mercoledì, 8 Aprile 2026
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A Firenze pizza gratis e a domicilio per gli anziani

Alla periferia di Firenze la pizza viene offerta dal campeggio: gratis per gli anziani e con consegna a domicilio. L’idea è stata lanciata da Human company, società fiorentina a cui fa capo anche il grande “Camping in town” di Rovezzano, in collaborazione con il Quartiere 2. L’impresa mette sul piatto 200 pizze margherite al giorno per altrettante persone ultrasettantenni della zona, mente il Q2 offre le braccia dei suoi volontari che curano la distribuzione all’interno del quartiere facendo arrivare le pietanze ancora fumanti direttamente a casa.

Dopo le prime consegne l’iniziativa proseguirà nella settimana dopo Pasqua, da martedì 14 a venerdì 17 aprile. “Si tratta di una bellissima iniziativa – commenta il presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi – che viene fatta con tanto cuore, energia e passione, tre elementi che contraddistinguono il gruppo Human Company”.

Pizza gratis per gli anziani del Quartiere 2 di Firenze, come fare richiesta

Chi è interessato, ha più di 70 anni e abita nel Q2 può “ordinare” la sua pizza solidale chiamando la sede del Quartiere 2 di Firenze al numero telefonico 0552767820 dalle 8,30 alle 10. Ogni giorno potranno essere soddisfatte 200 richieste e l’unica pizza preparata, come detto, è la margherita.

Leggi le altre buone notizie, nella nostra sezione #iorestoacasa – storie di resistenza urbana.

In Toscana mascherine gratis davanti a supermercati e farmacie

La prima tranche di mascherine chirurgiche sta finendo di arrivare nelle case dei cittadini, intanto la Regione Toscana pensa a come proseguire la distribuzione di questi prodotti ormai diventati essenziali: continueranno a essere gratis e saranno distribuite attraverso le farmacie e davanti ai supermercati. L’annuncio è arrivato dallo stesso governatore Enrico Rossi, dopo che nei giorni scorsi ha dato il via alla consegna gratuita di 8 milioni e mezzo di mascherine, due per ogni cittadino toscano, in vista dell’obbligo di indossarle nei luoghi pubblici frequentati da più persone come previsto da un’ordinanza regionale.

La “fase 2” delle mascherine gratis

Non credo che il coronavirus passerà così rapidamente – ha detto il presidente della Regione Toscana in un’intervista a Rai News 24 – e allora faremo una distribuzione di milioni di mascherine tutti i giorni attraverso le farmacie, e attraverso dei punti che allestiremo davanti alla grande distribuzione, ai supermercati. Saranno gratuite: crediamo che i cittadini stano stressati e impauriti da queste vicende, hanno bisogno di sentire le istituzioni vicine, non si possono caricare di una ulteriore spesa. Se è prevenzione primaria, come lo è, allora è giusto darla a tutti“.

Nei primi Comuni scatta l’obbligo di indossare la mascherina.

Proprio in questi giorni dipendenti comunali e associazioni di volontariato sono impegnati in ogni città della Toscana, strada per strada, abitazione per abitazione, per recapitare le prime mascherine, ai cittadini residenti ma anche agli studenti. Una volta che la distribuzione sarà finita, i Comuni annunceranno sui propri canali istituzionali l’entrata in vigore dell’ordinanza regionale che prevede l’obbligo di indossare la mascherine in spazi all’aperto o al chiuso che siano accessibili al pubblico (qui il testo dell’ordinanza).

E stanno già scattando i primi obblighi. A Lastra a Signa il sindaco Angela Bagni ha comunicato che la distribuzione dei dispositivi è conclusa e l’ordinanza entrerà in vigore da sabato 11 aprile, a Scandicci l’obbligo parte da Pasqua. Per Firenze bisognerà aspettare dopo Pasqua.

Dove comprare le mascherine? Arrivano nei supermercati

Intanto anche i supermercati si attrezzano per vendere questi dispositivi: Unicoop Firenze ha annunciato che sugli scaffali dei suoi 104 punti vendita Coop.fi in 7 province della Toscana, sta arrivando una prima fornitura di mascherine chirurgiche monouso a tre veli, acquistabili in pacchi da 16 pezzi e al prezzo di 12,80 euro.

