firenze una mail di conferma con specificato il numero di buoni spesa assegnati e il link all’agenda web tramite cui prenotare il ritiro, che in questo caso potrà avvenire solo ai 6 sportelli attivati presso la Direzione Servizi sociali in viale de Amicis 21 (zona San Salvi – Campo di Marte).

Per informazioni è possibile chiamare il call center #iorestoacasa 0553282200, attivato a seguito dell’emergenza coronavirus (dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 17.00), oppure il Segretariato sociale del Comune di Firenze al numero 800508286.

Foto di apertura: Agenzia Fotografica Italiana

Pasqua a domicilio: uova, colomba o gelato? Chi consegna a Firenze

Siete quelli del cioccolato a ogni costo? Oppure preferite la classica colomba artigianale? O ancora non volete rinunciare alla torta-gelato? In un menu di Pasqua che si rispetti non deve mancare il dessert, per finire il pranzo tra dolci tradizionali e le immancabili uova: i tempi cambiano e a Firenze la pasticceria consegna a domicilio, come anche la gelateria, rispettando le norme igienico-sanitarie imposte dall’emergenza coronavirus. Sempre più botteghe si stanno organizzando: restano chiuse al pubblico, ma lavorano dietro le quinte, nei laboratori. Torna così in voga il fattorino di una volta, ma in alcuni casi i piccoli negozi hanno messo su dei veri e propri shop online per ordinare in pochi click le dolcezze pasquali.

Un modo questo per aiutare anche il commercio di vicinato. Non sempre però è facile trovare le pasticcerie e le cioccolaterie di Firenze che sono aperte grazie al servizio di delivery. Abbiamo raccolto qui le principali.

Uova di Pasqua e colomba di pasticceria: a Firenze chi fa consegna a domicilio?

Iniziamo dal piatto forte. Al latte o fondente, per chi non si accontenta delle uova di Pasqua “industriali” o di quelle che si possono ordinare online su grandi siti (qui qualche link), varie pasticcerie artigianali portano direttamente a casa dei fiorentini le loro creazioni. La Pasticceria Stefania di Campo di Marte realizza uova, colombe  e torte con consegne fino alla vigilia di Pasqua. Anche la gelateria Badiani, una delle più famose di Firenze, propone il servizio di delivery per le sua uova, colombe e torte, come succede anche per la cioccolateria Ballerini di Borgo Ognissanti e per la pasticceria Gualtieri di via Senese.

Il pranzo di Pasqua è a domicilio: il menu dei ristoranti di Firenze

Per gli integralisti del cioccolato fondente segnaliamo inoltre le uova firmate “Torta Pistocchi”, il celebre marchio artigianale fiorentino consegna a domicilio – oltre al suo famoso dolce morbido e cremoso – anche creazioni per la Pasqua.  Infine c’è chi si è organizzato con lo shop online: la cioccolateria e gelatiera Donamalina fa consegne gratuite con un minimo di spesa di 25 euro nei principali quartieri di Firenze basta cliccare e scegliere tra uova di Pasqua personalizzate, cioccolatini e il gelato nel kit degustazione.

Ail, Att, Ant: le uova di pasqua solidali

Lasciando il mondo della pasticceria artigianale, molto richieste sono anche le uova di Pasqua che le varie associazioni mettono in vendita ogni anno per finanziare le proprie attività e che per il 2020 arrivano a domicilio. Contattando la sezione di Firenze dell’Ail, l’associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, è possibile riceverle direttamente a casa (qui le informazioni), stesso discorso per le uova di Pasqua Pallium, onlus che si occupa di  malati oncologici, neurologici e agli anziani non autosufficienti.

I commercianti del mercato Sant’Ambrogio di Firenze si sono poi messi a disposizione per la consegna a domicilio delle uova di cioccolato dell’ATT, l’associazione Tumori Toscana, mentre sul sito della Fondazione ANT è possibile trovare i contatti a cui richiedere quelle a favore dell’associazione nazionale tumori.

Non solo uova di Pasqua: a Firenze il gelato arriva a domicilio

Molti “artigiani del freddo” si sono organizzati per consegnare a domicilio vaschette di gelato. Oltre alla già citata Donamalina, anche la Sorbettiera di piazza Tasso ha messo su uno shop online per ordinare i propri gusti preferiti con pochi click e vederseli arrivare a casa: il servizio di consegna a domicilio copre i comuni di Firenze e Scandicci, e per ogni vaschetta di gelato comprata 1 euro viene devoluto all’ospedale di Torregalli.

gelato consegna domicilio Firenze
Foto: pagina Facebook Gelateria La Sorbettiera

Dal centro invece inizia il viaggio del gelato di Choccolatte, tramite i rider di Glovo. Alla periferia di Firenze, due gelaterie di Novoli offrono il servizio a domicilio (Barroccino e gelateria Roberto), il Mordilatte di viale D’Annunzio consegna tra il Quartiere 2 e il Quartiere 3, il Righi di via Strarnina (Q4) si affida a Glovo,  mentre la gelateria Ermini di via Gioberti consegna a domicilio anche lo zuccotto, un’alternativa alla classica colomba e alle uova di Pasqua.

