martedì, 18 Agosto 2026
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Bonus bici da 500 euro: incentivi dalla bicicletta elettrica ai monopattini

Il governo Conte ha messo a punto un piano di incentivi verdi, anche con un bonus bici fino a 500 euro da spendere per l’acquisto di una bicicletta elettrica o di monopattini elettrici: i requisiti e i dettagli su come richiederlo sono contenuti nel testo definitivo del decreto rilancio con le ulteriori misure straordinarie per l’emergenza coronavirus.

Salire su un mezzo del trasporto pubblico, pur con tutte le misure di sicurezza, infatti non lascia certo tranquilli in questi giorni. Se però cominciamo tutti a spostarci con la nostra auto finirà che il traffico e gli ingorghi saranno anche peggio di prima. La soluzione? Biciclette e mezzi elettrici, appunto. Ufficialmente questa misura prende il nome di “Programma sperimentale buono mobilità” ed è riservata in particolare alle aree urbane.

500 euro di incentivi per acquistare una bicicletta: i requisiti, a chi spetta

Il decreto rilancio stabilisce che il bonus bici spetta a chi ha più di 18 anni e risiede in capoluoghi di Regione, Città metropolitane, capoluoghi di Provincia e nei Comuni  con più di 50 mila abitanti. L’idea di questi incentivi per l’acquisto è arrivata dal Ministero dei Trasporti e da quello dell’Ambiente con il fine di promuovere forme di mobilità alternative e di micromobilità elettrica.

Ecco come funzionerà. Il bonus bici 2020, introdotto dal decreto rilancio, copre il 60% della spesa sostenuta che comunque non deve superare i 500 euro, per l’acquisto della bicicletta, del monopattino elettrico o del mezzo “green” che rispetti i requisiti. Per ricevere il buono mobilità “pieno” da 500 euro si dovrà quindi spendere almeno 833 euro.

Decreto rilancio e mobilità: bonus bici da 500 euro, come richiederlo

Il voucher non verrà calcolato per soglie di reddito, ma sarà erogato a tutti quelli che faranno domanda. Potrà essere richiesto solo una volta e usato per acquisti fatti dal 4 maggio al 31 dicembre 2020.

Nei prossimi giorni usciranno le modalità dettagliate per usufruirne, le ipotesi sono quelle di un rimborso da richiedere online dopo l’acquisto o uno sconto immediato da ottenere direttamente nei negozi. Il governo Conte ha stanziato per il bonus mobilità di quest’anno 50 milioni di euro.

Cosa si può comprare con il bonus, dalla bicicletta elettrica ai monopattini

Ecco a titolo esemplificativo i mezzi di mobilità verde per cui si può richiedere il bonus bici 2020:

  • Bicicletta;
  • Bicicletta elettrica a pedalata assistita;
  • veicoli per la mobilità personale prevalentemente elettrici, come segwayhoverboard, monopattini e monowhee;
  • utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale (per esempio bike sharing) esclusi quelli auto (come i car sharing).

Il decreto prevede che il buono sarà riconosciuto per la rottamazione di auto e moto altamente inquinanti, dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020.

Bonus baby sitter, come funziona il voucher previsto dal Decreto rilancio

Importo raddoppiato e possibilità di spenderlo anche per l’iscrizione ai centri estivi: sono queste le due principali novità del bonus baby sitter previsto nel Decreto rilancio, che dispone il rinnovo del bonus e del congedo parentale straordinario introdotti dal precedente decreto Cura Italia. Ecco come richiedere il bonus baby sitter attraverso il portale Inps.

Bonus baby sitter, come funziona

Il valore del bonus baby sitter sale dunque a 1200 euro per famiglia, contro i 600 della precedente versione. Un incentivo che potrà essere utilizzato per il pagamento dei servizi “di assistenza e sorveglianza del minore”. In pratica, una tata che resti con i bambini mentre i genitori sono al lavoro.

Il bonus viene erogato ai genitori di bambini fino a 12 anni. Il limite di età non vale in caso di figli con disabilità. È rivolto a tutti i genitori lavoratori, che siano dipendenti pubblici, privati, liberi professionisti o autonomi. L’unico vincolo è che entrambi i genitori devono essere lavoratori e non essere titolari di sostegni al reddito per la sospensione del rapporto di lavoro (Naspi, Cassa integrazione e simili).