Coronavirus: positivi anziani della casa di riposo in via Datini, intervengono le ambulanze

Pazienti positivi al coronavirus sono stati trasferiti dalla casa di riposo all’angolo tra  via del Bandino e via Datini, a Firenze, con l’intervento di numerose ambulanze. Le operazioni di trasferimento degli ospiti della Rsa San Giuseppe sono iniziate nel tardo pomeriggio di oggi.

Pazienti positivi al coronavirus nella Rsa di via Datini

Secondo le prime informazioni, i sanitari hanno prelevato circa una ventina di anziani risultati positivi al coronavirus e residenti nella struttura, una casa di riposo in zona Gavinana, tra via del Bandino e via Datini.

Sul posto sono intervenute numerose ambulanze, almeno una decina, tra quelle di Misericordia, Croce Rossa e Humanitas.

Pasqua: controlli a tappeto e multe contro i furbetti della seconda casa

Uscire senza valido motivo a Pasqua e Pasquetta per fare una “gita” o per andare a pranzo dai parenti potrebbe costare molto caro, anche per chi usa il trucchetto della seconda casa: il Ministero dell’Interno, con una circolare a tutti i prefetti, ha chiesto di intensificare i controlli durante il weekend festivo e verificare il rispetto delle limitazioni per l’emergenza coronavirus. Pugno duro quindi e multe salate, come previste nel decreto del 25 marzo.

Polizia, carabinieri e tutte le forze dell’ordine saranno quindi impegnati durante il periodo pasquale per far rispettare le regole sugli spostamenti nel proprio comune e tra località diverse. Tra queste disposizioni c’è anche il divieto di recarsi in un’abitazione diversa da quella principale, come la seconda casa utilizzata per le vacanze. “Nell’attuale contesto emergenziale – chiarisce ancora una volta il Viminale – non sarà, infatti possibile per la popolazione effettuare i consueti trasferimenti verso località a richiamo turistico”.

Coronavirus: controlli per Pasqua, nel mirino la seconda casa

Nelle varie zone d’Italia le Prefetture hanno messo a punto dei piani di azione, con posti di blocco e verifiche a tappeto lungo le principali autostrade e le arterie di comunicazione che portano fuori dai centri urbani, come anche nelle vicinanze dei parchi. “Non vanifichiamo gli sforzi fatti fino ad ora, continuiamo con responsabilità ed unità. Restando a casa salviamo vite umane. È fondamentale il contributo di tutti”, è l’appello lanciato con un tweet dal sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia.

Coronavirus, il nuovo modulo di autocertificazione (pdf e word – 26 marzo)

Sul litorale romano ad esempio i sindaci hanno minacciato controlli abitazione per abitazione, in modo da smascherare chi andrà senza motivo nella seconda casa al mare. In Versilia il primo cittadino di Viareggio ha allargato la zona off-limits, dalla spiaggia alla passeggiata fino alle pinete. Nel pisano, divieto di accesso sul litorale di Calambrone, Tirrenia e Marina di Pisa.

Droni in volo a Firenze

Durante il fine settimana di Pasqua a Firenze per i controlli saranno usati anche droni normalmente impiegati per il monitoraggio della viabilità in modo da scorgere dall’alto chi non rispetta le disposizioni contro la diffusione del coronavirus. Attenzione quindi agli assembramenti di persone.

Sempre a Firenze saranno sorvegliati speciali i lungarni e le aree verdi dell’Anconella e dell’Argingrosso, mentre i controlli alle Cascine, il più grande parco cittadino – sono assicurati dal’Esercito. Nel capoluogo toscano è stato annullato lo scoppio del carro, antica tradizione pasquale, e anche la messa in Duomo sarà a porte chiuse, come del resto tutte le celebrazioni liturgiche previste nelle chiese di tutta Italia.

Coronavirus, multe salate

Per chi non rispetta le limitazioni agli spostamenti introdotte per l’emergenza coronavirus sono previste multe da 400 a 3.000 euro. Rischia fino a 5 anni di carcere chi, positivo al Covid-19, viola la quarantena ed esce di casa.