In cura a casa per il coronavirus? In Toscana “meglio gli alberghi sanitari”

Alberghi sanitari “aperti per coronavirus”, dove assistere i pazienti affetti da Covid-19 in buone condizioni o le persone dimesse dall’ospedale e ancora positive al virus: in Toscana la Regione ha stipulato convenzioni con varie strutture ricettive per creare luoghi dove i malati meno gravi possano essere assistiti da medici e infermieri e adesso il governatore Enrico Rossi invita chi è in isolamento domiciliare a sfruttare questa opportunità.

Le oltre 3.500 persone positive al coronavirus che si trovano in isolamento a casa propria, perché in buone condizioni o perché dimesse dall’ospedale, si vedranno proporre dalle unità mobili di medici e infermieri (le cosiddette Usca – Unità speciali di continuità assistenziale) la possibilità di essere assistiti in un albergo sanitario della Toscana: non ci sarà l’obbligo di accettare, ma in caso di rifiuto ogni paziente dovrà firmare una dichiarazione in cui rinuncia al trattamento proposto.

Coronavirus, il perché degli alberghi sanitari in Toscana

“Gli alberghi sanitari offrono migliori garanzie di isolamento  – ha spiegato il presidente della Regione Enrico Rossi con un video postato sulla sua pagina Facebook –  A casa non è detto che accada. È una maggiore protezione per se stessi e per gli altri, perché trasferirsi in un albergo sanitario protegge anche chi convive con il paziente. Inoltre le condizioni di salute potranno essere monitorate in modo più continuo”.

La Regione Toscana ha stabilito che all’interno degli alberghi sanitari ci sia almeno una visita al giorno da parte di personale infermieristico e medico.

Covid-19 | Messaggio del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – 7 aprile 2020

Oggi ho firmato due importanti ordinanze che ancora una volta mettono il territorio al centro della battaglia contro il Covid-19 e la sua diffusione. La prima riguarda gli alberghi sanitari. In Toscana abbiamo 3500 persone positive a casa in quarantena. Continuiamo a considerare l’albergo sanitario un tipo di cura intermedio più adeguato del domicilio, grazie al monitoraggio costante e alla visita quotidiana di un infermiere e di un medico assicurata in queste strutture. Con la nuova ordinanza invitiamo chi è in isolamento nel proprio domicilio ad accettare l’offerta alberghiera delle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca), nel rispetto di sé e degli altri. La seconda ordinanza riguarda le residenze per anziani e disabili. Dopo lo screening già in corso, assumiamo la decisione di prendere in carico come Sistema sanitario regionale tutti quei casi positivi al Covid presenti in queste strutture. Caso per caso, se il numero dei positivi è circoscritto, procediamo al trasferimento di questi alle cure intermedie o se necessario ospedaliere. In alternativa sposteremo gli ospiti con diagnosi negativa, trasformando la residenza in struttura interamente Covid, integrando il personale medico-sanitario e la strumentazione necessaria all’assistenza dei malati.

Gepostet von Enrico Rossi am Dienstag, 7. April 2020

Residenza per anziani e disabili, le nuove regole

Rossi ha poi firmato una nuova ordinanza, dopo quella che stabilisce l’obbligo di indossare la mascherina quando si esce di casa.  A seguito dell’aumento di contagi da coronavirus nelle residenze per anziani e disabili, gli ospiti di queste strutture che risulteranno positivi al Covid-19, anche quelli asintomatici, saranno presi in carico dal servizio sanitario regionale, prevedendo per tutti almeno le cure intermedie con l’assistenza di infermieri, medici e strumentazione adeguata.

L’isolamento dei positivi potrà avvenire nella stessa residenza sanitaria, se gli spazi lo consentiranno, oppure i pazienti saranno trasferiti in strutture destinate unicamente a malati Covid-19. Alcune Rsa o Rsd private, grazie a un intesa tra la Regione e i singoli gestori, potranno essere trasformate in luoghi di cura dedicati soltanto a chi è affetto da coronavirus.