Il voucher è aumentato a 2000 euro per i lavoratori della sanità – medici, infermieri, tecnici – e per il personale delle forze dell’ordine e del soccorso pubblico. Anche in questo caso il bonus è stato raddoppiato dai mille euro previsti nel Cura Italia per queste categorie di lavoratori.

Come richiedere il bonus baby sitter: il portale Inps

Per richiedere il bonus baby sitter ci si deve autenticare sul portale Inps con il proprio codice fiscale, lo Spid o il Pin personale. Da lì, basterà inserire i dati anagrafici dei genitori e del figlio e seguire la procedura.

In alternativa, si può richiedere il bonus baby sitter tramite i patronati oppure contattando il Contact center dell’Inps al numero 803.164 da rete fissa (gratuito) oppure al numero 06.164164 da rete mobile (a pagamento, in base alla tariffa applicata dai gestori).

L’Inps ha predisposto una guida su come richiedere il bonus baby sitter attraverso il proprio sito, scaricabile da qui.

Il bonus può essere emesso anche direttamente sul Libretto famiglia, lo strumento dell’Inps per retribuire prestazioni lavorative occasionali dei lavoratori domestici. Anche in questo caso basta seguire la procedura sul portale dell’Istituto.

Bonus baby sitter e centri estivi

L’altra grande novità introdotta dal Decreto rilancio è che il bonus baby sitter potrà essere speso anche per l’iscrizione dei figli ai centri estivi e a tutti i servizi educativi per l’infanzia e la prima infanzia.

Rientrano nella categoria, secondo il testo del Decreto, i servizi integrativi per l’infanzia, i servizi socio-educativi territoriali, i centri con funzione educativa e ricreativa, i servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia.

L’alternativa: 30 giorni di congedo parentale

In alternativa al bonus baby sitter, i genitori di figli di età non superiore ai 12 anni potranno usufruire di un congedo parentale straordinario dal lavoro. Il congedo verrà pagato al 50% della normale retribuzione e avrà una durata massima di 30 giorni, consecutivi o frazionati.

Complessivamente, il Decreto rilancio ha disposto coperture per 700 milioni di euro per i congedi parentali e i bonus baby sitter.

In Toscana ripartono visite e libera professione (intramoenia)

Dall’ospedale fiorentino di Careggi a Pisa, da  Prato ad Arezzo. La sanità toscana dal 18 maggio farà gli “straordinari” per recuperare le  lista di attesa che si sono create dopo due mesi di blocco per l’emergenza coronavirus: orari più lunghi per visite e prestazioni negli ambulatori già prenotate ai cup, mentre la libera professione dei medici negli ospedali, la cosiddetta intramoenia, riprenderà a metà giugno.

È quanto prevede un accordo tra Regione e sindacati dei medici ospedalieri. I professionisti saranno “chiamati a mettere in campo un ulteriore, straordinario sforzo”, si legge in un comunicato ufficiale, perché la ripresa delle attività cliniche ambulatoriali durante la fase 2 richiederà molto impegno. Tra marzo e aprile, per la situazione creata dal Covid-19, tutte le attività programmate sono saltate. Ora che la pressione sul sistema sanitario è diminuita, si ragiona su come rimettersi al passo e anche su come organizzare la sanità nella fase 2, quella di convivenza con il coronavirus.

Visite mediche e ambulatori: fase 2 in Toscana

Ogni Asl della Toscana dal 18 maggio dovrà garantire almeno il 60% delle prestazioni svolte di norma fuori dall’emergenza, allungando i consueti orari, ad esempio al pomeriggio o di sabato. Si partirà dal ripulire le liste di attesa, ricontattando tutti i pazienti che hanno prenotato tramite cup o direttamente negli ambulatori, per verificare se il servizio sia stato già erogato dal sistema sanitario regionale o se sia necessario fissare un nuovo appuntamento.

Per quanto riguarda le visite di controllo e di follow up, l’accordo prevede che le Asl dovranno definire un programma per rimettersi in pari, sempre con orari aggiuntivi oppure con televisite, grazie a consulti medici online. Secondo le stime, per smaltire le liste di attesa che si sono create con lo stop dei servizi per la crisi coronavirus, sarà necessario quasi un mese, in particolare dai 21 ai 28 giorni.