Coronavirus, la Toscana accelera sui tamponi: il bollettino del 9 aprile

Il bollettino di oggi, giovedì 9 aprile, sul contagio da coronavirus in Toscana parla di 173 nuovi casi positivi rilevati e 16 morti nelle ultime ventiquattro ore: queste le ultime notizie per quanto riguarda i dati. E nel giorno in cui si tocca un nuovo massimo di tamponi analizzati, la Regione ha fatto sapere di avere richiesto un numero doppio di reagenti per l’analisi dei test, 20 mila pezzi (al posto dei soliti 10 mila alla settimana) che verranno ritirati stasera.

Coronavirus, ultime notizie dalla Toscana (9 aprile)

Il totale dei casi di coronavirus rilevati in Toscana sale così a 6.552. I decessi superano quota 400, toccando i 408. Continuano ad aumentare i guariti: altri 11 guarigioni virali che portano il totale a 149. Non si registrano invece nuove guarigioni cliniche (senza più sintomi ma non ancora negativizzati), stabili a 292. Il totale dei pazienti considerati guariti sale così a 441.

Mascherine chirurgiche in vendita alla Coop

Sul fronte delle buone notizie anche il trend dei ricoveri ordinari, che continuano a diminuire: -28 rispetto a ieri. In calo anche le unità di terapia intensiva, -4. Ad oggi, i ricoveri sono quindi 1.038 ordinari e 256 in terapia intensiva.

Coronavirus, il bollettino del 9 aprile in Toscana

I 16 decessi riconducibili al coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Toscana sono così suddivisi per provincia di domicilio: 8 decessi in provincia di Firenze; 1 Prato; 1 Pistoia; 2 Pisa; 1 Lucca; 2 Massa Cararra; 1 Arezzo.

4 province a contagio zero: la mappa del coronavirus in Toscana

Di 6.552 casi fino ad oggi risultati positivi al test, questa è la suddivisione per provincia di segnalazione, che non sempre corrisponde necessariamente a quella di residenza: 1.961 Firenze, 457 Pistoia, 355 Prato (totale Asl centro: 2.773), 979 Lucca, 790 Massa-Carrara, 606 Pisa, 353 Livorno (totale Asl nord ovest: 2.728), 292 Grosseto, 360 Siena, 399 Arezzo (totale sud est: 1.051).

Restano 16.240 le persone in isolamento domiciliare in tutta la Toscana: 7.884 nella Asl centro, 7.050 nella Asl nord ovest, 1.306 nella Asl sud est.

Sempre più tamponi in Toscana

Sul fronte dei tamponi si registra un nuovo “record” giornaliero, con 4.476 test analizzati da ieri. Il totale sale a 65.461 tamponi su 57.515 persone. E sono molti i tamponi ancora in attesa di poter essere processati, proprio per la carenza di reagenti. Così la Regione corre ai ripari.

“C’è stata un’alta richiesta di tamponi – si legge nel bollettino –, e il servizio sanitario ha cercato di assecondarla. In seguito a questo, stanno esaurendo i reagenti a disposizione, necessari per processare i test. Normalmente la consegna settimanale di reagenti è di 10.000 pezzi. Per accelerare i tempi della consegna, un mezzo di Estar andrà stasera a ritirare una quantità doppia di reagenti, 20.000 pezzi, che consentirà di riprendere regolarmente con i test”. Motivo per il quale i casi rilevati la prossima settimana potrebbero tornare ad aumentare: più si testa, più è facile trovare positivi.

Mascherine chirurgiche in vendita alla Coop

Le mascherine chirurgiche sbarcano anche sugli scaffali della Coop e il supermercato diventa un nuovo luogo dove comprare questi dispositivi di protezione ormai essenziali (e introvabili) a seguito dell’emergenza coronavirus. In Toscana Unicoop Firenze, che gestisce 104 punti vendita con l’insegna Coop.fi in 7 province, ha annunciato che metterà in vendita da venerdì 10 aprile le prime forniture di mascherine chirurgiche monouso a tre veli.

Costo e prezzi delle mascherine

Quanto costano? Il prezzo di ogni pacco contenente 16 mascherine è di 12,80 euro (quindi 80 centesimi a mascherina, una cifra accessibile), ma nelle prime settimane sarà possibile comprare solo una confezione per scontrino. Al momento la disponibilità di questi prodotti è di 220 mila pezzi. Da qui la decisione della cooperativa di consumo di limitare temporaneamente gli acquisti per permettere al maggior numero possibile di soci e clienti di poter acquistare le mascherine monouso, evitando scorte.

Mascherine chirurgiche anche al supermercato Coop

Nuove mascherine arriveranno sugli scaffali Coop la settimana dopo Pasqua, proprio nei giorni in cui entrerà in vigore l’ordinanza della Regione Toscana che rende obbligatoria la mascherina quando si frequentano spazi accessibili al pubblico dove sono presenti più  più persone, come gli stessi supermercati o i mezzi pubblici (qui nel dettaglio cosa prevede l’ordinanza regionale sull’obbligo di indossare la mascherina).

Coronavirus, come e quando usare le mascherine (senza rischio)

“La sicurezza delle persone per noi è la priorità – scrive Unicoop Firenze in una nota -durante l’emergenza coronavirus ci siamo messi a disposizione dei cittadini per continuare ad offrire un servizio essenziale come quello della spesa: lo facciamo ogni giorno con un grande senso di responsabilità e tutelando la salute di soci, clienti e dipendenti dei nostri punti vendita. La vendita delle mascherine chirurgiche a 0.80 euro al pezzo, rientra nel servizio e nella fornitura di beni di prima necessità alle migliori condizioni possibili”.

Inquinamento e coronavirus, come cambia la qualità dell’aria a Firenze

Tutti in casa, strade deserte e traffico quasi azzerato. Il lockdown per l’emergenza coronavirus ha cambiato i connotati delle città italiane, Firenze compresa: ma ha almeno contribuito a diminuire l’inquinamento? Sì, ma in modo meno marcato di quanto verrebbe da pensare senza conoscere la materia. Anche se nelle aree urbane più attraversate dal traffico il miglioramento della qualità dell’aria è già osservabile.

Lo dicono i dati di Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che monitora quotidianamente la presenza di inquinanti nell’aria in diverse zone della regione.

Qui prendiamo in analisi i dati raccolti dalle stazioni di Firenze dal 1° febbraio al 7 aprile 2020. Per valutare com’è cambiata la qualità dell’aria, grossomodo da un mese prima a un mese dopo l’entrata in vigore delle misure restrittive, in seguito alla riduzione di quelle che Arpat definisce le “attività antropiche”.

Coronavirus: come cambiano i livelli di PM 10

L’inquinante più frequente nelle aree urbane è il particolato, ovvero l’insieme di tutte le sostanze sospese in aria sotto forma di aerosol. Semplificando, le PM 10 sono quella porzione del particolato che ha un diametro aerodinamico di 10 µm (micrometri, cioè millesimi di millimetro) o inferiore.

Polveri e fumo in parte prodotti dall’attività umana. Dai processi di combustione dei motori, delle stufe, delle industrie, degli impianti di riscaldamento, delle pastiglie dei freni e dei pneumatici.

pm10

Dall’inizio di febbraio, quindi in regime di “normalità”, al 6 di aprile, il livello di PM 10 a Firenze non è diminuito in modo significativo. Un dato che sorprende fino a un certo punto.

Come precisa l’Arpat, in questo periodo è normalmente in atto il cambiamento della circolazione atmosferica da quella invernale a quella primaverile. Un fenomeno che ha un’influenza fondamentale sulle concentrazioni degli inquinanti.

In più, il particolato è formato da componenti primarie (cioè che provocano un’emissione diretta di materiale) e secondarie (risultato di processi chimici tra molecole già presenti in atmosfera), sia di origine antropica che naturale. Valutare gli effetti di un’azione come quella del lockdown è quindi molto complesso.

Coronavirus, il lockdown riduce l’inquinamento a Firenze?

Il dato senz’altro positivo è che dal 9 febbraio non si sono registrati sforamenti della media giornaliera di 50 µg/m3, considerata la soglia di sicurezza. Ad eccezione del 28 marzo, quando si sono registrati valori anomali con picchi fino ai 136 µg/m3. È l’effetto di un fenomeno del tutto eccezionale, mai avvenuto negli ultimi due decenni. Una “bomba” di sabbia che si è alzata dall’area del Mar Caspio e ha investito parte dell’Europa occidentale, compresa l’Italia centro-settentrionale, facendo impennare le centraline.