Libera professione: le regole per la fase 2 dell’intramoenia in Toscana

L’intesa tra sindacati e Regione Toscana prevede che la libera professione (intramoenia) riprenderà il 15 giugno. Anche in questo caso i pazienti che hanno già prenotato una prestazione saranno richiamati per prendere un nuovo appuntamento.

In ogni caso a fine maggio sarà fatto un primo punto della situazione, per capire se la tabella di marcia sia stata rispettata e per decidere, eventualmente, delle soluzioni. Aggiornamenti sul portale della Regione Toscana.

Coronavirus, 300 guariti in un giorno. Sono 27 i nuovi casi in Toscana

Tornano a salire, dopo il minimo toccato ieri, i nuovi casi di coronavirus in Toscana, che restano tuttavia sotto i 30 per il quinto giorno consecutivo. Sono infatti 27, ma rispetto a ieri si contano ben 300 guariti in più: queste le ultime notizie sul contagio da coronavirus in Toscana secondo i dati del bollettino regionale di oggi, mercoledì 13 maggio.

Dei 27 nuovi casi rilevati, 5 sono emersi grazie ai test sierologici eseguiti attraverso la campagna di screening promossa dalla Regione. Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia in Toscana raggiunge i 9.829. Casi suddivisi così sul territorio: 3.340 in provincia di Firenze (7 in più rispetto a ieri), 543 a Prato (1 in più), 654 a Pistoia (2 in più), 1.033 a Massa Carrara (3 in più), 1.331 a Lucca (2 in più), 875 a Pisa (7 in più rispetto a ieri), 538 a Livorno (3 in più), 667 ad Arezzo (2 in più), 427 a Siena, 421 a Grosseto.

Coronavirus in Toscana, le ultime notizie

Numeri che confermano la Toscana al 10° posto in Italia come numerosità di casi, con circa 264 casi per 100.000 abitanti. La media nazionale aggiornata a ieri è di circa 366,5. Massa Carrara resta la provincia con il tasso più alto, 530 casi ogni 100.000 abitanti. Seguono Lucca con 343 e Firenze con 330.

Si registrano 5 nuovi decessi, un dato in linea (e anzi in lieve calo) con quelli registrati nell’ultima settimana. Si tratta di un uomo e 4 donne con un’età media di 78,2 anni. Sono due le persone decedute nella provincia di Firenze, due a Massa Carrara e una a Grosseto.

Il totale dei morti per le conseguenze del coronavirus in Toscana è di 964. Di questi, 347 registrati in provincia di Firenze, 44 a Prato, 76 a Pistoia, 138 a Massa Carrara, 129 a Lucca, 78 a Pisa, 53 a Livorno, 44 ad Arezzo, 28 a Siena, 19 a Grosseto. Altre 8 persone sono decedute sul suolo toscano ma erano residenti fuori regione.

Ultime notizie sul coronavirus in Toscana: i dati del 13 maggio

Per quanto riguarda il tasso grezzo di mortalità, ovvero il rapporto tra numero di deceduti e popolazione residente, la Toscana è la 12° regione italiana. Il suo tasso è di 25,8 deceduti ogni 100.000 residenti contro il 51,2 della media nazionale. A livello delle province, il più alto resta quello di Massa Carrara (70,8 ogni 100.000). Seguono Firenze (34,3) e Lucca (33,3). Il più basso a Grosseto, (8,6).

Si contano ad oggi 3.207 persone in isolamento a casa, risultate positive al test ma con sintomi lievi o asintomatiche. Sono 255 in meno rispetto a ieri. Altre 9.589 (-49 rispetto a ieri) persone sono isolate in sorveglianza attiva dopo aver avuto contatti con persone contagiate.

Scende ancora il dato dei ricoverati nei posti letto dedicati ai pazienti Covid. Sono oggi 356, 23 in meno di ieri. Di questi, 72 in terapia intensiva (stabile rispetto a ieri, livello più basso dal 12 di marzo).

Consistente l’aumento dei guariti, +300 da ieri. Il totale tocca quota 5.302: si tratta di 1.345 persone “clinicamente guarite” (71 in più rispetto a ieri) divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione e 3.957 (+229 persone) dichiarate guarite a tutti gli effetti, le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Sono i dati riportati nel bollettino regionale di oggi sul coronavirus in Toscana, eleborati dall’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi Coronavirus.