Le polveri sottili PM 2.5

Discorso analogo per quanto riguarda le PM 2.5, le polveri sottili al di sotto dei 2,5 µm di diametro aerodinamico. Le più pericolose per la salute, perché se le PM 10 raggiungono i bronchi, la trachea e vie respiratorie superiori, le PM 2.5 possono penetrare fino agli alveoli polmonari e da lì diffondersi nel sangue.

PM25

Arpat ne misura la presenza nelle stazioni di Fi-Bassi e Fi-Gramsci. L’andamento è coerente nelle due stazioni e di fatto non si notano significative variazioni tra prima e dopo il lockdown.

Firenze, qualità dell’aria: scende il NO2

Dove invece sono già evidenti gli effetti del lockdown è nel grafico sulla presenza di NO2, il biossido di azoto. Facile capire perché: questo gas, un irritante per l’apparato respiratorio, si forma in buona parte con i processi di combustione, ed è dunque un effetto del traffico.

Osservando il grafico si vede che dal 9 marzo, giorno dell’entrata in vigore delle misure restrittive contro il coronavirus, la presenza di NO2 nell’aria si è abbassata considerevolmente.

no2

Inquinamento e coronavirus, come cambia la qualità dell’aria a Firenze

Arpat ha elaborato un diagramma boxplot per confrontare i livelli di NO2 nell’aria dei primi tre mesi del 2020 con quelli dello stesso periodo nel triennio precedente. I dati sono aggiornati al 22 marzo e si riferiscono alle stazioni Gramsci, presa come postazione “di traffico”, e Bassi, come postazione “di fondo”. Se a gennaio e a febbraio i valori erano in linea con quelli mediani del triennio precedente, si nota come a marzo siano diminuiti, soprattutto nella stazione di traffico.

no2boxplot

I tre grafici che seguono rappresentano il “giorno tipo” nei primi tre mesi dell’anno. Se gli andamenti di gennaio e febbraio 2020 (tratteggiati dai punti in viola) non si discostano dalla mediana del triennio precedente, quelli di marzo sono

Benzene e monossido di carbonio

Altri due indicatori di come è cambiata la qualità dell’aria dall’entrata in vigore del lockdown sono quelli dei livelli di benzene e di monossido di carbonio presenti in atmosfera.

Il benzene è l’inquinante più direttamente legato al traffico. È un liquido volatile incolore che viene usato come antidetonante nelle benzine, tossico e cancerogeno. Dal 9 marzo in poi i livelli medi si sono fortemente ridotti. Specialmente quelli rilevati dalla stazione Gramsci, quella di traffico.

benzene

Tendenza simile per il monossido di carbonio, un altro dei gas emessi dai processi di combustione delle automobili utile a indicare la qualità dell’aria e il tasso di inquinamento a Firenze nei giorni dell’emergenza coronavirus. Anche in questo caso la stazione Gramsci ha registrato una tendenza in diminuzione a partire proprio dall’entrata in vigore delle misure restrittive.

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Come fare la pastiera napoletana a casa, la ricetta di uno chef partenopeo

La tradizione napoletana vuole che il giovedì santo si dia il via alla preparazione della Pastiera, pertanto abbiamo chiesto a un partenopeo doc, come Michele Leo del ristorante Duje di Firenze di raccontarci i segreti della ricetta di questo dolce che racchiude all’interno i profumi di primavera.

“Ci tengo a sottolineare che ogni napoletano ha la sua versione che viene tramandata di generazione in generazione – avverte -. Io vi racconto quella che da sempre caratterizza i pranzi pasquali della mia famiglia e che prevede una pastiera alta circa 5 cm.

Gli ingredienti per la pastiera: dalla frolla al ripieno

Per la ricetta della pastiera napoletana partiamo quindi dagli ingredienti per un recipiente di 22 cm di diametro.

  • Per la frolla: 500 g di farina, 200 g di zucchero, 250 di burro o strutto, 1 buccia di limone, 2 uova intere.
  • Mentre per il ripieno, la lista è più lunga: 500 g di ricotta, 350 g zucchero, 500 g vasetto grano cotto, 1 bicchiere di latte, 1 noce di burro, 3 uova, 2 tuorli, 1 bacca di vaniglia, 100 g di arancia candita, 100 g di centro candito, 1 fialetta di fiori di arancio, 1 buccia di arancia, 1 buccia di limone, 1 buccia di mandarino, 1 pizzico di cannella.

Quando si prepara

La prima cosa da tenere in conto è che la preparazione della pastiera napoletana avviene in due giorni: il primo è dedicato all’esecuzione della pasta frolla e di parte del ripieno.

Come si fa la pasta frolla

Nello specifico, per la pasta frolla sarà necessario lavorare in un recipiente tutti gli ingredienti, tranne le uova che dovranno essere aggiunte sul finale della lavorazione per rendere l’impasto maggiormente friabile. Una volta ottenuto un impasto omogeneo, si lascia in frigo fino al giorno successivo.

La ricetta del ripieno della pastiera napoletana

Parallelamente, in un altro recipiente è necessario setacciare la ricotta che dovrà essere poi amalgamata allo zucchero, creando così una crema che dovrà essere lasciata anch’essa fino al giorno successivo in frigorifero.

Infine, sarà necessario cuocere il grano cotto insieme al latte e al burro per circa 45-60 minuti fino a che non si sarà composta una crema morbida e ben amalgamata. Non appena sarà pronto, andrà inserita la bacca di vaniglia aperta a metà, in modo che il calore ne diffonda il profumo. Una volta raffreddato a temperatura ambiente, si potrà inserire anche questo composto nel frigo in modo che possa riposare fino al giorno successivo.

Il secondo giorno della ricetta della pastiera napoletana

Il giorno dopo inizia la seconda fase che prevede la composizione degli ingredienti preparati in precedenza e la cottura della pastiera, quindi attenti ai tempi. Una volta tolta la bacca di vaniglia dal grano, questo dovrà essere unito e amalgamato alla ricotta, insieme anche alle 3 uova, i 2 tuorli, l’arancia ed il cedro canditi (in altri tempi aggiungevo anche la “cucuzzata” ovvero la zucca candita, ma adesso è molto difficile da trovare purtroppo), i fiori d’arancio e le bucce di arancio, limone e mandarino non trattati ed infine un pizzico di cannella.

Parallelamente si stende la pasta frolla per adagiarla e sulla teglia infarinata. Non appena sistemata, la pasta andrà bucherellata con una forchetta, pronta per accogliere il composto cremoso. La parte restante della pasta servirà per la decorazione “a grata”: si andranno quindi a creare 7 striscioline (4 sotto + 3 sopra) che andranno a ricoprire la pastiera creando dei rombi.

Il pranzo di Pasqua è a domicilio: il menu dei ristoranti di Firenze

Quanto deve cuocere in forno: i tempi di cottura della pastiera napoletana

Una volta finita la preparazione, si inserisce la teglia in un forno statico preriscaldato a 170° per 1 ora e 10 minuti che permetta al composto di rimanere cremoso e non troppo cotto. Una volta cotta, la pastiera napoletana dovrà rimanere a riposo qualche giorno per permettere agli ingredienti di espandere al meglio i propri profumi. Per questo la tradizione vuole che venga preparata il giovedì. In questo modo, la domenica di Pasqua la tavola sarà avvolta ed inebriata da tutti i profumi che la compongono.

Michele Leo Duje ricette
Michele Leo nella pizzeria-ristorante “Duje” di Firenze

2 curiosità sulla ricetta

La scelta di preparare sette strisce non è casuale. La tradizione narra infatti che sette fanciulle portarono in dono degli ingredienti quali farina, zucchero, ricotta, fiori d’arancio, grano, uova e spezie alla sirena Partenope, che deliziava con il suo canto gli abitanti del golfo di Napoli durante il periodo primaverile. La sirena, al suo ritorno negli abissi lasciò i vari ingredienti agli dei che poi li mescolarono creando appunto la pastiera.

Inoltre sette erano anche le vie del centro dell’antica Neapolis che intersecandosi, creavano delle zone romboidali: da lì proviene quindi la decorazione di questo dolce.