Creativi per l’Italia: Ied lancia un concorso di idee per uscire dalla crisi

Tutto si ferma, tutto si confina tra le mura di casa, ma c’è una cosa che nemmeno il lockdown ha messo a freno: la creatività. Così Ied, l’Istituto Europeo di Design ha lanciato un appello alla sua comunità di creativi: aiutiamo l’Italia con un’idea. Un prodotto, un servizio, una risposta a uno dei nuovi bisogni del nostro paese. La “mobilitazione creativa” si chiama Ied per l’Italia. È stata pensata per la community nazionale dell’Istituto che, fra studenti, alumni, docenti e staff, conta più di 15.500 persone. Ma, visto il successo ottenuto, adesso viene aperta a tutti i creativi.

L’obiettivo, oltre al carattere solidale che ha mosso l’iniziativa, è quello di rispettare il mandato formativo di Ied, tenere saldo il senso della community, riuscire a trasformare i vincoli in opportunità e occasioni di miglioramento, trovare nuove prospettive. In breve, mettere il design al servizio della società.

Ied per l’Italia: design al servizio del Paese

“Oggi siamo più che mai consapevoli d’essere parte di una comunità globale e quindi anche le soluzioni devono essere globali”, spiega Emanuele Soldini, direttore Ied Italia. “La forza –prosegue – risiede nell’unione e non nella divisione. Quando si tratta di dover reagire a emergenze come quella che stiamo affrontando, si mettono in campo le energie migliori e l’uomo riesce a lavorare insieme all’altro, trovando soluzioni e sviluppando progetti mai pensati prima. Ied per l’Italia nasce da queste convinzioni, è una chiamata a raccolta dei creativi che compongo la comunità Ied e non solo, affinché tutte le loro migliori idee non vadano perse, ma anzi supportate nel loro sviluppo e messe al servizio del bene comune“.

Nella domanda di partecipazione è stato chiesto di descrivere a chi è rivolto il progetto, a quale necessità risponde, lo stato di avanzamento e di cosa ha ancora bisogno per essere finalizzato: sviluppo (supporto di collaboratori, tecnici o fornitori), produzione (supporto di strutture produttive) o attività di comunicazione.

Idee creative per superare la crisi

Qualche esempio? Fra i primi progetti ricevuti ci sono gallery virtuali per la fruizione di contenuti culturali e artistici. Oppure, piattaforme di informazione e formazione a distanza, progetti di edutainment per bambini, servizi e prodotti di protezione a supporto dell’attuale emergenza sanitaria. Ma anche, in vista del momento della ripresa economica, progetti per il futuro rilancio del Paese e del made in Italy, soprattutto rivolti all’area moda.

Una volta valutati tutti i progetti ricevuti, Ied selezionerà le migliori proposte e si attiverà per supportarle nella loro concretizzazione.

Visto il successo della prima fase, riservata alla community Ied, l’Istituto ha deciso di aprire la mobilitazione creativa a chiunque abbia un progetto da proporre. Per partecipare basterà compilare l’application a questo indirizzo. Il primo termine per la consegna è fissato al 20 maggio. In caso di dubbi o ulteriori informazioni è possibile scrivere a [email protected].

Il sindaco di Firenze: “Comune senza soldi, lampioni spenti”. Chiusi i musei

“Sto valutando addirittura l’ipotesi di non accendere l’illuminazione pubblica”, mentre i musei civici di Firenze resteranno chiusi anche dopo il 18 maggio, perché sarebbe troppo costoso tenerli aperti. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, lo ha detto più volte: i Comuni, piccoli e grandi, rischiano di precipitare in un baratro, con la crisi scatenata dal coronavirus, arrivando a bloccare i servizi essenziali per i cittadini e imprese perché non ci sono più soldi.

Da qui la proposta, che è anche una provocazione per il governo: se non arriveranno fondi da Roma il primo cittadino sta valutando se spegnere i lampioni per recuperare diversi milioni di euro che mancano all’appello. In questo modo Palazzo Vecchio potrebbe continuare a garantire, dice a titolo di esempio Nardella, l’assistenza ai più deboli, come anziani e diversamente abili, o i contributi economici per la famiglie in difficoltà.