Coronavirus, la Toscana studia la fase 2 per la riapertura graduale

Sarà il governo a dover decidere come proseguirà la “quarantena” dopo il 13 aprile e quando scatterà la prima riapertura delle attività produttive e commerciali, ma intanto la Toscana si prepara alla cosiddetta “fase 2” e promuove un tavolo con aziende e sindacati per decidere i vari step, continuando ad arginare la diffusione del coronavirus anche con un allentamento della stretta. Un primo passo per il lungo ritorno alla normalità: la Regione ha incontrato le parti sociali e le associazioni di categoria per definire come si rientrerà nelle fabbriche e nei negozi e soprattutto quali saranno le norme di sicurezza sul lavoro da prendere per prevenire i contagi.

Da una parte serve ripartire, per “evitare danni irreparabili dovuti alla prolungata anemia economica”, spiega il presidente della Regione Enrico Rossi, dall’altra prima di riaprire “vanno definite linee guide chiare: per evitare che i risultati sulla riduzione dei contagi conseguiti con le misure restrittive adottate in queste settimane siano vanificati”.

La fase 2 in Toscana: riapertura con mascherine e la distanza sociale si allunga

La parola d’ordine è gradualità, ossia riaccendere il motore produttivo toscano progressivamente, con piccoli passi che potranno essere anche dei test per controllare la tenuta del sistema, se si riuscirà ad arginare il numero di casi positivi al Covid-19. L’ipotesi è far riaprire per prime le aziende più legate all’export, perché esposte in modo maggiore alla concorrenza internazionale.

Torneremo al lavoro, ma non a circolare liberamente come prima e anche nelle aziende bisognerà rispettare le regole anti-contagio. E quindi: mascherine da indossare sempre in fabbrica, nei laboratori artigianali, nei negozi e in tutti i luoghi (come quelli all’aperto) dove sono presenti più persone; una distanza sociale “potenziata”, non più un metro come ora, ma almeno un metro e ottanta centimetri come dicono gli ultimi suggerimenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità; test sierologici per chi rientra al lavoro. In sintesi sono queste le principali proposte emerse in Toscana per la fase 2, in attesa delle decisioni del governo su cosa succederà dopo il 13 aprile.

Io penso che per ripartire ci vorrà molta cautela e prudenza e gradualità e quindi tempo.Se non vogliamo che i tanti…

Gepostet von Enrico Rossi am Dienstag, 7. April 2020

Coronavirus, la patente di immunità

La Regione in particolare spinge sul terzo punto, quello dei test sierologici che tramite una semplice analisi del sangue o di poche gocce di liquido ematico indicano chi è stato già affetto dal coronavirus, anche in modo asintomatico, e quindi ha sviluppato gli anticorpi, e chi invece è in situazioni dubbie, da approfondire con il tampone. In pratica si andrebbe verso la cosiddetta “patente di immunità”, una sorta di certificazione per chi non è portatore di contagio da coronavirus.

Tra le altre misure proposte per la riapertura delle attività produttive e commerciali in Toscana, durante la fase 2, anche la misurazione della temperatura corporea a tutti gli addetti prima dell’ingresso nelle fabbriche, grazie a scan come quelli giù usati negli aeroporti all’inizio dell’emergenza coronavirus. Difficile però poter riaprire in sicurezza le mense aziendali, mentre i bagni comuni andranno igienizzati e sanificati dopo ogni uso.

Bus, tramvia e treni: il trasporto pubblico nella fase 2

Un’altra questione aperta riguarda i trasporti pubblici. Secondo quanto venuto fuori dal tavolo promosso dalla Regione Toscana, per la fase 2 della “quarantena” andrà studiato anche un piano per gli spostamenti da casa ai posti di lavoro, visto che bus, tram e treni rischiano di diventare dei luoghi in cui è favorito il contagio da coronavirus. E qui c’è un dietrofront rispetto alle politiche del passato. “L’uso dei mezzi pubblici andrà disciplinato per renderlo sicuro ed evitare un’eccessiva concentrazione di persone – scrive la Regione in una nota – meglio sarebbe utilizzare il mezzo individuale”.

Decreto liquidità salva imprese, 400 miliardi di aiuti: il testo in pdf

In molti l’hanno definito un “bazooka” da 400 miliardi di euro: il testo del nuovo decreto liquidità del governo, varato il 6 aprile dal Consiglio dei Ministri e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 9 aprile, mette in campo una serie di misure salva-imprese in favore di grandi, medie e piccole aziende, come anche delle partite Iva e dei lavoratori autonomi, a seguito della crisi economica innescata dal coronavirus. Si va dai prestiti per le imprese garantiti dallo Stato al rinvio del pagamento delle tasse e dei contributi.