Il sindaco di Firenze: i soldi da Roma non bastano

“Si parla di 3 miliardi per i Comuni – ha detto Nardella intervistato il 13 maggio su Radio 1 durante il programma Centocittà – apprezziamo lo sforzo, ma la realtà è che i Comuni da febbraio non incassano un euro e molti tributi sono stati annullati. Lo scenario è molto pesante”. Solo a Firenze, dice il sindaco, mancano 49 milioni di euro che sarebbero arrivati dalla tassa di soggiorno, versata dai turisti. “Con quella entrata io ci pago tutti servizi educativi, gran parte del trasporto pubblico, la pulizia città e il sostentamento teatri e musei”.

Senza un aiuto economico del Governo, le città non hanno più fondi per garantire i servizi ai cittadini. Il mio intervento al Tg2

Gepostet von Dario Nardella am Dienstag, 12. Mai 2020

I musei civici di Firenze non saranno aperti dal 18 maggio

Proprio sul fronte della cultura è arrivata una decisione sofferta: i musei civici – quelli che dipendono direttamente dal Comune come Palazzo Vecchio e Santa Maria Novella – non saranno aperti dal 18 maggio, possibilità che dovrebbe essere prevista dal nuovo dpcm.

Le porte rimarranno serrate perché altrimenti i costi sarebbero insostenibili a fronte di un numero esiguo di visitatori: da qui a giugno, solo la riapertura parziale durante il weekend di 3 musei graverebbe sul bilancio mezzo milione di euro, fa sapere l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi. “Sono soldi che non abbiamo e senza le rassicurazioni che abbiamo richiesto al Governo nelle ultime 5 settimane sul ristoro anche parziale della tassa di soggiorno non possiamo impegnare questa spesa”, ha chiarito Sacchi.

Si possono vedere gli amici da lunedì 18 maggio?

È una voce che circola insistentemente da ore: da lunedì 18 maggio si possono vedere gli amici per una visita o un pranzo in bar e ristoranti. Si tratta però solo di un’ipotesi allo studio. Il governo e la maggioranza, dopo l’apertura alle visite ai “congiunti” (che si possono fare dall’inizio della fase 2), stanno adesso definendo il nuovo decreto sulle misure per il contenimento del coronavirus che entrerà in vigore il 18 maggio: tra i nodi da sciogliere anche se permettere o meno alle persone di incontrare gli amici, finora esclusi dalla definizione di “affetti stabili”.

Sempre da lunedì dovrebbe scattare la riapertura di negozi, bar e ristoranti, in base a ordinanze delle singole Regioni. La decisione sul dpcm arriverà entro il fine settimana, ha fatto sapere il Ministro della Salute Roberto Speranza. Slitta invece in avanti l’ok agli spostamenti tra le regioni, come spieghiamo in questo articolo, un aspetto di cui si parlerà meglio tra qualche settimana, quando sarà definita la situazione dei contagi nelle diverse zone d’Italia.

Coronavirus e fase 2: lunedì 18 maggio posso vedere gli amici?

Come detto si tratta solo di un’ipotesi di lavoro sul nuovo dpcm, quello che definirà il secondo step della fase 2, da lunedì prossimo: secondo le indiscrezioni riportate dalle agenzie di stampa e dai principali quotidiani, alcuni ministri sarebbero contro il via libera agli spostamenti per fare visita agli amici. Rimarrà comunque la possibilità di incontrare i congiunti (parenti fino al sesto grado, fidanzati e affetti stabili), eventualità che è permessa ma indossando la mascherina e rispettando le distanze di sicurezza di almeno un metro.

Cosa si può fare dal 4 maggio e cosa no

Quando sarà possibile la riapertura bar e ristoranti

Nel nuovo decreto dedicato alle misure per il contenimento del coronavirus, arriverà il via libera ai governatori delle Regioni che potranno stabilire autonomamente la riapertura di negozi, bar e ristoranti dal 18 maggio. Sui territori ci dovrà essere un basso indice di contagio e i locali dovranno seguire le raccomandazioni contenute nel protocollo di sicurezza dell’Inail per il mondo della ristorazione. E quindi tavoli distanziati con almeno 4 metri quadrati a disposizione di ogni cliente, mascherina obbligatoria per cuochi e camerieri e per i clienti (eccetto durante il pasto, è ovvio), no all’aperitivo con buffet.

In Toscana 15 nuovi casi: 5 scoperti grazie al test sierologico

Sono 15 i nuovi casi di coronavirus in Toscana, 5 dei quali scoperti grazie ai test sierologici. Si registrano poi 9 nuovi decessi: queste le ultime notizie sul contagio da coronavirus in Toscana secondo il bollettino di oggi, martedì 12 maggio.

Ultime notizie sul coronavirus in Toscana: i dati del 12 maggio

Il totale dei casi rilevati dall’inizio dell’epidemia in Toscana sale a 9.802 con i 15 casi rilevati da ieri. Di questi, come detto, 5 sono emersi grazie ai test effettuati attraverso la campagna di screening sierologico promossa dalla Regione. Stabile l’indice di contagiosità, il cosiddetto R0, ancora sotto lo 0,6.

In provincia di Firenze sono 3.333 i casi complessivamente rilevati fino a oggi, 11 in più rispetto a ieri. La mappa del contagio vede poi 542 casi a Prato (3 in più), 652 a Pistoia, 1.030 a Massa Carrara (1 in più), 1.329 a Lucca, 868 a Pisa, 535 a Livorno, 665 ad Arezzo, 427 a Siena, 421 a Grosseto.

Numeri che confermano la Toscana al 10° posto in Italia per numerosità di casi, con circa 263 casi per 100.000 abitanti. La media nazionale, a ieri, era di circa 364 ogni 100.000 abitanti. Massa Carrara resta la provincia più colpita con 529 casi per 100.000 abitanti. Seguono Lucca con 343 e Firenze con 330. Le più basse sono Siena e Livorno con 160.

Coronavirus in Toscana, le ultime notizie

Si contano oggi 3.462 persone in isolamento a casa con sintomi lievi o asintomatiche ma trovate positive al test (meno 187 rispetto a ieri). Altre 9.638 (meno 165 rispetto a ieri) persone sono isolate in sorveglianza attiva dopo aver avuto contatti con persone contagiate.

I ricoverati scendono a 379, 45 in meno di ieri. Di questi, 72 sono in terapia intensiva (-5). È il numero più basso raggiunto dal 12 di marzo 2020 per le terapie intensive.

Guariti oltre quota 5.000

Con ben 238 nuovi guariti da ieri, il totale delle persone che hanno superato il virus in Toscana sale a 5.002. Di questi, 1.274 sono le persone “clinicamente guarite” (58 persone in più rispetto a ieri, più 4,8%), divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione. Altre 3.728 (+180 persone, più 5,1%) sono le cosiddette guarigioni virali, con doppio tampone negativo.

Si registrano 9 nuovi decessi: 5 uomini e 4 donne con un’età media di 86,6 anni. Tre le persone decedute nella provincia di Firenze, 1 a Massa, 1 a Lucca, 2 a Livorno, 2 a Grosseto.

Il totale dei morti in Toscana per le conseguenze del coronavirus sale a 959. Sono 345 nella provincia di Firenze, 44 a Prato, 76 a Pistoia, 136 a Massa Carrara, 129 a Lucca, 78 a Pisa, 53 a Livorno, 44 ad Arezzo, 28 a Siena, 18 a Grosseto. Otto persone sono decedute sul suolo toscano, ma erano residenti fuori regione.

Il tasso grezzo di mortalità toscano (rapporto tra numero di deceduti e popolazione residente) per Covid-19 è di 25,7 x 100.000 residenti. La media italiana è di 50,9 e la Toscana è la 12° regione per mortalità. Il tasso di mortalità più alto si riscontra in provincia di Massa Carrara (69,3 x 100.000), seguono Firenze (34,1x 100.000) e Lucca (33,3 x 100.000). Il più basso a Grosseto (8,1 x 100.000).

Per quanto riguarda i tamponi, il totale ha raggiunto 184.851. Sono 5.382 i test in più eseguiti rispetto a ieri, 4.472 quelli analizzati.

Sono i dati elaborati dall’Agenzia regionale di sanità e dall’Unità di crisi Coronavirus e trasmessi alla Protezione civile nazionale.

Taglio Irap 2020, cosa prevede il Decreto rilancio

Un taglio della rata Irap 2020 che le imprese dovranno versare a giugno: è questa una delle misure previste nella bozza del Decreto rilancio e rivolta a tutte le aziende piccole e medie con fatturato inferiore a 250 milioni di euro. L’approvazione del testo definitivo è attesa per oggi, martedì 12 maggio.

Che cos’è l’Irap: il significato

Irap è l’acronimo di Imposta regionale sulle attività produttive: questo il significato della sigla che identifica l’imposta introdotta in Italia all’inizio del 1998 in sostituzione di altri tributi in vigore prima di allora.