Vediamo allora nel dettaglio i punti principali dell’ultimo decreto, che anticipa il nuovo provvedimento previsto ad aprile per rinnovare e ampliare le misure del “Cura Italia”.

Prestiti alle grandi imprese, cosa prevede il testo del decreto liquidità

La metà dei 400 miliardi di euro stanziati dal governo con questo ultimo decreto serve a fornire fino al 31 dicembre 2020 garanzie sui prestiti di durata massima di 6 mesi e a fornire liquidità alle imprese. Per quelle più grandi le garanzie vengono offerte dalla Sace Simest, società del gruppo Cassa depositi e prestiti. Di fatto lo Stato è garante di fronte agli istituti finanziari per i prestiti erogati. La garanzia coprirà tra il 70 e il 90% dell’importo che le banche presteranno alle aziende e andrà a scalare in base alla dimensione della società:

  • 90% per le imprese con meno di 5 mila dipendenti e un fatturato inferiore al miliardo e mezzo
  • 80% per le imprese con oltre 5 mila dipendenti e un fatturato fra 1,5 e 5 miliardi di euro
  • 70% per le imprese con con oltre 5 mila dipendenti e un fatturato sopra i 5 miliardi

Prestiti alle piccole e medi imprese, senza garanzie

Per le piccole e medie imprese con meno di 500 dipendenti e con fatturato sotto il miliardo e mezzo, comprese quelle “micro” individuali o partite Iva come artigiani, autonomi e professionisti, il testo del decreto liquidità pubblicato in Gazzetta Ufficiale riserva 30 miliardi di euro per i prestiti garantiti grazie al Fondo di Garanzia per le pmi. I dettagli:

  • Per i prestiti di somme più piccole, fino a 25 mila euro, il decreto prevedere una procedura agevolata, con pochi passaggi burocratici, e garanzia pubblica al 100%
  • Per cifre fino a 800 mila euro e aziende che fatturano meno di 3,2 milioni di euro la garanzia sarà ancora al 100%, previa valutazione dell’attività dell’impresa negli ultimi due anni
  • Oltre gli 800 mila euro e fino ai 5 milioni di euro la garanzia scende al 90%.

Coronavirus, sospesi i pagamenti delle tasse: Iva, ritenute e contributi

Sul fronte del fisco il decreto liquidità del governo Conte blocca i versamenti di Iva, delle ritenute fiscali e contributive sui dipendenti per 2 mesi, aprile e maggio 2020. Lo stop riguarda imprese, professionisti e lavoratori autonomi che abbiano registrato un calo del fatturato a seguito dell’emergenza coronavirus, e si aggiunge alle misure del Cura Italia. Il versamento riprenderà nel mese di giugno, con la possibilità di pagamento in 5 rate. In particolare viene:

  • Sospeso il pagamento di Iva, ritenute e contributi per chi abbia registrato nei mesi di marzo e aprile 2020 un calo di fatturato di almeno il 33% (se i ricavi sono sotto i 50 milioni di euro) o di almeno la metà (se i ricavi sono sopra i 50 milioni di euro).
  • Sospeso il pagamento di Iva, ritenute e contributi per le imprese che hanno iniziato ad operare dal primo aprile dell’anno scorso
  • Sospese le ritenute d’acconto sui redditi da lavoro autonomo anche per le scadenze di aprile e maggio
  • Sospesa l’Iva per i residenti nelle 5 province più colpite (Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Piacenza), con un  calo del fatturato di almeno il 33% a prescindere dalla soglia di fatturato dei 50 milioni

Il decreto liquidità e salva imprese: il testo integrale (pdf)

Prestiti garanti, stop alle tasse, ma anche golden power rafforzato e una serie di piccoli interventi “salva imprese” a seguito della crisi innescata dal coronavirus: il testo integrale del decreto liquidità che stanzia 400 miliardi di euro è stato pubblicato il 9 aprile sulla Gazzetta Ufficiale, qui il link per scaricarlo in pdf.