È un’imposta che – semplificando – si calcola in modo proporzionale al fatturato, e quindi al valore della produzione, non agli utili. Si applica a tutti i soggetti che fanno impresa, qualsiasi sia la loro forma giuridica. La pagano le società in tutte le forme, i lavoratori autonomi (tranne quelli che rientrano nel regime dei minimi), i produttori agricoli. Pagano l’Irap anche le amministrazioni pubbliche e gli enti commerciali e non.

Il 90% del gettito Irap viene attribuito alle regioni e serve a finanziare il Fondo sanitario nazionale. L’Irap, secondo i dati 2011, finanzia il 30% della spesa sanitaria italiana.

L’Irap è una delle imposte più criticate e da almeno dieci anni si parla della sua possibile soppressione. Questo perché il fatto che venga calcolata in base al reddito comprensivo dei costi per il personale fa sì che pesi di più sulle grandi imprese, riducendone la redditività. In più, non tenendo conto dell’utile di esercizio, deve essere pagata anche dalle imprese con i conti in rosso, aggravandone la situazione.

Cosa dice il Decreto: taglio sulla rata Irap di giugno 2020

La bozza del Decreto rilancio prevede il taglio del saldo e dell’acconto Irap previsto per il 16 giugno 2020. Inizialmente era previsto che la misura riguardasse solo le imprese che avessero perso almeno un terzo del fatturato del mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. Dopo le ultime discussioni il governo ha però deciso di togliere il vincolo della perdita nel volume di affari per snellire le procedure.

Il taglio dell’Irap riguarderà tutte le imprese con fatturato fino a 250 milioni di euro. La platea stimata è di 1,8 milioni di aziende. Non per tutte funzionerà però allo stesso modo. In particolare:

  • Le imprese più piccole, con ricavi fino a 5 milioni di euro, avranno il taglio totale della rata di giugno dell’Irap.
  • Quelle più grandi, con fatturato tra i 5 e i 250 milioni di euro, avranno uno sconto pari al 40% del primo acconto della rata Irap.

Le zanzare non possono trasmettere il coronavirus

Hanno iniziato a ronzare insistentemente nelle nostre case. Nelle grandi città sono iniziate a proliferare proprio perché le prime disinfestazioni sono saltate a causa dell’emergenza sanitaria del Covid-19. L’Istituto Superiore di Sanità ci fa tirare comunque un sospiro di sollievo: le punture di zanzare non possono trasmettere il coronavirus, assicurano gli esperti, bollando come bufala la notizia su un’eventuale legame di questi insetti con l’epidemia in atto.

Giorno dopo giorno, l’ISS pubblica sul suo sito le risposte ai dubbi più comuni e ha chiarito anche questo aspetto.

Come si trasmette il coronavirus

Il Covid-19, come ormai è risaputo, è un virus respiratorio e i contagi avvengono principalmente attraverso il sistema respiratorio umano: si trasmette da persona a persona grazie alle piccole goccioline (quelle che gli esperti chiamano droplet) emesse da soggetti positivi con starnuti o colpi di tosse. Un ruolo nell’infezione lo giocano anche le superfici, dove si sono depositate queste particelle invisibili a occhio nudo: toccando gli oggetti contaminati e poi portandosi  le mani alla bocca, al naso o agli occhi, c’è infatti un alto rischio di contagio.

Le punture di zanzare non trasmettono il coronavirus

Ad oggi non esiste alcuna prova scientifica che le zanzare, quelle comuni o la zanzara tigre, possano trasmettere il coronavirus dopo aver punto un soggetto positivo, dice l’Istituto Superiore di Sanità, e questo discorso vale anche per insetti simili che succhiano il sangue, come le zecche. C’è un’altra famiglia di patogeni, gli arbovirus, completamente diversi dal Covid-19, che possono invece usare questi veicoli per infettare altre persone, provocando ad esempio la febbre gialla o la dengue.

E le mosche? La risposta degli esperti dell’ISS è la stessa: non ci sono evidenze scientifiche che questi insetti siano portatori del virus volando da individuo a individuo. Zampironi e dispositivi anti-zanzare, sono utili ad allonatare questi sgraditi ospiti, fastidiosi ma non pericolosi per il coronavirus. Sul sito del Ministero della Salute sono elencate altre bufale sul Covid-19.